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Rappan Athuk torna in Italia: intervista a Emanuele Granatello

Emanuele Granatello racconta Rappan Athuk – Il Ritorno: il nuovo Kickstarter, Kaizoku Press e i segreti del megadungeon.

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Rappan Athuk torna in Italia: intervista a Emanuele Granatello
Avatar di Mauro Monti

a cura di Mauro Monti

Managing Editor Cultura POP @SpazioGames

Pubblicato il 17/09/2026 alle 22:10

L'articolo in un minuto

  • Kaizoku Press torna sul celebre megadungeon con Rappan Athuk – Il Ritorno, una nuova campagna Kickstarter che rilancia un'opera già di oltre 700 pagine
  • La nuova edizione nasce dall'esperienza maturata con la prima uscita del 2019 e dalla volontà di migliorare ciò che già rappresentava un pilastro della casa editrice
  • Dietro le quinte si nasconde un lavoro immenso fatto di traduzioni, revisioni e collaborazione con Frog God Games, raccontato in un'intervista esclusiva a Emanuele Granatello

Riassunto generato con l’IA. Potrebbe non essere accurato.

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Ci sono progetti editoriali che nascono seguendo un piano preciso e altri che iniziano quasi per caso, magari da una conversazione tra amici. Per Emanuele Granatello, fondatore di Kaizoku Press, l'incontro con Rappan Athuk appartiene decisamente alla seconda categoria. Era il 2018 quando il collaboratore Mirko Pellicioni gli suggerì di dare un'occhiata a quell'enorme megadungeon americano. Granatello, che all'epoca non nutriva particolare interesse per l'ennesimo prodotto legato a Dungeons & Dragons, recuperò il PDF quasi per curiosità. Il risultato fu molto diverso da quello previsto: «Rimasi folgorato quasi subito da quel librone». Poco dopo la conclusione era già diventata un programma editoriale: «Devo pubblicarlo».

Accedi al Kickstarter di Rappan Athuk il ritorno

Da quella decisione sarebbe nata nel 2019 la prima campagna Kickstarter italiana di Rappan Athuk, seguita da un'edizione di oltre 700 pagine che avrebbe finito per rappresentare uno dei progetti più importanti nella storia di Kaizoku Press. Non soltanto per il risultato commerciale, ma perché lavorare sul gigantesco Dungeon delle Tombe contribuì a consolidare il rapporto con Frog God Games e a trasformare progressivamente la giovane realtà editoriale italiana. Granatello lo definisce oggi una vera scuola, capace di renderlo «un traduttore e un project manager migliore» e di aprire la strada a successive collaborazioni internazionali.

A distanza di alcuni anni, Kaizoku Press ha deciso di scendere nuovamente nelle profondità del megadungeon con Rappan Athuk – Il Ritorno, protagonista di una nuova campagna Kickstarter. Non si tratta però semplicemente di riportare sul mercato un volume ormai difficile da trovare. La nuova edizione nasce dall'esperienza accumulata sulla precedente, dai riscontri arrivati dai giocatori e dalla volontà di intervenire su un'opera che nel frattempo ha continuato a essere studiata, giocata e analizzata. «Non mi va di produrre libri sapendo che avrei potuto renderli migliori, anche solo un po'», spiega Granatello: una frase che probabilmente sintetizza meglio di qualsiasi elenco di caratteristiche il principio alla base dell'intero progetto.

Il risultato è una nuova incarnazione di un'opera già fuori scala, accompagnata da contenuti aggiuntivi e da una revisione editoriale che coinvolge testo, apparato visivo e strumenti destinati tanto al gioco fisico quanto a quello online. Il crowdfunding diventa così non soltanto il sistema attraverso cui sostenere la produzione, ma anche il luogo nel quale far crescere ulteriormente il progetto attraverso obiettivi aggiuntivi e materiali dedicati. Una formula che Granatello considera particolarmente importante per realtà indipendenti come Kaizoku Press, perché Kickstarter è contemporaneamente uno strumento per finanziare un progetto, «tastare il polso del mercato» e ottenere quella visibilità che per un piccolo editore sarebbe altrimenti molto più difficile raggiungere.

Ma dietro le oltre settecento pagine di Rappan Athuk c'è soprattutto una quantità di lavoro che difficilmente emerge osservando semplicemente il volume finito. Traduttori, revisori, illustratori, grafici, glossari composti da migliaia di termini, controlli incrociati e un rapporto continuo con gli autori originali sono soltanto alcuni degli elementi di una macchina editoriale nella quale anche un piccolo cambiamento può propagarsi attraverso centinaia di pagine. E dove, come ammette ironicamente Granatello, «il libro senza errori è il libro mai stampato».

