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Pro
- non il solito retelling delle origini di Zorro...
- comporto grafico sontuoso e dall'impatto immediato
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Contro
- ...ma la decostruzione totale del personaggio rischia di banalizzarlo
- villain troppo stereotipati
Il Verdetto di Cultura POP
Sean Gordon Murphy è indubbiamente uno dei disegnatori più influenti e immediatamente riconoscibili del panorama statunitense contemporaneo. Chiunque abbia sfogliato le pagine cariche di inchiostro di Punk Rock Jesus o si sia lasciato rapire dalla complessa decostruzione mitologica operata nel suo acclamato Murphyverse con Batman - Cavaliere Bianco, sa perfettamente cosa aspettarsi dall'autore: un tratto grafico affilato come un bisturi, una gestione dinamica e ipercinetica degli spazi e una spiccata propensione a prendere icone sacre della cultura pop per smontarle, ribaltarle e rimontarle secondo una sensibilità squisitamente moderna e urbana. Proprio questo è il caso di Zorro - Man of the Dead che arriva in Italia grazie a Sergio Bonelli Editore.
Si tratta di una miniserie di 4 numeri in cui Murphy - qui nel doppio ruolo di sceneggiatore e disegnatore - catapulta il una delle icone chiave della narrativa pulp, capace di influenzare la successiva narrazione supereroistica, senza filtri nel brutale, spietato e tragico contesto del Messico contemporaneo, interamente dominato e devastato dalla violenza efferata dei cartelli della droga.
Di cosa parla Zorro - Man of the Dead
Nella piccola cittadina di La Vega, Zorro viene celebrato al pari di un santo protettore. La sua leggenda è tramandata di generazione in generazione tramite i suoi (presunti) discendenti. Tutto questo è destinato a cambiare quando arriva lo spietato boss El Rojo pronto a schiacciare la città sotto il giogo di un cartello della droga. El Rojo uccide a sangue freddo l'ultimo discendente di Zorro instaurando così un regime di terrore.
Molti decenni dopo, incontriamo i figli di colui che aveva vestito tragicamente per ultimo i panni di Zorro. Rosa lavora per il cartello come driver mentre Diego ha subito un vero e proprio crollo psicotico e per questo vive isolato in un monastero.
Quando El Rojo manda il suo braccio destro Trejo e Rosa proprio al monastero pretendendo che venga usato come punto di smistamento della droga, la situazione precipita e qualcosa in Diego si attiva. Invece di scivolare nella disperazione muta o nel cinismo criminale, la mente del ragazzo ha sviluppato un sofisticato meccanismo di difesa, spingendolo a rifugiarsi totalmente all'interno del mito di Zorro, tramandatogli dai racconti.
Diego è convinto di essere la reincarnazione o la continuazione diretta del leggendario spadaccino mascherato. Per lui il tempo si è fermato a due secoli fa; ignora deliberatamente la modernità circostante, rifiuta la tecnologia e abbraccia una crociata solitaria. Indossa una maschera di fortuna, impara da autodidatta l'arte accademica della scherma, monta in sella a un cavallo che battezza ostinatamente Tornado e dichiara una guerra totale e apparentemente suicida contro un esercito di criminali armati di fucili d'assalto AK-47 e veicoli blindati.
Rosa tenta disperatamente di arginare le bizzarrie del fratello e di salvargli la vita dalle sue stesse derive autolesionistiche e allucinate. Tuttavia, quando l'offensiva di El Rojo si fa più aggressiva e minaccia l'annientamento definitivo della comunità, la follia idealista e anacronistica di Diego comincia a trasformarsi in qualcosa di inaspettato: un simbolo collettivo di speranza, una scintilla contagiosa capace di risvegliare l'orgoglio e la voglia di riscatto di un'intera comunità oppressa che scopre di non avere più nulla da perdere.
Zorro - Man of the Dead: un po’ John Wick, un po’ western
Sean Gordon Murphy utilizza anche per Zorro - Man of the Dead il suo approccio alla scrittura: decostruire e rileggere in chiave moderna le icone. Proprio l'idea stessa di icona è al centro della narrazione: cos'è un'icona, cosa rappresenta come simbolo?
