Sessant’anni sono un traguardo impegnativo per un festival che ha costruito la propria identità sulla capacità di cambiare. Quando un anniversario diventa così importante, la tentazione di trasformare il programma in un album dei ricordi è forte. Lucca Comics & Games 2026 sceglie invece una parola che contiene una responsabilità: Legacy L’eredità, in questo caso, riguarda ciò che una generazione consegna alla successiva, ma anche la libertà di modificarlo. Dal 28 ottobre al 1° novembre la città proverà a raccontare questo passaggio attraverso fumetti, giochi, mostre, incontri e nuovi strumenti di partecipazione.
Un manifesto che passa la matita
Il primo indizio è nel manifesto di Claudio Castellini. L’autore riunisce personaggi appartenenti alle locandine storiche della manifestazione, costruendo quello che gli organizzatori definiscono un meta-poster. Tornano l’eroina dorata Lu di Zerocalcare, il Sandokan di Don Maitz, il gorilla con il robot di Phil Hale, Lady Hope di Ted Nasmith e il drago di Ciruelo. Ogni figura porta con sé un diverso modo di abitare il fantastico, dal racconto d’avventura alla fantascienza, dall’illustrazione fantasy alla riflessione sul pubblico del festival.
Al centro compare un gigante che sostiene una bambina con una matita. È una composizione che funziona perché traduce un concetto astratto in un gesto comprensibile: qualcuno offre le proprie spalle, qualcun altro può cominciare a disegnare. Il passaggio ha anche una corrispondenza concreta. Louise Stéphant, giovane vincitrice del Petit Fauve del festival di Angoulême, realizzerà una variante del poster, da svelare il 28 ottobre al Teatro del Giglio Giacomo Puccini. Il nuovo sguardo entra così dentro la celebrazione ufficiale, assumendosi il diritto di reinterpretarla.
La memoria diventa un luogo da attraversare
A Palazzo Guinigi, dal 3 ottobre, Lucca Legacy: a comics and games story porterà questa idea nello spazio espositivo. Il progetto, sviluppato con POLI.design e con il contributo di diversi partner culturali e scientifici, racconta la manifestazione attraverso ambienti dedicati a immagini, testimonianze e giochi. Il visitatore potrà intervenire sul percorso e lasciare tracce destinate a contribuire alla sua evoluzione.
Il punto più significativo è The Vault, il caveau pensato per accogliere oggetti d’affezione legati al festival. Un ricordo personale può diventare materiale per una storia collettiva: il biglietto conservato, il libro incontrato nel momento giusto, l’oggetto che per qualcuno contiene un’intera edizione. È una scelta curatoriale che riconosce al pubblico un ruolo preciso nella costruzione della memoria, oltre a quello di testimone.
Una città da salvare, anche sullo schermo
Il sessantesimo entra anche nel videogioco con Luke & Clea – A Quest for Legacy. I protagonisti attraversano una Lucca in pixel art e recuperano i frammenti di un diamante, esplorando sei livelli ispirati a luoghi riconoscibili della città. Torre Guinigi, Anfiteatro, Duomo e Mura diventano scenari di un’avventura che lega geografia reale e immaginazione. Il comunicato annuncia la disponibilità gratuita per iOS e Android dal 24 settembre e lo sblocco dell’ultimo livello all’apertura del festival.
La storia della manifestazione avrà inoltre un racconto televisivo. 60 volte Lucca, lo speciale di Rai Cultura scritto e diretto da Enrico Platania, è annunciato su Rai5 il 27 ottobre in seconda serata, quindi su RaiPlay. Testimonianze e materiali di Rai Teche accompagneranno il percorso dal Salone Internazionale dei Comics alla pluralità di linguaggi che oggi occupa la città.
Che cosa rimane dopo la festa
L’anniversario si misura infine con il presente. Gli organizzatori annunciano l’edizione con il maggior numero di stand e padiglioni nella storia del festival. Il dato racconta una crescita, ma pone anche una domanda culturale: come mantenere riconoscibile una manifestazione che contiene pubblici e interessi sempre più diversi?
Legacy offre una possibile risposta nel rapporto tra le persone e le opere. Un fumetto scoperto da ragazzi può diventare un mestiere; una campagna di gioco può creare amicizie; una canzone può accompagnare generazioni lontane. Lucca costruisce il proprio sessantesimo attorno a queste continuità. Il manifesto di Castellini ne restituisce l’immagine più efficace: il gigante regge il peso della storia, mentre la matita resta nelle mani di chi deve ancora usarla.