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Deathloop riesce a essere migliore dei due Dishonored? | Recensione

Arkane è riuscita a fare centro ancora una volta o il progetto non riesce a toccare le vette di Dishonored? Ve lo diciamo nella nostra recensione.

Ad Arkane non è mai mancata la creatività, la voglia di sperimentare, di proporre concept intriganti e diversi dal solito: Deathloop, in tal senso, ne è un altro brillante esempio. E basterebbe solo guardare la storia recente della software house per rendersi conto di quanto tale affermazione sia veritiera e incontestabile.

Deathloop

Piattaforma:
PC, PS5
Genere:
sparatutto, stealth-game
Data di uscita:
14 Settembre 2021
Sviluppatore:
Arkane Lyon
Distributore:
Microsoft

D’altra parte, i due Dishonored e Prey sono lì a dimostrarcelo, rimanendo tuttora dei fulgidi esempi di ottime idee applicate al game design. Deathloop ha addosso un peso importante, vista l’eredità che si porta dietro. In particolar modo, sin dalle prime fasi promozionali è apparso subito evidente la grande somiglianza con molte delle dinamiche di gioco già viste nelle perle di Raphaël Colantonio e Harvey Smith.

Ecco, togliamoci subito il dente, perché in realtà il progetto capitanato da Dinga Bakaba è un lavoro considerabile minore rispetto a Dishonored, di cui per larghi tratti appare essere una sua costola o una sorta di capitolo apocrifo.

Eppure l’idea di fondo è intrigante e funziona molto bene, dando grande solidità all’avventura e a tutto ciò che gli ruota attorno: dal comparto artistico alla capacità di lasciare ancora una volta la libera interpretazione al giocatore.

 

Deathloop – La storia

Tutto ha inizio senza troppi preamboli, mostrandoci il misterioso Colt sull’isola di Blackreef mentre tenta di liberarsi dal loop temporale in cui è suo malgrado intrappolato. Ma cosa è successo davvero? Perché a ogni morte corrisponde l’ennesimo rinvenimento sulla spiaggia? Per quale motivo si trova lì e cosa si può fare per spezzare questo ciclo di eterna dannazione? Le risposte sono inizialmente vaghe, confuse, non immediatamente alla portata di Colt, ma esplorando a fondo l’isola e ciò che nasconde, emergeranno indizi inequivocabili.

Tutto inizia nella spiaggia dell'isola di Blackreef. Da quel momento in poi, scoprirete di essere intrappolati in un loop.

In breve tempo riceverete anche le frequenti chiamate via radio di Julianna, un’assassina che sembra conoscervi sin dall’inizio e che pare sapere molto più di quanto lasci intendere. Che rapporto c’è realmente tra i due? Perché la donna vuole impedire che il loop venga spezzato? La trama di Deathloop si fa sin da subito intrigante, e riesce a mantenere alta l’attenzione per tutto il corso dell’avventura, la cui durata non si discosta molto dalle precedenti produzioni della software house.

A tal riguardo c’è un però che va approfondito, perché Deathloop, tra le proprie peculiarità, non solo vi consente di gestire la progressione di gioco come più vi aggrada, ma vi lascia anche la possibilità di stabilire i ritmi tramite cui portare a termine le vostre missioni (e potrete snellire di molto il computo totale delle ore). L’obiettivo principale di Colt, l’unico possibile per spezzare il loop e ripristinare il normale corso degli eventi, è quello di uccidere otto obiettivi. Per farlo, Deathloop prevede che indaghiate a fondo per far emergere rapporti segreti, conversazioni private, progetti, ubicazioni nascoste e tutta una serie di attività sottotraccia che coinvolgono i cosiddetti Visionari.

Quando vi renderete davvero conto che Deathloop non vuole solo che spezziate il loop, ma che capiate sul serio i motivi che si celano dietro quella che sembra una grande macchinazioni ordita dall’alto, trarrete davvero il meglio dall’esperienza di gioco, che assume ben presto i connotati di un thriller investigativo retro-futuristico.

