Una nuova chiusura si abbatte sull'ecosistema PlayStation: Dark Outlaw Games, lo studio fondato da Jason Blundell su incarico diretto di Sony, ha cessato la propria attività prima ancora di aver annunciato pubblicamente un singolo progetto.
La notizia, riportata dal giornalista di Bloomberg Jason Schreier su Bluesky, si inserisce in un quadro sempre più preoccupante per i first-party del colosso giapponese, che nell'arco di pochi mesi ha visto svanire nel nulla diverse realtà produttive su cui aveva scommesso.
La storia di Dark Outlaw Games è, in un certo senso, quella di uno studio nato già nell'ombra. Blundell aveva accennato alla sua esistenza solo nel marzo del 2024, nel corso di un podcast, ammettendo che il team lavorava "da un bel po' di tempo lontano dai riflettori" su un titolo esclusivo PlayStation di cui non fu mai rivelata la natura.
Lo studio era stato alimentato in larga parte da ex componenti di Deviation Games, la precedente avventura imprenditoriale dello stesso Blundell.
Proprio Deviation Games rappresenta un precedente inquietante: fondata nel giugno del 2021 da Blundell insieme all'altro veterano di Treyarch Dave Anthony. Blundell aveva abbandonato Deviation già nel 2022, i licenziamenti erano arrivati nel 2023 e nel 2024 lo studio aveva chiuso i battenti, anch'esso senza aver mai annunciato il proprio progetto.
La decisione di chiudere Dark Outlaw Games sembra essere stata presa direttamente da Sony, che in parallelo ha tagliato un numero imprecisato di posizioni interne legate allo sviluppo mobile. Secondo quanto ricostruito da Schreier, il totale dei posti di lavoro persi ammonterebbe a circa cinquanta persone.
Il caso non è isolato: il pattern di chiusure nei first-party PlayStation si è fatto sempre più sistematico. Solo pochi mesi fa, nel 2024, era toccato a Firewalk Studios, il team responsabile del discusso sparatutto online Concord, che aveva chiuso dopo appena due settimane dal lancio commerciale del gioco.
Ancor più di recente, il mese scorso, è stato il turno di Bluepoint Games, lo studio noto per i remake di Demon's Souls e Shadow of the Colossus, considerato fino a poco tempo fa un fiore all'occhiello dell'offerta PlayStation.
Ciò che accomuna i casi di Deviation e Dark Outlaw è una caratteristica che, in retrospettiva, appare rivelatrice: nessuno dei due studi è riuscito a raggiungere la fase dell'annuncio pubblico del proprio gioco.
Mesi e anni di sviluppo, risorse umane e finanziarie investite, e nulla da mostrare al pubblico. Una dinamica che solleva interrogativi legittimi sulle modalità con cui Sony gestisce i rapporti con gli studi satellite e sulle strategie di sviluppo dei contenuti first-party nel medio e lungo periodo.
Che cosa sta accadendo?
La chiusura di Dark Outlaw Games è l'ennesimo capitolo di una narrazione che sta rendendo il 2026 l'anno più cupo per i PlayStation Studios. C’è qualcosa di profondamente inquietante nel vedere un talento come Jason Blundell fallire per la seconda volta consecutiva sotto l'ala di Sony, senza nemmeno riuscire a mostrare un singolo fotogramma del suo lavoro. È il fallimento del "pedigree": la dimostrazione che avere grandi nomi non garantisce più la nascita di grandi giochi.
Il caso di Dark Outlaw, nato dalle ceneri della già sfortunata Deviation Games, è lo specchio di una Sony che ha smesso di essere una "incubatrice di sogni" per diventare un giudice spietato. Se un progetto non convince nei corridoi interni, viene terminato prima ancora che il pubblico possa anche solo sognarlo. È una strategia di contenimento dei danni che però sta creando un deserto produttivo preoccupante.
Quello che stiamo osservando è un fenomeno di "studi fantasma": realtà che bruciano milioni di dollari per anni, assumono talenti, occupano uffici, e poi evaporano nel nulla. Deviation e Dark Outlaw hanno seguito la stessa, identica traiettoria:
- Annuncio di una partnership prestigiosa.
- Silenzio radio assoluto.
- Chiusura improvvisa.
È un buco nero finanziario che solleva dubbi sulla gestione dei partner da parte di PlayStation. Se la chiusura di Firewalk Studios dopo il disastro di Concord era un atto dovuto di fronte a un fallimento commerciale pubblico, la cancellazione di Dark Outlaw e il presunto ridimensionamento (o chiusura, stando ai rumor citati) di realtà storiche come Bluepoint Games suggerisce un cambio di rotta drastico.
Sony sembra aver perso la pazienza per i tempi lunghi e i rischi dei nuovi IP, rifugiandosi in una politica di tagli preventivi che non risparmia nessuno.
La domanda che ogni appassionato si pone oggi è: che fine ha fatto la PlayStation dei "First Party" leggendari? Mentre il mercato si interroga su Project Helix di Microsoft e sul rallentamento di Switch 2, Sony sembra impegnata in una frenetica operazione di potatura dei rami secchi.
Ma se continui a tagliare anche i rami che dovrebbero ancora fiorire, il rischio è di rimanere con un tronco spoglio fatto solo di sequel sicuri e remaster. A parte Intergalactic e Wolverine, non vediamo un futuro ricco di quelle nuove grandi opere che invece abbiamo vissuto con l'epoca PS4.