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Con il cross-play su PS4, Sony cambia marcia

Con una mossa tanto desiderata quanto sorprendente, viste le posizioni espresse di recente, Sony ha dato il via libera al cross-play, o gioco cross-platform che dir si voglia, su PS4. Al di là dell’entusiasmo iniziale, è interessante valutare cosa abbia portato a questa decisione inattesa in un momento simile, cosa stia succedendo al platform holder giapponese in una fase che è a tutti gli effetti di grande cambiamento, e infine quali reazioni abbia sortito tale svolta e come cambierà l’esperienza dei videogiocatori sia nel breve che nel lungo termine. Facciamolo insieme.

Il gioco delle parti

In un nostro precedente articolo avevamo discusso della “battle royale” che si era generata inevitabilmente intorno al tema del cross-play, rievocando quello che a tutti gli effetti è un gioco delle parti tra Sony e Microsoft. Nella passata generazione, infatti, era stato il colosso di Redmond a sottrarsi ai suoi doveri coniugali con PlayStation 3 ed a testimoniarlo c’era stato il caso abbastanza palese di Defiance (Trion Worlds).

La spiegazione di un comportamento del genere va ricercato chiaramente nella posizione dominante di questa o quella console, e nel tentativo di mantenerla a tutti i costi, anche a scapito della propria immagine pubblica e dell’intrattenimento dell’audience videoludica.

Un tentativo che con PS4 in quel di Tokyo hanno provato a ribadire sia con una serie di dichiarazioni alquanto confuse come quella – con un PSN spesso singhiozzante e al centro di alcuni dei grandi scandali legati alla sicurezza mai capitati nel mondo del gaming – secondo cui gli altri ecosistemi online non sarebbero stati sicuri per l’utenza PlayStation e non si sarebbe potuto garantire per loro conto, prima di venire sbugiardati dall’ex Sony Online Entertainment John Smedley che su Twitter ha parlato a chiare lettere di decisioni d’affari.

Perlomeno, nel suo post sul PS Blog, il CEO di SIE John Kodera ha ammesso che sono state fatte le opportune valutazioni di business prima di compiere un passo simile, che non solo sono lecita ma che a questo punto della gen hanno senso. Con il cross-play, Sony mira a contrastare l’ascesa di Nintendo Switch, che pure con NS Online punta a ritagliarsi una fetta qualitativa di mercato quando si parla di multiplayer: l’idea è offrire una piattaforma che permetta di giocare con tutti, come Switch del resto, ma con una fedeltà visiva maggiore e una vocazione più moderna priva di codici amico o app astruse.

Non c’è un intento (e nemmeno un bisogno) di rispondere ad Xbox One in termini di vendite nell’immediato, insomma: la generazione è ormai stravinta per K.O. e, soprattutto, l’offerta primaria di PS4 non si basa sul comparto online, bensì sul single-player, dove studi first-party come Naughty Dog e second-party come Kojima Productions hanno ancora la loro da dire, e quando lo faranno avranno un impatto devastante sul gaming.

Il cambio di marcia

È innegabile dunque che ci sia un cambio di marcia importante in atto in Sony, che sembra guardare ad una fase preparatoria di un futuro ricco a medio e lungo termine di sfide tecnologiche e non ad un presente messo in cassaforte. Il cambio di marcia è evidente ed è dettato dalla volontà di non farsi lasciare su una posizione troppo rigida e potenzialmente arretrata quando il discorso si sposterà seriamente su on demand e connettività.

PlayStation Now è diventato da poco, in una sola mossa, un concorrente teoricamente molto serio per Xbox Game Pass e il lasciapassare di Sony per una retrocompatibilità sì a pagamento, ma pur sempre retrocompatibilità con gli hardware delle scorse generazioni. Un adeguamento dettato dal feedback, tema su cui finora il concorrente americano ha mostrato di essere più ferrato (per necessità, non per virtù: ma tant’è).

