Intervista a Caparezza: "Orbit Orbit è una metafora dell'immaginazione"
A Lucca Comics & Games 2025 abbiamo incontrato Caparezza in veste, per la prima volta, di autore grazie a Orbit Orbit pubblicato da Sergio Bonelli Editore.
Per la prima volta nella sua carriera, Caparezza è stato protagonista di Lucca Comics & Games 2025 nelle vesti di con il progetto più folle e visionario di sempre: Orbit Orbit. Un disco-fumetto, un’astronave creativa che unisce musica, illustrazione e storytelling in un’unica esperienza. Nel nostro lungo incontro esclusivo, lo abbiamo portato a esplorare ogni angolo della sua nuova galassia artistica: dal perché del nome Orbit Orbit al desiderio – coltivato fin da bambino – di creare finalmente un fumetto tutto suo. Caparezza ci ha raccontato come l’entusiasmo per la parte visiva abbia generato anche il nuovo album, come i brani siano nati da immagini e suggestioni.
Abbiamo parlato dei temi più intimi del progetto e del lavoro dietro le tavole, la scelta degli artisti coinvolti, il rapporto con Sergio Bonelli Editore e la costruzione del graphic novel che accompagna il disco. Caparezza si è aperto sul processo creativo, sulla libertà assoluta che ha guidato questo esperimento, sul desiderio di unire due linguaggi che lo definiscono da sempre: musica e immaginazione. Un’intervista ricchissima, piena di riflessioni, ironia, aneddoti… e qualche sorpresa!
Ciao Michele, grazie e benvenuto su Cultura POP. Negli ultimi anni sei stato ospite di Lucca Comics & Games, oggi invece sei "dall'altra parte della barricata" come special guest. Questo è un luogo e una cultura che hai accarezzato, suggerito, citato nelle tue canzoni... con Orbit Orbit ormai ci sei "dentro".
Caparezza
Eh sì, tra l'altro ero venuto a Lucca Comics & Games nel 2021 a presentare un disco che già metteva un piedino nel mondo del fumetto. Quello con variant cover di Simone Bianchi che per me era quasi una bestemmia, nel senso che quando lui mi ha presentato questa idea della variant, per me il disco aveva una sua sacralità e già una sua copertina, però lui mi prese in un momento di debolezza psicologica e sono stato felicissimo poi di averla fatta, di aver avuto l'occasione di venire a Lucca Comics & Games. Dopo 4 anni ci ritorno, sorprendendo me stesso, perché pensavo che non sarei stato in grado di fare nient'altro e invece mi ritrovo con un fumetto che ha originato un disco. In Orbit Orbit ho raccontato a grosso modo la mia vita degli ultimi anni, quella, diciamo, il periodo un po' complesso con tante metafore che hanno come teatro lo spazio non solo inteso come spazio cosmo, ma inteso anche come spazio da prendersi, spazio da riempire, curiosità verso l'altrove, verso l'al di là, verso quello che non è già a nostra disposizione.
Domenico Bottalico
Quando ti è venuta la l'idea, quando ti si è accesa la lampadina di Orbit Orbit e perché questo titolo?
Caparezza
Il titolo è sempre stato quello nella mia testa. È strano, ho cercato di cambiarlo mille volte, ma non c'è stato niente da fare. Alla fine ha vinto Orbit Orbit. Il primo tassello di Orbit Orbit l'ho messo, credo nel 2023, tornando da Angouleme quando ho cominciato sul serio a pensare di voler fare un fumetto anche se c'erano state delle avvisaglie in precedenza perché diciamo l'idea di fare un fumetto ce l'avevo da quando ero bambino, quindi in realtà tutto questo è nato per soddisfare un mio desiderio infantile. Però volevo che il mio fumetto avesse un nome con due parole uguali come Duran Duran e Orbit Orbit era perfetto. Solo Orbit era banale. Orbit Orbit invece aveva un senso per me perché la metafora dell'immaginazione, la metafora, l'onomatopea dell'immaginazione e anche perché rappresenta le due orbite, quella del fumetto e della musica, che gravitano nella mia vita.
