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Cult of the Lamb | Provato – Un docile agnello uscito dall’inferno

Dietro i dolci occhi da agnellino si nascondono culti satanici, sangue, sacrifici e tante mazzate

Questa volta l’agnello sacrificale non avrebbe fatto la fine del… Beh, dell’agnello sacrificale. Al contrario, si sarebbe ribellato al suo destino per sfuggire alle taglienti lame dei suoi aguzzini, degli accoliti incappucciati fedeli a quattro mostruosità che sembrano uscite dai racconti di Lovecraft.

Piattaforma:
PC, PS4, PS5, SWITCH, XONE, XSX
Genere:
azione
Data di uscita:
11 Agosto 2022
Sviluppatore:
Massive Monster
Distributore:
Devolver Digital

La salvezza ha però un suo prezzo e l’innocente ovino si trova ora suo malgrado al cospetto di un’altra divinità altrettanto diabolica, con tanto di croci rovesciate e iconografie sataniche che, chissà per quale motivo, decide di investire la tenera creature di un compito tanto arduo quanto improbabile: diffondere il suo credo e dar vita ad una comunità di fedeli, in attesa dello scontro finale che coinvolgerà quel pantheon tentacolare e perverso.

Così ha inizio Cult of the Lamb – che nome fantasioso vero? – uno strano ibrido fra un action game isometrico e un gestionale, sviluppato da Massive Monster e pubblicato da Devolver Digital, che abbiamo potuto provare in anteprima con una demo estesa, in attesa dell’arrivo previsto per il prossimo 11 agosto.

Un dolcissimo splatter

Dopo aver ricevuto l’incarico e una corona nera a testimonianza del suo ruolo messianico, l’innocente agnello ribalta completamente il ruolo di vittima predestinata e si trasforma letteralmente in una macchina di morte e sterminio dedicata al nuovo padre spirituale.

Non lasciatevi però confondere da parole come sangue, morte o inferno, perché tutti questi concetti vengono declinati in un modo bizzarro e colorato da Cult of the Lamb, che colpisce grazie alla sua direzione artistica ancora prima di cimentarsi pad alla mano.

Anche quando si impugna una spada e si fanno fuori orde di mostri e di eretici, lo schermo è sempre pervaso da questo ossimoro fatto di toni accesi e da uno stile cartoon che alleggerisce ogni spedizione, un’esplosione di effetti e luci che comunque non compromette la leggibilità dell’azione.

Che puccioso tutto quel sangue!

Diffondere il culto spada alla mano

Va bene, ora conosciamo i nostri nemici, abbiamo un oscuro copricapo che certifica il nostro status e un incarico da portare a termine, ma come si mettono in piedi un culto e una comunità di credenti? Semplicissimo: tirando mazzate a qualsiasi essere si frapponga lungo il nostro cammino e sfruttando le fede dei discepoli reclutati.

Cult of the Lamb, come detto in precedenza, è un titolo dalla duplice anima e, almeno da quanto visto finora, le due metà si completano in modo sapiente e le rispettive meccaniche si intrecciano di continuo. La prima natura è decisamente più action e vede il lanuto protagonista addentrarsi in livelli generati proceduralmente, con tanto di arma random da scegliere ad inizio percorso e i bonus da raccogliere stanza dopo stanza.

C’è qualche tratto ovvio da roguelite, ma la principale e sostanziale differenza è il minor peso dato alla sconfitta, che non azzera del tutto il materiale raccolto durante la spedizione o, per usare un termine preso direttamente dal gioco, crociata.

I boss sono parecchio esagerati

Queste passeggiate in mezzo a orde di nemici servono soprattutto per procurarsi le preziose risorse da sfruttare per far crescere la propria orda di fedeli, e spaziano dai materiali per la costruzione, come legno e pietra, fino al cibo con cui nutrirli, senza dimenticare le ossa dei nemici caduti da offrire in sacrificio alla propria oscura guida.

Mentre ci si addentra in aree sempre più letali, l’obiettivo iniziale della spedizione lascia però spazio al puro piacere distruttivo e, pad alla mano, Cult of the Lamb si è rivelato un action molto piacevole e preciso, fatto di colpir diretti e schivate, anche se con poche innovazioni sul tema. I fendenti non hanno sbavature, la risposta ai nostri input non ha rivelato particolari ritardi e, anzi, si è ben adeguata alle diverse armi che abbiamo provato, ciascuna con la sua forza e la sua velocità d’attacco.

Accanto ai colpi in melee c’è poi spazio per una miriade di raggi, esplosioni e tentacoli vari, da centellinare e da utilizzare soprattutto durante le boss fight. Forse proprio i nemici si sono rivelati l’aspetto meno convincente, con una notevole ripetitività e con pattern sì leggibili, ma anche decisamente banali. Siamo però certi di aver visto solo la punta dell’iceberg e crediamo che Massive Monster si sia lasciata andare a stranezze di ogni genere nei livelli successivi che non abbiamo potuto testare.

