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Battletoads | Recensione – Il sorprendente ritorno dei rospi Rare

La storica IP torna su Xbox One e PC curata da un nuovo team di sviluppo, Dlala Studios. Scopriamo com'è andata

Dall’ultima volta in cui Battletoads si è affacciato sul mercato, tantissimo è cambiato nel mondo dei videogiochi: Rare è stata acquisita da Microsoft, passando da sviluppatore storicamente orientato all’hardware di Nintendo a quello di Xbox, e questo – tra mille vicissitudini che paiono, dopo un lungo penare, essere acqua passata – ha portato la maggior parte delle IP classiche del portfolio dello studio inglese a venire messe da parte in favore di idee nuove, come Sea of Thieves o quell’affascinante Everwild di prossima uscita.

Piattaforma:
PC, XONE
Sviluppatore:
Dlala Studios
Distributore:

Non tutto è perduto per i fan di vecchia data, però, specialmente perché tra questi figurano numerosi sviluppatori che proprio alla scuola di Rare si sono formati come giocatori prima, come addetti ai lavori poi: è il caso di Dlala Studios, un piccolo team di sviluppo indipendente con all’attivo soltanto una manciata di collaborazioni a progetti di altre realtà, che ha chiesto e ottenuto di poter mettere mano ad un inaspettato ritorno dei tre rospi da battaglia.

Un’operazione a basso costo sia in termini di risorse che di puro rischio creativo per Microsoft, dal momento che la proprietà intellettuale di per sé non ha l’impatto mediatico di un Banjo-Kazooie, il cui revival (se mai si farà) sarà storia molto più complicata, e questo prestava il fianco ad una buona mole di sperimentazione quando si trattava di identificare qualcuno che potesse occuparsene al posto di una Rare in altre faccende affaccendiate.

Le scene d'intermezzo sono esilaranti.

Un’operazione dalla quale, è evidente, dipendono però tante che in futuro potrebbero arrivare, magari dallo stesso team, per le numerose serie dormienti della software house britannica, e che per questo è ancora più importante analizzare a fondo. In questa recensione, dunque, non vi diciamo soltanto se Battletoads ce la fa, ma anche se ci sarà un seguito per le pulsioni nostalgiche degli appassionati dello studio Xbox.

Un cartone animato moderno

La storia del nuovo Battletoads, fin dal day one su Xbox Game Pass, ci rimette nei panni di Rash, Zitz e Pimple, impegnati nella loro bizzarra caccia a qualche azione eroica che possa renderli celebri. Nel loro percorso, incontreranno personaggi vecchi e nuovi della saga, alcuni di ritorno sotto vesti diversi che, inaspettatamente, potranno rivelarsi molto più utili di quanto ipotizzabile alla causa dei rospi.

Seguendo i dettami del franchise, la narrazione è scanzonata e si prende gioco di taluni dei temi introdotti nei giochi originali e mai approfonditi realmente, come ad esempio il legame del tiene insieme il gruppo (che sia di parentela o amicizia, non ci è dato saperlo), oppure la necessità di tracciare pedissequamente una continuità tra passato e presente che viene irrisa e smontata in pochi secondi in avvio.

Questa leggerezza si avverte non solo nel gameplay, dove pure è possibile assistere a divertenti scambi di battute che colorano le vicende dei rospi e torna potente la tambureggiante colonna sonora metallara che ci saremmo aspettati di ascoltare in un nuovo capitolo moderno di Battletoads, ma soprattutto nelle scene d’intermezzo. Quello realizzato da Dlala tra un segmento di giocato e l’altro è un autentico cartone animato moderno, ricordato attraverso la gradevole direzione artistica in stile Cartoon Network, e con uno humor molto inglese che oscilla continuamente tra il demenziale e il lievemente maturo.

Battletoads gioca molto sulla linea che demarca i contenuti maturi.

Le scene che separano un atto e l’altro sono anche piuttosto lunghe, tengono insieme i filamenti della trama che regge sorniona i frequenti sbalzi del gameplay, e mettono i protagonisti di fronte a nuove minacce esterne o create di volta in volta dalla loro goffaggine. Ci siamo ritrovati a seguirle divertiti, sorridendo e spesso ridendo per quello che ci passava sotto gli occhi, e questo più di ogni altra cosa sa di traguardo raggiunto per gli sviluppatori.