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È proprio questo dietro le quinte a essere al centro della nostra conversazione con Emanuele Granatello. Abbiamo parlato della nascita del progetto, del rapporto con Frog God Games, della filosofia editoriale di Kaizoku Press e di cosa significhi concretamente lavorare su uno dei megadungeon più grandi e famigerati della storia del gioco di ruolo. Ma anche di errori che ancora bruciano, scelte apparentemente folli, rischi editoriali, curiosità mai raccontate e di quella particolare forma di ostinazione necessaria per decidere che un manuale di oltre settecento pagine non fosse ancora abbastanza grande.

E, naturalmente, abbiamo provato a capire perché, dopo tutti questi anni, qualcuno continui ad avere voglia di scendere in quel maledetto pozzo.

Accedi al Kickstarter di Rappan Athuk il ritorno

Mauro Monti
Partiamo dal principio. Prima dell'editore c'è inevitabilmente il giocatore: qual è stato il tuo primo incontro con Rappan Athuk? Te lo ricordi? E soprattutto, cosa ti ha fatto pensare che questo enorme e famigerato megadungeon dovesse avere un'edizione italiana? 
Mauro Monti
Emanuele Granatello
Come tutte le migliori avventure, nasce in un modo strano e quasi casuale. Era il 2018 o giù di lì. Avevo da poco tirato su la Kaizoku Press, pubblicando Mutants & Masterminds. Chiacchierando con l’amico e collaboratore Mirko Pellicioni (è il grafico dell’attuale edizione di Rappan Athuk e di tanti altri nostri giochi e moduli) mi parla “en passant” di Rappan Athuk, senza entrare però troppo nello specifico. Mi dice semplicemente che è un prodotto di sicuro richiamo e che bisogna pubblicarlo. All’epoca non provavo grossi slanci per Dungeons & Dragons, un gioco che, pensavo, aveva già detto praticamente tutto; se poi aggiungiamo che si trattava di un modulo gigantesco, che richiedeva sforzi produttivi enormi (almeno per me), le aspettative scendevano ancora di più. Mi procurai però il PDF e presi distrattamente a leggerlo: rimasi folgorato quasi subito da quel librone...

Prima di tutto, non si trattava solo di un dungeon, ma di un microcosmo (oddio, micro...) che viveva di vita propria, con una regione esterna in cui abitavano personaggi interessanti che vivevano le proprie vite all’ombra di un luogo leggendario, misterioso e pericolosissimo, con una propria storia e una propria mitologia.

Mi piacque poi molto l’approccio totalmente “Anti D&D” (almeno per quello che era ormai diventato il mainstream proposto dalla Wizards of the Coast): il mondo descritto è PERICOLOSO e se ne frega se non sei abbastanza preparato, scaltro o fortunato. Ti ammazza e basta, in forma di 112 (CENTODODICI.. non uno di meno) coboldi che sanno ben usare le caratteristiche della loro tana, di un drago infuriato, di una troll scaltra e potente, di una druida incazzosa o di un golem letteralmente fatto di... ehm, escrementi (una vera morte di m...elma). E no, anche se, diciamocelo, la 5a edizione è piuttosto generosa in fatto di recupero di punti ferita (a meno che non si usino le consigliatissime regole opzionali per dare un po’ di realismo), Rappan saprà umiliare anche il power player più “sgravone”. Il tutto, poi, era ben organizzato, con gli incontri principali che prevedono una sezione in cui vengono spiegati gli obiettivi ed eventuali strategie di combattimento dei nemici. Insomma, «devo pubblicarlo» mi dissi. 
Emanuele Granatello
Mauro Monti
Rappan Athuk nasce come dungeon giocato al tavolo da Bill Webb e nel tempo è diventato quasi un pezzo di folklore del GDR, tra morti improbabili, TPK e il famigerato avvertimento "Don't go down the Well". Qual è secondo te il segreto che gli ha permesso di attraversare più di venticinque anni di gioco di ruolo senza perdere la propria identità? 
Mauro Monti
Emanuele Granatello
Il segreto sta, prima di tutto, come già accennato sopra, nel suo carattere “gritty”. Rappan Athuk non fa sconti, è un luogo dove l’avventura è pericolosa davvero (anche se, a dire il vero, contiene tutta una serie di consigli per dare almeno qualche chance ai personaggi di livello più basso). Credo che questo carattere, in un periodo in cui la Wizards sfornava prodotti tutti uguali, in cui il “bilanciamento” era diventato una sorta di mantra e in cui determinati argomenti erano diventati taboo in nome del politicamente corretto, Rappan rappresentava (e rappresenta) una ventata di aria fresca. Riportava al tavolo l’avventura genuina, magari cruda, condita da tanto humor e citazioni (vi sfidiamo a trovarle tutte), con uno spirito non dissimile da quello dell’Old School Renaissance. Non dimentichiamo che il motto di Frog God Games, stampato nel colophon di Rappan Athuk, recita: Feel della Prima Edizione, Regole della Quinta Edizione.

