Se c’è un autore capace di flettere i muscoli e restare sospeso nel vuoto - tra il genio assoluto e l'assurdo quotidiano -quello è senz'altro Leo Ortolani. Incontrare l’uomo che ha dato i natali a Rat-Man, il supereroe più maldestro e umanamente fallimentare della storia del fumetto, non è mai un’intervista banale: è un viaggio attraverso decenni di cultura pop, risate amare e una precisione chirurgica nel mettere a nudo le nostre debolezze.
Quest'anno, il palcoscenico è quello vibrante del COMICON Napoli 2026, dove Ortolani veste i panni (decisamente prestigiosi) di Magister. Non si tratta solo di un riconoscimento alla carriera, ma della celebrazione di un architetto della narrazione che ha saputo evolversi costantemente. Dalle parodie cinematografiche che hanno ridefinito il genere, alle incursioni scientifiche in collaborazione con l’ESA, fino alle riflessioni più intime e surreali degli ultimi lavori, Leo ha dimostrato che si può ridere di tutto, a patto di farlo con un’intelligenza finissima.
Essere Magister a Napoli significa coordinare una visione, lasciare un’impronta su uno dei festival più importanti d'Europa e, inevitabilmente, confrontarsi con l'energia straripante di un pubblico che lo ama in modo viscerale. In questa chiacchierata, abbiamo cercato di andare oltre la maschera (quella con le orecchie da topo, s'intende), per esplorare cosa significhi oggi fare fumetto in un mondo che sembra essere diventato la parodia di se stesso.
Domenico Bottalico
Giovedì, serata tranquilla. Ti squilla il telefono: ti chiedono di fare il Magister di Comicon. E adesso? Sei andato a cercare una guida su YouTube? Hai chiesto all'intelligenza artificiale come si fa il Magister?
Leo Ortolani
Un video tutorial su come fare il Magister, sì! No, non lo so... lo si scopre in questi giorni. Non è che debba fare chissà quali cerimonie di consacrazione. Esiste un mondo, tu in questo mondo hai fatto delle cose belle o brutte, e a un certo punto decidono: "Dai, quest'anno guardiamo a quello che hai fatto tu". Chiedono una mostra sul lavoro fatto in questi anni. È una responsabilità, ma siccome so di aver fatto cose di cui non mi pento, sono tranquillo.
Domenico Bottalico
C’è qualcosa che hai voluto evidenziare in questo processo, in questo momento in cui il fumetto attraversa un periodo di trasformazione, sia dal punto di vista della fruizione che di chi lo fa?
Leo Ortolani
Io credo che la trasformazione sia la scintilla che muove la storia e il fumetto. Se non trasformi niente, rimani fermo. Nonostante io faccia fumetti da vent'anni, ho sempre detto che non voglio fare una serie che vada avanti all'infinito, perché non sarei io. Sono più per le serie che si concludono, come i manga. Anche all'interno di questi vent'anni ogni tanto mi prendo delle pause e faccio storie che non c’entrano assolutamente nulla, solo perché volevo provare nuove strade e nuovi modi di raccontare. Spero che questo venga lanciato come segnale a chi fa fumetti: abbiate questa scintilla, cambiate! Se vi fermate su qualcosa, può darsi che poi quella cosa si chiuda e restiate a piedi, come sta succedendo in alcuni settori. Avere a disposizione diversi ambienti in cui passare — dal fumetto alla televisione, al cinema, ai videogiochi — ed essere fluidi è un bene. Io ho cercato di farlo trattando argomenti diversissimi: dalla stazione spaziale ai dinosauri, al Covid... dove potevo spostarmi con gioia, l'ho fatto.
Domenico Bottalico
COMICON ti dedica una mostra organizzata come una "spedizione geologica". Andando a ritroso tra le tavole, hai trovato uno "zircone" o un diamante che ti ha sorpreso?
Leo Ortolani
Mi sono reso conto che ci sono cose che sono ritornate nel corso degli anni. Se negli anni '80 pensavo che avrei fatto solo fumetti fantasy, poi mi sono ritrovato negli anni 2000 a fare Rat-Man e a tornare al fantasy con la Saga di Rat-Man. Molti temi che avevo da ragazzino me li sono ritrovati poi da adulto, quasi inconsciamente.
Domenico Bottalico
Com’è cambiato il tuo modo di far ridere rispetto agli esordi?
Leo Ortolani
Ovviamente si cresce e si matura un senso dell'umorismo diverso. All'inizio era tutto "cacca-pipì-ah-ah". Adesso, come si vede anche nella mostra, c'è un livello di maturità maggiore. Magari mentre fai una battuta, ci metti dentro anche un seme di ragionamento. Se fai battute che sembrano sessiste o patriarcali, ma le fai dire a uno sciocco, inizi a collegare i pezzi e a capire qual è la mia vera idea su quell'argomento. Sono cose che si fanno quasi istintivamente quando l'autore matura.
Domenico Bottalico
Come vedi il futuro del fumetto umoristico? Tu sei un po' un faro per gli autori che pubblicano per un target più giovane...
Leo Ortolani
La narrazione umoristica è difficilissima. Mi sembra che, al di là di alcuni racconti brevi di autori bravissimi come Daw, ci sia più spesso la "striscia" umoristica, tornata con Sio o Pera Toons. Affrontare invece una storia a livello umoristico, a parte appunto alcuni racconti di Daw o di Giacomo Bevilacqua (che è bravissimo, ma i suoi romanzi non sono prettamente umoristici), è una sfida complessa. Magari scoprirò qualcuno e resterò folgorato, come è successo con Giulia Monti, la mangaka bravissima di cui ho "sponsorizzato" una mostra che voglio assolutamente vedere.
Domenico Bottalico
Parliamo della Leo Ortolani Collection. Sei protagonista di una collana tutta tua. Come sono stati scelti i titoli?
Leo Ortolani
È stata varata proprio per i lettori che non mi conoscono, ristampando volumi che stanno sparendo dal magazzino. Si parla delle opere più importanti, come C'era una volta, che raccoglie storie in cui mi divertivo a raccontare me stesso come fumettista e cosa succede quando chiudi una serie di vent'anni. È un divertente excursus su questa avventura fatta con Rat-Man. Poi, ovviamente, continuerò a fare altre cose.