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Recensione

SUPERHOT

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Avatar di Mapaan

a cura di Mapaan

Pubblicato il 02/05/2016 alle 00:00
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Il Verdetto di SpazioGames

8

Disponibile su: PC, XONE, SWITCH

Informazioni sul prodotto

La genesi di questo prodotto proveniente dalla Polonia è molto particolare: la prima idea del gioco infatti nasce durante l’edizione 2013 del 7 Day FPS Challenge, un vero e proprio contest in cui giovani sviluppatori provano, in una sola settimana, a sviluppare un prototipo giocabile di un FPS. Ecco quindi che il giovane Piotr Iwanicki decise, insieme ad alcuni amici, di portare in gara SUPERHOT con tre livelli totali. L’idea alla base del titolo convinse tutti fin da subito, attirando l’attenzione del pubblico internazionale che chiese così a gran voce un prodotto completo. Appena un anno, infatti, dopo venne lanciata una campagna su Kickstarter che riuscì a raccogliere ben $230,000 totali. Lo stile proposto entusiasmò anche un game designer esperto come Cliff Bleszinski che partecipò alla campagna di crowdfunding con la ricompensa massima, avendo così la possibilità di poter creare un livello del gioco. Il padre di Gears of War e tutti coloro che hanno deciso di dare fiducia a questi ragazzi ci hanno visto lungo perché il gioco in questione è proprio quella ventata di aria fresca che tutti si auguravano.

“Ehi, vuoi provare qualcosa di diverso ?”Pur non essendo ovviamente il vero punto forte della produzione, è riuscito a convincerci anche l’escamotage narrativo scelto dagli sviluppatori per reggere le primissime (e pochissime a dirla tutta) ore che spenderete nel gioco per il completamento dei livelli base che compongono la campagna. Al primo avvio, SUPERHOT si presenta subito in modo molto particolare, con una schermata semplice che strizza l’occhio ai classici sistemi DOS. Appena avvierete l’unica modalità disponibile inizialmente partirà una chat dal sapore parecchio “antiquato”, in cui scambierete delle battute con un amico che vi consiglierà di aprire un file dal nome SUPERHOT.EXE promettendovi un divertimento mai provato prima. Non vogliamo entrare nello specifico ma vi diciamo che il plot che va a delinearsi non è così banale e scontato come può sembrare, facendo risultare il tutto abbastanza gradevole con uno stile volutamente frammentario del dico/non dico che va a toccare anche elementi metanarrativi. In generale poi è stato scelto di portare avanti la narrazione, prettamente testuale, contemporaneamente su due binari attraverso le fasi di chat con il vostro amico – ben sviluppate – e con delle parole che compariranno su schermo durante le fasi di gioco. Considerando la natura del gioco non ci aspettavamo, neanche in minima parte, che potesse avere qualcosa da dire sotto questo aspetto e invece siamo rimasti tutto sommato soddisfatti.

Stop.Il gameplay del titolo ruota totalmente attorno all’uso del tempo, che andrà avanti solo ed esclusivamente quando farete muovere il vostro personaggio. Se deciderete di non compiere nessuna azione il tempo rimarrà come sospeso all’interno di una stasi ed anche i vostri nemici, delle sagome rosse senza volto, resteranno fermi. Questa scelta, apparentemente banale, riesce invece a dare al giocatore la possibilità di studiare l’ambiente circostante, calcolando bene il timing delle azioni da compiere per evitare di essere colpiti. Spesso, ad esempio, comincerete senza avere armi a disposizione e dovrete quindi capire il momento più adatto per sferrare un pugno oppure usare un oggetto contundente posto nel livello, riuscendo così a prendere l’arma da fuoco del nemico che potrete utilizzare in duplice maniera: colpendo l’avversario finché non sono più disponibili proiettili oppure lanciando l’arma addosso al nemico per cercare di non farlo agire per qualche istante. Tutte le meccaniche che vanno ad attivarsi in SUPERHOT non hanno a che fare soltanto con il rendere cinematografiche le azioni su schermo, ma riguardano soprattutto la tipologia del giocatore e le sue scelte. Dovrete mettere insieme un vero e proprio puzzle d’azione in cui sarà fondamentale capire la strategia migliore per sopravvivere all’interno di questi venticinque livelli in palese inferiorità numerica. Sembra apparentemente semplice prendere un’arma al volo e dare il colpo di grazia ai vari nemici ma possiamo garantirvi che la soglia d’attenzione del giocatore deve rimanere sempre molto alta; spesso vi capiterà di concentrarvi su un gruppo di nemici di fronte a voi dimenticando che l’ambiente circostante è vivo e pulsante, e alle spalle, mentre vi muovete, un proiettile sta per colpirvi. Sul piano del gameplay, al livello di problematiche, va segnalato soltanto qualche raro difetto riscontrato con l’hitbox dei nemici, non sempre impeccabile. Insomma, il concept alla base di SUPERHOT è tanto semplice quanto geniale e riesce a regalare al giocatore tantissime soddisfazioni grazie alle possibilità di approccio che possono essere portate avanti per completare anche solo una singola azione. Nel gioco viene infatti magistralmente unificata quella linea di confine che c’è tra strategia e caos; con il passare delle ore comprenderete sempre meglio il timing perfetto delle vostre azioni e riuscirete a portare a termine i vari livelli in modo sempre più soddisfacente. Successivamente sbloccherete il “talento” di trasferirvi all’interno dei corpi dei nemici andando ad aumentare ancor più le vostre possibilità di gioco. Al completamento di ogni livello vi verrà anche mostrato ciò che avete fatto attraverso un soddisfacente replay che vi aiuterà a capire davvero le azioni che avrete deciso di compiere.