L’altro punto di forza è sicuramente nella quantità (che diventa anch’essa una qualità). Rappan è IMMENSO, con oltre 100 mappe, un luogo da esplorare e riesplorare, in cui solo il bestiario potrebbe diventare un libro a parte. Questa caratteristica, da sola, vale molto più del prezzo, perché consente di usare il modulo in molti modi, ad esempio come il già citato bestiario, come contenitore di mappe e scenari utilizzabili alla bisogna e anche come raccolta di incantesimi e oggetti magici (anche questi numerosissimi).

 
Emanuele Granatello
 
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Mauro Monti
Nel 2019 avete affrontato per la prima volta quella che, vista dall'esterno, sembrava quasi un'impresa folle: localizzare un manuale di oltre 700 pagine, con più di cento mappe e un bestiario enorme. All'epoca raccontasti che qualcuno considerava un prodotto di quelle dimensioni addirittura "invendibile". Quanto rischio c'era davvero dietro quella prima edizione? 
Mauro Monti
Emanuele Granatello
Prima di tutto mettiamo in chiaro che si tratta di una traduzione. La parolaccia con la “L” noi non la usiamo. Scherzi a parte, è stato davvero un azzardo. Certo, avevo coscienza che negli States era andato piuttosto bene e che in Italia c’è sempre fame di D&D (forse anche troppa), ma non avevo la certezza che un mercato piccolo come quello italiano avrebbe assorbito un “abuso edilizio” grosso come Rappan Athuk. Il Kickstarter, però, mi diede speranza e mi permise almeno di coprire le “spese vive”... poi divenne la “hit” che il pubblico chiede ancora oggi. 
Emanuele Granatello
Mauro Monti
E c'è stato un momento, durante la lavorazione della prima edizione, nel quale avete pensato: "Chi ce l'ha fatto fare"? 
Mauro Monti
Emanuele Granatello
Prima di tutto la stesura del glossario fu un’impresa improba: il file contiene oltre 2000 voci che abbracciano di tutto, nomi di oggetti, persone, località, storia etc. C’era da impazzire, soprattutto perché fu un lavoro di gruppo con almeno altri 5 traduttori che lavoravano a parti diverse del libro. In un’epoca priva di Internet dubito che si sarebbe potuto completare in meno di un anno.

Inoltre, essendo Rappan Athuk 5e una conversione di una conversione, uscito in fretta e furia subito dopo la pubblicazione del Manuale del Giocatore, conteneva moltissime imprecisioni, refusi e punti poco chiari. Cercare di mettere una pezza al tutto fu uno sforzo enorme: tappavi un buco e da un’altra parte si apriva una voragine. Fortunatamente i ragazzi di Frog God furono molto gentili nel rispondere alle nostre (tantissime) domande e così riuscimmo a pubblicare una versione migliorata rispetto a quella statunitense. 
Emanuele Granatello
Mauro Monti
Facci entrare concretamente nel vostro flusso di lavoro. Cosa significa lavorare su un mostro editoriale come Rappan Athuk? Da dove si comincia e attraverso quante mani passa una singola area del dungeon prima di diventare la pagina che troviamo nel volume? 
Mauro Monti
Emanuele Granatello
 Bella domanda. Io faccio così, ma non pretendo di “avere ragione”, né questa vuole essere una guida. Ti avverto che questa parte potrebbe essere un po’ noiosetta... comunque, se insisti.

0.
Si acquisiscono i diritti con metodi empirici che potrebbero o meno prevedere: e-mail minatorie e/o estremamente servili, esborsi di denari, invio di materiale cartaceo in Patagonia “perché sì”, pianti, evocazioni di divinità, minacce di ritorsione, telefonate nel cuore della notte all’altro capo del mondo, firme di contratti capestro... questo è però un discorso MOLTO lungo, che meriterebbe un articolo a parte.

1. Prima di tutto si stabilisce lo stile di scrittura e si produce un documento che lo descriva per tutti i traduttori e i revisori.

2. A questo punto si inizia a imbastire un primo scheletro di glossario (che andava concatenato a quello di D&D nel caso di RA). In breve, questo vuol dire preparare un documento excel dove si inseriscono in una colonna i termini di gioco in lingua originale e in un’altra il loro omologo in italiano (oltre a note qui e lì per aiutarne la comprensione)

3.
Momento “I Sette Samurai”: si mette assieme una squadra di traduzione, scegliendo, si spera, i più bravi (e più bravo/brava non vuol dire solo conoscere bene la lingua di partenza, ma anche saper scrivere in bell’italiano [che non “puzzi” di inglese], conoscere bene ciò che si va a tradurre ecc.).

4. Si fanno delle riunioni con tutti e quindi si inizia con la distribuzione delle parti, in base anche agli impegni e alle scadenze. 

5. Il project manager, poi, deve controllare passo passo la qualità di traduzione di ognuno, rispondere ad eventuali domande e accettare o meno eventuali aggiunte o richieste di modifiche ai glossari (importantissimi, trattandosi di prodotto collegato al gdr più famoso del mondo). Potrebbero essere necessarie email con i creatori del prodotto (che potrebbero o meno corrispondere con gli editori).

