Super Lucky’s Tale, recensione del platform Microsoft

By |novembre 8th, 2017|Categories: RECENSIONE|Tags: |
Con l’uscita di Xbox One X, anche Super Lucky’s Tale si aggrega alla corte della nuova console Microsoft, presentandosi come esponente del genere platform e al contempo come un titolo che vuole espandere il proprio bacino d’utenza. Super Lucky uscì infatti solo per VR, ed è dunque logico che siano stati in molti a perdersi il debutto della volpe creata da Playful. 
Un amaro destino e la discutibile scelta della finestra di lancio, vogliono che Super Lucky’s Tale arrivi sul mercato e breve distanza da quel mostro sacro chiamato Super Mario Odyssey, con conseguenze facilmente immaginabili da chiunque.
La volpe e l’uva
La storia di Super Lucky’s Tale è davvero molto semplice e, dato il suo tenore, non può che rivolgersi a un pubblico di giovanissimi. Non lasciatevi però ingannare troppo da questo aspetto, perché si tratta di un titolo che sa essere piuttosto infingardo, soprattutto durante alcune particolari sezioni utili al completamento totale del gioco. 
In quest’avventura, Lucky e sua sorella Lyra devono salvare il mondo dalle grinfie del perfido gatto Jinx, ostacolando le sue manie di grandezza e impedendogli di accaparrarsi un libro in grado di riscrivere la storia. Lucky si sacrificherà per una giusta causa e si ritroverà catapultato all’interno di mondi differenti idealmente suddivisi in livelli, con l’ultimo di ogni macro area sorvegliato da un boss. 
La varietà è discreta e sono presenti diverse varianti alla solita formula: oltre alle fasi esplorative ambientate all’interno dei piccoli mondi sandbox, dovrete affrontare delle sezioni a scorrimento laterale, altre con visuale dall’altro, altre ancora che sembrano prese di peso da un endless runner e non mancano nemmeno i momenti più ragionati o con qualche rompicapo.
Il vostro obiettivo è raccogliere più quadrifogli possibili al fine di rendere fluida la progressione, aprire le porte delle zone bloccate e tentare di soddisfare tutti i requisiti richiesti per non avere improvvise battute d’arresto. Funziona un po’ come in Banjo-Kazooie e nella maggioranza dei platform, ma in questo caso vedrete solo i quadrifogli totali, che sono novantanove, e non quelli utili per superare l’area. Dovrete dunque andare a zonzo e cercarli, consapevoli che taluni sono ben nascosti e complicati da raggiungere, mentre altri sono reperibili all’interno dei livelli, precisamente quattro per ciascuno. Il primo lo otterrete superando semplicemente la zona, il secondo trovando un’area distaccata (solitamente ubicata sottoterra), il terzo accumulando trecento monete e il quarto, infine, collezionando le cinque lettere che compongono il nome del protagonista. 
Questa struttura, assieme ad alcune sezione in 2.5D, ricordano molto serie come Donkey Kong, e in effetti sono queste le parti più riuscite di Super Lucky’s Tale; quando invece dovrete muovermi liberamente all’interno di ambienti tridimensionali, emerge qualche problema di troppo.
Libero, ma non abbastanza
In Super Lucky’s Tale non potrete muovere la telecamera a trecentosessanta gradi come ormai è consuetudine in quasi tutti i titoli moderni; al contrario, potrete solo spostarla verso le tre direzioni previste dagli sviluppatori. Questo, in un platform, risulta essere una scelta sbagliata e al contempo un errore madornale, perché tende a dare un’impressione fallace della profondità. 
Giusto per fare qualche esempio, quando Lucky deve saltare su dei palloni aerostatici e su delle piattaforme semoventi, col giocatore che deve controllare se l’ombra si trovi nel punto esatto di atterraggio, succede che manchiate il vostro obiettivo e cadiate in un baratro. A tutto ciò bisogna aggiungere dei controlli che sono senz’altro reattivi ma che mostrano, quantomeno nelle animazioni di Lucky, qualche goffaggine di troppo. 
È una questione di abitudine prima che riusciate a prendere le misure al gioco, non c’è dubbio, ma passare da altri esponenti del genere ben più illustri, a un titolo che da questo punto di vista vi fa fare un salto indietro di diverse generazioni, non è affatto una sensazione gradevole.
Lucky può saltare ed eseguire un timido doppio salto, colpire con la coda i nemici e farli fuori balzando sulle loro teste, tuffarsi nel terreno morbido per avanzare indisturbato o evitare pericoli altrimenti inarrestabili: una serie di mosse che sono un’ode alla semplicità e all’immediatezza, e d’altra parte Super Lucky’s Tale non vuole di certo complicarvi la vita, in tal senso.

Anche gli enigmi proposti risultano essere piuttosto semplici e richiedono nella maggior parte delle ipotesi di posizionare alcune statue nei punti contrassegnati da un simbolo, così da ottenere altri quadrifogli e avere la via libera per avventurarsi in altre perigliose lande.
Esteticamente Super Lucky’s Tale è davvero molto gradevole, coloratissimo e in grado di presentare personaggi sempre aggraziati e carini, ma non aspettatevi alcun tipo di profondità perché sono solo delle macchiette che recitano frasi scontate e di poco conto. Trattandosi di un gioco uscito anche su Xbox One X, ci saremmo aspettati delle migliorie degne di note, ma da quanto abbiamo visto non c’è un salto qualitativo eclatante. In definitiva Super Lucky’s Tale sembra più l’incarnazione della volontà di Microsoft di avere al lancio almeno un discreto platform, anziché un titolo in grado di dire la sua all’interno di un genere sotto il dominio incontrastato di un solo un re. 

– Divertente, spensierato e in linea coi vecchi platform di una volta
– I nostalgici lo apprezzeranno senz’altro per la sua struttura
– Prezzo competitivo di trenta euro


– La telecamera non è liberamente controllabile
– Sistema di controllo non eccelso, soprattutto per quanto riguarda i salti
– Il game over non ha alcun peso e vi obbliga a rifare i livelli da capo


7.0

Nonostante sia uscito in concomitanza con Xbox One X, Super Lucky’s Tale è destinato a finire nel tritacarne dell’ultimo trimestre, pieno zeppo di titoli di grande qualità su cui inevitabilmente cadrà la scelta della maggior parte degli utenti. Arrivare nello stesso periodo di uno dei migliori platform di tutti i tempi di certo non aiuta, così come non aiutano i problemi più conclamati dell’opera e la sua incapacità di elevarsi al di sopra di standard che ormai il pubblico pretende.