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Pro
- Perfetto per giocare in compagnia
- Ottimo da portare in viaggio o vacanza
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Contro
- Mette a dura prova le capacità comunicative
- Non conoscere il "gergo" dei pezzi LEGO rende il gioco più difficile per i neofiti
Il Verdetto di Cultura POP
Comunicare sembra la cosa più naturale del mondo, finché qualcuno non vi mette un mattoncino LEGO in mano e vi chiede di descriverne la posizione esatta senza poter indicare nulla con le dita.
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È in quel preciso momento che Brick Like This! smette di essere un semplice party game e diventa uno specchio impietoso delle nostre capacità comunicative. Nato dalla collaborazione tra LEGO e Asmodee, questo piccolo titolo compatto ha il merito raro di trasformare una meccanica semplicissima in un'esperienza capace di tenere incollati al tavolo giocatori di ogni età ed esperienza.
Dietro al progetto c'è Luca Bellini, già autore di Brick Party distribuito da Postscriptum Games, e la produzione è affidata a Dotted Games, lo studio interno di Asmodee. Brick Like This! rappresenta il secondo capitolo della partnership tra il colosso danese di Billund e il più grande distributore mondiale di giochi da tavolo, dopo il precedente Monkey Palace. Se il primo titolo aveva aperto la strada, questo secondo esperimento alza decisamente l'asticella, spostando il focus dalla costruzione pura alla sfida della comunicazione in tempo reale.
La scatola misura appena 22 × 15 × 2 centimetri: entra in qualsiasi borsa, sopravvive ai viaggi in treno, si infila senza problemi in uno zaino. Un formato che da solo dice molto sulla filosofia del prodotto: Brick Like This! non vuole essere un oggetto ingombrante da tirare fuori nelle grandi occasioni, ma un compagno di avventure quotidiano. All'interno si trovano 48 mattoncini LEGO originali certificati, 92 Carte Figura distribuite su quattro mazzi da 5, 6, 7 e 8 punti, 20 Carte Sfida su tre livelli di difficoltà, una clessidra da 30 secondi e un regolamento in italiano. Una dotazione che permette di iniziare a giocare in meno di cinque minuti dall'apertura della scatola.
Vale la pena soffermarsi su un dettaglio progettuale che potrebbe sembrare marginale ma che in partita si rivela decisivo: le illustrazioni sulle Carte Figura sono stampate in scala 1:1 rispetto ai modelli reali. Al termine di ogni round, sovrapporre la costruzione appena assemblata alla carta diventa un gesto quasi rituale: o combacia, o non combacia. Nessuna discussione, nessuna interpretazione soggettiva possibile. Una trovata elegante che elimina del tutto l'ambiguità dalla fase di verifica.
Il funzionamento del gioco si regge su una regola sola, inviolabile: l'Istruttore vede la carta ma non può toccare i mattoncini, il Costruttore tocca i mattoncini ma non può vedere la carta. Nessuno può usare le mani per indicare. I giocatori si dividono in coppie, scelgono una Carta Figura dal mazzo che preferiscono — più alto il valore, più complessa la costruzione e maggiore il punteggio in palio — e la sfida ha inizio. L'Istruttore descrive a voce: forma dei pezzi, colori, orientamento, posizione reciproca. Frasi come "metti il pezzo a L grigio in verticale sopra quello piatto azzurro" diventano moneta corrente, spesso con risultati che generano ilarità immediata.
La prima coppia convinta di aver completato la costruzione urla "FINITO!" e capovolge la clessidra: da quel momento le altre squadre hanno esattamente 30 secondi per terminare o arrendersi. Una partita si compone di 6 round, e la squadra che vince il round precedente ha la prelazione nella scelta del mazzo successivo — un privilegio apparentemente piccolo ma che nel corso della partita può fare una differenza sensibile. In caso di numero dispari di giocatori, una squadra può accogliere un terzo membro nel ruolo di Osservatore silenzioso.
Dopo le prime sessioni di rodaggio, le 20 Carte Sfida entrano in gioco per alzare ulteriormente il livello di caos creativo. Rivelata all'inizio del round, una Carta Sfida impone una limitazione valida per tutti i partecipanti senza eccezioni: vietato nominare i colori, Costruttore ad occhi chiusi, assemblaggio con una mano sola, dita incrociate durante la costruzione. Chi riesce a completare il modello nonostante la restrizione aggiuntiva guadagna anche i Punti Sfida, da 1 a 3 monete d'oro in base alla difficoltà. Con venti varianti disponibili, ogni sessione acquista una fisionomia propria.
La qualità dei componenti non ammette discussioni: i mattoncini sono LEGO originali al 100%, con la precisione di incastro e la qualità tattile che il brand danese ha reso la propria firma inconfondibile nel mondo. Non ci sono imitazioni, non ci sono pezzi generici. Le carte sono robuste, le stampe nitide, la clessidra assolve al suo compito con la semplicità di chi non ha bisogno di fare altro. A 26,99 euro, il rapporto tra ciò che si trova nella scatola e il prezzo richiesto è difficile da contestare.
Il gioco funziona in modo particolarmente intenso con quattro giocatori, ma scala senza perdite significative fino a otto partecipanti. L'assenza totale di testo sulle carte lo rende accessibile a bambini dai 7 anni in su, a nonni, a ospiti stranieri, a chi non ha mai toccato un gioco da tavolo in vita sua: una trasversalità che rappresenta uno dei suoi punti di forza più sottovalutati. Le uniche note critiche riguardano le coppie molto rodate, che tendono a sviluppare codici comunicativi impliciti riducendo la tensione della sfida — consigliabile variare i partner regolarmente — e la dotazione di 92 Carte Figura, che per chi gioca con frequenza intensa potrebbe esaurirsi prima del previsto. Con due o tre giocatori è inoltre necessario ricorrere a una variante adattata che risulta meno coinvolgente del formato standard.
Il momento in cui Brick Like This! svela la propria natura più autentica arriva di solito al terzo o quarto tentativo di descrizione fallito in rapida successione.
Tra le risate e la disperazione dell'Istruttore che ripete
il pezzo a forma di T, non quello a L, quello a forma di T!
e il Costruttore che annuisce convinto di aver capito mentre assembla qualcosa di completamente diverso, emerge la vera anima del gioco: non misura quanto siete bravi a costruire con i mattoncini, ma quanto siete capaci di trasmettere e ricevere informazioni sotto pressione, con un vocabolario condiviso da costruire in tempo reale e una clessidra che non aspetta nessuno. È precisamente questo meccanismo — il divario tra intenzione comunicativa e ricezione effettiva — a rendere ogni partita diversa dalla precedente e a garantire una rigiocabilità genuina, non artificiosa.