Kingdom Hearts, la Via dell’Alba #3 | Kairi

Speciale
A cura di Adriano Di Medio - 21 Gennaio 2019 - 10:03

Bentornati alla Via dell’Alba, la retrospettiva su Kingdom Hearts incentrata sui personaggi. Dopo aver parlato di Sora e Riku con anche le personalità a loro legate, non possiamo che chiudere la “triade” con Kairi. Personaggio femminile portante, la giovane dai capelli rossi acquisirà sempre più importanza, fino ad assumere contrasto e complementarietà con le altre due figure femminili importanti per la saga, Naminé e Aqua.

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Sembra la tipica D. I. D. (Donzella in Difficoltà)

Prima inconsapevole Principessa del Cuore e poi futura portatrice di Keyblade, Kairi è una figura particolare e se vogliamo anche controversa. Esattamente come Sora e Riku, concettualmente nasce come punto di giunzione tra lo stile Disney e quello Square, oltre che come incontro tra i due ragazzi. Sarebbe tuttavia sbagliato, nel contesto del primo Kingdom Hearts, identificarla come interesse amoroso conteso tra i due. Una simile idea pare più pensata per coprire la loro aura di reciproca rivalità. Emblematica è la sequenza alle Isole del Destino della gara tra Sora e Riku, dove quest’ultimo mette in palio il condividere un Paopu con Kairi. Questo frutto a forma di stella si porta dietro la leggenda che se due persone lo mangiano insieme allora i loro destini saranno per sempre intrecciati. Comunque vada a finire la gara Riku si dimenticherà presto della promessa, asserendo che “stava scherzando”. Sora dal canto suo non farà altrettanto, e proprio questo suo “non dimenticare” lo porterà invece a maturare dei sentimenti per la giovane. E per quanto non ci sia mai stata una dichiarazione ufficiale, molte cose (dai dialoghi agli sviluppi successivi, fino al filmato finale del primo Kingdom Hearts) lasciano intendere che Kairi li ricambi.

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In ogni caso il ruolo di Kairi è piuttosto combattuto. Da un lato è il motore e quasi deus ex-machina di tutta la saga, dall’altro il suo ruolo nella saga è sempre stato relegato a un forzato immobilismo. Nel primo Kingdom Hearts si scoprirà la sua natura di Principessa del Cuore, e in quanto tale oggetto delle ricerche malsane di Ansem, Heartless di Terra-Xehanort. Ma oltre alle attenzioni indesiderate, nel medesimo gioco tale considerazione apre la porta ad altre due: che il suo cuore è fatto di pura luce e che e che si è rifugiato in Sora. È alla Fortezza Oscura che Sora capisce che l’unico modo per risvegliarla è sacrificarsi lui stesso, offrendo il proprio cuore al Keyblade apocrifo creato da Riku posseduto. Da questo suo atto di estremo altruismo Kairi si risveglia, ma mentre nascono due Nessuno (Roxas e Naminé) nasce un solo Heartless (uno Shadow, il più basilare). Non è propriamente un “buco di trama”, ma viene comunque lasciato all’interpretazione il fatto che, avendo un cuore di pura luce, Kairi non possa generare un Heartless. E a ulteriore dimostrazione del suo potere sotteso, poco dopo essersi risvegliata la giovane riuscirà a far tornare umano Sora.

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“Nel tuo cuore io non esisto”

Ma mentre Riku viene liberato e Ansem svanisce nel nulla inondato di luce alla fine del primo Kingdom Hearts, dietro le quinte qualcos’altro accade. Roxas viene infatti arruolato dall’Organizzazione XIII come accumulatore di cuori, e nei 358 giorni che vi trascorrerà incontrerà sia Axel che un’entità misteriosa: Xion. La seconda donna dell’Organizzazione verrà vista da Roxas con dei lineamenti stranamente familiari, e nonostante lei fosse solo l’ennesimo tentativo di fare un clone completo di Sora, Roxas non potrà che affezionarsi a lei con tutto sé stesso. Scoprirne la natura artificiale e il suo scopo ultimo lo porterà a una serie di decisioni drammatiche.