Domenico Bottalico
Leggendo Orbit Orbit ho trovato dei punti di contatto con il concept di 2112 dei Rush ma una versione più metropolitana con tutte le nevrosi dei personaggi che il tuo altergo a fumetti incontra. Come ti sei preparato per rendere tutte le esperienze intorno al fumetto su carta?
Caparezza
Allora, a proposito di nevrosi, io ti ringrazio per questo parallelismo coi Rush, però è peggiorativo nel mio caso, nel senso che il mio alter-ego ha a che fare con tre personaggi che sono altri alter-ego, quindi è nevrosi più nevrosi più nevrosi più nevrosi che io inserisco nel fumetto perché mi sono splittato in quattro personaggi in realtà che vivono di vita propria ma che rappresentano quattro lati del mio carattere. La Magma Rana che rappresenta il Caparezza che tutti si immaginano, cioè quello dei giochi di parole. Infatti nella sua forma anfibia parla per anagrammi, d'altronde Magma Rara è l'anagramma di anagramma, e gioca molto su queste stilettate, fa battute, sdrammatizza e rappresenta quello che tutti si aspettano che Caparezza faccia, perché nella vita io ho fatto Fuori dal Tunnel, ho fatto insomma quel tipo di cosa. Poi c'è Darkstar, che è la mia parte negativa. Quindi la sindome dell'impostore, quella del "non ce la farò mai". Quella che, diciamo, ha dominato quest'ultimo periodo della mia vita e che ho tentato di sconfiggere o meglio di riabilitare, di guarire. Darkstar è l'antagonista ma non è cattivo, è semplicemente uno che si piange addosso. È fastidioso cioè è fatto di pece, c'è questa negatività che si incolla all'altro. Poi c'è l'Idea che la mia parte ottimista che è rarefatta com'è la mia parte ottimista che alla fine preleva, in maniera un po' perfida ma preleva. L'Idea come tutte le idee pensano solo a essere realizzate, si trascinano dietro tutto. Infine c'è Il Cosmonauta, che dovrei essere io, che è semplicemente una persona in balia degli eventi, che ha sì il suo carattere, ma tranne nella parte finale, semplicemente è trascinato qui e là da da queste teste.
Domenico Bottalico
Il rapporto con i disegnatori invece com'è stato? Hai chiesto tu all'editore, Sergio Bonelli Editore, che avresti voluto lavorare con determinati artisti?
Caparezza
Fifty fifty, nel senso che sono partito dallo stile che volevo, prevalentemente in linea chiara. Volevo un fumetto che ricordasse un po' le mie letture dell'infanzia, quindi un po' Bonvi, un po' Moebius e parlando di linea chiara, volevo che avesse delle vignette ordinate non esplose in giro così. Insomma, l'idea sul linguaggio era chiara, quella sui disegnatori è stata un po' in corsa, nel senso che avevamo la necessità di usarne diversi, tanti, e quindi ho esaminato il tratto di molti disegnatori, alla fine ho scelto alcuni disegnatori di Scuderia Bonelli, tutti molto bravi. Torti ha fatto un lavoro pazzesco, Gerasi anche, ma tutti eh... ho preso questi due disegnatori perché hanno fatto la parte del leone come quantità di tavole realizzate. Yang l'ho suggerita io per il suo stile, La Came che interpreta i ricordi, Tamiazzo anche... insomma sono contento di tutti i disegnatori. Sono partito da una idea grafica ben precisa di come volevo che uscisse Orbit Orbit, poi trovare i disegnatori è stato facile. E poi la sceneggiatura che ho consegnato era estremamente analitica con proprio le indicazioni di regia, sai quelle che di solito i disegnatori odiano. Perfetto. Però è stato è stata anche un po' la salvezza perché abbiamo accelerato.
Domenico Bottalico
Non sei riuscito ad esimerti dall'inserire easter-egg e riferimenti al mondo del fumetto? Sì. Quanto ti sei divertito a disseminarli e a spaziare fra le diverse scuole... si va dal Dottor Manhattan ai grandi personaggi del fumetto francese...