In una manciata di ore, Dlala ha di fatto dimostrato di essere allineata con l’umorismo e il tono canzonatorio tipico di sviluppatori inglesi come la defunta Lionhead e quella Rare che ci è andata molto vicina, presentando – come vedremo a brevissimo – un mix del meglio delle diverse ere che li adegua ai tempi moderni, con un prodotto che è meno adulto dell’originale ma non esattamente teen come si poteva definire all’epoca. Sotto questo profilo, la candidatura ad una partnership più duratura è serissima.

La variante Battletoads della morra cinese.

Inquadrare Battletoads in un unico genere è un esercizio davvero faticoso e, se è vero che bene o male la varietà è sempre stata una prerogativa della serie, stavolta l’etichetta di beat ‘em up gli sta davvero stretta. Tra i vari generi che abbiamo contato, parte integrante del titolo o minigioco quali sono, ci sono il suddetto picchiaduro a scorrimento, gli shoot ‘em up, il platform, racing di vario genere e piccoli rompicapo che richiedono perlopiù velocità di pensiero ed esecuzione.

Venire sballottati da una sequenza all’altra, con materiale ludico di volta in volta diametralmente opposto rispetto a quello che si è apprezzato poco prima, contribuisce a creare un clima di costante stupore che diverte ben oltre quello che ci si aspetterebbe “conoscendo” a priori quello che arriverà da lì a poco. Mettersi alla guida di una navicella spaziale dopo aver pestato un maiale in una boss fight e aver fatto una corsa in moto, per poi scendere di nuovo a terra per risolvere degli hack e sbloccare una porta ben sigillata è un’esperienza sfaccettata ed esilarante dall’inizio alla fine, che toglie continuamente riferimenti e ne aggiunge altri a cui è spassoso abituarsi ogni volta.

Quando vuoi implementare una gamma così ampia di varianti in un solo titolo, il rischio è che nessuna di queste esprima il suo reale potenziale estendendosi per tutto il tempo di cui avrebbe bisogno. Nel lavoro di Dlala, la varietà ringrazia e tutti i giochi dentro il gioco sono realizzati con cura, funzionano e sono semplicemente divertenti, che li si affronti da soli o in compagnia.

Sono diverse e alquanto generose le sezioni a bordo di una navicella.

Tuttavia, si avverte la sensazione che con un po’ più di tempo a disposizione nella singola run avrebbero potuto impressionare ulteriormente. Specie alcune porzioni come il platforming e lo stesso combattimento avrebbero giovato di un allungamento complessivo, che avrebbe permesso loro di dispiegare il massimo delle possibilità concesse ad un impianto ludico vivace e solido. L’esempio del platform è abbastanza significativo perché parte molto lineare e, in una fase successiva, si mostra già più complesso; cosa sarebbe successo se avesse avuto un’altra fase a disposizione?

È una domanda che capita di porsi di fronte ai titoli di coda, anche in considerazione del fatto che gli ultimi due atti (di quattro) sono più brevi e si passano praticamente senza combattere, barcamenandosi solo in minigiochi e una boss fight. La longevità di per sé non costituisce un problema – l’abbiamo terminato in 4 ore e mezza – dal momento che è in linea con gli standard del genere ribaditi dal recente Streets of Rage 4, ma per tutta la carne che ha messo a cuocere è probabile che avere altre 3-4 ore (come del resto ce l’eravamo immaginato completando i primi due atti) sarebbe stato sufficiente per fargli spiccare il volo.

Le animazioni dei colpi caricati vi ricorderanno Cuphead, perché sì.

La componente della rigiocabilità è rappresentata esclusivamente dalla possibilità di affrontare la storia con altri due amici, nella co-op tutt’altro che da sottovalutare di cui discuteremo in basso, rifarla con il livello di difficoltà massimo (ce ne sono tre) e dare la caccia a tutti i collezionabili, di cui è presente un unico tipo in cinque esemplari sparsi per i livelli.

Difficile come l’originale?

Passare con disinvoltura di fiore in fiore ha avuto degli effetti pure sui combattimenti e nel complesso sul discorso difficoltà. Gli scontri presentati da Dlala sono divertenti e restituiscono un buon feeling, capace di fornire sensazioni credibili specialmente nell’attacco, di cui tutte le fasi sono ben identificabili e leggibili. Probabilmente noterete un abuso della vibrazione che, qualora vi infastidisse, è comunque disattivabile in qualunque momento a piacimento.