5b. Per le parti più “tecniche” va stabilito se si userà un CAT, se sì quale e per quali parti. Per CAT si intende software di traduzione computerizzata: non si tratta di intelligenza artificiale (alla quale siamo contrarissimi), né di traduttori automatici stile “Google Translate”, ma di programmi che generano memorie di traduzione basate su quello si è già tradotto. Il software individua parti simili e avverte l’utente, permettendogli di generarle identiche, indicando cosa è cambiato. Ciò consente di mantenere una coerenza di stile e di tradurre, ad esempio, un bestiario tipo D&D, anche molto grande, in poco tempo, dato che abilità, poteri, incantesimi etc. tendono a usare sempre le stesse “formule”. C’è da notare che questo tipo di strumenti non è molto efficace, però, nelle parti descrittive, dove è preferibile la “vecchia maniera” (dizionari, elaboratore testi e poco altro).

6. Una volta che il tutto è completo, va rivisto pagina per pagina, magari su carta, corretto, meglio se da più persone, e dato all’impaginatore/grafico.

7. Anche l’impaginazione richiede un attento controllo di qualità. Alla fine del lavoro, se tutto va bene, si hanno i file di stampa pronti ad essere stampati.

8. Il discorso tipografia è altrettanto complicato: ogni studio tipografico (e ogni tecnico di tipografia) ha le sue regole e idiosincrasie. Spesso i file prodotti non sono del tutto compatibili con le stampatrici (perché troppo vecchie, troppo nuove, possedute da demoni ecc.) e bisogna apportare modifiche, invocare gli dèi esterni (e a volte anche interni), usare il calendario gregoriano a mo’ di elenco e fare sacrifici alle macchine di stampa. Alla fine tutto funzionerà, ma il fegato dolerà.

9. Terminata la stampa, e solo al suo termine, ti renderai conto che c’è qualche svista da qualche parte: una virgola fuori posto, un titolo stampato alla fine di una colonna, una caratteristica sbagliata, un paragrafo dimenticato. Giordano Manes, mio ex-grafico e socio, suole dire: “il libro senza errori è il libro mai stampato”... ma è bello provarci comunque

 
Emanuele Granatello
Mauro Monti
E come si controlla un'opera di queste dimensioni? Immagino che modificare il nome di una creatura, un riferimento o un collegamento tra due aree possa produrre conseguenze centinaia di pagine più avanti. Avete sviluppato strumenti, database o procedure specifiche per evitare che Rappan Athuk diventi un dungeon anche per chi deve editarlo? 
Mauro Monti
Emanuele Granatello
Come ho detto più su, c’è il glossario condiviso con tutti i traduttori. Questo enorme foglio di calcolo viene costantemente aggiornato dal “bibliotecario” / project manager in base alle aggiunte proposte dai traduttori. C’è bisogno di un’attenzione costante, di letture e riletture e di tenere tutti gli “stakeholder” aggiornati sui cambiamenti. Insomma: è un lavoro ENORME e ingrato. I litigi tra traduttori e revisori riguardo a quali termini usare sono leggendari.
 
Emanuele Granatello
Mauro Monti
C'è un errore, un problema di impaginazione, una mappa o qualche altra "creatura editoriale" della prima edizione che ancora oggi ricordate come il vostro personale boss finale? 
Mauro Monti
Emanuele Granatello
Ah, ma allora vuoi proprio rigirare il dito nella piaga! Un intero paragrafo del “bastione dei goblin non venne stampato” nell’edizione precedente. Certo, corremmo ai ripari con un’errata, ma quella mancanza è una ferita che brucia ancora e che grida vendetta. Ridate un pezzo di bastione a quei poveri goblin! 
Emanuele Granatello
 
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Mauro Monti
La prima edizione italiana ha avuto anche conseguenze importanti per Kaizoku Press. Il vostro lavoro attirò l'attenzione di Frog God Games e negli anni successivi siete passati dal localizzarne i prodotti a lavorare direttamente su impaginazione, controllo qualità e conversioni destinate anche al mercato internazionale. Quanto Rappan Athuk ha cambiato la storia della casa editrice? 
Mauro Monti
Emanuele Granatello
Tanto. Prima di tutto è stata una grande scuola che mi ha reso un traduttore e un project manager migliore (oltre a permettermi di studiare molto più a fondo D&D). Inoltre, mi ha consentito di incontrare una serie di persone validissime, alcune diventate collaboratori, tra cui Italo Iozzi, un vero “scienziato” della traduzione del GdR, Zach Glazar, Casey Christofferson e Bill Webb. Inoltre, come hai accennato, credo che a Frog God piacque la nostra maniacalità nei dettagli e il fatto che li torturammo con una (lunga) serie di domande. Ciò mi permise di entrare in confidenza con loro, in particolare con Bill e con Zach (ormai fuoriuscito da FG), i quali mi consentirono poi di lavorare per Frog God/Necromancer Games a vario titolo (talent procurer, direttore artistico, correttore di bozze etc.) su diversi prodotti. 
Emanuele Granatello

Perché tornare nel Dungeon delle Tombe?

