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Dairoku: Agents of Sakuratani | Recensione – Un otome che non ce la fa

Idea Factory ci presenta il suo otome ambientato nel mondo degli ayakashi.

Un genere molto popolare in Giappone è sicuramente quello degli otome. Sotto questo termine ricadono giochi appartenenti solitamente alla categoria visual novel o simulativa, con forti elementi di dating sim. In particolare, otome sta ad indicare il fatto che il gioco è pensato prettamente per un pubblico femminile (concezione antiquata, ma così è la definizione).

Dairoku: Agents of Sakuratani

Piattaforma:
SWITCH
Genere:
avventura-grafica
Data di uscita:
2 Dicembre 2021
Sviluppatore:
Otomate
Distributore:
Idea Factory

Salvo rari casi, questo peculiare genere non è mai riuscito a conquistare i giocatori occidentali, dunque gli arrivi sul nostro mercato si contano sulle dita di una mano. Le ragioni sono molteplici, e spaziano dalla scarsa popolarità di queste meccaniche di gameplay in Occidente alla bassa qualità di molti dei titoli usciti.

Dalla scorsa generazione di console, però, c’è stata una leggera inversione di tendenza: grazie alla sempre maggiore popolarità degli store digitali, sempre più sviluppatori hanno deciso di tentare la fortuna proponendo i loro otome sul mercato occidentale. Oggi siamo qui per parlavi di un otome uscito in esclusiva su Nintendo Switch, dal titolo Dairoku: Agents of Sakuratani. Vediamo se Idea Factory è riuscita a convincerci della bontà della sua ultima creazione.

 

Folklore nipponico e ragazzi demoniaci

La storia di Dairoku: Agents of Sakuratani (solo Dairoku d’ora in poi) vede come protagonista Akitsu Shino, ragazza in grado fin da piccola di vedere il mondo degli spiriti e da poco entrata a far parte di un’associazione segreta che ha il compito di tenere sotto controllo il mondo degli ayakashi.

Questi spiriti, provenienti da un’altra dimensione, vivono in una città divisa in tre distretti, guidati dai leader degli oni, dei demoni volpe e dei tengus. Il compito di Shino è quello di contribuire a mantenere pace ed armonia a Sakuratani, dove si profila uno scontro tra i diversi gruppi di Ayakashi. Come spesso accade nel genere, la storia, seppur lineare nel suo svolgimento, prende diverse ramificazioni a seconda del personaggio con cui decideremo di intessere dei rapporti.

Incontreremo dunque diversi ragazzi demone, ognuno dei quali corteggerà a suo modo Shino. Una volta entrati in una determinata “route”, legata ad uno specifico personaggio, vedremo la storia svolgersi secondo quella declinazione; una volta terminata la partita, potremo tornare sui nostri passi e sperimentare i percorsi alternativi, scegliendo uno degli altri ragazzi.

Questa meccanica è una componente fondamentale in moltissimi otome, ed è così anche in Dairoku: per godere appieno la storia, dunque, dovremo giocare tutte le diverse route, per scoprire i segreti di ogni personaggio.

Ora, il comparto narrativo degli otome è ovviamente uno degli aspetti più importanti per il gioco, dato che su di esso si basa quasi completamente l’esperienza. Spesso capita che la trama non sia ottima, o che magari vi sia un’ampia differenza qualitativa tra le diverse route narrative presenti.

In Dairoku, purtroppo, la storia non riesce mai a decollare, in nessuna delle varianti presenti. Questo perché la trama manca completamente di qualsiasi mordente e conflitto che riesca ad invogliare a continuare a giocare: Dairoku sembra quasi essere più uno slice of life, dove il mondo dei demoni viene utilizzato più come sfondo che altro.

E questo potrebbe andare bene se i personaggi fossero abbastanza interessanti da reggere sulle loro spalle il peso dell’esperienza, ma così non è. Il cast principale risulta fin troppo stereotipato e bidimensionale, con pochi spunti interessanti da offrire. L’unica parte della storia scritta davvero con competenza sono i dialoghi: i rapporti tra i personaggi risultano divertenti da vedere, ed alcune scene riescono a strappare un sorriso. Purtroppo, però, questo è troppo poco quando storia e caratterizzazione del cast fanno acqua da tutte le parti.