Lo sviluppatore ha messo a disposizione di cambiare anche qui personaggio al volo, e tutti e tre i ragazzacci hanno delle loro peculiarità dettate fondamentalmente dalla stazza diversa: tipicamente, c’è il combattente rapido, l’ideale per gli amanti delle concatenazioni, quello pesante, che sferra attacchi così potenti che vi capiterà di ultimare le barre della salute dei boss senza manco accorgervene, e la via di mezzo in grado di assecondare un po’ entrambe le voglie. La differenza è una sfumatura più che altro, ma una che potrà tornarvi utile a seconda del nemico che sarete chiamati ad affrontare, specialmente alzando il livello di difficoltà.

Il sistema di combattimento in sé non è profondissimo e non ci sono, ad esempio, attacchi dettati dal movimento o dalla direzione dei colpi. Parliamo ancora di una meccanica che funziona e diverte, da qualunque angolazione la si guardi (casual o hardcore), ma un po’ di profondità in più non sarebbe guastati nella specifica dinamica dell’hack ‘n’ slash, che esaurisce la propria complessità abbastanza in fretta.

Attivare combo può portare a risultati inattesi...

Gli attacchi a disposizione, oltre a quelli base, sono giusto 5-6 e prevedono combo inanellate premendo B o Y dopo aver toccato due o tre volte la X del colpo rapido, e tenere premuta la B permette di caricare l’attacco, fondamentale quando i nemici si metteranno sulla difensiva bloccando la parata. Le animazioni e alcuni sistemi, come diventare uno squalo in volo e lanciarsi verso il basso prendendo la mira sul punto in cui precipitare oppure evocare un cabinato che tiri pugni a destra e manca al posto nostro, hanno però del geniale e si innestano alla perfezione nel mood dissacrante della produzione.

Ci sono attacchi in salto e dall’alto verso il basso che vi daranno una mano a far salire la valutazione delle vostre prestazioni in ciascun punto del livello, e non manca la schivata, che risulta imprescindibile quando il gioco da oggi su Xbox Game Pass decide di scaraventarci avversari addosso a secchiate e soprattutto di quelli, odiosi, che sferrano pericolosi raggi da lontano.

Il discorso difficoltà è sempre piuttosto delicato quando si parla di una vecchia IP che torna oggi ma che era stata in origine proposta in un periodo in cui l’utente medio era abituato a tassi di sfida di gran lunga superiori a quelli odierni. Dlala ha gestito il progetto del revival di Battletoads con ben in mente l’accessibilità, ma garantendo comunque un’esperienza probante fin dalla difficoltà Normale con cui è consigliabile iniziare a giocare.

Si può chiedere il cambio in qualunque momento.

In genere, quando il gioco si fa particolarmente difficile è per via di situazioni che fatichi a decifrare, come quando vieni salti nel vuoto e sei chiamato a regolare la direzione al volo per evitare di finire in un rovo oppure vieni colpito da colpi abbastanza infam- pardon, poco identificabili, sulla navicella.

Di norma, è un titolo nella seconda metà dello spettro dei videogiochi “complicati”, dal momento che ci tiene ad evidenziare spesso la sua ispirazione al classico e ai classici, ma più moderno e accessibile attraverso espedienti come i checkpoint continui, le personalizzazioni dell’hud che consentono di attivare o disattivare segnali visivi che allertano di un attacco in partenza da uno specifico nemico, una modalità invincibilità a tempo che si può attivare dopo tot morti, che ti lascia nello stesso punto in cui sei arrivato e hai difficoltà per poi andare via da sola una volta superatolo.

Proprio loro.

Una semplificazione forse eccessiva è l’inserimento dei checkpoint nelle boss fight, che spesso portano ad andare all’attacco a testa bassa in modo da raggiungere il punto di controllo, morire e ritornare in partita da quello stesso attacco ma con la salute al massimo. Mentre, sul lato opposto delle decisioni di design, troviamo il requisito di iniziare una nuova partita per cambiare difficoltà: le Fasi già sbloccate non si possono fare ad una difficoltà diversa da quella selezionata in origine, sebbene sia disponibile la selezione dei capitoli.