Mauro Monti
Arriviamo così a Rappan Athuk – Il Ritorno. La domanda più semplice è forse anche quella fondamentale: perché tornare oggi su un'opera alla quale avevate già dedicato così tanto lavoro? Quando avete capito che una ristampa non sarebbe stata sufficiente? 
Mauro Monti
Emanuele Granatello
Prima di tutto, Rappan aveva bisogno sicuramente di una riscrittura. Stile altalenante, qualche refuso di troppo e diverse parti ancora poco chiare. Anni di gioco e diverse mail dai nostri fan (oltre all’attentissima analisi di Italo) ci hanno fatto capire che era necessario lavorare di cesello.

La domanda dei giocatori era ancora alta, e moltissimi ce lo chiedono ancora. Inoltre, non mi andava di proporre un prodotto del tutto identico a quello precedente. Desideravo aggiungere qualcosa di nuovo, magari che non potevamo permetterci di fare all’epoca della prima stampa. 
Emanuele Granatello
Mauro Monti
Il rischio delle nuove edizioni è sempre quello di aggiungere materiale per poter scrivere "più grande" sulla confezione. Qui troviamo invece un nuovo livello e nuovi labirinti, ma anche interventi molto meno appariscenti come testo rivisto e indice analitico. Qual era il problema principale della vecchia edizione che volevate risolvere? 
Mauro Monti
Emanuele Granatello
Prima di tutto, moltissimi in questi anni ci hanno scritto chiedendoci quando e se Rappan sarebbe stato ristampato. Quindi, in parte, vogliamo andare incontro alla richiesta dei giocatori. Inoltre, oltre ai refusi e ai problemi illustrati sopra, il bestiario era davvero povero di illustrazioni: perché non renderlo più accattivante aggiungendone un po’ di più? Intendiamoci, non è che Rappan Athuk abbia un “problema” nell’edizione precedente (comunque giocabile e godibile), ma trovandoci a ristamparlo, perché non migliorare la qualità? Non mi va di produrre libri sapendo che avrei potuto renderli migliori, anche solo un po’. Credo che voler fare le cose per bene e il desiderio di correggersi sia alla base di questo lavoro, se lo si vuole fare con passione e un minimo di etica. 
Emanuele Granatello
Mauro Monti
Se dovessi indicare una sola modifica de Il Ritorno che cambia davvero l'esperienza del Game Master rispetto alla precedente edizione, quale sceglieresti? 
Mauro Monti
Emanuele Granatello
Ne do due, Indice analitico e mappe digitali per il gioco online. 
Emanuele Granatello
Mauro Monti
Una delle trasformazioni più evidenti riguarda il bestiario: centinaia di creature ora ricevono una rappresentazione visiva molto più completa. Perché investire così tanto proprio sulle illustrazioni dei mostri? È una scelta estetica oppure nasce dall'utilizzo concreto del manuale durante le vostre partite? 
Mauro Monti
Emanuele Granatello
Tutte e due. Sicuramente un manuale molto illustrato è più bello da vedere. E poi, durante il gioco, mostrare un’immagine di una creatura può dar forza alla narrazione. 
Emanuele Granatello
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Mauro Monti
Anche la copertina è completamente nuova ed è affidata a Maria Giada Del Vecchio, artista con cui avete già lavorato nei progetti legati a Frog God Games. Come nasce quella copertina? Quale indicazione le avete dato per condensare Rappan Athuk in una singola immagine? 
Mauro Monti
Emanuele Granatello
Sono particolarmente orgoglioso di quella copertina, che ha una storia anche piuttosto divertente. In realtà si tratta di un’illustrazione che Giada realizzò per “Mouth Of Doom”, la nostra conversione (o meglio, principio di conversione) di Rappan Athuk per Dungeon Crawl Classics (pubblicata solo in inglese). Pur amando sia la copertina inglese (l’illustrazione del cimitero, dal sapore lovecraftiano, vagamente orrorifico) e quella italiana (la bacchetta di Orcus, illustrata dal compianto Terry Pavlet), desideravo qualcosa di nuovo, che da una parte lo distinguesse dagli altri prodotti della serie e dall’altra omaggiasse anche l’Italia (che qui e lì “presente” in molti prodotti della Frog God). Confrontandomi con Giada, optammo per uno degli ingressi di Rappan Athuk, la Bocca del Fato, ispirandoci anche al parco di Bomarzo nel viterbese. 
Emanuele Granatello
Mauro Monti
Quanto materiale nuovo è nato direttamente in Italia? Esiste ancora una distinzione netta fra "edizione Frog God Games" ed "edizione Kaizoku Press", oppure dopo tanti anni di collaborazione i confini sono diventati più permeabili? 
Mauro Monti
Emanuele Granatello
Diverse cose. Prima di tutto ci sono alcune ottime illustrazioni di Giada del Vecchio che rendono quest’edizione unica. Inoltre, l’inserimento del livello 5D, che nell’edizione statunitense era “a parte” e non stampato all’interno del volume. Anche le illustrazioni nel bestiario non sono, per gran parte, presenti nell’edizione inglese. Le creature del bestiario, inoltre, sono quasi tutte accompagnate da un testo descrittivo che non è presente nell’edizione inglese. Per queste descrizioni dobbiamo anche ringraziare Federico Burchianti (Giochi Uniti) per averci lasciato usare quelle di Pathfinder, e Alexander Stangroom con Roberto Petrillo (Kobold Press e Raven Distribution) per averci “donato” un paio di creature presenti nel loro tomo dei mostri. 
Emanuele Granatello

