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Pro
- Smonta la commedia romantica tradizionale e la trasforma in qualcosa di più complesso, emotivo e disilluso.
- Analizza in modo interessante la crisi della coppia contemporanea, unendo dimensione intima e riflessione sociale.
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Contro
- Il tono freddo e disilluso può risultare poco coinvolgente per chi si aspetta la più classica e stereotipata storia d’amore.
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Il Verdetto di Cultura POP
The Drama (The Drama - Un segreto è per sempre, da noi) si apre sull’amore e sul trovarsi di due persone qualsiasi. La scelta di ambientare l’incontro in una caffetteria, e di traslarne l’attrazione attraverso una leggerezza che è innanzitutto autoironica, è di fatto il primo inganno di un film che scimmiotta innanzitutto la commedia romantica, per andare facilmente e velocemente oltre i suoi cliché di natura più classica. Quando si conosce qualcuno per la prima volta sembra tutto meraviglioso ma, banalmente, non è detto che dietro all’innamoramento immediato quella persona sia perfetta come sembra.
Il gioco di The Drama è tutto qui. Dalla dimensione di una coppia come tantissime altre, il film diretto da Kristoffer Borgli prende fin da subito in esame anche la loro condizione sociale e culturale, aggiungendo all’equazione del “tormento interiore” e dello stravolgimento emotivo quella dell’ipocrisia e della reazione culturale a qualcosa di complesso da decifrare.
Il lavoro del film è quindi tanto umano e privato, quanto e in qualche modo “esterno”, mettendo in luce aspetti della stessa società contemporanea americana attingendo da un immaginario socio-culturale specifico. Ricordiamo che The Drama è disponibile nei cinema italiani dal 1 aprile 2026.
Basta così poco
Una storia d’amore come tante che pare procedere senza scosse. Poi qualcosa cambia direzione e improvvisamente le certezze di un orizzonte chiaro diventano nebbia indefinita. The Drama si presenta così: una sorta di commedia romantica che si diletta con le aspettative del proprio pubblico e le capovolge senza farsi troppi problemi, tagliando continuamente la propria narrazione.
Nel cuore di The Drama troviamo Emma (Zendaya) e Charlie (Robert Pattinson), due persone che nell’amore e nella ricerca reciproca paiono aver trovato un equilibrio che sta per consolidarsi ufficialmente. La loro relazione è solida, affettuosa, costruita con il tempo e con piccoli gesti quotidiani, come quella di chiunque altro. Tutto sembra andare nella direzione perfetta, soprattutto ora che il matrimonio è praticamente alle porte.
Ma The Drama non vuole affatto raccontare una favola romantica tradizionale, non è quello l’obiettivo del film. Proprio quando ogni cosa appare definita e pronta a trasformarsi nel futuro insieme tanto atteso, emerge un segreto che incrina e trasforma qualsiasi certezza. Quella rivelazione improvvisa costringe i due protagonisti a guardarsi davvero, senza filtri, e a chiedersi quanto conoscono davvero l’altro.
Crisi nella coppia borghese
Come anticipato, The Drama è un film che sfrutta la dimensione della commedia romantica per parlare di altro. L’amore c’è, ma non è né facile né tanto meno da favola, piuttosto a contatto con una crisi interiore che interessa entrambi i membri della coppia.
Vista da fuori, la situazione al centro del lungometraggio sembra quasi voler parlare della coppia borghese americana contemporanea, ponendo al centro una riflessione sulla condizione, anche ipocrita, di due fidanzati che diventa il riflesso di un’intera classe sociale e culturale.
Emma e Charlie vengono messi in crisi da una confessione che ha sicuramente un peso importante, ma che, se traslata attraverso l’esperienza culturale americana, diventa ancor più difficile da gestire e decifrare a livello umano. Così The Drama parla di loro, ma prende in esame pure il contesto che li circonda: i loro amici, il lavoro e il modo in cui si comportano con le persone che devono, o dovrebbero, partecipare al matrimonio che stanno organizzando.
La favola delle nozze perfette e dispendiose, della vanità di un evento in cui non si bada a spese, si scontra direttamente con i limiti umani di queste due persone. La coppia borghese e le sue incoerenze diventano il motore pulsante di un lavoro per immagini interiore ma anche esteriore in tante cose.
Basta soffermarsi sulla messa in scena e sulle scenografie per calibrare lo sguardo di un film che parla tanto di intimo quanto di contesto (senza entrare troppo nei dettagli per evitare qualsiasi spoiler).
In tutto questo c’è anche una particolare incomunicabilità, una voglia di raccontarsi cercando appigli e giustificazioni, senza raccontarsi mai fino in fondo. Questa specifica scelta di scrittura rende ulteriormente tridimensionali e complessi i due protagonisti di The Drama, catturandone innanzitutto i limiti e le fragilità celate.
Di pari passo a una scrittura del genere, c’è la costruzione formale di un film “tagliato” continuamente da un montaggio che nasconde e sceglie di privilegiare soltanto alcuni momenti del racconto, proprio come Emma e Charlie selezionano la propria narrazione di momento in momento. Tutto si muove verso una climax emotiva interessante in questo The Drama, occupandosi di tante cose differenti.
Col procedere degli eventi The Drama smette quasi di essere un film sull’amore per trasformarsi in qualcosa di più scomodo e meno rassicurante, perché sceglie di osservare il tutto da una distanza diversa, più disillusa ma anche privata.
Il sentimento tra Emma e Charlie non svanisce mai del tutto, ma viene messo alla prova in un modo che non ha molto di cinematografico in senso classico, dato che non ci sono grandi gesti, non c’è una catarsi vera e propria, solo il lento sgretolarsi di un’idea di felicità apparentemente perfetta perché non era mai stata osservata fino in fondo.
The Drama non è una commedia romantica nel più classico dei modi, ma un lavoro che gioca con il genere usandolo come esca per raccontare qualcosa di più fragile e universale. La crisi della coppia diventa quindi il riflesso di una crisi più ampia, culturale e forse anche generazionale, in cui l’idea stessa di relazione stabile pare costruita più sulla superficie delle cose e delle proprie impressioni, che sulla comprensione effettiva dell’altro.