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Recensione

Lost in Blue 3

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Avatar di ViKtor

a cura di ViKtor

Pubblicato il 05/11/2008 alle 00:00
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Il Verdetto di SpazioGames

6.3

Diversi personaggi, ognuno con la propria personalità, i propri confusi ricordi ed un’unica esigenza: sopravvivere in una sperduta isola deserta tra mille difficoltà. Vi ricorda qualcosa? Se state pensando a Lost stavolta siete fuori strada. O forse non poi così tanto. Torna Lost in Blue, serie adventure-survival che Konami ha portato su Nintendo DS qualche anno fa. Sarà cambiato qualcosa dopo i primi episodi? Addentriamoci nell’isola e scopriamolo insieme.

Cosa c’è per cena?Chi ha giocato Lost in Blue o il suo seguito, si troverà immediatamente a suo agio perché, come vedremo, le novità sono davvero pochissime. Per tutti gli altri, è necessaria una piccola introduzione, visto che le prime battute sanno essere spiazzanti.Ci risvegliamo in una bellissima spiaggia tropicale, nei panni di Sam. Non ci ricordiamo più nulla, o quasi. Non sappiamo perché ci siamo arenati li come una balena, confusi flashback ci riportano ad una crociera e ad un incidente. Cosa fare dunque? L’unica cosa possibile, ovvero iniziare ad esplorare! Tramite il pennino (o la croce direzionale) muoviamo i primi passi e ci imbattiamo in un albero con un invitante cocco ai suoi piedi. Perché non raccoglierlo? Continuiamo la nostra passeggiata ed incontriamo Claire, attraente ragazza bionda che sembra essere parecchio in sintonia con noi ma che, nonostante gli sforzi, proprio non riconosciamo. Ci parla e ci fa capire che siamo dispersi, soli e dobbiamo in qualche modo andare avanti. Facciamo due passi insieme, giusto per aggiungere qualche tassello alla nostra storia, e ci imbattiamo in una caverna, che decidiamo sarà la nostra nuova casa. Così comincia Lost in Blue 3.Come inizierete a capire, l’obiettivo principale della nostra avventura, nonché l’attività che più ci terrà impegnati, è sopravvivere. Ciò significa che dobbiamo soddisfare ogni bisogno primario, dalla raccolta del cibo e dell’acqua, fino a rapportarci con l’ambiente che ci circonda. Mentre le ore passano velocemente. Un contatore ci segnala il tempo passato dalla nostra deriva e ben presto capiamo che i giorni scorrono via in un baleno. Qualcosa in realtà viaggia parallelo alle ore che passano: il nostro stato di salute e quello di Claire. Questo è rappresentato tramite tre icone, che indicano con un valore da 1 a 100 la forma fisica, la fame e la sete. Il primo compito da portare a termine, in ogni caso, è riscaldare in qualche modo la fredda caverna che ci ospita nella prima parte dell’avventura. Che è anche, a tutti gli effetti, il primo minigioco in cui ci imbattiamo.Lost in Blue è infatti strutturato in questo modo: esplorando l’isola si scoprono nuove zone e si raccolgono oggetti e cibo, utili a svolgere le più svariate vicende quotidiane. Per accendere il fuoco, ad esempio, abbiamo bisogno di un tronco e di alcuni bastoncini, mentre per cibarsi andranno bene le noci di cocco o i funghi che spuntano nei boschi. O, perché no, una bella grigliata di pesce, naturalmente una volta costruita una canna da pesca.

Rimbocchiamoci le manicheAnalizziamo ora il modo in cui il gioco ci dà la possibilità di svolgere queste attività che arrivano ad essere, in totale, più di venti: sono tutte gestite tramite veri e propri minigiochi che hanno il pregio di sfruttare bene le caratteristiche della console a due schermi di Nintendo. Esempi? Per scatenare una fiamma dovremo sfregare il legno premendo di alternativamente L e R e soffiando nel microfono per dare ossigeno, mentre l’arte culinaria prevede di tagliare il cibo con il pennino o magari girare le porzioni durante la cottura. Se vi viene in mente Cooking Mama non state sbagliando, perché Lost in Blue 3, forse per la sua natura che lo vorrebbe un gioco molto vario, spesso ci fa capire di aver preso spunti qua e la dal panorama dei titoli disponibili per Nintendo DS.E’ un fattore, in realtà, che la serie si porta dietro dal primo episodio. E lo fa bene, visto che i minigiochi, come ci aspettavamo, sono la parte meglio riuscita e più divertente dell’intero prodotto.Come anticipato prima, chi non è nuovo di Lost in Blue non solo non deve aspettarsi nessuna rivoluzione, ma neppure novità di sostanza nel gameplay. C’è qualche minigioco nuovo ed altri sono stati rivisti, ma la meccanica è sempre la stessa e le analogie con il secondo episodio sono lampanti. L’unico vero cambiamento riguarda il livello di difficoltà globale. Questo non è settabile (tradizione anche nei precedenti capitoli), ma stavolta la resistenza fisica dei protagonisti è aumentata. Ciò significa che il bisogno di mangiare e di bere è meno impellente, e possiamo dedicare più tempo all’esplorazione o ad imparare altri lavori.Con il passare del tempo, addentrandoci sempre di più nell’isola, faremo nuovi incontri e i personaggi controllabili aumenteranno fino a diventare quattro. Se questo aggiungerà nuovi tasselli alla trama, purtroppo evidenzierà anche un pesante limite nel gameplay, che non è stato limato a dovere: nessuno è autosufficiente, quindi indipendentemente da chi decideremo di impersonare di volta in volta, dobbiamo farci in quattro e lavorare anche per i nostri compagni. Poco realistico e, nelle fasi avanzate dell’avventura, anche parecchio snervante.

