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Pro
- una lettura che intercetta perfettamente "le crisi" del mondo moderno ma con una inedita prospettiva dal basso
- sceneggiatura, disegno e colore sono strutturalmente coesi in maniera eccezionale spingendo il medium al limite
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Contro
- il formato antologico e le tematiche trattate potrebbero alienare i lettori meno esperti
- un'insistenza sistematica su tonalità espressive nichiliste e depressive potrebbero risultare parzialmente saturanti sulla lunga distanza
Il Verdetto di Cultura POP
Forte del successo di critica e pubblico di Absolute Martian Manhuter e Ultimates, Panini Comics porta in Italia Assorted Crisis Events ovvero l'antologia sci-fi firmata da Deniz Camp e dal disegnatore Eric Zawadzki - con colori di Jordie Bellaire e lettering originale di Hassan Otsmane-Elhaou. Distanziandosi dal topos delle crisi di stampo supereroistico, il team creativo realizza un sofisticato esperimento di decostruzione formale applicato alla narrativa a fumetti di genere. La frattura temporale non è soltanto un mero espediente diegetico ma diventa un vero e proprio dispositivo strutturale, traducendo cioè il collasso fisico del tempo in un'anatomia della paralisi esistenziale postmoderna.
Di cosa parla Assorted Crisis Events
In Assorted Crisis Events, il tempo si è rotto: epoche storiche, linee temporali alternative e paradossi quantistici collidono caoticamente nel medesimo spazio geopolitico. È Ashley ad introdurci in questo scenario vagando in una metropoli surreale in cui anomalie temporali si accavvallano al set di improbabili cinecomics. La ragazza è alla ricerca di qualcuno che le ripari un vecchio orologio, unico ricordo dei genitori morti o forse dispersi in una di queste anomalie temporali. Ashley è alla fine lei stessa vittima di un'anomalia quando presentandosi a lavoro, risulta che lì non ha mai lavorato.
Il secondo capitolo segue Jesús, un immigrato di prima generazione che lavora in un mattatoio. Lo stress causato dal lavoro logorante e dell'arrembante propaganda aziendalista gli fanno rivivere il trauma dell'arrivo negli Stati Uniti da clandestino finché proprio la fabbrica non viene invasa da predatori ben più incontrollabili dei suoi capi.
A metà volume si gioca con il classico topos delle terre parallele. Quando Tierrah-Due viene distrutta da un incendio cosmico, gli abitanti della piccola cittadina di Tierrah evacuano nell'universo parallelo di Tierrah-Uno. Inizialmente accolti, i rifugiati diventano presto bersaglio di intolleranza. Le persone arrivano così a discriminare e disumanizzare i loro stessi identici doppelgänger dimensionali pur di non condividere le risorse.
Nel quarto capitolo vediamo Mikey svegliarsi bambino e alzarsi dal letto già adulto. Tutta la sua esistenza - matrimonio, figli, vizi, lavoro e vecchiaia - scorre a una velocità incontrollabile. È vittima di una anomalia temporale devastante: salta nel tempo "perdendo" letteralmente anni della sua vita.
Il quinto e ultimo capitolo ha invece per protagonista la teenager Anna che è intrappolata in un loop temporale che le fa rivivere all'infinito lo stesso, violentissimo minuto della sua infanzia in cui i genitori litigarono. Ma cosa accade davvero nella sua mente in quei sessanta fatidici secondi? La ricerca di una risposta porta Anna ad una decisione drammatica nel tentativo di rompere il loop e vivere una vita serena.
Assorted Crisis Events: il mondo fuori dalla finestra fa tremendamente paura
Avventurarsi nella lettura di Assorted Crisis Events destabilizza sin dalle primissime pagine. Se è pur vero che la premessa è che "il tempo si è rotto", la progressione narrativa rifiuta deliberatamente l'epica d'azione su vasta scala, prediligendo una focalizzazione interna su micro-storie drammaticamente ordinarie. Una prospettiva dal basso che rilegge drammaticamente l'assunto di raccontare il "mondo fuori dalla finestra" - concetto classico della Marvel di Stan Lee - mettendolo in prospettiva rispetto ai nuovi orrori della contemporaneità.
Dal trauma di una donna che tenta di preservare la memoria genitoriale tramite un orologio rotto mentre la realtà si sfalda, all'alienazione di un operaio di un mattatoio che sperimenta una lacerazione storica primordiale si passa alla parabola di un uomo colpito da una repentina senescenza biologica accelerata nell'arco e allo scontro di "civilità" fra universi paralleli fino al trauma rappresentato da un loop temporale da cui è impossibile sfuggire. L'unico elemento unificatore extradiegetico è la ricorrenza iconografica e trans-temporale di un enigmatico vagabondo dotato di jetpack.
Mappando la quotidianità di soggetti comuni alienati dall'anomalia, Deniz Camp compie un vero e proprio studio di sociologia d'urgenza. La spersonalizzazione dell'individuo di fronte ad aspettative sociali sempre più alte e pressanti, la potente e cruda condanna delle politiche migratorie e la permanente medicalizzazione di generazioni incapaci di rimanere presenti a sé stessi sono solo alcuni degli aspetti metatestuali più lapalissiani.
Ogni storia è un episodio a sé stante, racchiuso in due dozzine di pagine o poco più, dal plot apparentemente lineare grazie al quale Camp può configurare la dislocazione spazio-temporale, tipica dei comics supereroistici, come "metafora" cangiante del trauma psicologico e dell'alienazione tardo-capitalista.
La sceneggiatura fa ampio uso di strutture parallele e risonanze semiotiche; i dialoghi procedono per accumulazione e contrappunti, risolvendosi spesso in cortocircuiti linguistici ed enunciati speculari tra i personaggi. L'isotopia tematica centrale è l'immobilità dell'azione: il collasso del tempo macroscopico specchia l'incapacità dei protagonisti di elaborare il lutto, l'invecchiamento o la precarietà sociale.
La fantascienza speculativa si transmuta così in una lucida fenomenologia della depressione e della stasi generazionale, dove la scomposizione cronologica riflette la frammentazione dell'identità.
Assorted Crisis Events: graficamente è una sfida formale
In Assorted Crisis Events, il medium fumetto è spinto al limite formale da Eric Zawadzki. Di fronte ad una umanità disorientata e frammentata, il lettore non può essere passivo e deve "ricomporre" la narrazione esattamente come è costretto a fare venendo bombardati da (fake) news, messaggi commerciali e motivazionali.
È il comparto visivo guidato proprio da Zawadzki e magnificamente coadiuvato dalla colorista Jordie Bellarie a costituire il vero motore semiotico dell'opera. Non tanto lo stile, plastico ma non eccessivamente realistico composto da linee morbide e sempre espressive, quanto il rigetto della composizione classica della tavola a favore di un impianto iper-strutturato, caratterizzato da layout speculari (le pagine di sinistra e di destra dialogano secondo perfette simmetrie grafiche come nel terzo capitolo), retorici se non addirittura produttivi cioè dettando il racconto stesso (vedasi l'ultimo capitolo).
Sfruttando la bidimensionalità della pagina come dispositivo cronologico, questa configurazione impone una lettura sincretica, forzando l'occhio a percepire la simultaneità spaziale anziché la successione cronologica. Lo spazio intericonico (quello bianco fra le vignette) cessa di essere un intervallo neutro per diventare una cesura temporale tangibile. Il cromatismo di Jordie Bellaire adotta una palette antinaturalistica e simbolica, sfruttando blocchi di colore saturo e contrasti stridenti per enfatizzare la dissociazione emotiva dei soggetti.