Le proteste contro Jar Jar Binks non hanno cambiato il giudizio di George Lucas sul personaggio. Tornando sulla reazione riservata alla trilogia prequel, il regista ha sostenuto che una parte dei critici e dei fan cresciuti con la trilogia originale non volesse accettare un film rivolto anche ai bambini. La sua posizione si inserisce in una critica più ampia all’idea di modellare le opere sulle richieste del pubblico.
Nel colloquio con Andy Hazel, pubblicato il 2 luglio 2026 da A Rabbit’s Foot, Lucas ha spiegato di non apprezzare i focus group. A suo giudizio, il pubblico non necessariamente sa in anticipo che cosa desidera vedere. Capire perché un personaggio o una scelta non funzionino per alcuni spettatori può fornire indicazioni utili, ma quel riscontro diventa problematico quando gli studios lo trasformano in una guida per le decisioni creative.
Parlando dei prequel, Lucas ha imitato le contestazioni rivolte a Jar Jar Binks e ha collegato quelle reazioni alla natura del pubblico a cui Star Wars si è sempre rivolto. Il personaggio debuttò nel 1999 in Star Wars: Episodio I - La minaccia fantasma, primo capitolo della trilogia prequel, e divenne uno degli elementi più discussi del film.
Lucas ha ricordato che resistenze simili avevano accompagnato anche altri personaggi della saga. C-3PO incontrò opposizioni già durante la lavorazione della trilogia originale, mentre gli Ewok, introdotti al cinema ne Il ritorno dello Jedi del 1983, furono criticati per il loro tono percepito come infantile. Per Lucas, quindi, la reazione a Jar Jar Binks rientra in una dinamica già presente nella storia di Star Wars.
Alla domanda sulla difficoltà dei film successivi nel coinvolgere gli adulti nello stesso modo dei primi, Lucas ha risposto che Star Wars è sempre stato un film per ragazzi. Il suo rapporto con le produzioni arrivate dopo la trilogia originale era emerso anche nel parere di George Lucas su Star Wars: Gli Ultimi Jedi, ma in questa occasione il regista ha concentrato il discorso sulla natura del progetto e sulle aspettative maturate dal pubblico adulto.
L’intervista era dedicata soprattutto al Lucas Museum of Narrative Art, fondato a Los Angeles da Lucas e Mellody Hobson. Lucas lo ha descritto come uno spazio consacrato all’arte narrativa, composto da 35 gallerie e da una collezione di oltre 100.000 opere e reperti. Nello stesso colloquio ha definito l’arte un mezzo emotivo, il cui valore dipende dalla risposta personale di chi osserva.
Questa concezione sostiene anche la sua opposizione alla creatività guidata dai fan. Per Lucas, un’opera dovrebbe nascere dalla visione di un autore competente, appassionato e dotato di una storia da raccontare. Le reazioni del pubblico possono essere comprese e analizzate, ma non devono stabilire in anticipo quali personaggi o idee possano entrare in un film.