Gli Eternalisti sono i nemici di base che incontrerete nel gioco: potrete evitare di sparare e usare le vostre abilità stealth, ma fate attenzione ai rumori.

L’isola di Blackreef è divisa in quattro distretti: Updaam, il Complesso, la Baia di Karl e Fristad Rock. Ciascuno di essi può (e deve) essere visitato in quattro diversi momenti della giornata: la mattina, a mezzogiorno, il pomeriggio e la sera. La conformazione degli ambienti rimarrà ovviamente la medesima, ma si verificheranno diversi cambiamenti ed evoluzioni che hanno un peso specifico in termini di difficoltà di avanzamento, numero e posizionamenti dei nemici, e possibilità di accedere a delle strutture che nei tentativi di incursione precedenti vi erano precluse.

Potrete esplorare le aree senza avere l’incombenza del tempo che scorre veloce, perché in Deathloop andrà avanti solo quando deciderete di inoltrarvi nuovamente tra le caverne, che fungono idealmente da hub da cui si snodano le quattro macro aree. Ed è necessario appunto che perdiate tutto il tempo che vi serve: in primis perché è fondamentale investigare a fondo su tutto ciò che vi circonda, e in seconda battuta perché è solo così che potrete entrare in possesso di certe informazioni che si riveleranno cruciali per sapere esattamente in quali momenti incontrare i boss.

Fate molta attenzione ai dispositivi di sicurezza: l'Hackamajig in dotazione vi darà una grossa mano, se volete disattivarli.

Gameplay

Esplorare e investigare significa anche scoprire quali rapporti intercorrono tra i Visionari, al punto da sapere che alcuni s’incontreranno in un dato luogo e in un momento specifico della giornata. Così facendo, potrete ottimizzare i tempi e approfittare della ghiotta occasione, ma starà davvero a voi aprirvi questa eventualità, evitando di avanzare con superficialità o incuranti delle informazioni di cui pullula l’isola di Blackreef.

Uccidere i Visionari significherà inoltre entrare in possesso delle cosiddette tavolette, ossia degli artefatti speciali che danno a Colt la capacità di poter sfruttare alcuni dei poteri che abbiamo già visto in Dishonored. Nella fattispecie, è ancora una volta possibile usare Traslazione per teletrasportarsi in modo immediato lungo brevi distanze, Vincolo per collegare i nemici tra loro e causare in un sol colpo le stesse conseguenze che avete in serbo per un singolo avversario, Etere che vi garantisce l’invisibilità solo se eviterete di causare rumori molesti e altre che vi lasciamo il piacere di scoprire.

A queste vanno aggiunte le piastrine, che comprendono abilità e buff di grande importanza per facilitare il compito di Colt, e un arsenale davvero ben nutrito e ottimamente assortito. Morire significherà ripartire dalla solita spiaggia senza avere nulla in mano, ma avendo appreso in quali modi agire per avanzare. Ed è proprio a questo punto che interviene una meccanica di gioco che consente di preservare parte del vostro armamentario dopo ogni vostra dipartita: grazie all’infusione degli oggetti tramite una sostanza chiamata residuo.

Chi sono i Visionari? Perché bisogna farli fuori per spezzare il loop? Julianna farà di tutto per mettervi i bastoni tra le ruote

Si trova addosso ai Visionari e sugli oggetti che tremolano incerti negli scenari, come se fossero estranei al mondo in cui vi trovate. Ed è esattamente lo stesso aspetto che avrete voi quando morirete una prima volta, una macchia multicolore che lascerete a che assume la forma della vostra ultima posizione nota. Prima che il nuovo loop ricominci avrete tre tentativi e altrettante possibilità di rientrare in possesso del residuo fin lì accumulato. Scelti gli oggetti da infondere, rimarranno vostri anche nella partita successiva, esattamente come avviene in gran parte dei roguelite.

