Il COMICON Napoli 2026 è frenetico ma siamo riusciti comunque a ritagliarci un momento di assoluto tranquillità per chiacchierare con Yudori. L'autrice coreana ha infatti presentato in anteprima alla kermesse partenopea la sua nuova opera intitolata Figli dell'Impero edita da J-POP Manga.
Yudori ha una capacità straordinaria di raccontare "l'attrito": tra classi sociali, tra generi e tra culture. In questa intervista esclusiva, abbiamo approfondito il suo processo creativo, l'evoluzione del suo stile unico e la sfida costante di essere un'artista indipendente in un mercato globale. Dalla costruzione di personaggi femminili complessi e "imperfetti" alla sua visione del fumetto come strumento di liberazione, ecco cosa ci ha svelato una delle voci più audaci e sofisticate della scena contemporanea.
Corea, 1929. Nell'allora capitale Gyeongseong, mentre l'Occidente diffonde piano piano la sua cultura "moderna", il Giappone fa valere la legge del colonizzatore. Arisa Jo, figlia di un ricco mercante, e Jun Seomoon, giovane erede di una nobiltà caduta in rovina, incarnano due anime contrapposte nei violenti conflitti interiori che infiammano il Paese. Grazie a due giovani protagonisti molto diversi nella Corea degli anni Trenta, Yudori (La Scelta di Pandora, La Conquista del Cielo) conferma il suo talento autoriale e l'incredibile ricchezza della sua immaginazione.
Domenico Bottalico
Figli dell’Impero è ambientato nel 1929, un anno di enormi trasformazioni sotto l’occupazione giapponese. Cosa ti ha affascinato di questo specifico momento, spesso definito come l'era del "Gyeongseong Modernismo"?
Yudori
È un periodo che studiamo molto a scuola in Corea, perché è una storia recente e drammatica. A scuola però ci si concentra molto sulle guerre, sui massacri e sugli eventi politici. All'università ho iniziato a leggere libri di autrici di quell'epoca e ho scoperto il significato del femminismo in Corea in quegli anni. C'erano giornaliste, poetesse e scrittrici molto attive. Mi sono interessata a rappresentare quell'epoca da un punto di vista differente, concentrandomi sulla cultura vibrante e sugli intellettuali, piuttosto che solo sui conflitti politici.
Domenico Bottalico
Jun e Arisa sembrano l'uno l'opposto dell'altro: un nobile decaduto e una parvenue moderna. In che modo il loro legame funge da metafora per l'identità coreana di quel periodo?
Yudori
Mi sono concentrata molto sul modo in cui Jun vede e descrive Arisa nel libro. Anche se la storia è focalizzata sulla vita di Arisa, il narratore è Jun. Negli anni '20 e '30 l'idea della "Donna Nuova" era scioccante per molti intellettuali uomini, che scrivevano di loro in modo ossessivo, spesso con odio, descrivendole come materialiste o arroganti perché istruite. Nel libro mostro questo atteggiamento misogino di Jun, ma cerco di farlo con una sorta di empatia, spiegando che deriva dal suo dolore personale e non dalla realtà di chi è Arisa.
Domenico Bottalico
Arisa guarda ai costumi europei. Per una donna coreana del 1929, l'Occidente era una via di fuga dalle restrizioni sociali o una ricerca di libertà individuale?
Yudori
Penso di sì, e accade ancora oggi in Corea. Esiste un termine attuale, Tal-Joseon, che significa letteralmente "fuga dalla Corea". Molte donne coreane si sentono frustrate dalla società attuale e fantasticano sul fatto che vivere in Occidente offra più libertà. Anche se la situazione in Europa varia da paese a paese, l'Occidente rimane nell'immaginario come un luogo di maggiore emancipazione.
Domenico Bottalico
Il titolo Figli dell’Impero evoca un senso di appartenenza forzata. Chi sono, secondo te, i veri "figli" di quell'epoca?
