Chi non Murray si rivede

Rubrica
A cura di Valentino Cinefra - 14 Agosto 2017 - 0:00

“Mi auguro che, tra qualche tempo, No Man’s Sky se ne esca un aggiornamento così importante e definitivo da zittire tutti, me compreso”, così chiudevo un articolo del novembre scorso in cui parlavo della fatica di Sean Murray. Un uomo che è stato al centro di tante polemiche, accusato di essere un truffatore e un ciarlatano, tutte cose che già conoscete (e nel caso ritrovate nell’articolo di cui sopra).
Ad un anno dall’uscita del gioco forse Hello Games non mi ha zittito ancora del tutto, ma siamo sulla buona strada, perché ha fatto tacere molti altri che, invece, erano molto più inviperiti di me avendo comprato il titolo al day one, mossi da propositi gloriosi e totalmente disillusi.
Non mi importa niente di Atlas Rises, il nuovo corposo aggiornamento di No Man’s Sky, ma nonostante tutto credo che la sua esistenza sia importantissima.

Dicevamo?
Dicevamo che No Man’s Sky ha deluso molti, e a ben vedere. Le promesse sono state per buona parte infrante, ma il colpo più grosso è stata l’assenza totale di una componente multiplayer, da sempre promessa dagli sviluppatori. Talmente tanto che nella Limited Edition del gioco l’icona del PEGI raffigurante le funzionalità online fu omessa con un banale adesivo, per porre un frettoloso rimedio. Atlas Rises mette una prima pezza a questa cosa.
Nell’aggiornamento sarà possibile incrociare gli altri giocatori sotto forma di sfere fluttuanti. Gli sviluppatori la chiamano “joint exploration”, esplorazione congiunta. Messa così sembra quasi una pernacchia, ma la speranza è che questa bozza di meccaniche multigiocatore venga approfondite prima o poi. Al momento il livello di interazione è il dialogo tramite VOIP. Basterebbe solo un qualcosina in più, anche senza un modello renderizzato dell’avatar dell’altro giocatore.
Saranno introdotte inoltre altre trenta ore di campagna e nuove missioni generate proceduralmente. Il gioco comincia a prendere forma, anche se forse è ancora lontano da ciò che Murray e Sony avevano promesso al mondo intero. È proprio questo il punto, anzi è sempre questo il punto: le promesse. Nell’ultimo anno ne abbiamo prese di bastonate nei denti noi videogiocatori, credo che ormai tutti si siano fatti la scorza dura a forza di prenderne in faccia.
La vicenda di No Man’s Sky è stata, con tutta probabilità, la presa di coscienza più importante della recente storia del videogioco. Sony all’epoca aveva bisogno di un gioco per cui vendere il sogno di PlayStation 4, ben prima della tornata di esclusive che sono uscite negli scorsi mesi. Quello è stato l’errore più grande di entrambe le parti in causa, Hello Games e il publisher nipponico, il non essersi resi conti di ciò che stavano facendo e del come. Pubblicizzare un titolo indie come un tripla A in grado di rivoluzionare un genere, quello delle avventure spaziali, con feature al limite dell’avveniristico. Tuttavia è innegabile come Hello Games, dopo un silenzio iniziale dovuto ad un probabile senso di disorientamento, abbia lavorato duramente al gioco e lo stia supportando, nonostante tutto. E questa è una cosa importante da ricordare.

Fuori dal coro
È importante che venga “zittito”, che No Man’s Sky esista ancora e non sia stato nuclearizzato dal mercato, importantissimo. In primis ci ricorda che i videogiochi esistono anche a più di 24 ore dall’uscita. L’assenza delle miriadi di news pre-lancio non significa che un determinato titolo scompaia dal day one, nonostante tutto ci possa far credere il contrario. In un momento come quello che viviamo è importante vedere che non è solo Overwatch ad esistere ad un anno dal lancio nel mondo.
La seconda cosa, forse la più importante, è che le esperienze polarizzanti sono quelle che fanno crescere un medium. Un gioco osannato da tutti fin dai primi trailer, che all’uscita si becca l’inevitabile sequenza di voti altissimi, non dà nulla al settore, se non un boost economico in termini di vendite. La crescita reale, però, quella che fa evolvere il settore in termini di coscienza, è data dalle esperienze “estreme”. No Man’s Sky, dicevo, ci ha insegnato un sacco di cose. La violenza dell’hype, le promesse di publisher e sviluppatori, il non-detto (esclusiva PS4, ma esce anche su PC e ve lo diciamo sottovoce a mezza bocca), e tutte cose che i videogiocatori fanno fatica a capire. Anche in termini più pratici il lavoro di Hello Games ha messo in discussione molti, alle prese con un titolo diverso dal solito in grado di sollevare più di una domanda. Mi piace? Dovrebbe piacermi? Perché?
Non è che con The Witcher 3 oppure un Horizon che il settore evolve. Con titoli del genere cresce, diventa più ricco e sano, ed è altrettanto importante perché un settore sano offre molte più possibilità su vari livelli. Il videogioco va avanti con titoli come No Man’s Sky, ma anche Hellblade. Altra esperienza polarizzante che ha messo in discussione giocatori e critica, interrogandosi sull’eterna diatriba gameplay/storia, in un titolo che in alcuni momenti sfiora il walking simulator, poi prova a fare l’action e in altre occasioni ancora offre scorci interessanti ed una inarrivabile rappresentazione della follia umana. Non è facile confrontarsi con prodotti del genere, ma è così che si cresce, non con la perfezione che è per sua natura statica. Mettiamoci anche la vicenda di Jim Sterling e del 1 su 10 assegnato per motivi del tutto risibili (dice di essere incappato in un bug “spezza-gioco” che non esiste), il permadeath sbandierato ai quattro venti che, pare, non esista, ed ecco che la vicenda del titolo con protagonista una guerriera celtica afflitta da psicosi somiglia molto ad una ambiziosa avventura spaziale.






No Man’s Sky, contrariamente a quanto scrivevo diversi mesi fa, sembra proprio qui per rimanere. Bene così, felice di essere stato smentito, che la mia provocazione sia andata a farsi benedire. Continua a non affascinarmi il titolo di Hello Games, ma sono contento che ci sia, così come ci siano prodotti come Hellblade (che sì, mi affascina). Sono queste le vicende ed i videogiochi che permettono al settore di evolvere, di diventare qualcosa di nuovo e di togliersi l’immagine di passatempo per pochi immaturi. The Witcher 3 ci fa spendere con serenità i nostri soldi, No Man’s Sky ci fa dubitare. E l’evoluzione nasce sempre da una domanda, un dubbio. Come il fatto che, forse, per 15 euro e qualcosa il titolo di Hello Games me lo potrei pure scaricare dal PlayStation Store…




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