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Pro
- L'idea di rendere protagonista un appartamento è bella e funziona.
- Scrittura è sobria e scorrevole.
- Esperienza compatta, coerente, rispettosa.
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Contro
- Alcune storie si chiudono troppo in fretta.
- Nessuna vera meccanica di gioco.
- Tecnicamente minimale.
Il Verdetto di SpazioGames
Ognuno di noi ha un rapporto intimo e personale con le mura che abita. Con la propria casa, con il proprio porto sicuro. Eppure, lo sappiamo, non è sempre detto che quelle mura che abitiamo, siano mura “vergini”, ovvero che non siano già state di qualcun altro, che magari le ha amate e vissute come, se non più, di quanto abbiamo fatto noi.
Penso che l'istinto di chiedersi “chissà qui chi ci viveva prima di me”, o anche “chissà chi ci vivrà dopo” sia qualcosa di molto naturale, ed è curioso come questo tipo di narrazione sia stata toccata molto di rado, al punto che, almeno personalmente, mi vengono in mente solo 2 progetti (che sono poi la stessa idea in due forme diverse), ovvero la graphic novel Qui di Richard McGuire, e la sua versione cinematografica Here di Robert Robert Zemeckis.
A questi, si aggiunge oggi The Berlin Apartment, nuovo lavoro del team di btf, ancora un po' acerbo dal punto di vista dello sviluppo, ma sicuramente con molte buone idee in testa. Una metafora perfetta del gioco in oggetto: con buone premesse, ma non sempre all'altezza della realizzazione.
100 anni di storie
The Berlin Apartment parte dall'idea che il vero protagonista non sia una persona, ma piuttosto le mura di un appartamento, situato nel cuore di Berlino e, come scopriremo, poco a ridosso del famoso Muro. Tutto parte da una ristrutturazione dell'appartamento nel 2020 ad opera di Malik, un tuttofare abbastanza anonimo, che porterà con sé sul cantiere sua figlia Dilara.
Motore della storia, ed anche specchio della curiosità del giocatore. Dalle domande di lei, dal suo girovagare per la casa, partirà quindi la trama del gioco, sviluppata episodicamente in varie epoche storiche della città di Berlino: 1933, 1945, 1967, 1989. La sequenza di episodi è prestabilita, e si dipanerà di pari passo con la ristrutturazione dell’appartamento, al centro di tutte e 5 le narrazioni, compresa quella del presente.
L’iter sarà sempre lo stesso: alla ristrutturazione verrà fuori un indizio, un oggetto, e da lì Malik comincerà a raccontare di storie di cui ha sentito parlare, creando per la piccola Dilara un racconto che si dipanerà in 4 ore o poco più, platino compreso.
Ad ogni epoca, ovviamente, sarà connessa la storia di un personaggio e con esso, anche un contesto più ampio, per lo più accennato nelle intenzioni, ma comunque evidente se si ha un minimo di conoscenza delle vicende che hanno visto protagonista Berlino negli ultimi 100 anni, in quella che è una lettera d'amore del team di sviluppo non tanto all’edilizia, certo, quanto alla città ed alle diverse anime che l’anno abitata, dalle controversie della guerra fino all’occupazione russa. Praticamente mai da un punto di vista realmente politico, ma meramente osservativo.
Un’opera quasi di ricostruzione storiografica, basata però sulle emozioni di chi ha vissuto la città nell’arco di un secolo, appartamento compreso che, come detto, è forse il migliore e più sincero protagonista e narratore. E così ad ogni strato di vernice un personaggio, ad ogni crepa nei muri un racconto, ad ogni mattonella rotta un passaggio.
Ovviamente, come anticipavo nella premessa, non tutto è perfetto. Spoilerare non avrebbe senso, specie per un titolo puramente narrativo come questo, vi basti sapere che alcuni episodi funzionano meglio di altri. E non tanto per quello che succede, quanto per come viene gestito il tempo interno. Alcuni episodi si chiudono troppo in fretta, come se temessero di esagerare. Altri arrivano in punti emozionali forti ma poi non hanno il coraggio di sublimarli come si deve, lasciando il giocatore con un palmo di naso.
