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Immagine di Wolfenstein: Youngblood, provato per E3 2019

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Wolfenstein: Youngblood, provato per E3 2019

Sangue fresco per le due giovani figlie di W.J. Blazcowvi alle prese con la loro prima missione targata Wolfenstein.

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Avatar di Matteo Bussani

a cura di Matteo Bussani

Pubblicato il 11/06/2019 alle 16:27
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  • Pro
    • nuove meccaniche, nuova strategia
    • lo shooting è quello classico
    • Mappe molto più larghe che consentono approcci diversi
    • Ottimi gli anni '80 versione nazi
  • Contro
    • Il leveling system non convince al momento

Il Verdetto di SpazioGames

-
Prendendo le parti di Jeff e Soph, le figlie di B.J. Blazcowvic, abbiamo fatto la conoscenza di un corso particolare della serie Wolfenstein. Youngblood ci porta in una Parigi tutta nazisti e anni ’80, sopra le righe, con lo shooting familiare tipico della serie ma tutto un sistema pseudoruolistico che ha arricchito il gameplay. Ne viene esaltato l’aspetto tattico, ma non sempre le sensazioni sono state quelle che cercavamo. Speriamo di provare a breve il gioco con una sessione più lunga per capire se le sensazioni rimarranno queste oppure una permanenza maggiore sul gioco possa far conciliare maggiormente l’anima shooter e l’anima GDR di questo nuovo Youngblood.

Disponibile su: PC, PS4, XONE, SWITCH

Informazioni sul prodotto

Dopo la liberazione con cui si chiude il sipario sulla storia di Wolfenstein 2, le Città Unite di America sono diventate il primo baluardo di difesa contro i nazisti che hanno sì perso il loro più importante condottiero, ma non si sono certi dati pace nell’interrompere la loro dittatura in Europa.
Vent’anni dopo le imprese mirabolanti e testosteroidee di W.J. Blazcowvic contro tutto e contro tutti, la sua famiglia ha vissuto in una relativa pace in Alabama, mentre le due figlie crescono in salute e forza. Le giovani, che avrebbero largamente preferito una tipica vita liceale, vengono addestrate al combattimento, anche troppo duramente, dal padre e dalla madre. Diventano due piccole macchine da guerra, ma con la situazione di pace non capiscono il perché della bellica istruzione genitoriale, fino a che la scomparsa del padre in missione a Parigi, non cambia le carte in tavola.

Le due ragazze, Jess e Soph, hanno l’obbligo di andare nella capitale francese per scoprire il retroscena dell’accaduto. Nonostante la loro abilità, è la prima volta che sono in missione e non sarà facile per loro trasformare la teoria nella pratica di morte, ma l’ambientazione sopra le righe della narrazione di una Nazi-Parigi anni ’80, le aiuta a buttarsi e iniziare questa folle avventura. La prima è più abile nel corpo a corpo, nel combattimento ravvicinato, la seconda invece nel sorprendere i nemici di soppiatto nascondendosi nella sua tuta mimetica. Dopo una breve infiltrazione sullo Zeppelin, tocca avanzare attraverso le catacombe della città. E la prova di Londra in anteprima pre-E3 del gioco ci ha portato proprio alla scoperta di questi due livelli di Wolfenstein Youngblood.

Partiamo dal principio. Wolfenstein Youngblood è il frutto del lavoro congiunto di Machinegames e Arkane Studios, che ricorderete sicuramente per Prey e la serie Disonhored. Oltre a portarci vent’anni più in là della storia trattata fino ad adesso dalla serie, l’obiettivo principale di questo titolo è evolvere lo shooting old-school in qualcosa di più complesso, che poggia sulle stesse basi ma aggiunge a ciò molte altre componenti.

Viva la cooperativa

Wolfenstein Youngblood è interamente giocabile in cooperativa a due giocatori. Le protagoniste Soph e Jess, hanno caratteristiche diverse che ben si sposano fra di loro. Una più aggressiva, con abilità appositamente studiate per fare una violenta incursione tra le fila nemiche, che vanta un colpo a terra in salto e lo sfondamento di alcune barriere particolari, mentre l’altra abile a infiltrarsi silenziosamente e scatenare il panico, diventando completamente invisibile con la sua mimetica. Ognuna ha un proprio albero di abilità che si sbloccano con la valuta in-game e con i relativi punti ottenuti salendo di livello.

