Second Extinction, la vendetta next-gen dei dinosauri – Anteprima

Dino Crisis e Turok possono aspettare?

Anteprima
A cura di Paolo Sirio - 12 Maggio 2020 - 17:29

Avalanche Group Studios ha alzato notevolmente il tiro per la prossima generazione del gaming, e queste passeranno per il nucleo storico che ha lavorato a Just Cause 4 e Rage 2 ma anche per la tecnologia APEX Engine e il nuovo team di sviluppo con sede a Malmoe, Systemic Reaction. Il primo – ma non primissimo, come vedremo – gioco della label è Second Extinction, presentato con un massiccio trailer all’ultimo Inside Xbox.

Il gioco sarà disponibile nel 2020 su PC via Steam, dove arriverà in una beta a invito già nel corso dell’estate, Xbox One e in una speciale versione next-gen su Xbox Series X, e prenderà uno dei temi più nostalgici del mondo dei videogiochi, ovvero i dinosauri, e li mescolerà con gli ultimi ritrovati nell’industria, come un multiplayer velocissimo e ambiziosamente globale.

Second Extinction, la vendetta next-gen dei dinosauri – Anteprima

Chi è Systemic Reaction

Prima di addentrarci nel discorso sul titolo, facciamo la conoscenza di Systemic Reaction. Abbiamo parlato in apertura di “primo ma non primissimo” gioco a proposito di Second Extinction, e in effetti la software house svedese ha già sfornato un titolo giusto lo scorso anno – Generation Zero. Le differenze tra queste due produzioni, come vedremo più avanti, sono fin da adesso molto marcate ma rimane tra di loro una connessione – nel senso letterale del termine: sono entrambi giochi che puntano molto sull’esperienza online, sebbene in maniere diametralmente opposte, a significare che da una stessa matrice possono arrivare declinazioni a dir poco sorprendenti.

Generation Zero è un survival ambientato nella Svezia degli anni ’80, che trasmette immediatamente il DNA del team di sviluppo che se n’è occupato, e pur avendo un’importante componente online ha nella sua natura intimistica un selling point di non poco conto; ha sofferto un lancio minato da una importante carenza di contenuti ma è andato via via popolandosi grazie al puntellamento di una roadmap con tappe sostanziose e precise.

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Con Second Extinction, il mood più realistico e quasi documentaristico è stato completamente abbandonato, almeno a quanto vediamo, ma i tratti tipici della firma scandinava ci sono tutti: il focus sul gioco online per la cooperazione tra gli utenti e la ricerca di nemici che fossero ludicamente originali, fuori dagli schemi. Se per Generation Zero questi erano rappresentati da giganteschi robot, qui abbiamo dinosauri. Dinosauri geneticamente modificati.

Nonostante il giovanissimo palmares, dunque, questo team di appena trentacinque sviluppatori ha delle caratteristiche ben delineate, qualcosa che nell’industry moderna – dove tutti possono far tutto, o almeno questa è l’impressione che passa dall’appiattimento su determinati generi “fortunati” da un punto di vista commerciale – è abbastanza raro trovare.

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Non il solito open world

Nonostante siano stati forniti appena due blog post e un trailer di presentazione, Second Extinction ha già detto molto di sé e delle sue intenzioni, e ha fatto bene visto che – al netto dei tratti distintivi di cui abbiamo discusso finora e che fanno parte della fibra di Systemic Reaction – ci saranno alcune differenze rispetto ai giochi pubblicati finora da Avalanche.

Primo su tutti, il gioco non rientra nel filone degli open world. La label svedese preferisce parlare di una «grande mappa», nella quale gli utenti potranno lanciarsi di volta in volta a mo’ di battle royale con una capsula da una stazione spaziale dell’ETA, il gruppo degli esseri umani scampati ad un evento catastrofico che ha causato l’estinzione quasi totale della specie e il ripopolamento della Terra con pericolosi dinosauri dalla misteriosa natura.

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L’obiettivo era mantenere sì la peculiarità dell’APEX Engine di creare ambienti enormi in cui potersi muovere con una certa libertà, ma anche bilanciare gli incontri con spunti di level design più «tradizionali»: i dinosauri potranno attaccarci soltanto con attacchi melee – nonostante le loro mutazioni prevedano dimensioni colossali o innesti elettrici, per fare degli esempi – mentre noi avremo a disposizione un’arsenale invidiabile, capace di spettacolari esplosioni e crudi smembramenti, e utilizzarlo da distanze considerevoli avrebbe portato a sbilanciamenti eccessivi. Nel trailer d’annuncio abbiamo visto all’opera un fucile a pompa insanguinato, che funge da manifesto abbastanza calzante delle intenzioni dello sparatutto.

