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A questo punto, vi fareste un torto a non giocare Oxenfree

Mentre i giochi che puntano sulla narrativa impazzano, Oxenfree proponeva soluzioni geniali già sei anni fa. E ora è perfino su Netflix.

Ci sono giochi che ti rimangono nel backlog senza un motivo preciso, solo perché non hai ancora trovato quel ritaglio di tempo o quello slancio emotivo per tuffartici. È curioso quando succede con giochi che sono perfettamente nelle tue corde. Nel mio caso, mi è successo con Oxenfree.

Uscito nel 2016, il titolo di Night School Studio aveva tutte le carte in regola per farmi innamorare: le lodi della recensione del critico Domenico Musicò sulle nostre pagine, un comparto narrativo studiato con intelligenza, una direzione artistica affascinante e un grande – enorme – peso sulle spalle di dialoghi costruiti con cognizione di causa.

Per qualche motivo, però, Oxenfree mi è rimasto comunque nel backlog fino a un paio di mesi fa, quando ho deciso di armarmi di coraggio e partire con i protagonisti alla volta di un’isola misteriosa.

E, lì, ho trovato l’ennesima conferma a un assunto di cui vi avevo già parlato in occasione di Unpacking: non devi necessariamente prendere qualcosa in prestito dal cinema, per creare un racconto efficace con un videogioco. A volte, basta solo gonfiare il petto con orgoglio per il fatto di esserlo – un videogioco.

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Non farò spoiler, in questa disamina, anche perché Oxenfree da oggi è incluso direttamente in Netflix, quindi ci sono ottime possibilità che ancora più persone che in passato vivano l’avventura offerta da questo gioco.

Lanciato già da tempo su PC e su tutte le console, oltre che su mobile, il gioco a partire da oggi è parte dell’abbonamento al noto servizio di streaming on demand: questo significa che potete giocarci sul vostro smartphone (o tablet) senza doverlo acquistare singolarmente. Una notizia che sembra parte di un flusso naturale, dopo l’acquisizione del team di sviluppo a opera di Netflix annunciata qualche tempo fa proprio dall’emittente.

Ho avuto l’opportunità di provare in anticipo Oxenfree in questa versione (originariamente lo giocai su Nintendo Switch, trovate su Amazon la console), ed è palese che il gioco si presti bene alla fruizione su mobile. Compatibile con il touchscreen, e non è una novità, vi permette di fare tap per far spostare la protagonista e di premere sui punti di interesse evidenziati per interagirvi.

Per selezionare le opzioni di dialogo, in questo caso, basta toccarle, mentre la radio protagonista a suo modo del gioco si gestisce – forse un po’ più scomoda del resto dei controlli – facendo scorrere il dito in orizzontale sul touch.

La versione inclusa in Netflix si poggia sui controlli mobile

Questa versione di Oxenfree include la traduzione in italiano (che non c’era quando lo recensimmo al lancio anni fa, ma che è presente anche su altre piattaforme oggi) e permette tra le opzioni di selezionare un blocco a 30 fps per risparmiare batteria. Una buona idea che si lega all’approccio mobile favorito da Netflix.

Se, insomma, la conversione del gioco è esattamente quella che ci si aspetterebbe, per questo lancio on demand di Oxenfree, quello che mi è venuto in mente quando ho appreso che sarebbe arrivato perfino su Netflix è che arrivati a questo punto vi fareste un torto a non giocarci. Soprattutto con Oxenfree II in rampa di lancio.

Il peso dei dialoghi e livelli di lettura

La premessa di Oxenfree è quella di praticamente qualsiasi teen drama a tinte horror vi venga in mente: passare una notte in un’isola fuori città, con amici e persone ancora da incontrare, mentre si raccontano storie di misteri irrisolti e presenze sinistre. Il problema arriva, proverbialmente, quando quelle presenze sinistre ci sono davvero.

Nel tracciare la sua vicenda, Oxenfree decide di puntare sulla qualità rispetto alla quantità: i personaggi principali che saranno con voi nel viaggio sono solo cinque (di cui quelli davvero centrali sono praticamente tre), perché il gioco vuole tratteggiare delle personalità riconoscibili e tessere dei rapporti che sarà il videogiocatore a interpretare e gestire.

Il modo in cui interagirete con gli altri influenzerà le diramazioni possibili per la storia, dandovi la sensazione che quello che scegliete di dire abbia effettivamente un peso. E una delle cose che mi è piaciuta di più è che ha peso anche quello che scegliete di non dire.

I due protagonisti chiave di Oxenfree sono due fratellastri che si sono appena conosciuti

Consci del peso dei silenzi, gli sviluppatori di Oxenfree nei dialoghi costanti che popolano il gioco mettono di solito a disposizione tre opzioni a vista e una quarta nascosta: lasciare che il proprio momento di intervenire passi senza dire niente, con gli altri che reagiranno di conseguenza.

Sembra una cosa banale, ma nel flusso di un gioco incentrato su esplorazione lineare e dialoghi costanti è fondamentale: molti videogiochi addirittura si mettono in pausa, come se l’intero mondo si fermasse in vostra attesa, quando dovete decidere cosa rispondere. I personaggi di Oxenfree, invece, continuano il loro discorso adattandolo al vostro (non) intervento, ed è un sistema che funziona straordinariamente bene.

Certo, il gioco di tanto in tanto diventa prolisso – conscio che l’interazione dialogica sia il suo fiore all’occhiello – e i sottotitoli rischiano di sovrapporsi l’un l’altro perché siete arrivati a destinazione quando qualcuno stava ancora parlando, ma mi vengono in mente davvero poche opere che sappiano pesare l’uso delle parole e rendere tangibile l’interazione con i comprimari come in Oxenfree. Complice anche, certo, l’atmosfera in cui i nostri si trovano intrappolati, che estremizza sensazioni e decisioni.

Se l’esplorazione e il level design sono piuttosto migliorabili (soprattutto per la presenza di un po’ di backtracking nonostante la misurata longevità), Oxenfree è molto bravo anche nell’esplorare delle tematiche tutt’altro che leggere, per un racconto di misteri con protagonisti dei ventenni.

La ciclicità del tempo e l’eterno ritorno, la suggestione che l’isola sia infestata da fantasmi mentre a farsi sempre più concreti sono i fantasmi interiori dei protagonisti, il pepe aggiunto dalle prospettive del New Game+: Oxenfree trova un incastro in cui iniziate a domandarvi se siate voi a giocare il gioco o il gioco a giocare voi.

E se mi avessero detto, quando ho avviato quel gioco che mi era rimasto nel backlog per un po’ troppi anni, che avrei guardato i titoli di coda con addosso un senso di disagio e interrogandomi sulla sincerità e i silenzi della mia stessa immagine allo specchio, probabilmente non ci avrei creduto.