Una parte del finale omerico è stata esclusa da The Odyssey perché giudicata troppo cupa e misogina. Christopher Nolan lo ha spiegato in un’intervista con spoiler concessa a TIME poco prima dell’uscita del film: la sua versione offre a Odisseo e Penelope una conclusione più felice rispetto al percorso indicato dal poema.
Il cambiamento non cancella la riflessione sulla brutalità degli uomini e sul modo in cui conducono la guerra. Nolan voleva conservare sia il collasso della civiltà sia la ripetizione ciclica della violenza, affiancando a questi elementi la possibilità che qualcosa di positivo riesca infine a tornare. Il finale nasce quindi dall’equilibrio tra il pessimismo presente nella storia e uno spazio concesso alla speranza.
Questo lato oscuro emerge soprattutto attraverso Circe, interpretata da Samantha Morton. Nel film il personaggio descrive gli uomini di Odisseo come bestie capaci di violentare e uccidere, sviluppando il tema dell’essere umano trasformato dalla violenza. La condanna affidata a Circe permette così all’adattamento di mantenere la durezza del materiale omerico anche dopo la revisione della conclusione.
Matt Damon interpreta Odisseo, mentre Anne Hathaway veste i panni di Penelope. È sul destino dei due personaggi che Nolan interviene con maggiore decisione, allontanandosi dalla parte del poema che considerava problematica senza eliminare le conseguenze morali e umane del viaggio affrontato dal protagonista.
La lettura di Odisseo passa anche dal cavallo di Troia, che Nolan considera il suo errore decisivo e il difetto tragico del personaggio. L’elemento ha avuto un peso concreto anche nella produzione, con il regista impegnato a realizzare il Cavallo di Troia immaginato oltre vent’anni prima. Nel film, quindi, la celebre strategia non rappresenta soltanto l’astuzia dell’eroe, ma definisce il punto dal quale viene osservato il suo rapporto con la guerra.
L’adattamento conserva inoltre il concetto greco di xenia, presentato al pubblico come la legge di Zeus che regola il rapporto sacro tra ospite e padrone di casa. Anche la presenza degli dèi rimane volutamente ambigua: i personaggi cercano i loro segni nella natura e nelle persone, senza ricevere una spiegazione univoca. Nolan mantiene così aperta la dimensione divina del poema, mentre sul destino di Odisseo e Penelope compie una scelta più netta.