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Come finisce Hyrule Warriors: l’Era della Calamità, e come si lega a Breath of the Wild?

Vediamo i dettagli della storia prequel di Breath of the Wild.

Attenzione: questo articolo contiene spoiler da Hyrule Warriors: L’era della Calamità. Non continuate con la lettura se non avete completato il gioco.

Avrete notato dalla nostra recensione di Hyrule Warriors: l’Era della Calamità che c’è un dettaglio che abbiamo definito divisivo. La storia, la narrazione che Koei Tecmo e Nintendo hanno costruito ci è piaciuta moltissimo, racconta la lore di Breath of the Wild, la espande e dona nuova luce a tanti personaggi che per forza di cose erano più defilati. Ma ovviamente c’è una cosa che, all’annuncio del titolo, hanno pensato: come finisce Hyrule Warriors: l’Era della Calamità?

Essendo un prequel, per giunta di una storia di cui già conosciamo il finale ma che non ci è mai stato raccontato esplicitamente, la curiosità è lecita e altissima. D’altronde in The Legend of Zelda: Breath of the Wild la vicenda pregressa al risveglio di Link nell’Altopiano delle Origini viene raccontata in maniera volutamente centellinata, attraverso flashback e alcune missioni inserite ne La Ballata dei Campioni, l’ultimo DLC.

Mancava quindi un racconto definitivo, una storia completa che ci portasse a come la Calamità Ganon ha annientato Hyrule. Cosa succede in Hyrule Warriors: l’Era della Calamità? Che effetto ha il piccolo guardiano che si muove indietro nel tempo e cosa rappresenta per Zelda?

Vi raccontiamo queste, e tante altre cose, nelle righe che seguono che, lo specifichiamo, sono assolutamente piene di spoiler per chi non ha giocato Hyrule Warriors: l’Era della Calamità. Tutte cose di cui non potevamo parlare in sede di recensione ma, visto che il gioco è ormai da qualche giorno sugli scaffali, ci sembrava giusto approfondire – che siate curiosi di sapere il finale della storia, oppure che l’abbiate giocato e vi vogliate confrontare con la nostra opinione.

Come finisce Hyrule Warriors: l’Era della Calamita? Ne parliamo da ora, quindi… ALLARME SPOILER

Partiamo da quello che è, appunto, il nodo focale della storia: il piccolo guardiano. Si chiama Terrako – lo si scopre praticamente alla fine dell’avventura – ed è un costrutto che la piccola Zelda ha contribuito a fabbricare nel suo tempo libero, e che è diventato una sorta di animale da compagnia meccanico per la principessa. Un oggetto che la lega anche a sua madre, una figura che vediamo anche fugacemente (ma non in volto) in una delle cutscene.

Il suo intervento è importantissimo in un determinato momento, ovvero quando riporta nel passato i discendenti dei campioni originali, ovvero Sidon, Teba, Yunobo e Riju.

Terrako è il fulcro del viaggio dei discendenti dei Campioni, ed è legatissimo a Zelda.

Ci sono quattro missioni durante l’avventura in cui si affrontano le entità che prendono il possesso dei colossi sacri, le stesse rappresentazioni dell’Ira di Ganon che sono i nemici finali dei rispettivi “dungeon” di The Legend of Zelda: Breath of the Wild. In queste missioni c’è sempre una situazione ricorrente, ovvero il campione del passato che non riesce ad affrontare la calamità, e quello del futuro – il discendente appunto – che arriva al momento opportuno per dare man forte al suo antenato. Vediamo quindi Revali con Teba, Daruk con Yunobo, Mipha con Sidon, ed Urbosa con Riju, tutti fianco a fianco insieme al personaggio che sceglieremo di utilizzare per quella missione mentre combatte l’Ira di Ganon corrispettiva.

Momenti di fanservice elegante.

Siamo chiaramente di fronte ad un grandissimo momento fanservice, in cui c’è la possibilità di vedere personaggi che non hanno mai interagito, e alcuni dei quali a spanne non erano neanche vivi all’epoca, lottare fianco a fianco. Il tutto, confermando quello che dicevamo nella nostra recensione, senza mai sembrare stucchevole o solamente votato al piacere dell’appassionato. Gli scambi di battute tra questi personaggi sono molto coerenti, commoventi o divertenti che siano, anche complice un doppiaggio italiano che si riconferma di levatura straordinaria per tutti i personaggi in egual misura.

A questo punto i colossi vengono riconquistati e, successivamente, ci sono altrettante missioni in cui le coppie di campioni si mettono al comando dei giganti da guerra per affrontare le orde dei nemici. Anche in questo caso vale lo stesso discorso per i dialoghi e le interazioni tra personaggi, sempre valevoli di attenzione e fatti in maniera molto elegante e mai pacchiana.

Cosa succede, quindi, ora che ogni campione ha dalla sua parte il suo discendente venuto dal futuro a dargli man forte? Prima di proseguire dobbiamo introdurre un personaggio importante, il villain di questa storia: Astor.

Astor, il misterioso capo dei cultisti.

Astor, il Clan Yiga ed un possibile legame con Breath of the Wild 2

Astor è un sacerdote, il capo del culto della Calamità Ganon all’interno del Clan Yiga. Scopriamo quindi che i misteriosi ninja che popolano Hyrule sono devoti alla figura di Ganon, e il loro obiettivo è garantire il ritorno ciclico della Calamità. Oltre ad essere incredibilmente simile alla figura necrotica che compare fugacemente nel teaser del sequel di Breath of the Wild, anche se si tratta probabilmente delle spoglie di Ganon, Astor ha dalla sua parte un secondo guardiano in miniatura.

