Supergirl arriverà al cinema il prossimo 25 giugno. Il film, parte integrante del rilancio dei personaggi DC sul grande schermo architettato da James Gunn - già regista di Superman, come dichiarato dallo stesso Gunn, è ispirato al fumetto La Donna del Domani. Si tratta dell'acclamata miniserie pubblicata nel 2021 e firmata da Tom King, uno dei più influenti autori contemporanei che scritto un lungo e discusso ciclo di Batman ma anche assolute gemme come Visione e Mister Miracle, e illustrata dalla disegnatrice brasiliana Bilquis Evely con colori di Matheus Lopes.
Negli ultimi anni i cinecomics hanno saccheggiato, spesso in maniera goffo e grottesca, il materiale a fumetti da cui traggono ispirazione. Nel Marvel Cinematic Universe si è arrivati addirittura ad intitolare un film Civil War anche se della complessità politica del fumetto originale non c'era assolutamente nulla.
Quella di Gunn per l'Universo DC invece pare una strategia più calcolata. Citare esplicitamente dei fumetti aumentando hype e aspettative senza parlare di adattamento pedissequo (impossibile per ragioni tecniche e narrative) ma di "ispirazione". Questa strategia è stata decisamente vincente per il summenzionato Superman dove il titolo più citato fu All Star Superman di Grant Morrison e Frank Quitely con buona pace dei puristi.
La Donna del Domani è considerato il graphic novel definitivo su un personaggio nato alla fine degli anni 50, più per necessità "commerciali" che narrative, perché capace di astrarre Supergirl dai classici contesti fantascientifici o adolescenziali a cui spesso viene associata bypassando anche la classica origin story.
La Donna del Domani: Supergirl e una bambina cercano vendetta nello spazio
Su un remoto pianeta dal Sole rosso, il sedicente "agente del Re" Krem delle Colline Gialle uccide a sangue freddo un pacifico fattore di rocce fuggendo. Sua figlia, Ruthye Marye Knoll, giura vendetta e si mette in marcia alla ricerca di una spada da assoldare per l'improbo compito che si è preposta. Proprio in una malfamata locanda, mentre viene dileggiata e umiliata, incontra Supergirl.
Cadute in una imboscata ordita proprio da Krem, le due sono costrette a unire le forze. L'assassino infatti ferisce mortalmente Krypto e ruba l'astronave con cui Supergirl era giunta sul pianeta. Inizia così un difficile e pericoloso inseguimento attraverso pianeti più o meno abitati e civilizzati in un remoto quadrante della galassia.
La Donna del Domani: la frontiera come spazio interiore
Se da un lato Tom King non ha mai nascosto che l'intento de La Donna del Domani fosse quello di creare un fumetto fruibile a sé stante e che parlasse ad un pubblico squisitamente femminile, dall'altro non ha neanche mai nascosto di essersi ispirato al romanzo Il Grinta di Charles Portis (reso famoso anche dal film omonimo del 1969 con John Wayne di cui i fratelli Coen hanno anche realizzato un remake nel 2010). Il romanzo è una sorta di mediana trasversale che attraversa il chanbara di Akira Kurosawa e lo spaghetti western di Sergio Leone. Il fumetto rimaneggia e metabolizza tutti i topoi narrativi del romanzo e in parte delle declinazioni cinematografiche.
Una delle chiavi interpretative più interessanti de La Donna del Domani è proprio la sua struttura narrativa e tematica: il fumetto attinge apertamente alla tradizione del racconto di frontiera, non solo come genere di genere, ma come metafora esistenziale. Il nucleo narrativo è essenzialmente un percorso di crescita tra rigore morale, giustizia e fragilità umana.
King tuttavia non si limita a fare un semplice “western nello spazio” ma trasforma la frontiera come ambiente interiore, un luogo ideale e idealizzato in cui si critica l’idea romantica della vendetta e si esplora la tensione tra giustizia e compassione.
La Donna del Domani si apre con Kara Zor‑El - la cugina di Superman - in uno stato di profonda disillusione. Dopo aver assistito alla distruzione del suo pianeta e aver vissuto per buona parte della sua vita nell’ombra del celebre Kal‑El, Kara si ritrova spaesata e senza uno scopo chiaro.
Sola, lontana dal pianeta adottivo che l’ha resa celebre, Supergirl ha scelto di festeggiare il proprio ventunesimo compleanno su un mondo con un Sole rosso, l’unico tipo di stella che le permette di sentirsi vulnerabile, “umana”, priva dei suoi poteri kryptoniani.
È un momento sospeso, quasi malinconico, che rivela immediatamente il tono della serie: non si tratta di una semplice avventura cosmica ma di una riflessione sull’identità e sul dolore.
Mentre Ruthye è spinta dal desiderio di vendetta, Kara incarna un’eroina che, pur consapevole della violenza sul proprio cammino, cerca una via che non sia quella della distruzione. La narrazione impiega quindi il mito della frontiera non come semplice ambientazione ma come spazio idealizzato di crescita, trauma e possibilità di trasformazione personale, con Supergirl che rifiuta, più volte, la facile soddisfazione della violenza e della vendetta.
La vera dinamica centrale è quella tra Kara e Ruthye: due sopravvissute, entrambe segnate dalla perdita del proprio mondo. La caccia a Krem è dunque il motore dell’azione, ma il vero cuore della storia è il confronto tra giustizia e vendetta, tra potere e responsabilità, tra ciò che si potrebbe fare e ciò che si sceglie di fare.
Man mano che l’inseguimento si fa più duro e violento, Supergirl è costretta a confrontarsi con il proprio passato. Ha visto Krypton esplodere da bambina e ne ricorda ogni dettaglio, a differenza di Superman. "Krypton non è stato distrutto in un giorno" dice una amareggiata Kara alla curiosità Ruthye circa a metà del loro viaggio - battuta ripresa pedissequamente nel trailer del film.
