Hob, recensione dell’avventura dei creatori di Torchlight

Recensione
A cura di DottorKillex - 15 Ottobre 2017 - 0:00

Tra tripla A annunciati con anni d’anticipo, progetti multimilionari che si ripropongono con cadenza annuale e remaster dall’altalenante qualità, ogni tanto, nel ricco mercato videoludico odierno, spuntano dal nulla titoli indipendenti capaci di attirare l’attenzione, di proporre qualcosa di fresco, di divertire con poco.
Hob, avventura in tre dimensioni dai ragazzi di Runic Games, già autori dei due ottimi episodi di Torchlight, arriva così su Steam e PS4 (versione da noi testata) senza un battage pubblicitario degno di questo nome, oseremmo dire in modalità stealth, nella sola versione digitale, con un carico di problemi ma anche con tanti buoni spunti.
Andiamo a scoprirli.

Meccanismi di un mondo morente

Un protagonista senza nome, e, a pochi minuti dall’inizio, anche senza un braccio, ahilui, un misterioso robot che, dopo averlo salvato da un’infezione mortale, amputandogli il braccio di cui sopra, lo dota di un arto meccanico dalle grandi potenzialità, e un mondo meccanico interconnesso, affetto da una piaga che si manifesta tramite delle escrescenze viola.
La narrativa di Hob è tutta qui, e non stiamo esagerando: in un omaggio ai titoli di Fumito Ueda e ai videogiochi di trent’anni fa, dove la narrazione rivestiva un ruolo da comprimaria, utile solamente a dare la stura alle vicende, Runic Games ha puntato tutto sul minimalismo, lasciando brancolare i giocatori nel buio più pesto per la quasi totalità dell’avventura.
E, anche quando la storia sembra dare cenni di vita, offre in realtà più domande che risposte, lasciando con l’amaro in bocca: questa scelta di design sarà probabilmente apprezzata da quella fetta di giocatori che preferisce agire pad alla mano piuttosto che leggere, interpretare segnali vaghi disseminati per il mondo di gioco piuttosto che seguire un vero e proprio filo logico.
Da parte nostra, da convinti sostenitori dell’importanza della narrativa nel contesto videoludico, abbiamo trovato svilente questa scelta del team di sviluppo, che priva di motivazioni l’incappucciato protagonista del gioco e limita fortemente il grado di immedesimazione del giocatore con il suo avatar digitale.
Il prodotto non fa mistero di riprendere ed omaggiare la saga di Zelda, la quale, però, ha sempre potuto contare su una lore forte e su personaggi carismatici, pur in assenza di trame realmente elaborate: qui, invece, si prosegue per la curiosità di vedere cosa c’è dopo, per la gioia ricavata dagli ottimi enigmi, senza mai affezionarsi all’eroe che impersoneremo o sentire il bisogno di approfondire la conoscenza del mondo di gioco e degli esseri che lo abitano.
Anche quando ci si imbatte in murales ed indizi, non se ne comprendono né la natura né il significato, rendendoli molto fini a se stessi.
Non che ci aspettassimo una trama da premio Oscar da un prodotto indipendente e fortemente focalizzato sulla risoluzione di enigmi, ma il comparto narrativo di Hob ci sembra un’occasione sprecata.