Ne consegue che la struttura del titolo non sarà aperta come in un open world in cui poter accettare incarichi in tempo reale una volta scesi in campo ma prevederà missioni, che potremo ricevere nel menu pre-partita dove sceglieremo se “paracadutarci” da soli o in compagnia di altri due amici. Una volta completata la missione ci sarà richiesto di sopravvivere a pericolose estrazioni, dopodiché torneremo alla base e non potremo girare per la location in autonomia, a quanto si è dedotto sin qui.

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Le missioni faranno parte del pacchetto iniziale dei contenuti proposti al lancio ma andranno via via arricchendosi come elementi di campagne a se stanti che saranno pubblicate gratuitamente nel ciclo vitale di Second Extinction, e si concentreranno di volta in volta su aspetti diversi della storia; primo tra tutti, scoprire da dove provengano questi dinosauri, perché siano mutati – e come liberarsene, chiaramente.

Come spiegato dallo studio su Xbox Wire, «amiamo i dinosauri ma volevamo un nostro approccio personale per Second Extinction». Questo ha portato ad un look and feel riconoscibile per le creature, ma che rendesse l’idea che saremo davanti a «scherzi della natura, ciascuno dei quali ha tratti unici che richiedono approcci diversi nel combattimento».

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Un titolo live… in ogni senso

Nel proporre un titolo del genere, Systemic Reaction dovrebbe saperlo, è importante partire bene e delineare fin da subito cosa e quando arriverà nella sua lunga corsa. Generation Zero ha patito una lineup di contenuti alquanto scarna e una roadmap che ha stentato ad attuarsi nei primi tempi, e Second Extinction ovvierà alla problematica con una programmazione post release che sarà condivisa già «nei prossimi mesi».

In questo senso, il gioco sarà una vera e propria produzione live, che si farà strada facendo, ma non si tratta dell’unica sfaccettatura tramite la quale si guadagnerà questa definizione. Prima di tutto, contrariamente al summenzionato survival, la software house di Malmoe parla adesso di un’esperienza in cui la cooperazione sarà fondamentale: giocare da soli vuol dire non godersi il titolo per com’è stato progettato, oltre che lanciarsi in un’esperienza probabilmente suicida.

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Considerando la sua natura di shooter frenetico in prima persona, presumiamo che lanciarsi nel gioco senza amici e racimolare compagnia al volo tramite il sistema di matchmaking interno non sia un particolare ostacolo, visto che si dovrà per forza di cose passare più tempo a sparare e schivare attacchi che preparare attente strategie sul campo. Ma è chiaro come i lupi solitari dovranno piegarsi alle prerogative del gioco qualora vorranno approcciarvisi.

Al lancio sarà possibile scegliere tra quattro personaggi, e altri si aggiungeranno nelle settimane e nei mesi successivi. Per ora non è stato approfondito se e quanto questi protagonisti saranno differenziati gli uni dagli altri, ma l’idea è comunque dare una dimensione strategica agli incontri e in tale direzione potrebbero esserci magari non classi ma sfumature di “specialità” per ognuno di essi; è stato menzionato che proverranno da tutto il mondo, e ciò sembra suggerire un elemento in stile eroi di Overwatch con cui ogni componente del roster potrà portare in dote qualcosa di sé e delle sue esperienze personali.

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Infine, una feature particolarmente interessante è il cosiddetto The War Effort. La narrazione del gioco sarà infatti mandata avanti dalla community su scala globale, con i risultati dei singoli utenti che determineranno in quale direzione si muoverà, come e perché. I dettagli su questo aspetto sono ancora scarsi ma la dinamica dovrebbe innestarsi nel concetto di campagne che saranno fornite ad una cadenza regolare dopo l’uscita originale.

Queste campagne non si limiteranno ad aggiungere contenuti attesi e desiderati dai gamer ma anche a sparpagliare le carte in modo da renderlo meno prevedibile possibile, e più vario, in un lungo lasso di tempo. Senza contare che, legittimamente, potranno venire utilizzate per applicare correttivi al volo qualora certe meccaniche non dovessero funzionare o dovessero profilarsi tempi bui per il prodotto.

+ Struttura narrativa ambiziosa
+ Combattimento viscerale
+ Il lancio è solo l'inizio...
- ... ma bisognerà prestare attenzione ai contenuti disponibili al day one

Systemic Reaction ha tolto il velo alla sua prima produzione (anche) next-gen e lo ha fatto toccando un tema caro ai videogiocatori di vecchia data, quelli che vedono in Dino Crisis e Turok riferimenti irrinunciabili dei quali sognano il ritorno; lo ha fatto alla sua maniera, puntando su dinamiche fresche e veloci, e una formula che da un punto di vista narrativo potrebbe riservare sorprese. Aspettando Xbox Series X a fine anno, la beta in arrivo in estate su Steam ci dirà molto del suo potenziale.




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