A colpire di Deathloop, ancora una volta, sono le grandissime possibilità offerte dagli ambienti di gioco, che non presentano mai soluzioni univoche e anzi lasciano sempre spazio alla creatività e agli approcci misti. Tra scorciatoie, strade alternative, crepacci sotto cui si celano sentieri montani, strutture di fortuna lungo i tetti e finestre che consentono di tagliare il tragitto attraverso gli appartamenti, ogni area lascia davvero l’imbarazzo della scelta.

Va tuttavia ammesso che in diversi momenti abbiamo avuto fortissime sensazioni di déjà-vu, sia per quanto concerne alcune soluzioni di gameplay pesantemente mutuate dai due Dishonered, sia per certe ripetizioni artistiche a cui Sébastien Mitton non si è saputo sottrarre al fine di creare qualcosa di unico e non paragonabile al passato. Parliamoci chiaramente: Deathloop funziona e fa cose egregie per gran parte dell’avventura, ma è letteralmente impossibile considerarlo qualcosa di davvero nuovo. A mettere un po’ di pepe durante la ricerca della verità c’è anche un multiplayer asincrono che vede la possibilità da parte di Julianna di invadere le partite altrui.

Ciarliera e sempre provocatoria, Julianne può invadere le vostre partite se attiverete il multiplayer.

Questa modalità, su PS5 (unica versione in cui abbiamo potuto provare il gioco) prevede l‘obbligo di abbonamento al PlayStation Plus. Non è assolutamente vincolante ai fini delle dinamiche di gioco, e può semplicemente essere disattivata a piacimento. In alternativa, si può consentire l’invasione a tutti o aprire la possibilità solo alla propria lista amici.

In Deathloop, nonostante il gradevole aspetto grafico generale e lo stile ormai immediatamente riconoscibile di Arkane, abbiamo notato alcune sbavature durante la gestione delle ombre – che perdono talvolta consistenza – e alcuni bug sparsi qua e là. Nulla di troppo grave, ma riteniamo doveroso segnalare che a volte la pulizia non è esattamente al top della qualità.

 

Anche l’IA non ci ha fatto una buona impressione, e generalmente ci è sembrata molto ancorata alle limitazioni della vecchia generazione e assai migliorabile. Arkane si è inoltre risparmiata con la varietà delle ambientazioni, che rimangono poche e beneficiano di un’autentica furbata che le lega a doppio filo ai momenti diversi della giornata e al concept di base del loop.

Sebbene sia un titolo di alta qualità, divertente e con un’idea di fondo che funziona piuttosto bene, Deathloop è per sua natura al di sotto delle meraviglie mostrate dai giochi precedenti di Arkane. I fan della software house non rimarranno in alcun modo scontenti, e anzi apprezzeranno le grandi libertà decisionali che verranno lasciate di volta in volta; tuttavia siamo distanti da certe vette di level design del passato, che ancora oggi rimangono scolpite nella memoria.

Versione recensita: PS5

In versione PC Deathloop ha dei requisiti consigliati davvero importanti: per giocare al meglio il nuovo titolo di Arkane, vi consigliamo questo ottimo portatile da gaming.

8,2

Deathloop

Piattaforme: pc, ps5
Deathloop è un progetto di dimensioni più ridotte rispetto a Dishonored, ma questo non significa che non sia in grado di accontentare tutti i fan delle opere Arkane. La grande libertà di interpretazione del giocatore, unita a un concept che funziona fino in fondo e a diverse chicche che gli estimatori del genere adoreranno, fanno del progetto diretto da Dinga Bakaba un intelligente esempio di come sfruttare la stessa base ma applicando un paio di idee nuove e ben implementate nel tessuto di gioco.

Pro

  • L'idea di base funziona ed è molto accattivante
  • Elementi da roguelite riusciti e multiplayer asincrono che prevede le invasioni
  • Enormi possibilità di interpretare il gioco e gestire i ritmi di avanzamento

Contro

  • Alcune sbavature tecniche
  • Poche ambientazioni e diverse soluzioni di gioco che sanno di già visto
  • IA non esattamente brillante
8,2