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Pro
- un fumetto irriverente carico di quella energia creativa e libertà tipica del fumetto anni '90
- l'edizione omnibus valorizza e contestualizza l’opera anche grazie al corposo comparto di extra
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Contro
- alcune gag sono ripetitive mostrando i limiti del plot della serie
- l'umorismo sopra le righe è - in alcuni frangenti - "fuori tempo massimo"
Il Verdetto di Cultura POP
Tra satira blasfema e violenza esagerata, Battle Pope è uno degli esperimenti più folli dei primi anni 2000. La riedizione omnibus L’Immacolata Collezione edita da saldaPress permette di rilegge oggi il fumetto di esordio di Robert Kirkman (The Walking Dead, Invincible, Transformers) e Tony Moore come un oggetto storico, pop e provocatorio.
Di cosa parla Battle Pope - L'Immacolata Collezione
L'Apocalisse non è andata esattamente come previsto. Lo scontro fra Dio e le schiere infernali si è risolto con un... accordo. Praticamente umani e demoni devono imparare a convivere mentre Dio ha deciso di chiudere le porte del Paradiso. Ma non tutti sono contenti di questa convivenza e quando viene messo in moto un piano per rapire e privare del suo potere l'Arcangelo Michele, Dio si affida a Oswald Leopold II, un Papa alcolizzato, volgare e sessuomane.
Dotato di un nuovo corpo indistruttibile dai muscoli d'acciaio, armato fino ai denti e affiancato dal suo nuovo coinquilino - nientemeno che Jesus H. Christ in persona - il pontefice più scorretto della storia si prepara a calare la sua giustizia divina a colpi di fucile.
Battle Pope - L'Immacolata Collezione: una irriverente capsula del tempo
Battle Pope - L’Immacolata Collezione è profondamente radicato nel contesto culturale che lo ha generato. Da un lato l'eredità l’estetica e l’atteggiamento provocatorio del fumetto anni ’90, dominato da antieroi estremi, violenza spettacolarizzata e rifiuto del politicamente corretto. Dall’altro anticipa lo spirito del fumetto indipendente americano dei primi anni 2000, quando gli autori cominciavano a sperimentare senza il filtro del mainstream.
La trama, volutamente semplice, è in realtà un pretesto per una narrazione che punta tutto sull’eccesso. Ogni episodio è quindi pensato come un set-piece, una scusa per alzare ulteriormente l’asticella del grottesco. Riletta oggi, la saga funziona come una satira iperbolica del mito dell’eroe e dell’autorità religiosa. Kirkman utilizza il Papa come simbolo del potere svuotato di sacralità, trasformandolo in un antieroe che non redime davvero se stesso, ma trascina il lettore in un caos blasfemo e divertito e quindi in intrattenimento feroce e dissacrante.
I temi principali ruotano attorno alla decostruzione del sacro, alla presa in giro dell’istituzione religiosa e alla parodia del linguaggio supereroistico e dei classici del cinema d'azione anni '80. Kirkman non attacca la fede in senso teologico, ma utilizza l’immaginario cristiano come materiale pop, piegandolo alle esigenze di un black humor che si affida a battuta a doppio senso e one liner che richiamano gli action movie citati sopra.
I personaggi secondari sono archetipi volutamente sopra le righe: demoni-manager, arcangeli bellicosi, creature infernali e un Gesù Cristo hippie che diventa anche alterego del nerd medio. Tutto contribuisce a costruire un mondo che non vuole essere assolutamente realistico ma coerente internamente in un assurdo estremo. In questo senso Battle Pope dialoga apertamente con la scena indie americana dell’epoca, fatta di progetti creator-owned, autoproduzioni e sperimentazioni linguistich
Battle Pope - L’Immacolata Collezione permette di rileggere l’opera come un documento storico della carriera di Kirkman. Qui si intravedono già alcune ossessioni che torneranno più mature in lavori successivi: la centralità dei personaggi imperfetti, il gusto per il ritmo serrato, la capacità di costruire universi narrativi partendo da premesse semplici ma potenti. Battle Pope è rozzo, volutamente eccessivo, ma rappresenta una tappa fondamentale nella formazione di un autore che avrebbe poi segnato il fumetto mainstream.
Da segnalare anche il corposo comparto di extra presente nel volume edito da saldaPress con note di Kirkman stesso su layout, bozzetti e schizzi preparatori.
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I disegni di Tony Moore e la forza del segno
Dal punto di vista grafico, Battle Pope - L’Immacolata Collezione è inseparabile dal tratto di Tony Moore. Il suo stile è nervoso, caricaturale, spesso volutamente sproporzionato. Le anatomie esagerate, le espressioni facciali deformate e le pose dinamiche amplificano la componente comica e grottesca della storia. Non c’è ricerca di eleganza classica: ogni tavola è costruita per colpire, sorprendere, far ridere o disgustare.
La violenza è resa in modo teatrale, quasi slapstick. Sangue, esplosioni e mutilazioni diventano elementi grafici più che realistici, inseriti in una messa in scena che ricorda un cartoon ma estremo. Questo approccio rende Battle Pope leggibile anche nei suoi momenti più eccessivi: il lettore capisce subito che tutto è filtrato attraverso una lente satirica.
Nell’omnibus trovano spazio anche contributi di altri artisti, che introducono variazioni stilistiche interessanti. Queste differenze non spezzano l’unità visiva, ma testimoniano la natura sperimentale del progetto originale. La riedizione moderna, con colori più uniformi e una migliore resa di stampa, valorizza il segno di Moore e rende la lettura più fluida rispetto alle prime edizioni.
Riletto oggi, il comparto grafico conserva un fascino ruvido. Non è un disegno “bello” in senso accademico, ma è estremamente funzionale al tono del racconto. È un esempio perfetto di come forma e contenuto possano fondersi in un’opera che punta tutto sull’impatto e sull’identità.