Caparezza
Sì. Ma ci sono anche le Truppen, c'è addirittura Pazienza in un passaggio ben preciso... però diciamo che io uso sono uso fare queste cose qui. C'è una ghost track anche nel disco che d'altronde è un easter-egg "musicale". Mi piace perché queste sono delle robe che vengono dai videogame in realtà, però io poi le traghetto, mi piace che l'opera possa essere sviscerata più volte in un'epoca di ascolti mordi e fuggi. Mi piace strutturarle le cose principalmente perché mi diverte. E poi secondo me si divertono anche le persone che leggono e ascoltano.
Domenico Bottalico
Hai detto che è nato prima il fumetto del disco. Come hai tradotto in fumetto in musica? Ti sei trovato in alcuni passaggi a dire "Ok, questa roba però musicalmente come la realizzo?"
Caparezza
Quello sempre, cioè quello da sempre. Chi ha accesso al mio computer, cioè io, sa che c'è un cimitero di basi e di idee che viene scartato. Ci sono canzoni che hanno avuto decine di versioni anche completamente diverse. In questo caso specifico il fumetto è diventato tipo la Bibbia del disco. Anche grazie al suggerimento dei due ragazzi che mi seguono, che sono tastierista e chitarrista, e che da anni mi subiscono perché certi giorni in realtà sembrano sedute dallo psicologo dove non si suona niente sono solo io che mi lamento e loro che ascoltano. Però alla fine vengono fuori anche dei suggerimenti costruttivi e uno di questi è stato che alla fine questo fumetto sarebbe diventato la Bibbia del disco. Cioè che le soluzioni le avrei trovate lì dentro. Quindi quando non sapevo come concludere o iniziare un pezzo, mi bastava rileggere il capitolo e diventava chiaro come come strutturarla la canzone.
Domenico Bottalico
Dopo Orbit Orbit ci hai preso gusto? Ti piacerebbe cimentarti con uno dei personaggi storici del fumetto italiano come quelli della Sergio Bonelli Editore e quale secondo te sarebbe più vicino alla tua sensibilità?
Caparezza
Una domanda difficilissima. Perché sai io sono davvero un fan boy dei disegnatori e ho imparato da poco a tenere a freno la mia voglia adolescenziale di entrare in contatto con loro, perché mi devo ricordare che ho 52 anni, perché il mio entusiasmo diventa strabordante. Ma stranamente questa cosa non accade con chi fa musica perché c'è stima rispetto. I disegnatori sono ancora qualcosa che non riesco a definire, cioè come se ci fosse quasi una magia dietro il fumetto. Ce ne sono tantissimi che mi piacciono di italiani e non, però sono molto personali. Cioè, per esempio, ti dico Gipi. Mi piace da morire però non ce lo vedrei a disegnare una cosa mia perché il suo percorso è talmente personale... però ti posso dire che mi sarebbe piaciuto tanto conoscere Bonvi e Moebius. In Orbit Orbit c'è un mondo che si chiama Bovius - la crasi dei due nomi. Sinceramente non lo so. Sono contentissimo dei disegnatori che hanno lavorato a Orbit Orbit, però ci sono tanti altri che mi piacciono... Werther Dell'Edera mi piace tantissimo... sono davvero tanti, forse dovrei fare una rivista, ecco!
Domenico Bottalico
Come porterai Orbit Orbit sul palco?
Caparezza
Come prima più di prima, nel senso che l'afflato teatrale non mi ha abbandonato perché sul palco mi sono creato veramente un linguaggio personale, quindi perché abbandonarlo? Ho il privilegio ancora oggi di poter portare gran parte del disco nuovo sul palco e quindi di non fare concerti solo di greatest hits ma ci sarà spazio anche per i vecchi classici. Però sì, spingerò sempre verso la fumettosità del concerto, visto che tutti i miei concerti sono fumettosi. E a me viene sempre in mente, per fare un esempio, nel tour di Exuvia, dove sono riuscito quasi ad ogni canzone a cambiare ambientazione con la mantide alta 3 m con la quale interagivo che in realtà nella mia testa è sempre stata la mantide della sigla della Apemagà. Adesso per me sarà abbastanza semplice trovare gli oggettoni di Orbit Orbit perché adesso sono farina del mio sacco mia basta andare lì e sfogliarlo.