Se non altro, ci sono tre slot diversi per i salvataggi, e si può pensare di destinare ciascuno di loro ad una finalità differente. Dopo aver completato il gioco su Normale, abbiamo testato la modalità Battletoad (la massima) per alcuni atti e apprezzato come comporti un aumento della salute e della forza dei nemici, il tempo di rigenerazione del nostro personaggio, e rimuova l’invincibilità; nonostante questi cambiamenti, la sfida per quanto tosta è lontana, ad eccezione di un paio di punti complessi a prescindere dalla difficoltà selezionata, dai picchi di impossibilità toccati dai predecessori.

La co-op

La co-op merita una menzione a parte perché spiega un paio di situazioni di cui abbiamo discusso nella nostra recensione e che ci parevano particolarmente strane prim’ancora di iniziare a giocare. Purtroppo sì, la modalità è soltanto offline, e questo indubbiamente – sebbene la struttura stessa di alcuni dei minigiochi inclusi avrebbe reso abbastanza complicato l’adattamento ad una componente online – rappresenta un malus nella valutazione complessiva del prodotto: Dlala si è “accontentata” da un punto di vista tecnologico dove avrebbe potuto invece, con uno sforzo in più, guadagnare un’ulteriore dimensione ludica.

Un momento del segmento platform.

Tuttavia, giocandola, si capisce come mai la modalità cooperativa non sia online: i minigiochi sono intesi come una collection di giochi che, vista nel suo complesso, si presenta come una sorta di party game relativamente poco impegnato; ogni battito della storia, che può essere tranquillamente ignorata in una serata chiassosa con gli amici, rappresenta un’occasione diversa di divertimento con fino a due partner, e le risate, ve lo assicuriamo dopo averla messa alla prova insieme al fratello del sottoscritto, sono dietro ogni angolo.

Nei minigiochi, la regola base è che ognuno ha un personaggio diverso e, se ne avanza uno, questo va al primo giocatore o al primo che accetta di prenderlo al game over (laddove sia impossibile essere riportati in vita). Ognuno di loro ha un funzionamento differente: sulla navicella, ad esempio, ciascun player ha l’incarico di gestire un determinato aspetto, come la guida o l’attacco con i laser del mezzo.

Vi ricorda qualcosa?

La sezione a bordo delle moto, omaggio al Battletoads originale qui in una variante semplificata ma non troppo, è uno spasso difficile a descriversi, soprattutto per via delle animazioni e per il gameplay che è come se mettesse in competizione i diversi partecipanti – questo è in assoluto il punto in cui abbiamo riso di più durante la nostra esperienza. E gli esempi potrebbero andare avanti ancora per molto, al di là della longevità alquanto contenuta.

In definitiva, nella sua componente cooperativa, il gioco è abbastanza accessibile e potrete proporlo anche ad amici non troppo affini al gaming o al genere (come la cavia che abbiamo utilizzato per i nostri esperimenti, del resto): non mancherà di coinvolgerli con il suo stile colorato e per le dinamiche subito divertenti, prerogativa che, insieme alla possibilità di selezionare momenti davvero specifici della storia come un certo minigioco per fruirne al volo, lo rende particolarmente adatto alle serate in compagnia.

Sapevate che Battletoads è su Xbox Game Pass dal day one? Potete abbonarvi subito se volete provare questo e altre centinaia di giochi

8,0
Piattaforme: pc, xone
Con le sue decine di giochi dentro il gioco e uno spassoso humor, Battletoads è nel complesso una piacevole sorpresa: un titolo che rappresenta un unicum nell'offerta first-party di Microsoft sia su Xbox One che su PC, e che dimostra come, nei panni di publisher, la casa di Redmond punti soprattutto sull'ampiezza e sulla diversità della sua proposta videoludica. Al netto di qualche peccato di gioventù, come un approfondimento maggiore di alcune meccaniche che non avrebbe guastato e l'assenza del multiplayer online (giustificata almeno parzialmente), l'opera prima di Dlala è promossa e consigliata, e chissà che la storia d'amore con Rare non sia che agli inizi.

Pro

  • Un gioco che ha decine di giochi dentro di sé
  • Narrazione e dialoghi spassosi
  • Modalità cooperativa esilarante...

Contro

  • … Ma solo offline
  • Un maggiore approfondimento avrebbe fatto bene
8,0