South Park: Scontri Di-Retti, la recensione

By |16/10/2017|Categories: Recensione|Tags: |

Il successo del primo South Park, il Bastone della Verità, era sicuramente figlio dell’effetto novità e dell’aver portato nuovamente nel mercato videoludico un brand che rappresenta l’archetipo dell’irriverenza, oltre a una delle serie televisive più longeve e funzionali degli anni 2000. Provarci di nuovo, con un sequel, è stata una mossa sicuramente apprezzata dai fan di South Park, ma che ha lasciato spazio a tantissimi dubbi, soprattutto dinanzi alla necessità di riuscire a ottenere delle novità dal punto di vista del gameplay. Il risultato finale è South Park Scontri Di-Retti, un’avventura nella città più caotica e volgare dell’America, pronta a raccontarci ancora una volta una storia dal sapore amaro con protagonisti i più grandi supereroi di sempre.

Chi ha rapito il mio gatto?
C’è qualcosa che non ha funzionato nella gang del Procione e alcuni degli amici di Cartman hanno deciso di scindersi per creare una sorta di guerra civile all’interno di South Park dando vita, così, agli Amici della Libertà. Il nostro arrivo in città sancirà l’ingresso nel gruppo capitanato dal ciccione più famoso della scuola elementare, che ha un’importante missione da portare a termine: recuperare un gatto smarrito, così da poter ottenere una ricompensa da cento dollari e realizzare, con quei soldi, un franchise dedicato ai supereroi di South Park da distribuire su Netflix. Nel frattempo, però, una minaccia più grande sta per colpire la città e salvare quell’amico peloso sarà soltanto l’inizio di una sfida ben più ampia e dai risvolti molto più psicologicamente deviati.
South Park Scontri Di-Retti ha dalla sua una scrittura magnifica, degna dell’episodio più bello della serie, chiaramente infarcita da quello che è l’inconfondibile stile del brand. Il nostro personaggio, completamente customizzabile in ogni sua forma, con licenza di poter creare qualcosa di realmente orribile o di facilmente dissacrante, verrà spesso compreso e moralmente abbracciato a causa di quello che è il suo più grande trauma, che lo ha reso d’altronde muto: a soli sei anni ha scoperto suo padre che si faceva sua madre, una problematica che Cartman non riesce ad affrontare e che spinge il Procione ad accogliere il Novellino nella sua squadra come un figlio. La caratterizzazione dei personaggi, nemmeno a dirlo, è il punto più forte dell’intera esperienza, perché ritrovarsi dinanzi a tutti gli alter ego dei vari abitanti di South Park resta un quid pluris non indifferente, ma richieste anche un lavoro capillare nel proporci delle linee di dialogo credibili e funzionali a quella volgarità mista a enorme satira quale è South Park. 