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Eppure nella sua tristezza non è l’unico atto orribile perpetrato dall’Organizzazione a Sora e ai suoi amici. Anche Naminé (Nessuno di Kairi) viene da loro cooptata, e relegata al Castello dell’Oblio affinché manipoli Sora. Nel semisconosciuto Kingdom Hearts: Chain of Memories si consuma tutta la triste vicenda di questo silenzioso e dolce personaggio. Grazie alle sue abilità viene costretta a manipolare Sora, sostituendosi a Kairi nei ricordi di quest’ultimo. Già all’inizio non del tutto convinta, man mano che il custode del Keyblade fa (letteralmente) l’impossibile per raggiungerla Naminé si rende conto del male che gli sta facendo. La situazione diverrà insopportabile e si spezzerà quando Sora raggiungerà il piano delle Isole del Destino. Nel manga di Shiro Amano (ancor oggi dalla dubbia canonicità) la scena è straziante: Naminé scoppia in lacrime di fronte a Sora, con la terribile frase “nel tuo cuore io non esisto”. In tal senso non è difficile pensare che Naminé abbia maturato dei sentimenti per Sora, dimostratosi buono con lei nonostante tutto.

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Infatti, pur scoperto l’inganno, ancora una volta il Custode dei Mondi vede la bontà di Naminé e la aiuta a ribellarsi ai suoi due crudeli padroni, Marluxia e Larxene. Quest’ultima per vendetta rivela perché Naminé era così importante: lei è “una strega in grado di manipolare i ricordi, portando via quelli importanti”. Sconfitti entrambi, Naminé cercherà la propria redenzione riordinando i ricordi di Sora, Paperino e Pippo, che dovranno però dormire per un anno. Conseguenza del processo sarà che Sora si dimentichi di lei, pure se lui le ha promesso il contrario. Ultimo riscatto avverrà in Kingdom Hearts II, quando prima recupererà Roxas e poi aiutando Kairi stessa (ormai cresciuta a sua volta) a fuggire dalla prigione del Mondo che non Esiste e a ricongiungersi con le persone più importanti.

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Il messaggio affidato al mare

Naminé quasi svanisce nel buio con solo qualche altra parola scambiata con Riku, e Kairi torna come “luce guida” di entrambi i personaggi. In Chain of Memories è solo la proiezione di un ricordo di entrambi, e il suo personaggio rientra pienamente nella storia solo in Kingdom Hearts II. Finalmente la vediamo che, cresciuta e di fatto donna, indossa un’uniforme scolastica vivendo alle Isole del Destino. Eppure la sua storia non finisce, e l’anno di attesa è troppo lungo. È in tale circostanza che si distacca un po’ dal ruolo “fermo” e decide di andare a cercare a sua volta gli amici. Prodotto ultimo della sua passività è la lettera che scrive a Sora e affiderà al mare. Troverà un porto sicuro a Crepuscopoli, ma verrà poi rapita da un Axel non ancora pentitosi, e liberata da Naminé (che in questo episodio viene chiarito essere il suo Nessuno: del resto in giapponese nami vuol dire onde, mentre la sillaba kai mare) si ricongiungerà prima con Riku e poi con Sora stesso. I due si scambieranno un eloquente abbraccio prima della battaglia con Xemnas, e finalmente torneranno tutti quanti alle Isole del Destino.

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Ma come era già successo con Riku, la storia non poteva che riaprirsi. Kairi è diventata più consapevole e nel finale di Kingdom Hearts II è arrivata a maneggiare a sua volta un Keyblade. Per questo verrà convocata alla fine di Kingdom Hearts Dream Drop Distance per ricevere a sua volta un addestramento da Yen Sid. A riguardo verrà mandata ad allenarsi insieme a Lea (cioè Axel ricostituito) in vista della battaglia finale di Kingdom Hearts III. Gli ultimi indizi su di lei provengono proprio dai materiali promozionali la raffigurano prima effettivamente detentrice di Keyblade, ma anche al centro di grandi sconvolgimenti. Si troverà probabilmente a fare i conti con la propria duplice natura sia di Principessa (quindi, un cuore di pura luce) che come Maestra, e quindi soggetta alle attenzioni del redivivo Maestro Xehanort. È poi teoria abbastanza diffusa che sia lei uno dei “sette guerrieri di pura luce” che dovranno scontrarsi con i tredici di “pura oscurità”: malgrado tale teoria sia spinta da molti indizi, avremo la conferma definitiva solo in Kingdom Hearts III.

