Attenzione: seguono spoiler integrali sul finale della prima stagione di Lanterns e sulle storie a fumetti citate.
Nel finale di Lanterns, il nuovo giuramento è scritto su misura per chi lo pronuncia. John Stewart ha l’anello, una Terra da proteggere e ha finalmente deciso che cosa farne. Eppure, per chi legge questi fumetti da anni, davanti a quella scena può affacciarsi una domanda poco generosa: quanto durerà prima che torni Hal Jordan?
Lo capiamo. Hal ha già attraversato il lutto, la morte e una resurrezione diventata un pezzo fondamentale della mitologia di Lanterna Verde. Proprio per questo, secondo noi, la serie deve lasciare a John Stewart abbastanza spazio da farci desiderare la sua prossima avventura senza aspettare continuamente quella del predecessore. Un anello passato di mano convince fino a un certo punto: poi servono storie che appartengano a chi lo indossa.
- Kyle Rayner ebbe il tempo di diventare la nostra Lanterna
- Hal è tornato anche dopo aver salvato il Sole
- John aveva già smesso di essere una riserva
- Il lutto convince se John può andare avanti
Kyle Rayner ebbe il tempo di diventare la nostra Lanterna
Il sospetto di un ritorno viene da lontano. In Emerald Twilight, nel 1994, Hal crolla dopo la distruzione di Coast City. Tenta di ricreare ciò che ha perduto attraverso l’anello, si scontra con i Guardiani e finisce per devastare il Corpo delle Lanterne Verdi, diventando Parallax. Chi lo seguiva si ritrovò davanti a un eroe trasformato nel responsabile del disastro che il suo successore avrebbe dovuto affrontare.
La DC consegnò l’ultimo anello a un ragazzo che fino a quel momento faceva l’artista. Si chiamava Kyle Rayner, e aveva pochissima preparazione per un incarico del genere. L’idea era semplice e rischiosa: ricominciare attraverso qualcuno che dovesse imparare il mestiere insieme al lettore, dopo aver fatto saltare quasi tutto ciò che quel lettore conosceva.
Kyle ebbe circa un decennio per costruirsi una vita da protagonista prima che Hal tornasse stabilmente nel ruolo di Lanterna Verde. Entrò nella Justice League, sviluppò legami propri e usò l’anello con l’immaginazione di un disegnatore. Kyle combatteva con costrutti che portavano il segno del suo mestiere: nelle sue mani quel potere aveva un carattere diverso.
Questo è ciò che ci interessa di quegli anni. Il ritorno del vecchio titolare arrivò quando il nuovo aveva già conquistato lettori che volevano continuare a seguirlo. Kyle sopravvisse alla restaurazione proprio perché, nel frattempo, era diventato qualcuno. Ridurre quella stagione a una sala d’attesa per Hal significa dimenticare quanto fossero vive le avventure del suo successore.
Per John non chiediamo un calendario identico: una serie televisiva ha tempi diversi da una pubblicazione mensile. Ci aspettiamo però la stessa fiducia. Lasciargli una missione, consentirgli di sbagliare, costruire rapporti che vadano oltre il lutto. Se ogni problema rimanda a ciò che avrebbe fatto Hal, John continua a sostenere un esame davanti a un insegnante assente.
Hal è tornato anche dopo aver salvato il Sole
C’è poi un dettaglio che la memoria tende a schiacciare: Hal non muore in Emerald Twilight. La sua morte arriva successivamente, con il sacrificio di The Final Night, quando salva la Terra dalla minaccia del Sun-Eater. In seguito diventa l’ospite dello Spettro. Prima della resurrezione vera e propria, quindi, i fumetti gli avevano già trovato un’altra forma di esistenza.
Con Green Lantern: Rebirth, iniziato nel 2004, torna anche l’eroe con l’anello. Geoff Johns rilegge la sua caduta attraverso Parallax, rivelato come un’entità cosmica della paura che lo aveva posseduto. È una scelta creativa enorme: permette di recuperare Hal e cambia il modo in cui leggiamo le colpe accumulate durante la sua trasformazione.
Chi ama quel ritorno ha buone ragioni. Ha restituito al personaggio avventure memorabili e ha allargato un mondo che poteva accogliere diverse Lanterne umane. Anche Kyle partecipa alla lotta decisiva: il nuovo arrivato conserva un posto nella storia mentre il veterano torna al centro. Per uno spettatore di oggi, però, conoscere questa vicenda significa sapere che gli autori possono riaprire persino una conclusione molto solenne.