È il prezzo di voler raccontare poco e bene: ogni tanto finisce che racconti solo poco. Tuttavia il valore complessivo sta nell’insieme. Ogni episodio è una lettera. E il gioco intero è una busta, chiusa col tempo, spedita al futuro. A noi ed a chi verrà dopo. In giro per casa Dal punto di vista della giocabilità The Berlin Apartment non si propone come nulla di particolarmente memorabile anche perché, come detto, il gioco è fondamentalmente un prodotto puramente narrativo, con lievi meccaniche interattive e uno scheletro che è a metà tra un walking simulator (per quanto limitato alle mura domestiche) e un punta e clicca. Fondamentalmente si cammina.
Si clicca. Si osserva, e attraverso queste azioni si vive la storia nelle sue diverse sfaccettature, ognuna delle quali incastrata nel proprio contesto narrativo e, soprattutto, politico. L'unica vera variazione è nella meccanica specifica che è affidata ad ogni episodio, come nel primo, in cui tutta la storia è scandita da uno scambio di aeroplani di carta, con anche alcune brevi sessioni di “volo”, o nell’ultimo, in cui si fa finta di girovagare per una labirintica stazione spaziale. Sono azioni semplici, quasi metaforiche, ma funzionano perché non vogliono essere altro.
Non c’è pretesa di sfida. Non c’è punteggio. Non c’è game over. Ma non c’è neanche superficialità. Ogni scelta ludica è parte integrante della narrazione, oltre che un modo per i vari personaggi di affermarsi nella loro identità, e nella loro espressione emotiva. Certo, per chi cerca varietà o una struttura ludica più robusta non c’è molto da afferrare.
Non c’è progresso. Non ci sono finali multipli. E dopo quattro ore, hai visto tutto. Ma questo è un gioco che non vive di sistema. Vive di sensazione e per cui, effettivamente, una sola run è più che sufficiente persino per platinarlo, anche al netto di 2 momenti in cui il gioco richiede di effettuare una scelta a bivio, comunque non vincolante dal punto di vista narrativo.
Servirebbe una mano di stucco
Tecnicamente parlando, The Berlin Apartment dimostra tutte le leggerezze e le incertezze di quello che è un lavoro di un piccolo team indipendente. Benché il gioco cerchi di avere un'identità chiara, dal punto di vista stilistico e artistico, il gioco è purtroppo molto anonimo, e molto distante da produzioni parimenti contenute, ma decisamente più caratterizzate come ad esempio “Venba”, giusto per citare un'altra avventura strettamente “familiare”.
La cosa più interessante è comunque lo stile con cui il gioco si impegna a trasformare, cambiare e modificare l'aspetto dell'appartamento, per quanto minuto dopo minuto le stanze diventino sempre più familiari, portandoci istintivamente a ricordare cosa ci fosse in una data stanza nel momento storico immediatamente precedente. In questo senso, il team di sviluppo ha sicuramente fatto il modo migliore, arricchendo la personalità dell'appartamento attraverso dettagli di volta in volta diversi, strettamente connessi alla personalità ed alla storia die personaggi che conosceremo di volta in volta.
Un vaso spostato. Una pianta appassita. Un manifesto cinematografico o un graffito politico. Tutto è lì per raccontare ed è forse la cosa più bella, ed anche la più interessante. Per il resto, il titolo presenta molte incertezze, che vanno dalle (poche) animazioni visibili ad una problematica gestione delle collisioni (specie quando i personaggi afferrano oggetti), sino a quella che è la resa grafica generale, con alcuni problemi di glitch per le texture di alcuni oggetti in pochi, ma comunque fastidiosi, momenti.
In chiusura segnalo che il gioco è completamente localizzato in italiano, tranne che per il doppiaggio, disponibile in inglese e in tedesco, benché il registro migliore, per ovvi motivi, sia solo relativo a quest'ultimo.