Civil War

Così come il primo capitolo, anche South Park Scontri Di-Retti è un RPG con un combat system a turni, che vi porterà a schierare fino a quattro combattenti e sfruttare tutte le loro abilità. Ovviamente il protagonista sarà sempre il Novellino, completamente personalizzabile non solo nell’aspetto estetico, che resterà un vezzo e dei cambiamenti soltanto in apparenza, ma anche in quelle che sono le sue caratteristiche in combattimento: avrete la possibilità, nel corso dell’intera avventura, di arrivare a padroneggiare quattro diverse classi di quelle proposte, che sono in totale dodici. Così facendo non solo avrete la possibilità di costruire un personaggio completamente figlio delle vostre scelte, ma anche di avere dalla vostra un’alta dose di rigiocabilità per poter provare tanto nuove abilità e classi quanto poter schierare squadre sempre diverse: avrete, infatti, quasi sempre la possibilità di selezionare i vostri compagni di combattimento, tranne quelli che dovranno, per necessità narrative, accompagnarvi in una battaglia. Tale aspetto vi spingerà a comprendere e imparare al meglio le varie caratteristiche di Aquilon Man, Mysterion, Procione, Captain Diabete e così via, fino a padroneggiare non solo le loro competenze in battaglia, ma anche il modo in cui potranno essere utili nell’esplorazione di tutta South Park, elemento che vedremo a breve. Il combattimento, dicevamo, è sì a turni, ma rappresenta una ben nota, grazie al primo capitolo, variante dei tactics game, prevedendo un movimento a caselle e un attacco basato sul vario raggio d’azione che ogni vostra abilità avrà, che sia essa curativa o di attacco. Il tutto è lasciato alle vostre scelte, perché dovrete inserire, almeno per quanto riguarda il Novellino, nel vostro trittico di azioni quelle più congeniali, quelle che pensate possano fare più al caso vostro. In questo South Park, soprattutto se giocato a difficoltà più alta – quella in cui il colore della vostra pelle è nero – si trasforma in un enorme trial & error, perché a ogni battaglia persa tornerete con la conoscenza dei vostri errori e capirete dove correggervi e, magari, chi portare nella squadra insieme con voi. Sebbene l’irriverenza dei dialoghi possa essere il motore che terrà in vita tutta la vostra esperienza arriverete, dopo le prime cinque ore, a sentire la necessità di qualche variazione sul tema nel gameplay, variazione che purtroppo non arriverà. L’unica reale novità che proverà a dare un odore diverso a tutta l’esperienza è da ritrovare nei vostri peti: perché il Novellino ha dentro di sé un vero superpotere, ossia quello delle flatulenze, che potranno, grazie agli insegnamenti di Morgan Freeman, piegare lo spazio-tempo e permettervi, quindi, o di annullare il turno di un avversario, o di mettere in pausa per cinque secondi l’azione e attaccare indisturbati o velocizzare lo scorrere del tempo. Espedienti che possono, se utilizzati con criterio e tenendo sempre ben d’occhio il cooldown di quattro turni, far volgere gli scontri a vostro favore, ma che in un’avventura dalla durata di circa venti ore non riescono a lenire il senso di ripetitività estrema che offre South Park. Le stesse evocazioni, che sbloccheremo in maniera centellinata fino a un massimo di quattro, non stravolgeranno eccessivamente le meccaniche. Di rimando, però, c’è da sottolineare che l’aspetto ripetitività viene a volte lenito da alcune boss fight che ci richiederanno determinate azioni specifiche, come per esempio trascinare gli avversari in un dato punto del campo di battaglia o di raggiungere noi un’uscita per sfuggire da qualcosa. Allo stesso tempo a volte l’azione diventerà frenetica e vi farà aumentare il senso ansiogeno della sfida, là dove a volte ci sarà un indicatore che procederà incurante dei vostri turni e delle vostre pause causando danni ad area che rappresentano un problema non indifferente per la vostra resistenza. Infine, dalla nostra avremo la possibilità di scatenare la super, diversa per ogni personaggio avremo dalla nostra parte, da chi infligge semplicemente danni ad area fino a chi, invece, ha la possibilità di curare l’intero party, come per esempio l’alter ego di Kenny, Misterion: per riempire la barra dovremo essere bravi con l’onnipresente QTE, che comparirà non solo quando attaccheremo, dandoci la possibilità di rendere il più performanti possibili i nostri attacchi, ma anche in fase di difesa, per ottimizzare il riempimento della barra della super. La variabilità del cooldown è un aspetto indubbiamente interessante, che con un po’ di impegno può trasformarsi in una vera spina nel fianco per gli avversari.

