Suburra – La Serie, recensione della prima stagione

Recensione
A cura di Marcello Paolillo - 6 Ottobre 2017 - 0:00

Avevamo già visto in anteprima i due episodi iniziali di Suburra – La serie, prodotta da Cattleya in collaborazione con Rai Fiction per Netflix, e il responso era stato alquanto positivo, nonostante qualche perplessità di fondo. La messa in scena diretta da Michele Placido ci era parsa infatti troppo fredda e decisamente poco autoriale, per quella che a conti fatti è la serie prequel di uno dei film italiani visivamente più belli degli ultimi anni, assieme a Lo Chiamavano Jeeg Robot (sto chiaramente parlando di Suburra, di Stefano Sollima). Ora, i dieci episodi che compongono questa prima stagione sono finalmente disponibili agli abbonati al servizio streaming, lasciando quindi poco spazio alle teorie e alle supposizioni: la guerra per il dominio di Ostia è arrivata a un punto di stallo e di sangue, ora, ne scorrerà davvero tanto. La città è pronta al sacrificio.

Nuda come la bellezza, grande come Roma
10 episodi e una vicenda della durata di 7 giorni. Una settimana, in cui le sorti di Roma e di tutti coloro che la amministrano (in maniera lecita o illecita) cambieranno per sempre. Ogni capitolo partirà con un breve flashforward, a cui riusciremo a dare un senso solo alla fine dell’episodio scelto. Un inequivocabile “Un giorno prima”, atto a rimarcare il fatto che il tempo è tiranno e molti degli eventi che condizioneranno i personaggi protagonisti saranno proprio legati a doppio filo alle tempistiche estremamente strette. Perché Roma non aspetta e non ammette ritardi. E le pedine sono tutte posizionate sulla scacchiera sin dal principio: la famiglia degli Adami, capeggiata dal patriarca e dai suoi due figli, Livia (Barbara Chichiarelli) e Aureliano (Alessandro Borghi), cui si affianca la ben più violenta casata degli Anacleti, volgarmente chiamati “zingari”, fondata in primis sul concetto di famiglia come tradizione Sinti impone. A spiccare è Manfredi, capo clan assoluto e fratello maggiore del ben più fragile e instabile “Spadino” (Giacomo Ferrara). Lupo solitario e decisamente più temibile è invece il personaggio del Samurai (Francesco Acquaroli), impegnato a raggiungere il proprio obiettivo ad ogni costo, con il solo utilizzo della paura e senza mai sporcarsi le mani.
Dietro le quinte, una serie di loschi figuri all’apparenza senza macchia, ma che in verità nascondono ombre e segreti inconfessabili. A spiccare, Sara Monaschi (Claudia Gerini), invischiata in alcuni affari con il Vaticano, che ben presto sfuggiranno però al suo controllo. Così come Lele (Eduardo Valdarnini), figlio di una guardia ormai implicato in una ragnatela di crimini e ricatti da cui è impossibile liberarsi, e Amedeo Cinaglia (Filippo Nigro), un politico idealista lasciatosi sedurre dal fascino oscuro e tentatore della malavita organizzata di Roma, di cui non potrà più fare a meno. Un cast di personaggi, quello di Suburra – La serie, variegato e versatile, a cui però non si riesce a dare troppo credito: se infatti alcuni dei protagonisti sono assolutamente affascinanti e ricchi di sfaccettature (il rapporto che lega Aureliano e Spadino, ad esempio), altri sono invece destinati a rimanere all’ombra dei più forti. I meccanismi che muovono i poteri del Vaticano, per dirne una, non vengono trattati in alcun modo, e spesso si ha come l’impressione che alcune faccende e intrecci siano stati volutamente lasciati fuori dalla sceneggiatura originale. O forse, semplicemente messi da pare in virtù di un’eventuale seconda stagione (che, siamo sicuri, non tarderà ad arrivare).

Dove sete di vendetta veste sete su misura
Sarebbe stato in ogni caso molto difficile far funzionare ad incastro tutti i personaggi, senza sbavature, sebbene il risultato finale sia comunque molto vicino alle aspettative. Aureliano Adami, colui il quale diverrà il “Numero 8” visto nel film del 2015, è il protagonista morale della vicenda, sempre sul filo del rasoio e perennemente mosso da un irrefrenabile impulso di violenza. Il personaggio di Spadino, anch’egli presente nel lungometraggio di Sollima, ha ora molto più spazio ed è realmente più complesso rispetto allo “zingarello con la cresta” ammirato in precedenza, tanto che alcuni dei risvolti narrativi e psicologici più interessanti riguardano proprio lui (tranquilli, non vi spoilereremo alcunché). Non mancano neppure le sorprese, come la favolosa interpretazione di Barbara Chichiarelli, che con il personaggio di Livia può tranquillamente ritenersi uno dei più riusciti dell’intera prima stagione di Suburra – La serie, grazie ad un carisma che si taglia con il coltello. 
Peccato che questo discorso non valga per tutti: la figura della Monaschi, trasposta da una brava ma poco incisiva Gerini, non appare significativa ai fini della storia, ed anche Samurai – che nel film originale era interpretato da un inedito Claudio Amendola – appare qui come un cane che abbaia ma non morde, incutendo ben poco timore e riverenza. Ed è un vero peccato, visto e considerato che questa prima stagione viaggia su livelli produttivi molto alti, sfiorando l’eccellenza ma non raggiungendo la perfezione. Poiché anche dal punto di vista registico e della fotografia, Suburra – La serie colpisce ma non stravolge: la Roma che fa da sfondo alle vicende criminali narrate è una città cupa e allo sbando, ma che non risalta all’occhio come dovrebbe. Poche inquadrature realmente evocative, sequenze d’azione ridotte all’osso e, più in generale, poca convinzione nel voler mettere sotto la lente di ingrandimento quella che – a conti fatti – è la protagonista “morale” della vicenda, la madre che accoglie a sé tutti i mali del nostro tempo: la Capitale. In ogni caso, la prima stagione di Suburra è un prodotto assolutamente meritevole di attenzioni, che pur non offrendo una cura estetica e registica vista in serie analoghe, travolge in un racconto molto più reale e crudo di quanto possiamo immaginare, frutto di anni di storie malavitose fuoriuscite dai rotocalchi nazionali e che raccontano uno squarcio d’Italia che nella maggior parte dei casi è meglio dimenticare. O forse no.

L’interpretazione di Alessandro Borghi è ai massimi livelli
Roma è il palcoscenico perfetto per questa faida di sangue


Alcuni personaggi di contorno poco funzionali al contesto
Fotografia e regia non al pari di altre produzioni


8.0

Suburra – La serie tocca le giuste corde emozionali, si destreggia tra personaggi decisamente riusciti (Alessandro Borghi e Giacomo Ferrara) appartenenti alla malavita romana, ad altri decisamente meno tratteggiati e incisivi (Filippo Nigro e Claudia Gerini), che fanno più da collante alle varie situazioni piuttosto che esserne protagonisti attivi e partecipi. Ma la “Roma cruda” di questa prima stagione prodotta da Cattleya e Rai Fiction non vuole essere la nuova Gomorra: l’idea è quella di raccontare una storia episodica, lineare nello svolgimento e poco ricercata dal punto di vista estetico, ma in grado di appagare e coinvolgere grazie a un crescendo di eventi e situazioni, specie nella seconda metà, raccontando il lato più oscuro e buio di una città ormai al collasso. Perché “santa e dissoluta Roma ama e non perdona”.




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