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La Maestra nel buio

In realtà, le origini di Kairi verranno narrate solo col “senno di poi”, mettendola come bambina che abita con la nonna al Giardino Radioso. A seguito del terribile incidente commesso dagli assistenti di Ansem il Saggio (e che in teoria ha portato alla creazione degli Heartless “emblema”) il Giardino verrà rinominato Fortezza Oscura e Kairi verrà catapultata alle Isole del Destino, dove diverrà amica di Sora e Riku e insieme decideranno di esplorare il mondo, dando inizio agli eventi del primo Kingdom Hearts. Ma prima di questo la giovane avrà un altro incontro importante, quello con Aqua.

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Malgrado il suo apparire solo successivo, la giovane donna dai capelli e occhi blu è destinata a divenire uno dei personaggi più importanti della saga. La sua complementarietà con Kairi è tale da ricoprire un ruolo attivo e determinante sia per il prequel Kingdom Hearts Birth By Sleep che per gli sviluppi futuri. Unico Maestro di Keyblade donna, è un personaggio molto posato e consapevole ma con un innegabile istinto materno. È lei a designare (seppure accidentalmente) Kairi come portatrice di Keyblade, così come a mettere in contatto il cuore di Ventus con un Sora ancora bambino. La sua determinazione e creazione di legami servono però solo a coprire una nuova tragedia: in Birth By Sleep il suo mondo va letteralmente in pezzi. La folle ambizione del Maestro Xehanort le fa perdere prima il Maestro Eraqus, poi Ventus (in coma dopo la distruzione dell’X-Blade) e infine anche Terra, posseduto da Xehanort stesso che cercava un nuovo corpo con cui proseguire i suoi studi. Il personaggio raggiungerà il suo culmine quando appunto deciderà di sacrificarsi per salvare l’ormai Terra-Xehanort, sprofondando nell’Oscurità.

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Aqua quindi compie l’idea stessa del personaggio femminile determinante, nei fatti l’unico elemento narrativo ancora non preso in piena considerazione dalla saga. La via nell’Oscurità sarà però per lei tragica: vagherà per oltre dieci anni nel buio, affrontando Heartless. La mancanza di invecchiamento (nell’Oscurità il tempo biologico non scorre) verrà controbilanciata da una progressiva perdita di memoria. Il buio si nutre di essa, attingendo alla mente di lei per modellarsi secondo versioni distorte dei luoghi che ha visitato. È nuovamente protagonista del breve Kingdom Hearts 0.2 A Fragmentary Passage, dove aiuterà Re Topolino e verrà a conoscenza di Sora. Le imprese di quel bambino ormai cresciuto le fanno capire che le speranze sono divenute possibilità, e che il Custode del Keyblade riunirà i legami che lei stessa ha contribuito a costruire.

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In questa terza puntata de La Via dell’Alba abbiamo riassunto l’evoluzione psicologica di Kairi. Un personaggio complesso sia nella costruzione mentale che nelle vicende e nei ruoli. Da una parte è apparsa solo come una classica “fanciulla da salvare”, dall’altra è stata determinante per la giustizia e la redenzione dei protagonisti e volendo anche dell’universo narrativo. Le figure a lei legate hanno invece coperto momenti e modi differenti della vicenda. Naminé ne ha incarnato la triste solitudine, Aqua la malinconia determinata di chi vuole fare una cosa giusta e salvare il salvabile di un mondo andato in pezzi letteralmente davanti ai suoi occhi. Rimanete con noi per la prossima puntata, dove passeremo dall’altro lato della barricata.




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