«Un gioco semplice non è automaticamente banale». È forse questa una delle frasi con cui Giordana Moroni, presidente della giuria del Gioco dell’Anno, sintetizza meglio la filosofia che anima uno dei riconoscimenti più importanti del panorama ludico italiano. Perché dietro quella piccola coccarda che ogni anno finisce sulla scatola di un gioco c’è molto più di una semplice votazione: ci sono decine di titoli da analizzare, regolamenti da studiare, partite ripetute con gruppi differenti e un lungo percorso di confronto che accompagna la giuria per diversi mesi.
Il Gioco dell’Anno nasce nella sua forma attuale nel 2013, raccogliendo idealmente due importanti eredità della storia ludica italiana: quella dello storico marchio Gioco dell’Anno degli anni Novanta e quella del Best of Show di Lucca Games, riconoscimento nato nel 1993, inizialmente assegnato dal pubblico e diventato negli anni uno dei premi di riferimento del settore fino alla sua ultima edizione del 2012. Dal 2013 Lucca Comics & Games ha quindi riunito questa tradizione in due riconoscimenti distinti, il Gioco dell’Anno e il Gioco di Ruolo dell’Anno.
L’obiettivo del Gioco dell’Anno non è però semplicemente individuare il titolo più complesso, innovativo o destinato ai giocatori esperti. Il premio vuole promuovere e valorizzare il gioco da tavolo in Italia, cercando prodotti capaci di essere appassionanti e accessibili anche a giocatori occasionali, famiglie e persone che normalmente non frequentano questo hobby. Una vocazione divulgativa che considera il gioco anche come strumento culturale e sociale e che inevitabilmente influenza il lavoro della giuria.
L’edizione 2026 rende bene l’idea della mole di lavoro necessaria. Sono stati infatti 50 i giochi ammessi alla competizione, affidati alla valutazione di una commissione composta da Giordana Moroni, presidente, Luca Francescangeli, vicepresidente, Alessio Lana, Riccardo Lichene, Paola Mogliotti, Andrea Curiat e Roberto Vicario. Da questa prima enorme selezione sono emersi i cinque finalisti: Art Society, Bomb Busters, Echoes of Time, Rebirth e Thunder Road: Vendetta, che si contenderanno il riconoscimento durante Lucca Comics & Games 2026.
A guidare questo processo c’è appunto Giordana Moroni, classe 1990, giornalista pubblicista e professionista della comunicazione videoludica. Dal 2013 è uno dei volti di Multiplayer.it con la rubrica video N.E.R.d.D: Non È Roba da Donne e dal 2017 si occupa per la testata anche di giochi da tavolo. La sua esperienza nel settore ludico, tuttavia, viene da più lontano: ha contribuito alla nascita della comunità GiocaTorino, ha lavorato nell’organizzazione di eventi dedicati al gioco e ha fatto parte anche della giuria del precedente Best of Show. È entrata nella giuria del Gioco dell’Anno nel 2019, per poi assumerne la presidenza nel 2024.
Ma come si passa concretamente da 50 scatole a un solo vincitore? Quante volte viene davvero provato un gioco? Cosa succede quando un titolo funziona con quattro giocatori ma molto meno con due? Quanto pesa il giudizio di un neofita rispetto a quello di chi passa centinaia di ore ogni anno attorno a un tavolo? E, soprattutto, come si confrontano giochi profondamente diversi senza trasformare la valutazione in una semplice somma di numeri?
È proprio su questo terreno che abbiamo voluto portare la nostra intervista a Giordana Moroni, seguendo il lavoro della giuria dalla verifica iniziale dei titoli fino alla scelta dei finalisti e alla votazione decisiva. Un percorso nel quale autonomia individuale, confronto e molte partite convivono continuamente. E nel quale persino raggiungere la shortlist non significa aver concluso il lavoro: come ci racconta la stessa Moroni, una volta scelti i cinque finalisti «si riparte praticamente da zero», perché solo allora diventa possibile metterli realmente uno accanto all’altro e capire quale meriti di diventare il Gioco dell’Anno.
Questo permette di avere uno strumento di raccolta voti uniforme ma al contempo capace di sottolineare le diverse sensibilità della Giuria.
presidente quando le posizioni sembrano difficili da conciliare?