Dal tavolo al VTT

Mauro Monti
Rispetto alla precedente edizione è cambiato anche il modo in cui giochiamo. Oggi moltissimi gruppi alternano tavolo fisico e VTT. Nel Kickstarter troviamo mappe digitali in più versioni, token e marker. Quanto ha influenzato il gioco online la progettazione di questa nuova edizione? 
Mauro Monti
Emanuele Granatello
Anche qui, molto. Tanti si sono lamentati che le mappe digitali che avevamo preparato per la vecchia edizione non erano davvero “user friendly”, non erano suddivise “a livelli” e ciò ne rendeva l’utilizzo difficile. Stavolta, anche forti dell’esperienza fatta con Bard’s Gate, saranno utilizzabili facilmente dai GM. Inoltre, abbiamo preparato un numero impressionante di token digitali (esclusivi per il Kickstarter) utilizzabili nelle esplorazioni online (o anche al tavolo, se si usa uno schermo collegato a un computer). 
Emanuele Granatello
 
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Mauro Monti
Preparare digitalmente un megadungeon di queste dimensioni può diventare un secondo lavoro per il Game Master. Quanto volete arrivare vicini al concetto di "apro Rappan Athuk e posso iniziare a giocare", senza però trasformare un'esperienza old school in qualcosa di guidato? 
Mauro Monti
Emanuele Granatello
Se si vuole giocare a Rappan Athuk “liscio”, credo che un minimo di preparazione sia necessaria. Non serve, però spulciare tutto il tomo da cima a fondo per giocare. Basta leggere l’introduzione e le info sulla regione esterna. Poi, piano piano, prepararsi per le parti successive, via via che si progredisce. Certo, se il GM desidera buttare i PG nel dungeon il più rapidamente possibile, dovrà preparare prima delle aree piuttosto che altre. L’importante è avere un’idea generale di dove si trovino i PG e cosa desiderano fare. 
Emanuele Granatello
Mauro Monti
All'estremo opposto avete inserito anche una grande mappa poster fronte-retro esclusiva della campagna. C'è quindi ancora un valore quasi rituale nell'aprire una mappa enorme sul tavolo? 
Mauro Monti
Emanuele Granatello
Assolutamente sì. Inoltre, non si tratta delle classiche mappe poster belle ma poco utili, buone giusto per decorare la cameretta. Una, meravigliosa, mostra l’intera regione circostante Rappan Athuk (grande come una regione italiana!), mentre l’altra rappresenta un castello diroccato che sarà certamente una meta dei PG. Queste due aggiunte sono anche un tributo a Death on Reik (Morte sul Reik), in assoluto la mia avventura preferita per il mio GdR preferito (Martelli da Guerra / Warhammer). 
Emanuele Granatello

Dietro una campagna Kickstarter

Mauro Monti
Perché avete scelto nuovamente Kickstarter? Per un progetto come questo il crowdfunding serve principalmente a finanziare la produzione oppure è diventato anche uno strumento per decidere, insieme alla community, quanto grande potrà diventare il progetto finale? 
Mauro Monti
Emanuele Granatello
Kickstarter, che piaccia o meno, è diventato non solo un sistema per raccogliere fondi e “tastare il polso del mercato” rispetto a un argomento, ma anche una grande vetrina che dà visibilità a piccole realtà. Quindi, anche ascoltando persone più esperte di noi in materia, abbiamo optato di nuovo per questa piattaforma. 
Emanuele Granatello
Mauro Monti
Come si stabilisce il goal economico di un manuale di queste dimensioni? Qual è la voce di costo che un giocatore normalmente non immagina e che invece pesa moltissimo sulla realizzazione? 
Mauro Monti
Emanuele Granatello
Il Goal economico è frutto di una serie di considerazioni puramente basate sul Marketing. Parlando di costi, ecco saltare fuori di nuovo il Marketing, che sicuramente costa. Capendoci molto poco, ci ho messo un po’ a comprendere, almeno a grandi linee, come funziona e ad abituarmi a dover pagare per essere visibile. Non è esattamente la mia parte preferita di questo lavoro, ma purtroppo è necessario. 
Emanuele Granatello
Mauro Monti
Gli stretch goal comprendono contenuti decisamente sostanziosi: avventure di Mauro Longo e Andrea Mollica, I Reami Sotterranei da circa 30 pagine e Incontri Epici da circa 100. Come decidete cosa può diventare stretch goal e cosa invece deve necessariamente appartenere all'edizione base? 
Mauro Monti
Emanuele Granatello
Diciamo che l’edizione base è già piuttosto corposa con 700 e passa pagine, un livello in più, nuovi mostri, nuovi labirinti etc. Aggiungere ancora più pagine avrebbe voluto dire essere costretti a dividere il libro in due volumi diversi (e quindi far lievitare i costi). 
Emanuele Granatello
Mauro Monti
Cento pagine aggiuntive sarebbero già un manuale per molti altri giochi. In Rappan Athuk diventano uno stretch goal. Non avete paura che a un certo punto il progetto inizi nuovamente a sfuggirvi di mano? 
Mauro Monti
Emanuele Granatello
Cosa devo dirti: amiamo il rischio e i Guinness. 
Emanuele Granatello
  Accedi al Kickstarter di Rappan Athuk il ritorno 
Mauro Monti
Qual è lo stretch goal che personalmente vorresti vedere sbloccato più di tutti, anche mettendo per un momento da parte le considerazioni commerciali? 
Mauro Monti
Emanuele Granatello
Quello segreto, non ancora rivelato ;) 

