Nella storiografia del cinema d'animazione mondiale, il 1986 è universalmente riconosciuto come un anno formidabile, quello che gli storici definiscono l'inizio di una età dell'oro degli anime. Il Giappone stava vivendo gli anni della Bubble Economy, un'epoca di opulenza economica e finanziaria senza precedenti che si tradusse, nel settore culturale, in una disponibilità quasi illimitata di budget per la sperimentazione artistica. Le case di produzione cinematografica e gli studi d'animazione potevano permettersi di finanziare lungometraggi d'autore ambiziosi, destinati alle sale o al nascente mercato degli OAV (Original Video Animation), senza il timore ossessivo del rientro commerciale immediato.
In questo incredibile dodici mesi, il pubblico cinematografico giapponese assistette alla nascita di pietre miliari destinate a cambiare per sempre l'immaginario pop globale: Hayao Miyazaki firmò Laputa - Castello nel cielo, inaugurando ufficialmente il canone dello Studio Ghibli; nelle sale arrivò il violento e monumentale adattamento cinematografico di Ken Il Guerriero; lo studio Gainax muoveva i primi passi verso il successo e faceva capolino la folle commedia fantascientifica Project A-ko. È precisamente all'interno di questo ecosistema iper-competitivo e qualitativamente strabiliante che si inserisce il debutto di Arion, un film che incarnava perfettamente l'ambizione di nobilitare l'anime a vera e propria arte cinematografica.
Arion apre il 22, 23 e 24 giugno, l'attesissima nuova stagione di Anime al Cinema, l’esclusivo progetto cinematografico targato Nexo Studios che da anni porta sul grande schermo i più memorabili capolavori dell’animazione giapponese. Cultura POP partecipa ufficialmente all'iniziativa in veste di media partner, affiancando i prestigiosi partner J-POP Manga, MYmovies, Manga Tv e ANiME GENERATION, mentre Nexo porta in sala il ritorno al cinema di Arion con un evento dedicato al classico anime degli anni 80.
L’elenco completo delle sale cinematografiche e le prevendite ai biglietti sono già disponibilie sul sito ufficiale nexostudios.it.
Arion e I Cavalieri dello Zodiaco: due visioni opposte della mitologia greca
La singolarità storica del 1986 risiede anche in una straordinaria coincidenza tematica: nello stesso anno in cui Yoshikazu Yasuhiko lancia il suo film cinematografico, in televisione debutta la serie animata di Saint Seiya (noto in Italia come I Cavalieri dello Zodiaco), tratta dal manga di Masami Kurumada. Ci troviamo di fronte a due opere che attingono alla medesima fonte iconografica e narrativa - la mitologia greca classica ellenica.
Il confronto tra Arion e Saint Seiya evidenzia due filosofie produttive e artistiche diametralmente opposte, a partire dal formato e dal pubblico di riferimento. Da un lato, Arion si propone come un lungometraggio cinematografico d'autore concepito per un target maturo, composto da appassionati di cinema e otaku della prima ora; dall'altro, I Cavalieri dello Zodiaco nascono come una serie televisiva commerciale a lungo termine, esplicitamente rivolta a un pubblico di target shonen (ragazzi e adolescenti) e strettamente legata al mercato del merchandising.
Questa discrepanza si riflette inevitabilmente nell'approccio alla materia mitologica: l'opera di Yasuhiko mette in scena una decostruzione politica e tragica in cui gli dei sono tiranni spietati da abbattere per sancire la liberazione dell'umanità. Al contrario, l'universo di Kurumada abbraccia una reinterpretazione pop ed epica, strutturando la narrazione intorno a successioni di combattimenti, colpi segreti e armature sacre (Cloth) protettive, volte a difendere la dea Atena.
Anche l'estetica visiva sancisce la distanza tra le due produzioni. Arion punta su uno stile ricercato, caratterizzato da linee morbide, sfondi classici realizzati ad acquerello, un rigoroso realismo anatomico e una regia cinematografica complessa. Saint Seiya, invece, fa della dinamicità il suo punto di forza grazie al tratto spigoloso e lucido impresso dal character design di Shingo Araki, all'uso di forti contrasti cromatici e a un'enfasi costante su pose iconiche ed effetti di luce cinetici di grande impatto visivo.
Arion e la nascita del mercato otaku maturo
A chi si rivolgeva, concretamente, un'opera complessa e intellettualmente densa come Arion? La metà degli anni 80 coincide con la nascita della prima vera generazione di otaku consapevoli. Non si trattava più di bambini che fruivano passivamente di cartoni animati pomeridiani, ma di giovani adulti, studenti universitari e appassionati esigenti che cercavano nell'animazione un mezzo espressivo pari alla letteratura d'avanguardia o al cinema live-action d'autore. Questo pubblico richiedeva storie complesse, personaggi psicologicamente sfaccettati, un approccio visivo ricercato e una perizia tecnica eccelsa.
Arion nacque e fu sviluppato per intercettare questa nicchia in rapidissima espansione. Il nichilismo della trama, l'assenza di eroi senza macchia e la complessità dei temi filosofici trattati rispondevano perfettamente alla fame di maturità di quel pubblico. Sebbene il film non abbia registrato gli incassi stratosferici delle produzioni più commerciali o dei film per famiglie della scuderia Ghibli, la sua importanza storica risiede nell'aver dimostrato che esisteva uno spazio di mercato per un cinema d'animazione "alto", adulto e privo di compromessi commerciali con l'industria dei giocattoli.
L'eredità di Arion
Col passare dei decenni, Arion ha assunto lo status di un classico di culto "dimenticato" dal grande pubblico mainstream, ma venerato in modo quasi religioso da registi, animatori e addetti ai lavori. La sua influenza sull'evoluzione del genere fantasy epico e mitologico nell'animazione giapponese degli anni 90 e 2000 è immensa. L'estetica sporca, cupa e tragica del film ha spianato la strada a capolavori del dark fantasy come Record of Lodoss War e, soprattutto, il monumentale Berserk di Kentaro Miura, il cui approccio alla violenza del destino e alla crudeltà dei leader deve moltissimo alla pellicola di Yoshikazu Yasuhiko.
Anche opere sperimentali e d'avanguardia successive, come Alexander diretto da Peter Chung, hanno attinto a piene mani dalla lezione visiva e filosofica di Arion per quanto riguarda la rappresentazione delle divinità e dei sovrani antichi come entità mostruose, distanti e tiranniche. Analizzare oggi Arion significa immergersi nel cuore pulsante di un'epoca irripetibile in cui l'animazione giapponese non conosceva confini produttivi ed era mossa da un'audacia intellettuale che ha ridefinito per sempre la storia della cultura pop mondiale, e continua a riaffiorare anche quando le icone videoludiche vengono piegate alla politica, come mostra la protesta di Steve Downes contro l’uso della voce di Master Chief.