Sono presenti diverse route, ciascuna delle quali si concentra su un determinato personaggio.

Le cose non vanno meglio nel comparto tecnico. Da una parte, abbiamo il character design dei personaggi, sicuramente il fiore all’occhiello del gioco. I protagonisti, specialmente nelle loro forme demoniache (purtroppo poco utilizzate nella storia), sono davvero ben realizzati e riescono a rimanere impressi. Il problema è il resto: gli sfondi di background risultano scialbi e anonimi, e dopo poco tempo tendono a somigliarsi fin troppo tra loro.

Le CG, inoltre, lasciano parecchio a desiderare, soprattutto considerando la bontà del materiale di partenza. Sulle musiche, invece, c’è poco da dire: non ci sono brani effettivamente pessimi, ma anche in questo caso non c’è niente di memorabile e tutto tende a confondersi mano a mano che si continua a giocare. In un titolo in cui la presentazione è una componente fondamentale dell’esperienza, queste mancanze sono ancora più gravi del solito, purtroppo.

Unendo questi fattori alla storia non esaltante di cui parlavamo prima, capirete perché Dairoku, come otome, semplicemente non ci ha convinti.

Visual novel “per ragazze”

Come dicevamo, Dairoku è sostanzialmente un’avventura grafica con elementi da dating sim, rivolta principalmente alle ragazze, secondo uno schema piuttosto vetusto ma ancora in voga in Giappone. Questo significa che, effettivamente, c’è poco da giocare: l’esperienza si basa quasi esclusivamente sulla lettura di testi (soltanto in inglese), e tolta la presenza dei bivi di trama l’input richiesto ai giocatori è davvero minimo.

Ci sono, a dire il vero, brevi sezioni in cui bisogna combattere spiriti avversari; si tratta, però, di semplici mini-giochi in cui bisogna premere a tempo dei pulsanti, e la durata è talmente esigua da rendere inutile la loro presenza. Insomma, se siete fan delle visual novel sapete a cosa andate incontro da questo punto di vista: Dairoku è una visual novel pura, non cerca compromessi con altri generi. E questo, ovviamente, non sarebbe un problema.

Vedere tutti i percorsi di Dairoku vi richiederà circa 40-50 ore.

Il problema viene dal fatto che Dairoku ha una storia senza mordente, un cast di personaggi banali ed una presentazione, visiva ed acustica, tranquillamente dimenticabile.

Insomma, sarebbero davvero pochi i motivi per consigliare di giocarlo, soprattutto considerando che, negli ultimi anni, sono arrivati sul mercato diversi titoli appartenenti a questo genere. Pensiamo, ad esempio, ad Hatoful Boyfriend, che per quanto nato come parodia degli otome risulta comunque un’ottima esperienza; o ancora Mystic Messenger, titolo disponibile gratuitamente su mobile (con microtransazioni volte a sbloccare sezioni di storia), titolo dotato di un ottimo cast di personaggi.

Anche sulla stessa Nintendo Switch si possono trovare migliori rappresentanti del genere. Purtroppo, Dairoku non riesce ad avere qualcosa che lo faccia distinguere dalla massa di mediocri otome presenti sul mercato nipponico, e la sua durata non esigua (parliamo di 40-50 ore circa per vedere davvero tutto quello che il gioco ha da offrire in termini di storia) in questo caso gioca a suo sfavore, visto che più si va avanti e più i difetti del gioco diventano evidenti.

Se volete comunque dare una chance ai ragazzi demoniaci di Dairoku: Agents of Sakuratani, vi consigliamo di approfittare del miglior prezzo disponibile.

4,0

Dairoku: Agents of Sakuratani

Piattaforme: switch
Dairoku: Agents of Sakuratani è un otome con delle premesse narrative interessanti che purtroppo non riesce a sfruttare il suo potenziale. La trama risulta scialba e priva di mordente, così come i personaggi, privi di vero spessore. Se a questo uniamo una presentazione tutt'altro che memorabile, capirete che ci sono ben pochi motivi per cui soffermarsi su questa uscita, anche per gli appassionati del genere.

Pro

  • Divertenti interazioni tra i personaggi
  • Buon character design...

Contro

  • ... ma il resto della presentazione lascia a desiderare
  • Trama priva di mordente
  • Personaggi bidimensionali
4,0