L’importanza degli extraRiuscirete a concludere i venticinque livelli base in poco meno di un paio d’ore; sia chiaro fin da subito che il titolo in questione non va giocato solo ed esclusivamente per la mera modalità primaria. Il vero cuore pulsante della produzione è infatti rappresentato dalle modalità secondarie che svolgono la fondamentale funzione di approfondire quello che avete imparato inizialmente, andando a premiare chi ha capito al meglio come utilizzare il concept alla base del gioco. Sbloccherete due diverse modalità, che a loro volta contengono ulteriori tipologie differenti di sfide. Nella modalità endless, il cui nome è di per sé assolutamente esaustivo, dovrete o sopravvivere ad ondate senza fine di nemici oppure ucciderne un certo numero entro un tempo prestabilito all’interno di ambienti sempre diversi. La seconda modalità che sbloccherete è invece la challenge in cui dovrete giocare con diversi limitatori e modificatori di difficoltà; la playlist di questa modalità contiene ben tredici diverse tipologie di sfide come ad esempio concludere il gioco soltanto con una katana, senza utilizzare il corpo a corpo, usando solo il trasferimento da un corpo ad un altro oppure con un solo proiettile per ogni arma da fuoco raccolta e vi garantiamo che c’è molto altro ad attendervi.

Minimal ExperienceLo stile adottato è molto particolare e punta tutto sull’essenzialità di ciò che viene presentato su schermo al giocatore. Vi muoverete all’interno di ambientazioni, totalmente bianche, quasi asettiche, che hanno la mera funzione di mettere in evidenza i nemici, dal colore rosso e senza un volto definito; le armi e gli oggetti contundenti invece saranno evidenziati da un colore nero. La direzione artistica adottata tende insomma sempre a mettere in evidenza uno status simile all’alienazione dalla realtà in cui il vero punto fondamentale sono gli elementi colorati e nient’altro. E a dirla tutta, il gioco non fa nulla per nascondere questa scelta stilistica, che è semplice solo all’apparenza, ed anzi durante le chat di gioco più volte vi verrà ripetuto di dare importanza soltanto ai cosiddetti red guys. In generale siamo quindi rimasti molto soddisfatti dalle scelte artistiche adottate dal team di sviluppo, in grado di usare saggiamente un linguaggio visivo coerente, lucido e minimalista, che aiuta il giocatore a concentrarsi sugli elementi cardine proposti all’interno dei vari livelli. Tale essenzialità va poi a inserirsi prepotentemente anche sotto l’aspetto sonoro, con pochi elementi e ripetizioni: rumori di spari nel bel mezzo del nulla, effetti classici da riavvolgimento di una vecchia cassetta e al completamento di un livello una voce che in modo quasi ossessivo – risultando con il passare del tempo anche fastidiosa – ripete senza sosta la parola SUPERHOT. In quel momento partirà il replay a velocità normale di ciò che avete fatto e sarà poi possibile registrare una clip; ribadiamo che questa ci è sembrata un’idea molto azzeccata perché rivedere il proprio approccio in game aiuta a comprendere che quanto fatto non è stato poi così banale.

– Concept di base tanto semplice quanto geniale

– Gameplay solido

– Numerose modalità secondarie

– Stilisticamente molto “minimal” e ricercato

– I livelli a disposizione sono pochi

8.0

Superhot è un chiaro esempio di come non ci sia sempre bisogno di grandi budget per creare un ottimo prodotto ma, a volte, può bastare anche “solo” una buona dose di inventiva e originalità. La solidità del gameplay ed il suo concept assolutamente originale rappresentato una ventata d’aria nel mondo degli FPS e vogliamo proprio dirlo: è un genere che ne aveva un gran bisogno. Il cuore pulsante della produzione è rappresentato dalle tantissime modalità secondarie che sbloccherete con il passare delle ore, se siete amanti degli extra troverete pane per i vostri denti. Ci auguriamo vivamente che questi ragazzi non si fermino qui ma possano andare avanti in questo mondo perché hanno dimostrato di saperci fare.

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