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Going down to South Park
Al di là dell’esperienza battagliera nuda e cruda, che è probabilmente l’aspetto più pesante da digerire dopo una buona dose di ore, South Park Scontri Di-Retti ci permette di districarci in numerose attività secondarie, che vanno dalla pura e semplice esplorazione fino alla personalizzazione delle nostre caratteristiche. Per quanto riguarda la città, questa ci offrirà numerose side-quest, tutte collegate a delle determinate necessità che appartengono ai vari personaggi: oltre a dover, quindi, riempire la nostra scheda personaggio decidendo etnia, razza, religione, con quest’ultima che ci impegnerà in un minigioco che scimmiotta Flappy Birds, avremo moltissimi compiti che, purtroppo, si risolvono tutti andando da un punto A a un punto B, raccogliendo l’oggetto e riportandolo a chi ci aveva commissionato l’opera. Il tutto viene esasperato quando ci ritroveremo a fare da messaggeri di un carteggio che avviene praticamente nella stessa location tra due personaggi che hanno deciso di non rivolgersi la parola: momenti che sicuramente si lasciano apprezzare per l’ilarità dei dialoghi, ma che, a conti fatti, ci spingeranno a preoccuparci esclusivamente della storyline, senza temporeggiare in sub-quest che non ci incentivano al completamento al 100%. C’è da dire, però, che cercare di ottenere i punti esperienza che queste consegnano sarà fondamentale per aumentare di livello e sbloccare, all’interno del nostro intricato sistema di DNA, degli slot per inserire dei manufatti, oggetti che potremo sia trovare nel corso dell’avventura che fabbricare da noi grazie a un sistema molto rudimentale di crafting basato sull’acquisizione di cianfrusaglie da mettere insieme per comporre oggetti utili ai fini del nostro potenziamento. Ogni livello corrisponde a un manufatto specifico, ma non pensiate che i nostri livelli siano da calcolare come in un normale RPG: nella nostra avventura abbiamo completato il gioco a livello dieci, quindi con lo stesso numero di manufatti inseribili, raggiungendo un livello di potenza che ha superato gli 800, come d’altronde lo stesso titolo suggerisce di fare per ogni missione della storyline che viene affrontata. I punti esperienza, però, possono essere ottenuti anche completando determinate azioni intorno a South Park, tra cui, per esempio, lo scattarsi dei selfie con i vari passanti: all’inizio in pochi vorranno fotografarsi insieme con noi, perché siamo un Novellino, ma più andremo avanti nel gioco, più otterremo followers, più avremo la possibilità di accrescere la nostra popolarità, fino a farci riconoscere dai passanti come PetoMan. Un sistema abbastanza simpatico e intuitivo di rendere moderno South Park e che per la sua immediatezza vi spingerà anche a ricercare nuovi followers, come se fossero dei collezionabili, dei quali tra l’altro la città sarà più che piena. Anche in questo caso, insomma, South Park non vi spingerà al completamento di tutte le missioni secondarie, a meno che non siate degli sfegatati fan della saga e non vogliate perseguire l’interazione videoludica con il Jimbo di turno, che ha perso il proprio portafogli e vi chiederà di recuperarlo per avere in cambio un piccolo ammontare di punti esperienza. L’aspetto che potenzia, però, l’esplorazione ambientale è rappresentato dagli enigmi che troveremo per tutta la città: per portarli a termine sarà necessaria la collaborazione dei vostri amici di squadra, da Aquilon Man fino a Captain Diabete, che userà la sua forza mistica per spostare oggetti, così come vi ritroverete a usare le vostre utilissime scorregge per smontare dei cumuli di lava altrimenti micidiali per la vostra vita. 

Meet some friends o’ mine
Dal punto di vista tecnico, South Park persegue l’esatta e identica animazione utilizzata nella serie animata, portandoci a vivere una puntata del cartone firmato Matt Stone e Trey Parker: i movimenti dei vari personaggi, le loro espressioni facciali, il modo di agire e di comportarsi è pedissequamente riprodotto in questa esperienza videoludica, che diventa di vero pregio, dal punto di vista della direzione artistica, anche nei combattimenti. Più i nostri avversari subiranno danni più diventeranno malconci, così come è da apprezzare l’effetto scenico dei vari malus inflitti ai nemici, dal sanguinamento fino allo schifo, che li porterà a vomitare l’indicibile. Le stesse animazioni delle varie abilità che avremo dalla nostra sono davvero ben realizzate, tanto da non annoiare praticamente mai, men che meno quando ci toccherà lanciare la super. Anche dal punto di vista del doppiaggio, confermando la maggior parte delle voci originali italiane dei personaggi, il lavoro è davvero di pregio, esaltandosi al meglio delle possibilità e riducendo la censura al nulla. L’unica problematica reale è rappresentata dai sottotitoli, che troppo spesso sono diversi da quello che viene pronunciato dai protagonisti della vicenda: parliamo chiaramente di un difetto da poco conto, perché con l’audio già in italiano non ha molto senso tenere anche i sottotitoli attivi, ma ancora una volta il lavorare a compartimenti stagni, purtroppo, inficia questo aspetto, assolutamente marginale, ribadiamo.


– Narrativamente è una perla rara
– Fedelissimo alla serie animata
– La personalizzazione del personaggio è profonda e valida
– Enigmi ambientali immediati, ma efficaci


– Raggiunge vette di ripetitività troppo alte
– Sub-quest per lo più inutili e banali


8.0

South Park Scontri Di-Retti è un’esperienza che si trasforma in unica e irripetibile per i fan della serie animata, che dopo anni di attesa potranno tornare nella loro città preferita e dare ancora una volta un calcio al culacchione più amato di South Park e ascoltare tutti i suoi panegirici sulla vita, ridendone ma comunque dovendosi confrontare con qualche difetto sparso qui e lì. Dall’altro lato, però, c’è una pletora di videogiocatori che non si lascerà ammaliare dall’irriverenza che è propria del titolo e che, dinanzi a un combat system originale ma eccessivamente ripetitivo a lungo andare, storcerà il naso. L’esperimento non era facile, ma il lavoro compiuto è in parte comunque apprezzabile, soprattutto dal punto di vista tecnico.