Questo secondo costrutto è colorato con le stesse tonalità di viola e nero che contraddistinguono la Calamità e non solo, perché durante l’avventura scopriremo essere il contenitore vero e proprio di Ganon, che Astor intende far uscire. Successivamente il Clan Yiga si allontanerà dalla follia di Astor alleandosi con Hyrule, tant’è che il capoclan Koga diventerà anche un personaggio giocabile.

Ovviamente Astor è un nemico ricorrente, soprattutto nella parte finale del gioco.

È proprio Astor, tramite il potere delle Calamità, a corrompere tutti i guardiani del mondo, ed a portare il Castello di Hyrule alla distruzione. Corrompe anche Terrako che diventa uno dei boss del gioco, prima di riuscire a scatenare Ganon che, per la prima volta, vediamo nella sua forma definitiva come una sorta di entità protoplasmatica, corazzata con pezzi di guardiano fisici.

Durante lo scontro, che inizialmente è impossibile, Zelda scatena tutto il suo potere e permette a tutti i personaggi di poter combattere efficacemente contro la Calamità. Posto che in questi frangenti la narrazione diventa veramente epica, così come l’intera missione che porta ad arrivare alla cima del castello è corposa, densa e lunghissima, qui finalmente si arriva alla conclusione della curiosità di cui sopra. Come finisce effettivamente Hyrule Warriors: l’Era della Calamità?

La Calamità Ganon in tutta la sua maestosità.

Hyrule Warriors: Endgame

I nostri eroi vincono. La Calamità Ganon viene sconfitta, ed i discendenti dei campioni tornano alla loro timeline dopo i commoventi saluti di rito. Quella che potrebbe essere etichettata come una trovata di puro fanservice in realtà nasconde delle riflessioni. La storia che viviamo in Hyrule Warriors: l’Era della Calamità non è chiaramente un flashback, perché altrimenti gli eventi di Breath of the Wild non avverrebbero senza il risveglio di Link ed i proverbiali cento anni trascorsi. Quello che ci troviamo di fronte non è neanche una vera e propria realtà alternativa, ma una rielaborazione del racconto che credevamo avremmo visto.

Terrako permette ad Impa, nelle fasi iniziali, di far sorgere le torri dal terreno, le quali hanno la capacità di prevedere l’arrivo della Calamità anche grazie alla risonanza con Terrako: lo rivelano i giovani Pruna e Rovely, che analizzano il guardiano nel corso dell’avventura. Allo stesso modo i vari Yunobo, Teba, Riju e Sidon rivelano di conoscere già Link, ma soprattutto alcuni di loro si lasciano sfuggire frasi e commenti relativi al “dover aiutare ancora una volta” la guardia reale e Zelda.

Quindi questo significa che Terrako ha portato indietro nel tempo i discendenti dei Campioni dopo che gli eventi di Breath of the Wild sono avvenuti, i quali hanno aiutato i loro predecessori a sconfiggere la Calamità Ganon, per poi tornare nella loro linea temporale di riferimento.

In buona sostanza potremmo dire che gli eventi de L’Era della Calamità sono del tutto canonici nel complesso, tranne per la situazione narrativa finale. Alla fine dell’avventura infatti i Campioni originali non sono morti, così come Zelda non è incastrata nel tenere a bada la Calamità e Link non è stato salvato dalla morte in extremis nel santuario dell’Altopiano delle Origini. Ma allo stesso tempo la storia che abbiamo vissuto in Breath of the Wild esiste ancora, non è stata modificata né ci sono ovviamente dei cambiamenti.

Hyrule è stata sempre sconfitta, ma in questo caso abbiamo visto un vero e proprio “what if”, che racconta in maniera del tutto coerente cosa è successo cento anni prima, tranne per la conclusione, che rappresenta una storia nuova.

Un happy ending in tutto e per tutto.

Occasione sprecata?

Onestamente, l’idea di non potere vedere la disfatta dei nostri eroi raccontata con l’eleganza che Nintendo ha saputo mettere nell’opera originale ci ha lasciato con l’amaro in bocca. C’era la possibilità di regalare un sentimento paragonabile a Rogue One per l’universo di Star Wars, invece che ad Avengers: Endgame per il Marvel Cinematic Universe, ed è probabilmente quello che si aspettavano un po’ tutti.

In questo caso la scelta è stata quella di sorprendere i giocatori, raccontando uno stravolgimento che effettivamente è imprevisto, ma che ha come contraltare l’indebolire di una narrazione che poteva essere molto più solida, anche considerando il sequel di Breath of the Wild in arrivo. Nonostante ciò, non ci sentiamo di colpevolizzare completamente il lavoro fatto.

Chissà che Terrako non possa tornare, o ci si faccia riferimento, anche in Breath of the Wild 2...

Anche perché, come ripetuto più volte, tutto ciò che mette in scena L’Era della Calamità riguardo i personaggi e le loro vicende è comunque molto piacevole ed appagante. Anche il secondo finale, sbloccato completando delle missioni aggiuntive per ricostruire Terrako dopo l’ultimo combattimento, aggiunge un altro dettaglio per impreziosire ulteriormente la figura di Zelda, già grande protagonista della storia.

In questo breve true ending, Zelda ripara definitivamente quello che ricorda essere il suo giocattolo d’infanzia, e insieme a tutti gli altri personaggi rimette in funzione Terrako – il quale suona la Zelda’s Lullaby per la prima volta. Un dettaglio, insieme alle note della Song of Time che usa per tornare indietro nel tempo, che contribuisce a rendere quest’opera ancora più coesa con tutto il franchise.

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