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Pro
- Qualità visiva e animazioni di livello incredibile come seempre
- Anteprima della stagione 3 intensa e stilisticamente potentissima
- Scontro tra Yuji e Yuta tra i momenti migliori dell’intero progetto
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Contro
- Struttura frammentata, più simile a un’anteprima che a un film
- Scontro tra Sukuna e Mahoraga ridotto e poco valorizzato
- Scarso impatto emotivo e totale inaccessibilità per i non fan
Il Verdetto di SpazioGames
Jujutsu Kaisen: Esecuzione è, prima di tutto, una dichiarazione d’intenti. Non tanto sul futuro narrativo di Jujutsu Kaisen, quanto sul modo in cui MAPPA sembra voler gestire il proprio franchise di punta: comprimere, accelerare, trasformare l’anime in un evento cinematografico continuo, anche quando la forma-film fatica a reggere il peso di ciò che viene raccontato. Il risultato è un’opera che vive di contrasti evidenti, affascinante sul piano visivo ma irrisolta su quello strutturale ed emotivo, e che lascia addosso la sensazione di aver assistito più a un’anteprima estesa che a un vero film.
Jujutsu Kaisen: Esecuzione si colloca, infatti, in una zona ibrida e scomoda: riprende alcuni momenti chiave della seconda stagione, in particolare l’epilogo dell’Incidente di Shibuya, e li usa come trampolino per introdurre i primi due episodi della terza stagione, dedicati all’arco dell’Esecuzione di Itadori (stagione in arrivo su Crunchyroll settimanalmente a partire dall'8 gennaio). Sulla carta, l’idea è chiara: mostrare le conseguenze immediate del disastro di Shibuya, il peso insostenibile che grava su Yuji e il modo in cui il mondo della jujutsu reagisce alla sua esistenza, fino a spingerlo a diventare ufficialmente un condannato a morte. Sullo schermo, però, questo percorso risulta frammentato, frettoloso, spesso più interessato a stupire che a sedimentare.
Intenso, ma (troppo) rapido
La prima parte del film scorre via come un montaggio adrenalinico di combattimenti e momenti iconici, quasi una supercut pensata per riattivare la memoria dei fan. Ed è proprio qui che emerge uno dei limiti più evidenti di Esecuzione: la scelta di ridurre drasticamente uno degli scontri più discussi e attesi dell’intera serie, quello tra Sukuna e Mahoraga. Dopo le polemiche legate alla messa in onda originale e i successivi miglioramenti apportati con l’edizione Blu-ray, il passaggio alla pellicola cinematografica sembrava l’occasione perfetta per una versione definitiva, rifinita, espansa. Invece, lo scontro viene confinato a una singola sequenza, quasi identica a quella già vista, senza aggiunte significative e senza quel respiro epico che il grande schermo avrebbe potuto garantire. Una scelta che pesa, soprattutto perché priva il film di uno dei suoi potenziali picchi spettacolari.
Questa compressione narrativa ha un effetto diretto anche sull’impatto emotivo. Il dolore di Yuji, il senso di colpa per le vite spezzate da Sukuna, la devastazione di Shibuya sono tutti elementi presenti, ma mai davvero approfonditi. Il film li sfiora, li evoca, li usa come carburante per passare rapidamente alla scena successiva. È una sofferenza costante, quasi martellante, ma paradossalmente poco incisiva, perché non lascia allo spettatore il tempo di fermarsi, di elaborare, di sentire davvero il peso di ciò che sta accadendo.
Come promette la terza stagione?
Quando Esecuzione abbandona la modalità “recap” e si trasforma apertamente in anteprima della terza stagione, il film cambia passo. Ed è qui che MAPPA mostra senza esitazioni il proprio talento; i due episodi dedicati all’arco dell’Esecuzione di Itadori sono visivamente straordinari: ogni inquadratura è curata, ogni movimento di macchina è fluido, ogni combattimento è carico di tensione e potenza. L’atmosfera è cupa, opprimente, coerente con lo stato d’animo di Yuji, che vaga in ambienti distrutti come un relitto umano, incapace di perdonarsi.
L’ingresso in scena di Yuta Okkotsu, già protagonista di Jujutsu Kaisen 0, è uno dei momenti più forti dell’intero film. Il suo modo di muoversi, freddo e implacabile, trasforma la caccia a Yuji in qualcosa di quasi horror. Lo scontro tra i due è sbilanciato, doloroso da guardare, e funziona proprio perché mostra quanto Yuji, nonostante la sua crescita, sia ancora impotente di fronte a forze più grandi di lui. È uno scontro che esalta chi parteggia per Yuta e ferisce chi continua a tifare per Yuji, ed è probabilmente il segmento che più giustifica l’esistenza stessa di Esecuzione.
Eppure, anche qui, emerge il limite strutturale del progetto. Questo non è davvero un film, ma una soglia. Introduce il Gioco di Sterminio con spiegazioni dense, rapide, spesso sovraccariche, e si ferma proprio quando le premesse iniziano a diventare interessanti. La sensazione è quella di essere stati accompagnati fino alla porta di qualcosa di enorme, senza però poter entrare; un’esperienza che per i fan più affezionati può funzionare come carburante per l’hype, ma che rischia di risultare sterile per chi sperava in un racconto compiuto.ù
Tecnicamente incredibile
Dal punto di vista tecnico, c’è poco da contestare. Animazioni, regia, montaggio e sound design sono di livello altissimo. Jujutsu Kaisen resta uno degli anime visivamente più riconoscibili e aggressivi del panorama contemporaneo, e Esecuzione ne è l’ennesima dimostrazione. Il problema è che la forma prende costantemente il sopravvento sulla sostanza: la violenza è continua, i combattimenti si susseguono senza tregua, ma alla lunga l’effetto diventa quasi anestetizzante, soprattutto quando manca una struttura narrativa capace di dare senso a tutto questo movimento.
Jujutsu Kaisen: Esecuzione è, in definitiva, un film pensato per i fan, e non fa nulla per nasconderlo. Non accoglie i nuovi spettatori, non li guida, non li aiuta a orientarsi in un mondo già complesso di suo. A differenza di altri esempi recenti, come Demon Slayer o Chainsaw Man, qui non c’è un arco narrativo autosufficiente, ma un collage che vive di rimandi continui alla serie TV. È un esperimento che mette in luce tanto i punti di forza quanto le fragilità dell’opera originale, e che lascia l’amaro in bocca proprio perché avrebbe potuto essere molto di più.
Resta un grande spettacolo visivo, a tratti esaltante, ma anche un’occasione mancata. Un film che promette moltissimo e mantiene solo in parte, e che alla fine sembra dirci una cosa molto chiara: il vero appuntamento è la terza stagione. Tutto il resto, per quanto affascinante, è solo attesa.