Wargroove Recensione- Quando la guerra diventa arte…in pixel!

Il nuovo lavoro di Chucklefish, Wargroove, strizza l'occhio ad una Ip dimenticata da Nintendo

Recensione
A cura di DottorKillex - 16 Febbraio 2019 - 9:57

Tra le tante cose per cui Nintendo è famosa ce ne sono anche alcune di cui la casa di Kyoto dovrebbe andare meno fiera, su tutte la tendenza a dimenticarsi di qualche suo franchise meno fortunato. Come sanno bene i fan di F-Zero, Kid Icarus e Advance Wars, le attese tra un capitolo e l’altro possono spesso superare la decade, lasciando milioni di appassionati a bocca asciutta, in cerca di consolazione altrove. I ragazzi di Chucklefish lo sanno benissimo (devono essere fan Nintendo anche loro…), e con Wargroove si sono finalmente adoperati per riempire l’enorme vuoto che alberga nei cuori degli appassionati di strategia a turni.

Overworld-Map

Signorsì! Bau!

La trama infantile e raramente tragica che caratterizza Wargroove non solo rispetta in pieno i canoni scolpiti nel tempo dalla serie Advance Wars, ma rende il prodotto Chucklefish facile da digerire per i neofiti e per quanti non amino lunghi intermezzi parlati tra una battaglia e l’altra.
A fronte di premesse insospettabilmente mature, infatti, tra cui un tentato colpo di stato che causa la morte di un sovrano, la narrativa che sottende al titolo si scopre ben presto assai più incline alle battute e ad un umorismo tra il demenziale ed il non-sense che non agli intrighi di corte che hanno caratterizzato prodotti come Final Fantasy Tactics o la serie Tactics Ogre.
Il regno della principessa Mercia in pericolo e un manipolo di oscuri cospiratori che tramano nell’ombra finiscono presto nell’ombra, e a prendersi la scena al loro posto sono scontri causati da qui pro quo, canidi in uniforme limitare e nemici assai improbabili.
Con il senno di poi, ad una settimana abbondante dal lancio sul mercato, il team di sviluppo ci ha visto lungo: una storia snella, popolata di personaggi che sembrano usciti da un bizzarro cartone del sabato mattina, è stata uno degli ingredienti dell’incredibile successo riscosso dal prodotto, soprattutto nel suo formato Switch.
Già nel solo primo weekend di lancio, i costi di produzione sono stati abbondantemente coperti, proprio perché Wargroove, aldilà degli innegabili pregi in termini di giocabilità, ha dalla sua un alto grado di accessibilità, derivato, oltre che dalla succitata storia che si limita all’essenziale, anche dalla presenza della sottotitolazione italiana, non necessaria per comprendere i risvolti del plot (in quanto inesistenti) ma utilissima per far sì che anche gli esordienti totali (per dirla alla Paolo Villaggio) degli strategici a turni non avessero problemi ad interiorizzare i rudimenti del sistema di combattimento.

Small-Desert-Map

Strategia colorata

Imparare a giocare a Wargroove, nonostante l’intrusività e la lunghezza dei tutorial iniziali, non è poi così difficile, anzi: chiunque abbia mai speso almeno venti minuti della sua vita videoludica in compagnia di un qualsiasi capitolo della serie di Advance Wars si troverà subito a suo agio.
Ci spiace nominare per l’ennesima volta la serie Nintendo, ma Chucklefish non solo non fa alcun mistero di rifarsi al franchise Nintendo, ma anzi richiama, anche nell’enciclopedia consultabile dal menu di pausa, gli stilemi e perfino l’immaginario del titolo della casa di Kyoto.
Come in quello, anche in Wargroove una delle chiavi (se non LA chiave) di volta è rappresentata dalla conquista e dalla susseguente strenua difesa delle postazioni capaci di generare guadagni, come paesi, fabbriche e avamposti: una volta sottratti al controllo nemico, questi snodi consentono di continuare ad evocare truppe differenti ad ogni turno, così da sopraffare il nemico anche solo con la forza dei numeri, quantomeno nelle missioni iniziali, quelle meno complicate.
Sì, perchè nelle più avanzate tra quelle che compongono i sei atti della storyline principale ce ne saranno alcune che vi faranno sputare sangue, capaci di protrarsi anche per un’ora e mezza…
Proprio il bilanciamento della difficoltà, nonostante una curva di apprendimento mai eccessivamente ripida, rappresenta uno dei pochi elementi su cui nutriamo qualche riserva: in più circostanze il gioco sembra “barare”, facendo comparire rinforzi nemici all’improvviso nei punti di maggiore importanza strategica all’interno delle mappe, mandando all’aria una tattica ben impostata in maniera poco elegante.