Yudori
Penso di esserlo io, e che lo siano tutti i coreani. La storia di quel periodo ci viene somministrata con forza, creando un misto di orgoglio e trauma nazionale. Anche se oggi la Corea sembra "luccicante" all'esterno, i coreani vivono sotto una pressione enorme per apparire perfetti, sposarsi entro una certa età, frequentare le università giuste. Credo che molto di questo derivi dall'esperienza del colonialismo, dal senso di inferiorità che ci è stato imposto e dal bisogno costante di dimostrare il nostro valore.
Domenico Bottalico
In La Scelta di Pandora hai esplorato l'era vittoriana, qui la Corea coloniale. Cosa ti spinge a tornare sempre sul tema dei personaggi che lottano contro strutture sociali soffocanti?
Yudori
Forse perché sono stata una bambina ribelle, ma anche perché sono nello spettro autistico e ho l'ADHD. In Corea non mi sono mai sentita integrata. Ricordo che a scuola, durante una gara di corsa, io camminavo perché non ne vedevo il senso. Venivo sgridata perché non capivo le norme sociali. Per me camminare era normale, così come per Pandora o Arisa è normale ribellarsi a trattamenti ingiusti. Ognuno ha la propria definizione di normalità e, se questa si scontra con la società, si dovrebbe essere liberi di esprimerla.
Domenico Bottalico
In La Conquista del Cielo i confini tra ambizione e dovere sono sfumati. Come hai lavorato sulla bussola morale di Jun e Arisa in un contesto di occupazione?
Yudori
Penso ci sia spesso una differenza tra la prospettiva maschile e quella femminile. Jun, come uomo, sente di dover essere un cittadino di serie A nel proprio paese, e il colonialismo gli nega questo ruolo. La sua rabbia si trasforma spesso in un discorso sull'etica e sulla morale, ma è influenzata dal suo senso di perdita di status.
Domenico Bottalico
In entrambe le opere, il passato familiare pesa sul presente. Quanto è importante il concetto di "eredità" (di sangue o prestigio) nel determinare il destino dei tuoi personaggi?
Yudori
È fondamentale per costruire il personaggio. Jun ha questo peso sulle spalle perché appartiene a una nobiltà decaduta. Il background familiare determina le pressioni a cui i personaggi sono sottoposti e le loro scelte future.
Domenico Bottalico
Il tuo stile è celebre per l'eleganza. In Figli dell’Impero, come hai usato l'abbigliamento per sottolineare il contrasto tra il mondo "antiquato" di Jun e quello "avanguardista" di Arisa? C'è un accessorio o un abito specifico che rivela un lato nascosto della loro personalità?
Yudori
Ho usato i costumi per marcare i due mondi, ma molti dettagli specifici (come un particolare accessorio coreano indossato da Arisa) compaiono nel secondo volume, quindi preferisco non parlarne troppo per non creare confusione.
Domenico Bottalico
Rispetto a Pandora, il tuo stile è diventato più cinematografico. Come senti che la tua mano sia cambiata per adattarsi alle atmosfere della Corea degli anni '20?
Yudori
Ho fatto molta pratica, guardando film americani in bianco e nero degli anni '20 e '30, cartoline e articoli di giornale dell'epoca in Corea. Ogni epoca ha un'estetica diversa, perfino i canoni di bellezza cambiano. Negli anni '20 in Corea era popolare un viso più tondo, mentre oggi si cerca la "linea a V" e un corpo molto magro. Ho dovuto allenare la mano a questi canoni estetici del passato per rendere l'atmosfera autentica.
Domenico Bottalico
Cosa speri che il lettore italiano del 2026 riesca a ritrovare di sé stesso tra le pagine di questa storia coreana del 1929?
Yudori
Cerco di non avere un'agenda precisa, perché una volta pubblicato, il libro non è più sotto il mio controllo. Però, viviamo in tempi molto polarizzati e pieni di odio. Spero che i lettori riescano a vedere i diversi punti di vista. Anche se non concordo con personaggi come Jun, cerco di descriverli con amore e comprensione, spiegando i loro traumi passati. Spero che i lettori possano trarre un messaggio di empatia verso la complessità umana.