Emanuele Granatello
Mauro Monti
Avete inoltre previsto uno sconto per chi acquistò la precedente edizione direttamente da Kaizoku Press. Era importante evitare che Il Ritorno venisse percepito dai vostri primi sostenitori come "ricomprate lo stesso libro"? 
Mauro Monti
Emanuele Granatello
In parte... ma anche per ringraziare chi ha voluto sostenerci la prima volta. Rappan è un volume non proprio per tutte le tasche e, per un editore piccolo come il nostro, ogni copia venduta è importante. Ritengo che dire grazie ai nostri clienti, che sono un po’ come degli amici per noi, è fondamentale. 
Emanuele Granatello

Essere Kaizoku Press

Mauro Monti
Sul vostro sito definite Kaizoku una realtà che cerca di muoversi velocemente e in maniera non convenzionale nei "mari" del gioco di ruolo. Dopo diversi anni di attività, cosa significa concretamente essere un editore indipendente e "pirata"? 
Mauro Monti
Emanuele Granatello
Vuol dire non dover necessariamente piegarsi a determinate logiche, al “prodotto che vende”, e cercare di “sperimentare”, magari anche rischiando un po’. Non siamo contrari al gioco o modulo “classico”, ma ci piace anche produrre altro (e, ad esempio, I Coboldi Mangiano i Bambini, Compagni e Liminal Space sono una testimonianza di ciò). 
Emanuele Granatello
Mauro Monti
Siete partiti principalmente dalla localizzazione, ma oggi lavorate anche a sviluppo, conversione, grafica, impaginazione e controllo qualità per editori stranieri. Vi considerate ancora soprattutto un editore italiano o Kaizoku sta diventando qualcosa di diverso? 
Mauro Monti
Emanuele Granatello
 Sicuramente siamo principalmente un editore che, all’occorrenza, dà anche altri servizi. Non siamo però solo italiani, visto che produciamo anche in Giappone: siamo tra l’altro i primi ad aver pubblicato un GdR italiano in una lingua asiatica (レックス・アルカナ Lex Arcana). Credo che un applauso sia d’uopo. 
Emanuele Granatello
 
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Mauro Monti
Tu vivi in Giappone mentre una parte importante della produzione avviene in Italia. Come funziona realmente una giornata di Kaizoku Press? Il fuso orario è un problema oppure avete finito per trasformarlo in una specie di workflow editoriale che non dorme mai? 
Mauro Monti
Emanuele Granatello
“La seconda che hai detto”, tanto per citare uno dei miei comici preferiti. Non dormo mai, o quasi mai. Cosa non si fa per le proprie passioni... 
Emanuele Granatello
Mauro Monti
 Il vostro catalogo passa da Mutants & Masterminds a Dungeon Crawl Classics, da Rappan Athuk a Liminal Space e alle Lande Perdute. Qual è il filo comune? Cosa deve avere un gioco perché Emanuele Granatello dica: "Questo è un prodotto Kaizoku"? 