Per fortuna ci sono momenti in cui si tira il fiato

Nelle varie stanze non si incontrano solo cultisti incappucciati, vermi giganti e strani pipistrelli, ma c’è spazio per fortuna anche per volti più amichevoli, come ad esempio il cartomante, che ci permette di scegliere fra due carte e selezionare così vari bonus – come attacchi più potenti o un maggior numero di HP – semplici scrigni da cui raccogliere qualche moneta o una nuova decorazione per la base – o, ancora, personaggi che in uno strano linguaggio approfondiscono la lore di un gioco che comunque non fa della storia il suo punto di forza.

Infine, spesso le crociate portano con sé nuovi adepti da convertire che, un po’ alla volta, andranno a popolare l’hub centrale di gioco, una versione perversa e satanica di Animal Crossing.

Benvenuti nella vostra nuova casa

La componente gestionale di Cult of the Lamb è tutt’altro che banale, soprattutto quando il numero di fedeli cresce e, almeno nella parte da noi provata, abbiamo solo scorto in lontananza tutte le problematiche che sorgeranno quando la comune avrà delle necessità che non sappiamo se riusciremo a soddisfare completamente.

Inizialmente si parte con richieste molto basilari. Nella base sono presenti degli alberi da cui raccogliere la legna e delle piccole miniere da cui estrarre la roccia, in modo tale di avere materiali a sufficienza per costruire l’altare centrale attorno a cui pregano e si radunano i fedeli, e per metter su una cucina da campo dove sfornare ricette via via più complesse e dunque sfamare i discepoli.

en presto ci si accorge però che i bisogni della comunità vanno ben oltre un semplice pasto e un giaciglio su cui dormire di notte. Se si vuole infatti mantenere alto il fervore degli accoliti occorre infatti pulire la base, i morti vanno sepolti e le fattorie devono sostituire i semplici cespugli, per dar vita così poco alla volta ad un vero e proprio insediamento.

Una comune tutta rosa, fiori e fanatici

La vera risorsa da coltivare sono però i fedeli stessi che, grazie alle loro preghiere, danno accesso ai vari potenziamenti, da usare sia per migliorare l’hub sia per affrontare in modo più letale le spedizioni. Ammettiamo che sulle prime abbiamo fatto un po’ fatica a mettere in ordine tutti i vari upgrade, sparsi un po’ qua e là fra vari menù e spesso bloccati dietro a richieste differenti, come i frammenti di tavole o i cuori dei boss sconfitti.

Spezzettare così tanto i “punti esperienza” nelle loro varie declinazioni può sembrare un inutile tedio, ma dopo un po’ di crociate abbiamo scoperto come questa segmentazione colleghi più saldamente la componente action a quella gestionale e come quest’ultima non sia una semplice aggiunta messa lì per allungare il brodo, ma tutto il contrario.

Eccovi il vostro leader

Paradossalmente, abbiamo infatti trovato più complesso mantenere in salute e in felicità i nostri credenti, ciascuno con i suoi tratti e con i quali abbiamo dovuto interagire di frequente per capire le rispettive necessità, con tanto di sub-quest.

Come detto in precedenza, la nostra chiesa infernale si è però fermata ad una manciata di discepoli e tutto sommato non è stato complesso soddisfare le richieste di ogni membro. A lungo andare, con un numero sempre maggiore di fedeli, ci chiediamo però se Cult of the Lamb non finirà ad avvolgersi su sé stesso in un loop stressante fatto di microgestione.

L’unico modo per avere delle risposte concrete è attendere la pubblicazione definitiva di questo action sui generis targato Massive Monster, nella speranza che riesca a mantenere gli stessi standard qualitativi emersi in questo primo faccia a faccia.

Versione provata: PC

Piattaforme: pc, ps4, ps5, switch, xone, xsx
Difficile non venire catturati dall'estetica di Cult of the Lamb, ma le qualità dell'action gestionale sviluppato da Massive Monster non si fermano solo alla direzione artistica. Nel nostro provato abbiamo infatti apprezzato la commistione fra i due generi, che non vivono in due piani separati, ma risultano al contrario perfettamente complementari. L'unico vero dubbio riguarda la varietà sul lungo periodo, una nota che potremo verificare solo ad opera compiuta.

Pro

  • Stile unico e decisamente sopra le righe
  • Un action frenetico, ma sempre chiaro e leggibile
  • La componente gestionale non è un semplice riempitivo

Contro

  • Quanto varierà la formula nel prosieguo del gioco
  • Speriamo che la gestione dei fedeli non scada nel micromanagement