Ma dov’è finita l’eccitazione per l’avventura?Il concept della serie è basato su un’idea più che apprezzabile, ma fin dal primo episodio non ha goduto della dovuta cura nello sviluppo. Durante i primi momenti di gioco potreste vedere catturato il vostro interesse, grazie all’alone di mistero che permea l’isola e alla curiosità di imbattersi in nuove scoperte o di scoprire nuovi minigiochi. Ma questa prima impressione dura poco. La ripetitività rischia di far capolino inevitabilmente dopo poche ore, perché gli obiettivi di base, alla fine, sono sempre gli stessi. Se a questo aggiungiamo una certa macchinosità nel muovere il personaggio (i movimenti sono gli stessi di Another Code, ma qui sono gestiti peggio) e il senso di dispersione che ogni tanto spiazza il giocatore, il risultato finale è un prodotto che rischia di non piacere a tutti, soprattutto a chi ha poca pazienza o poco tempo da dedicarci.Anche i dialoghi, che dovrebbero essere una parte fondamentale dell’avventura, sono proposti con troppa superficialità e pochissima varietà. Inoltre non è possibile ricevere da un personaggio più di un’informazione alla volta, cosa che ci costringe a ripetere da zero più di una conversazione.Questi difetti fanno di Lost in Blue 3, così come successe per i suoi predecessori, un titolo inadatto al giocatore alle prime armi.

Qualche bel panoramaTecnicamente Konami ha fatto un lavoro più che discreto. La grafica ha il doveroso livello di dettaglio, che rende l’isola piacevole da guardare e visitare. Anche i personaggi, in puro stile manga, sono caratterizzati abbastanza bene ed animati dignitosamente.La rappresentazione dei minigiochi, che richiedeva una maggiore cura per il dettaglio, è quasi sempre ottima e il piccolo schermo tattile, in questi casi, viene utilizzato in ogni suo pixel. D’altro canto questo, fortunatamente, risponde bene alle nostre sollecitazioni e la giocabilità ne beneficia.Sul fronte del sonoro, invece, a credibili effetti sonori fanno da contraltare musiche non così ispirate, che poco aiutano alla causa dell’immersione del giocatore nelle vicende.Piccola considerazione sulla lingua: la versione recensita è quella USA, quindi totalmente in inglese. I dialoghi sono molto semplici, dunque non spaventatevi se non siete molto avvezzi con le parole d’oltre manica. Anche perchè per la conversione Europea ci sarà da aspettare ancora un po’.

– Concept sempre affascinante…

– Tecnicamente discreto

– Minigiochi ben implementati

– …ma senza alcuna innovazione

– Dispersivo

– A volte frustrante

6.3

Con Lost in Blue 3, Konami ripropone il suo adventure-survival provando a spremerlo fino all’ultima goccia. La totale mancanza di innovazione rende il concept ormai un po’ vecchiotto, e il peso degli anni inizia a farsi sentire.

Non è un titolo mal riuscito, non lo è mai stato, ma al consueto buon lavoro tecnico e agli interessanti minigiochi si affiancano nuovamente i difetti di gioventù che non sono ancora stati risolti, quali la ripetitività dell’azione e una frequente macchinosità nel procedere degli eventi.

Se siete fanatici di Lost e di tutto ciò che fa survival o se avete apprezzato i precedenti capitoli, dategli una possibilità, potrebbe essere un piacevole passatempo. Ma se, semplicemente, siete alla ricerca di una buona avventura grafica, farete meglio a volgere lo sguardo verso altri lidi, non sicuramente verso quello dell’isola di Lost in Blue 3.

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