Il GAMM Game Museum di Roma cambia guida. Dal 10 febbraio 2026 la direzione del Museo del Videogioco passa a Massimo Triulzi, una figura che con il medium videoludico non ha mai avuto un rapporto superficiale, ma lungo e biografico.
Un passaggio di consegne che non è solo continuità amministrativa, quanto piuttosto un rilancio: nuova direzione, staff rinnovato e la volontà dichiarata di rafforzare progettualità, programmazione e dialogo con la community.
Il GAMM nasce con un’idea precisa: raccontare il videogioco non come feticcio tecnologico, ma come linguaggio culturale. Un medium che ha attraversato decenni di trasformazioni sociali, economiche e simboliche, contribuendo a modellare il presente in cui viviamo, sospeso tra analogico e digitale.
L’esposizione permanente non si limita a mostrare oggetti o macchine, ma prova a metterle in relazione con ciò che siamo diventati. Il passaggio dall’analogico al digitale, l’evoluzione dell’esperienza ludica, il modo in cui il gioco ha riscritto abitudini, immaginari e forme di narrazione, fino a delineare quell’homo ludens contemporaneo che oggi diamo quasi per scontato.
Il percorso si sviluppa attraverso aree tematiche ordinate cronologicamente, seguendo le grandi fratture e le svolte del medium: da curiosità tecnologica a fenomeno culturale di massa. Le chiavi di lettura sono molteplici e convivono nello stesso spazio: divulgazione, formazione, intrattenimento, analisi antropologica e sociologica, fino al videogioco inteso come evoluzione della scrittura e della narrazione non lineare, in dialogo con arte, design, psicologia e nuove tecnologie.
Tutto questo prende forma in circa 700 metri quadrati di spazio espositivo, a Roma, in Via delle Terme di Diocleziano 35/36. Una posizione che non è solo geografica, ma anche simbolica: il videogioco messo al centro del discorso culturale.
Al di là dell’annuncio formale, la nomina di Massimo Triulzi ha il sapore di una scelta coerente. Non perché “venga dal settore”, ma perché il videogioco lo ha sempre trattato come una materia culturale prima ancora che industriale.