Ce ne sono di diversissimi tipi, dall’unlock del double wielding delle armi o all’aumento della vita. Questi elementi sempre più ruolistici, fanno il paio con lo sviluppo dell’arsenale di armi stesso, che si possono potenziare nelle caratteristiche per diventare bocche da fuoco sempre più potenti. Come per le abilità serve la valuta in-game per operare in quest’ottica.

Il lavoro svolto sulla coop, non riguarda soltanto la complementarietà dei percorsi di sviluppo delle due sorelle, ma tutto il level-design delle mappe di gioco ruota attorno a questo aspetto. Sezioni con corridoi paralleli si alternano a zone ben più ampie che in passato, ci sono sempre almeno due approcci diversi all’azione che aprono il ventaglio di opzioni a disposizione. Nel frattempo si deve ricorrere all’esplorazione per scoprire i piccoli puzzle da risolvere per andare avanti. Per esempio, mentre un giocatore recupera il codice temporaneo necessario per aprire una porta lo deve comunicare vocalmente in tempo reale al proprio compagno così che lo inserisca sulla tastiera di sblocco. Questo rende la coop non solo consigliabile ma praticamente necessaria per poter giocare a questo Wolfenstein. La scelta è coraggiosa e fa di Youngblood ben più di un semplice seguito della serie. Indubbiamente siamo di fronte alla volontà di evolvere il brand ben oltre l’ottima rievocazione del feeling old-school dello shooting e dell’ambientazione oramai distintiva della serie.

Perché un po’ di GDR ci sta sempre bene

Come vi avevamo anticipato in un precedente paragrafo, le nostre scaleranno per una serie di livelli, ma non saranno le sole. I nemici hanno un livello che definisce la resistenza e la quantità di armatura a disposizione. Al contrario dei precedenti Wolfenstein a capeggiare sopra la loro testa c’è una barra che segna la progressione dello svuotamento, e la quantità di armatura a disposizione. Sull’onda della continuità invece l’armatura è caratterizzata dalla perdita dei pezzi che hanno indosso. Ci sono nemici con più armatura che vita e il contrario: il giocatore sa così quale armatura sfruttare per sconfiggere col minor sforzo possibile il nemico. Gli elementi si combinano tra loro per dare origine a una frenetica strategia di azione ben più sovraragionata che in passato.

Mentre il lavoro sulle mappe e sulla cooperativa si è fatto apprezzare dalle prima battute (la demo aveva una durata di circa 40 minuti), non siamo ancora riusciti a entrare nelle meccaniche della declinazione ruolistica del gioco. Non gli appartiene e crea una sovrastruttura che appesantisce il gioco e lo allontana (seppur leggermente) dalla frenesia dello shooting, mettendo questo aspetto in secondo piano.

Con 40 minuti di gioco, però, si prenda l’affermazione con le giuste precauzioni: soltanto una prova più approfondita saprà dirci di più.

+ nuove meccaniche, nuova strategia

+ lo shooting è quello classico

+ Mappe molto più larghe che consentono approcci diversi

+ Ottimi gli anni '80 versione nazi

- Il leveling system non convince al momento

Prendendo le parti di Jeff e Soph, le figlie di B.J. Blazcowvic, abbiamo fatto la conoscenza di un corso particolare della serie Wolfenstein. Youngblood ci porta in una Parigi tutta nazisti e anni ’80, sopra le righe, con lo shooting familiare tipico della serie ma tutto un sistema pseudoruolistico che ha arricchito il gameplay. Ne viene esaltato l’aspetto tattico, ma non sempre le sensazioni sono state quelle che cercavamo. Speriamo di provare a breve il gioco con una sessione più lunga per capire se le sensazioni rimarranno queste oppure una permanenza maggiore sul gioco possa far conciliare maggiormente l’anima shooter e l’anima GDR di questo nuovo Youngblood.

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