Una domanda impegnativa da cui partire e su cui l'autore innesta un plot che pesca a piene mani dai classici del western, ma anche dai più recenti action movie come il franchise di John Wick, con l'eroe che si erge a baluardo della comunità dopo l'intrusione di un agente esterno o di un danno personale.
Da qui riparte il gioco dei contrasti: da un lato il contesto iperrealistico, sporco e spietato del Messico dei cartelli che l'autore descrive accuratamente nelle prime pagine; dall'altro Murphy sceglie di giocare questa partita con assoluta serietà, evitando accuratamente di cadere nella parodia o nella satira cinica, e questo è senza dubbio un grande pregio. Il fumetto crede fermamente, in modo quasi commovente, nel potere salvifico dei simboli e delle leggende.
Ma Murphy decostruisce anche. Anziché "modernizzare" Zorro, crea un personaggio "fuori dal tempo" un "eroe bambino" bloccato in una fantasia pericolosa che riporta inevitabilmente alla mente Don Chischiotte. Si tratta di una operazione indubbiamente coraggiosa e originale, ma che flirta costantemente con il rischio del passo falso concettuale.
Zorro, per sua natura storica e letteraria, appartiene a quella categoria di eroi limpidi, privi di ambiguità psicologiche distruttive o di traumi invalidanti. È il precursore nobile di Batman, ma privo di quell'oscurità patologica e ossessivo-compulsiva che caratterizza Bruce Wayne; è un proprietario terriero che sceglie deliberatamente e lucidamente di fingersi indolente per combattere le ingiustizie sociali, incarnando un archetipo di eroismo solare, idealista e d'evasione.
Mettere Diego, un individuo che ha sviluppato un meccanismo psicologico di autodifesa da un trauma così forte, nei panni di Zorro e fargli combattere dei narcos a suon di sciabola rischia di depotenziare la natura intrinsecamente etica del personaggio, riducendola a un mero effetto collaterale del suddetto trauma.
Murphy scongiura che questo aspetto diventi preponderante sfruttando al meglio la forma miniserie. Il world building è conciso, i personaggi tratteggiati in maniera essenziale e la componente action è ben strutturata come climax in uno storytelling asciutto. In definitiva, l'intuizione di Murphy si rivela un azzardo affascinante anche se ovviamente la sensazione è che la fluidità della trama sia stata talvolta piegata per adattarsi alle indubbie e straordinarie necessità visive dell'autore.
L'inconfondibile e stiloso di Murphy
Se la sceneggiatura e le scelte di scrittura possono dividere per le loro audaci deviazioni concettuali, il comparto grafico di Zorro - Man of the Dead conferma come Sean Gordon Murphy sia uno degli autori più performanti del panorama attuale. Il suo stile, immediatamente riconoscibile per via di linee spigolose, taglienti come rasoi, un uso drammatico, geometrico e pesante del tratteggio manuale e una straordinaria maestria nella gestione dei contrasti, si adatta paradossalmente in modo sublime sia alle atmosfere polverose e degradate del Messico odierno sia al dinamismo coreografico dei duelli all'arma bianca.
Nei layout c'è un dinamismo ma anche una ricercatezza stilistica fuori dal comune. La coreografia dei combattimenti è gestita con un senso del ritmo cinematografico impressionante: le lame tagliano lo spazio della vignetta con precisione geometrica, e il contrasto visivo tra la figura classica, fluttuante e anacronistica di Zorro - con il suo mantello nero che si staglia come un'ombra araldica e geometrica - e la modernità brutale dei fucili d'assalto, dei pickup modificati e delle architetture rurali crea cortocircuiti estetici davvero curiosi. La figure sono spesso imponenti e prendono il sopravvento nella tavola con una fisicità reale, acuita da inquadrature dal basso e prospettive esasperate che esaltano la plasticità dei corpi in costante movimento.
Un plauso al colorista Simon Gough, che costruisce l'intera atmosfera emotiva e sensoriale del racconto utilizzando una tavolozza cromatica sapientemente limitata ma di enorme impatto. Il volume è dominato da tonalità calde, ori bruciati dal sole del deserto, arancioni crepuscolari che evocano la fine di un'era e, soprattutto, rossi intensi e sanguigni che esplodono letteralmente sullo sfondo di neri profondissimi di Murphy che acquistano volume, spessore e drammaticità grazie alle calibrate sfumature di Gough.