Da qui a considerare la resurrezione già scritta in televisione ce ne passa. La serie prende personaggi e idee dai fumetti, scegliendo come usarli. La presenza di Sinestro e dell’energia gialla rende comprensibile l’associazione con Parallax, soprattutto a chi ricorda Rebirth. Ma un richiamo riconoscibile lascia agli autori molte strade aperte: attribuirgli subito un ritorno di Hal significa completare da soli una storia che sullo schermo ha appena preso un’altra direzione.
E questa direzione merita di essere seguita. John sceglie di risparmiare Noah e accetta la propria paura mentre assume il ruolo di protettore della Terra. Sono decisioni sulle quali si può discutere, anche duramente. Gli danno però una responsabilità personale: d’ora in avanti dovrà convivere con le conseguenze di ciò che ha scelto, senza poterle scaricare sul maestro.
John aveva già smesso di essere una riserva
Attenzione, però, a sovrapporre John a Kyle. Nei fumetti John comincia come sostituto, chiamato quando Hal è indisponibile, e diventa poi una Lanterna a pieno titolo. La loro relazione attraversa amicizia, conflitti e periodi di servizio condiviso. John ha una storia autonoma molto precedente alla caduta di Hal, oltre all’esperienza e all’autorità per guidare il Corpo.
Trattarlo come il ragazzo scelto all’ultimo momento per riempire un vuoto gli farebbe un torto. Lanterns costruisce la propria versione del suo ingresso nel mestiere, ma dispone di un personaggio che ha già dimostrato di reggere racconti importanti. L’anello ereditato non esaurisce ciò che può diventare, e ci piacerebbe che la serie si fidasse sempre di più di questa possibilità.
La prova più vicina a chi guarda la televisione è Justice League, poi proseguita con Justice League Unlimited. In quelle serie animate John era la Lanterna Verde della squadra. Aveva amori, responsabilità e conflitti che occupavano interi episodi; il rapporto con Hawkgirl gli dava una vita emotiva che nessun elenco di poteri avrebbe potuto sostituire.
Per chi è cresciuto con quelle puntate, riconoscere John sotto la luce verde è normalissimo. Gli autori lo mettevano accanto a Superman e Batman e gli affidavano qualcosa da fare. Funzionava. Il nuovo DCU può ottenere lo stesso risultato lasciando che il John interpretato da Aaron Pierre costruisca rapporti altrettanto suoi, invece di richiamare Hal ogni volta che vuole commuoverci.
Il lutto convince se John può andare avanti
Gli autori sembrano consapevoli del problema. Damon Lindelof ha spiegato che volevano evitare una finta morte, perché la crescita emotiva dei personaggi doveva sembrare guadagnata. È una dichiarazione che ci fa prendere sul serio il congedo da Hal. La stagione disponibile su HBO Max chiede allo spettatore di accettare una perdita insieme a John.
Capire questa intenzione non obbliga ad apprezzare ogni scelta. Nelle discussioni dei fan su Reddit c’è chi sperava in una resurrezione e chi considera amaro o poco rispettoso il destino del personaggio. Altri aspettano soprattutto di vedere John finalmente in azione nel prossimo film. Sono reazioni comprensibili: quando il veterano ha il volto di Kyle Chandler, salutarlo costa qualcosa anche a chi accoglie volentieri il successore.
La risposta più convincente a quella delusione deve arrivare dalle nuove avventure. Il passaggio di testimone del finale porta John verso Man of Tomorrow, dove Pierre tornerà nel ruolo. Ci aspettiamo che abbia scelte proprie anche accanto a Superman, e che il film ci faccia capire come lavora questa Lanterna quando il mistero del maestro è ormai risolto.
Hal può restare nei ricordi, nei racconti del Corpo, nelle abitudini che John scoprirà di aver imparato da lui. È il modo in cui una persona continua a contare dopo che l’abbiamo persa. Noi vogliamo vedere John alzare l’anello davanti a un problema nuovo e decidere come affrontarlo. Abbiamo avuto tempo per affezionarci al maestro. Adesso lasciateci conoscere l’uomo che ha scelto di raccoglierne l’eredità.