A questo punto della lettura capiamo che Supergirl è un personaggio vuoto. Contro chi dovrebbe vendicarsi per la distruzione del suo pianeta? È proprio in questo spazio - vasto quanto il cosmo, ma intimo quanto un ricordo - non è un caso che si tratti di un racconto omodiegetico da parte di Ruthye - che si definisce La Donna del Domani.
La modernità liquida, teorizzata dal sociologo Zygmunt Bauman, descrive una condizione contemporanea in cui le strutture “solide” del passato - patria, famiglia, istituzioni, identità stabili - si dissolvono. L’individuo è costretto a ridefinirsi continuamente in un mondo fluido, precario, senza punti di riferimento duraturi. Anche l’etica diventa instabile: la giustizia si privatizza, le responsabilità si frammentano, le appartenenze sono temporanee.
Ne La Donna del Domani, Kara incarna perfettamente questa tensione. È l’ultima figlia di un pianeta distrutto, ma a differenza di Ruthye non può vendicarsi di nessuno: Krypton non ha un assassino, non c’è un colpevole contro cui dirigere la rabbia. Il suo trauma non ha bersaglio, la sua perdita non ha giustizia possibile.
Kara è così portatrice di una memoria “solida” - Krypton, la famiglia, una civiltà perduta - in un universo totalmente liquido, privo di istituzioni e certezze morali. Non potendo trasformare il dolore in vendetta, può solo scegliere un’etica personale: non una morale imposta da strutture esterne - anche positive come la Smallville di Clark/Superman - ma una responsabilità consapevole nel caos. Ed è proprio questa scelta, fragile ma autonoma, a renderla un’eroina profondamente contemporanea.
L'impianto narrativo messo in piedi da Tom King ora risulta più chiaro. Ogni pianeta visitato diventa una tappa di un percorso etico-morale: Kara non deve soltanto fermare un assassino, ma impedire che la giovane Ruthye venga consumata dalla stessa spirale di odio che ha distrutto interi mondi: da un lato un racconto di formazione per Ruthye, dall'altro di un viaggio di redifinizione identitaria per Supergirl.
È interessante notare come non ci sia una vera e propria progressione "missione > vittoria" quanto piuttosto "trauma > scelta". Dal pianeta al sole rosso, che simboleggia la completa vulnerabilità, si passa a quello "razzista" con la sua ingiustizia sistemica e poi ad uno dove vige la legge del più forte fino al pianeta "finale" dove non si può sfuggire alla scelta morale.
Bilquis Evely: fra Rockwell e Alex Raymond
Altrettanto interessante è l'approccio grafico della brasiliana Bilquis Evely. Il suo "west spaziale", inteso anche qui come luogo ideale e idealizzato, si rifà fantascienza di Alex Raymond - anch'esso luogo perduto fumettisticamente parlando - al realismo sospeso di Norman Rockwell.
I layout delle pagine e l'estetica evocano una sensibilità barocca, con giochi di luce e ombra che intensificano le emozioni e le atmosfere. Quadri ampi e ricchi, figure monumentali e gesti accentuati richiamano quella complessità formale tipica del Barocco, dove il pathos visivo si traduce in un linguaggio iconico potente.
Allo stesso tempo, si percepiscono influenze che si ritrovano nella classica iconografia pittorica americana. La cura nei dettagli anatomici, le espressioni (soprattutto gli sguardi) e la gestualità richiamano quella sacralità del quotidiano tipica della grande pittura narrativa americana. Basti vedere i momenti più intimi fra Supergirl e Rutyhe dove la loro distanza ideologica si riduce idealmente anche in una riduzione della distanza fisica.
La parte fantascientifica, poi, non è meramente scenografica: è un omaggio ai classici illustratori di space opera come Alex Raymond, in cui l’ignoto dell’universo diventa palcoscenico di meraviglia e pericolo. Evely utilizza ambientazioni spaziali vastissime, creature aliene e tecnologie retro‑futuristiche con uno stile che combina una classicismo visivo in cui sono evidenti i riferimenti all'Art Noveau e la meraviglia della fantascienza classica.
Il tutto è amalgamato dalle palette dense e volutamente "sproporzionate" di Matheus Lopes. C'è un pantone seppia che pervade tutto il graphic novel ma viene utilizzato proprio per rendere questi luoghi sospesi nel tempo. Questo permette un contrasto molto vivido fra tonalità fredde e calde ma anche di saturare in maniera efficace, per esempio, i colori primari del costume di Supergirl facendola risaltare nei momenti topici della narrazione.
Questa fusione di riferimenti - barocco, realismo americano e retro‑fantascienza - dà a La Donna del Domani un’estetica visiva unica nel suo genere sfindando le categorie tradizionali del fumetto supereroistico.
Perché leggere La Donna del Domani
La Donna del Domani rappresenta uno dei racconti più importanti dedicati a Supergirl perché ridisegna l’archetipo narrativo della protagonista. Invece dell’eroina classica - forte ma idealizzata - qui troviamo una personaggio complesso, segnato da traumi, dubbi, e un senso di responsabilità che va oltre il semplice “salvare il mondo”.
Da un lato c’è la portata epica di un’avventura nello spazio, dall’altro la tensione morale e la crescita interiore di una donna che deve definire il proprio posto nell’universo. Inoltre inserire Supergirl in un contesto che richiama le grandi storie di frontiera, pur superando la mera citazione, permette di leggerla attraverso archetipi classici rielaborati con sensibilità contemporanea. Non è un semplice “racconto di vendetta”, ma un viaggio di trasformazione che ripensa il mito del supereroe come mediatore tra giustizia e compassione.