L’opportunità concessa dall’aggiunta del download permetterà al platform holder giapponese di lanciare il servizio anche in realtà come quella italiana in cui il problema della qualità delle connessioni è sempre assai sentito ed avere una diffusione capillare, nonché di correggere il tiro dopo l’acquisizione forse prematura di Gaikai.

Nella sfera dei rumor abbiamo invece un forte potenziamento di PlayStation Network in arrivo, sia per evitare altri momenti d’imbarazzo quali quelli cui accennavamo prima, sia per introdurre funzionalità e levarsi l’etichetta della seconda arrivata (se non terza) nel campo del gaming in rete.

Sono svolte forse un po’ tardive, che arrivano in un frangente in cui altrove si pensa allo streaming (su cui Sony pure aveva tenuto una posizione avveniristica), al cloud associato ad una base locale come nel progetto Scarlett e allo sviluppo dell’intelligenza artificiale applicata ai videogiochi e non solo, ma di certo fanno il bene del gaming e sembrano il preludio ad una gen che potrebbe essere, con il contributo di tutti, definitiva.

Fallout 76

Cosa (e come) cambia

Tornando al tema di giornata, l’approccio al cross-play di Sony lascia ancora qualche dubbio e non soltanto in chi vi parla. La freddezza della reazione di alcuni degli sviluppatori che avevano premuto maggiormente affinché PS4 supportasse la funzionalità, come Bethesda e Psyonix, dà infatti da pensare che PlayStation intenda muoversi caso per caso sull’argomento e non con un’apertura totale.

Del resto, l’annuncio del produttore giapponese parla più chiaro di quanto non si pensi: il gioco cross-platform viene introdotto in una fase di beta su Fortnite, punto. Significa che Kodera e il suo team hanno trovato in Epic Games il partner giusto per avviare questo discorso, ed estenderlo poi eventualmente ad altri titoli da valutare selettivamente una volta che il test si sarà concluso.

A rivelarlo in maniera pacifica sono, come dicevamo, le reazioni di Pete Hines di Bethesda e Jeremy Dunham di Psyonix, che hanno parlato rispettivamente di Fallout 76 e Rocket League in rapporto a questa intrigante novità. Hines ha spiegato che per il titolo survival online il cross-play semplicemente non si farà e che, nel caso in cui ci fosse la possibilità, si indagherà sul da farsi dopo la B.E.T.A. e il delicato lancio di novembre.

Dunham ha invece apertamente detto che, mentre c’è felicità per le community di Fortnite e PlayStation, “al momento non abbiamo alcun aggiornamento” e che per ulteriori informazioni in merito bisognerà rivolgersi direttamente alle parti coinvolte in questo momento. Ovvero, Sony non li ha contattati per Rocket League e soltanto lei sa come, quando e con chi intenderà muoversi in futuro.

Nel suo post su PlayStation Blog, alla presentazione della feature, Kodera ha comunque parlato di altri giochi in arrivo prossimamente dopo Fortnite, per cui non c’è che da essere fiduciosi al di là delle legittime perplessità (pura curiosità, a dire il vero) circa il modus operandi adottato dalla casa di Tokyo. Il processo potrà essere più lungo e complesso rispetto a quello di Microsoft al tempo, ma ormai pare avviato e inarrestabile.

Sony apre al cross-play, e lo fa dettando i suoi tempi per capire e perfezionarsi in un campo che fino a pochi mesi fa non pensava sarebbe mai stato di sua competenza. Quest’apertura porterà benefici ai giocatori ma anche alla stessa PlayStation, che prima di tutto non avrà più una gatta da pelare ad ogni conferenza od evento pubblico ma anzi potrà trasformarla in un asset a proprio vantaggio, così come agli sviluppatori (soprattutto i medio-piccoli) che in un futuro non troppo lontano potranno contare su userbase più ampie e amalgamate. Vedremo quanto durerà la fase di apprendistato con Fortnite e quali saranno le modalità di avvicinamento degli altri team di sviluppo interessati.