A clockwork world

Il punto forte della produzione Runic Games è rappresentato sicuramente dagli enigmi, presenti in gran numero e decisamente stimolanti: la natura meccanica del mondo che si dispiega dinanzi al protagonista rende moltissime parti di esso interconnesse, per cui la risoluzione di un rompicapo porta alla nascita di un altro, e, soprattutto, allo svelamento di nuove porzioni della mappa.
Il senso di scoperta e di meraviglia è continuo e, fatte le debite proporzioni, ci siamo ritrovati a provare sensazioni familiari in certi momenti dell’avventura: nemmeno stessimo giocando un Dark Souls qualsiasi, siamo sbucati in zone della mappa precedentemente adocchiate ma non raggiungibili, con un senso di stupore e un “ahhh ma allora era da qui che si doveva passare” che gli appassionati della saga di Hidetaka Miyazaki conosceranno fin troppo bene.
Non altrettanto bene, purtroppo, il sistema di combattimento, e questo è un paradosso se pensiamo a quante ore di divertimento ci hanno regalato entrambi i Torchlight, creature dello stesso team di sviluppo: in Hob si ricorrerà sempre alle stesse due combo, limitandosi a schivare gli attacchi nemici o a girare intorno ad essi nel tentativo di trovare un varco nelle loro difese.
Non c’è traccia di tattiche più elaborate, e il tutto si riduce fin troppo presto ad un button mashing forsennato e assai poco gratificante: la struttura di gioco è evidentemente incentrata sull’esplorazione e sulla risoluzione di enigmi, ma nondimeno un sistema di combattimento maggiormente godibile avrebbe aggiunto all’esperienza di gioco, rendendo meno tediosi i momenti in cui si è costretti a combattere.
Questi ultimi, peraltro, sono spesso penalizzati anche dal posizionamento della telecamera fissa, che, sempre sul pezzo durante la risoluzione dei rompicapo, sembra dimenticare di inquadrare il cuore dell’azione durante alcuni combattimenti, nascondendo alla vista del giocatore bersagli sensibili e i loro attacchi.
Il risultato è che Hob si rivela un titolo dalle due facce: godibile e soddisfacente a ritmi bassi, mentre si esplora e si fa lavorare la materia grigia, assai più confusionario e incerto quando c’è da menare le mani.
L’impressione generale, quindi, è che si potesse fare di più, invece di accontentarsi di un titolo “soltanto” buono: la pur giovane storia di Runic Games è lì a testimoniarlo.

Instabilità continua

A livello meramente tecnico non possiamo dirci soddisfatti del lavoro della software house statunitense, viste le numerose problematiche che affliggono la produzione (quantomeno nella versione PS4 da noi testata) anche in seguito al rilascio dell’ormai tristemente fatidica patch day one.
Si passa da cali di framerate ingiustificatamente bruschi, visto che non sempre coincidono con i momenti più movimentati a schermo, a crash improvvisi, che ci hanno rimandato alla schermata Home di PS4 in almeno tre circostanze su una decina di ore di gioco complessive.
Ci è capitato poi, in due occasioni, di rimanere bloccati all’interno dello scenario, con la sola opzione di ricaricare l’ultimo salvataggio, più una miriade di altri piccoli bug, ad onor del vero di minore importanza: al momento di scrivere questa recensione, la versione di Hob presente sullo store europeo non è esattamente stabile, quindi, anche se riteniamo che la situazione possa migliorare nelle prossime settimane.
Ci risulta che la versione PC, che evidentemente era afflitta delle stesse problematiche, abbia ricevuto già tre patch, il che vuol dire che, a rigor di logica, queste potrebbero arrivare a breve anche su console Sony, visto che i programmatori sono a conoscenza dei problemi.
Noi segnaliamo comunque la situazione ad oggi, e riteniamo che, se sui bug si possa intervenire, difficilmente si potrà ovviare al numero e all’incidenza dei cali di framerate.
Questa instabilità del codice è particolarmente inopportuna perché rischia di vanificare l’ottimo lavoro artistico, che, seppur abbastanza derivativo, può contare su un design di grande qualità e su una tavolozza di colori caldi ed accoglienti, che ci hanno richiamato alla memoria i momenti migliori dei due Torchlight.
Buono, anche se mai invasivo, l’accompagnamento musicale, che disegna motivi tenui e timidi in sottofondo all’azione del protagonista.

Enigmi intelligenti
Level design molto buono
Dura il giusto


Notevoli problematiche tecniche
Combat system troppo semplice
Narrativa tra il vago e l’assente


7.0

Hob è un action adventure godibile e graziato da un’art design notevole, ma ai nostri occhi rappresenta più un’occasione mancata che un must buy: dal team dietro i due Torchlight ci aspettavamo un combat system molto più profondo, e riteniamo si potesse fare molto di più anche dal punto di vista della caratterizzazione dei personaggi e del mondo di gioco, che risultano invece vaghi e piuttosto anonimi.
In ultimo, ma a queste potrebbe esserci rimedio, una serie di problematiche tecniche alquanto fastidiose, prime tra tutte un framerate instabile e la tendenza a crashare nel bel mezzo della partita.
Se siete disposti a passare sopra a queste mancanze, comunque, troverete enigmi davvero stimolanti con cui allenare la vostra materia grigia.




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