Dragon-Attack

D’altro canto, in queste situazioni, dopo lo sbigottimento iniziale (e i successivi improperi), ci siamo trovati a dover modificare al volo la strategia, e se questo ha causato numerosi fallimenti, in qualche occasione ha anche portato a vittorie assai più soddisfacenti di quelle ottenute in condizioni normali.
Il gran numero di unità schierabili (dalle navi ai picchieri, passando per arcieri e mostri tipici del bestiario fantasy) e le differenti condizioni del terreno, che può essere sopraelevato o causare rallentamento delle truppe, giusto per fare due esempi, donano al prodotto del team britannico un’invidiabile profondità di gameplay, con un gran numero di varianti di cui tener conto prima di cliccare sul pulsante che sigilla le nostre scelte.
L’unica, considerevole differenza rispetto al gameplay della pluricitata saga Nintendo è rappresentata dal fatto che qui i comandanti, oltre ad essere più numerosi (una buona dozzina), sono personaggi schierabili a tutti gli effetti e non deus ex machina, e, come tali, possono essere anche uccisi, il che comporta sempre la fine prematura della partita.
In compenso, però, sono unità decisamente potenti, capaci di ispirare le proprie truppe, infliggere un quantitativo ben maggiore di danni rispetto alle unità standard e assorbirne molti di più: scegliere quando farli avanzare e quando tenerli al riparo nelle retrovie è spesso vitale per la riuscita di una missione.

Winter-Map

Pioggia di pixel

Chi ci legge con costanza sa che abbiamo un debole per i titoli in pixel art, quando questa è ben fatta e porta in dote animazioni favolose e dettagli incredibili: fortunatamente è questo il caso di Wargroove, che sfrutta ottimamente il vantaggio in termini tecnologici rispetto alla serie a cui si ispira, se è vero che l’ultimo Advance Wars è (ahinoi) uscito su Nintendo DS.
Alla routine battagliera fatta di ottimi sprite e di colori sgargianti, com’è possibile apprezzare nella nostra gallery, il prodotto Chucklefish affianca scenette di intermezzo gustosissime, che intervallano l’azione tanto durante le battaglie quanto nelle pause tra una schermaglia e quella successiva.
Chi non ama le palette di colori luminosissime e l’abusata pixel art di questi tempi potrebbe essere radicalmente in disaccordo, ma non crediamo che questa fetta di pubblico sia in maggioranza tra quanti abbiano un Nintendo Switch in casa.
Meno di rilievo la colonna sonora, che si perde un po’ tra marcette militari e motivetti che, soprattutto durante le battaglie più lunghe della seconda metà dell’avventura, rischiano di venire presto a noia.

Fog-of-War

La longevità, dal canto suo, si pone come uno dei punti di forza del prodotto: a fronte di una campagna principale non lunghissima, completabile in una dozzina abbondante di ore, Wargroove propone un gran numero di missioni secondarie, sfide e battaglie enigma.
Se le prime si spiegano da sole, le seconde consistono in scontri di difficoltà crescente contro i comandanti avversari, e le terze in veri e propri puzzle strategici, in cui ottenere la vittoria in una singola mossa, a mo’ di turno vincente in un match di scacchi.
Più di ogni altra aggiunta, l’editor è quella che apre scenari importanti per il futuro, complice l’ottimo successo fin qui riscosso dal gioco: sono già disponibili numerose mappe create dall’utenza, che possono essere scaricate senza il bisogno della sottoscrizione ai servizi online di Nintendo, che sono invece necessari, ovviamente, per i match in multigiocatore online, con tanto di modalità asincrona.
Insomma, soprattutto in rapporto al prezzo richiesto, c’è davvero poco di cui lamentarsi e tanto da giocare.

+ Meccaniche di gioco oliate e divertenti
+ Parecchia carne al fuoco tra campagna, editor e multigiocatore
+ Sempre impegnativo...
+ Graficamente ispiratissimo
+ Di inedito c'è davvero poco
+ ...a volte per le ragioni sbagliate

8.3

Wargroove è sì un prodotto furbo, che colma il vuoto che Nintendo ha colpevolmente lasciato con la mancanza di nuove iterazioni del franchise di Advance Wars, ma, soprattutto, è un prodotto che trasuda cura per i dettagli ed una passione sconfinata per gli strategici a turni. Chucklefish non si è limitata a riproporre gli stilemi che hanno fatto grande il brand Nintendo, ma ha inserito un editor che rende potenzialmente infinito il gioco e proposto una modalità multigiocatore che, al momento, funziona benissimo. Da parte nostra, speriamo vivamente che questo titolo riscuota il successo che merita, soprattutto nella versione Switch oggetto di questa analisi, e che Nintendo prenda nota per il futuro. Se nutrite un interesse anche solo vago per gli strategici, non esitate nel farlo vostro.




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