Mauro Monti
Emanuele Granatello
Mi piacciono un sacco di cose diverse, dal GdR classico “Old School”, a cose più di nicchia. Sono un appassionato di politica (Compagni), ma amo anche le cose tanto sceme (I Coboldi Mangiano i Bambini), l’horror e i supereroi... credo che forse questo sia essere un “pirata”... o semplicemente dei cretini: decidete voi. 
Emanuele Granatello
Mauro Monti
Quanto conta ancora il gusto personale? In altre parole: riuscireste a pubblicare un GDR che ritenete commercialmente perfetto ma che nessuno di voi avrebbe realmente voglia di portare al proprio tavolo? 
Mauro Monti
Emanuele Granatello
Onestamente no. Se ci fosse qualcosa che davvero non incontrasse i miei gusti, anche se fossi convinto che venderebbe, non lo porterei. Un esempio? Mork Borg o qualsiasi prodotto collegato. Non riesco a farmelo piacere, né mi piace la tendenza che ha iniziato. Ma questa è un’altra storia. 
Emanuele Granatello

Quello che normalmente non finisce nel comunicato stampa

Mauro Monti
Voglio chiudere con alcune curiosità. Qual è la cosa più assurda che avete scoperto rileggendo Rappan Athuk per questa nuova edizione? 
Mauro Monti
Emanuele Granatello
Il Livello 5D in origine non aveva accessi! Al principio Bill Webb aveva pensato di far fare tutto al Master. Alla fine siamo riusciti a farci dire, più o meno, da dove si può accedere e come. 
Emanuele Granatello
Mauro Monti
Qual è invece la stanza, il mostro o la trappola che aspetti con maggiore soddisfazione che un nuovo gruppo incontri senza sapere assolutamente cosa lo aspetta? 
Mauro Monti
Emanuele Granatello
La mia parte preferita è Il Monastero del Dio Rana, una sezione dove convivono Lovecraft ed Eco. Senza fare troppi spoiler, diciamo che una certa stanza sotto il monastero mi diverte particolarmente. 
Emanuele Granatello
 Accedi al Kickstarter di Rappan Athuk il ritorno 
Mauro Monti
Hai mai giocato personalmente Rappan Athuk da giocatore, senza sapere cosa ci fosse davanti? E, soprattutto: il tuo personaggio è sopravvissuto? 
Mauro Monti
Emanuele Granatello
Purtroppo, in onore al detto partenopeo “a casa d’o scarparo nun ce stanno ‘e scarpe”, il destino di un editore di giochi è quello di NON GIOCARE. Non ho quasi più tempo libero... nei rari casi in cui succede, gioco a giochi che impiegano una o due ore massimo. Vorrei riprendere, ma è davvero difficile per me al momento. 
Emanuele Granatello
   
Immagine id 49850
 
Mauro Monti
Bill Webb e Frog God Games hanno costruito attorno al dungeon una certa mitologia fatta anche di racconti di tavolo e morti memorabili. In tutti questi anni di rapporto con loro, qual è l'aneddoto su Rappan Athuk che ti hanno raccontato e che non hai mai dimenticato? 
Mauro Monti
Emanuele Granatello
Uno dei nostri clienti più affezionati appartiene alla categoria dei “Master Babbo Natale”, insomma quelli un po’ (troppo) permissivi con i propri giocatori e i loro PG... ebbene, è riuscito a far arrivare all’ultima stanza il proprio gruppo... che però è finito sterminato comunque, senza pietà. 
Emanuele Granatello
Mauro Monti
C'è invece un aneddoto legato alla realizzazione dell'edizione italiana che i lettori non conoscono e che puoi finalmente raccontare? 
Mauro Monti
Emanuele Granatello
Sì: non mi andava che la splash page che chiude la vecchia edizione fosse censurata, così chiesi a uno dei traduttori (Angel Accetta, che è anche particolarmente spiritoso) di aggiungere un paio di capezzoli mancanti e rendere finalmente una marilith anatomicamente realistica (d’altra parte chi di voi non ha mai visto una donna-serpente demoniaca a seno nudo?). Nessuno si è lamentato. 
Emanuele Granatello
Mauro Monti
Se potessi inserire in Rappan Athuk una stanza segreta completamente tua, senza dover chiedere l'approvazione a nessuno, cosa ci metteresti dentro? 
Mauro Monti
Emanuele Granatello
Un ingresso per le Backrooms o altri spazi liminali, in una sorta di crossover con una delle mie ultime ossessioni. 
Emanuele Granatello
Mauro Monti
Dopo aver lavorato per anni sul Dungeon delle Tombe, c'è ancora qualcosa di Rappan Athuk che riesce a sorprenderti? 
Mauro Monti
Emanuele Granatello
Ogni volta che lo rileggo mi sorprende di quanto sembri un luogo vivo, pieno di spunti e infinitamente espandibile... il sogno nel cassetto è ancora quello di tradurre The Cyclopean Deeps - Le Profondità Ciclopiche, un Megadungeon che contiene Rappan Athuk stesso (si può parlare di Ultradungeon?). 
Emanuele Granatello
Mauro Monti
Ultima domanda, e questa volta vogliamo una risposta senza consultare il reparto marketing: un gruppo entra per la prima volta a Rappan Athuk. Qual è l'unico consiglio che Emanuele Granatello dà ai giocatori?  ( E naturalmente non vale rispondere soltanto: non scendete nel pozzo. )
Mauro Monti
Emanuele Granatello
PENSATE - PRIMA - DI - AGIRE.

 
Emanuele Granatello
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