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Pro
- Tom Holland offre la sua interpretazione più matura e completa
- Il ritorno a una New York urbana restituisce al personaggio la dimensione dell’eroe di quartiere.
- Le sequenze d’azione sono fisiche, verticali e sfruttano bene il personaggio
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Contro
- La sceneggiatura accumula troppe sottotrame e personaggi secondari.
- La durata appesantisce la parte centrale e rende discontinuo il ritmo.
- Il finale risente eccessivamente della necessità di preparare i prossimi eventi dell’MCU.
Il Verdetto di Cultura POP
Quando si pensa allo Spider-Man di Tom Holland, la mente corre inevitabilmente alle gite scolastiche, alla tecnologia di Tony Stark, alle minacce provenienti dallo spazio e, soprattutto, al gigantesco spettacolo multiversale di No Way Home.
Per tre film, questa incarnazione dell’Uomo Ragno è cresciuta all’interno di un universo che sembrava volerla proteggere, accompagnare e continuamente mettere in relazione con qualcosa di più grande. Gli Avengers, Iron Man, Doctor Strange, il multiverso: Peter Parker è stato spesso il centro emotivo delle sue avventure, ma raramente il vero centro narrativo del proprio mondo.
Spider-Man: Brand New Day nasce dalla necessità di spezzare questo equilibrio. Dopo aver portato sullo schermo tre generazioni di Uomo Ragno, Marvel Studios e Sony non potevano semplicemente alzare ancora una volta la posta. Non serviva un’altra collisione tra universi, né una nuova sfilata di volti conosciuti. Serviva l’esatto contrario: togliere tutto a Peter Parker, lasciarlo solo e scoprire cosa sarebbe rimasto sotto la maschera.
Il film diretto da Destin Daniel Cretton riparte quattro anni dopo l’incantesimo con cui Doctor Strange ha cancellato Peter dalla memoria collettiva. MJ e Ned hanno costruito una vita senza di lui, zia May non c’è più e nessuno conosce il volto dell’uomo sotto il costume. Peter vive da solo, combatte il crimine a tempo pieno e trasforma progressivamente Spider-Man nell’unica identità che sente di meritare. Quando una minaccia invisibile comincia a manifestarsi attorno al Damage Control, contemporaneamente a una preoccupante mutazione dei suoi poteri, questa fragile routine inizia a crollare.
Un nuovo giorno che nasce dalla fine
Il primo grande merito di Brand New Day consiste nel rispettare realmente il finale di No Way Home. L’incantesimo di Doctor Strange non viene liquidato con un espediente, non esiste una scorciatoia con cui restituire immediatamente a Peter ciò che ha perduto e nemmeno un comodo pulsante capace di ripristinare le relazioni precedenti.
Il film comprende che quella conclusione non rappresentava soltanto un cliffhanger, ma il punto di arrivo dell’intera adolescenza del personaggio. Peter aveva salvato il mondo accettando di sparire da esso. Brand New Day si occupa finalmente delle conseguenze di quella decisione, mostrando come il sacrificio possa trasformarsi in qualcosa di profondamente nocivo quando diventa una condizione permanente.
Il Peter che ritroviamo non è semplicemente triste. È un ragazzo che ha imparato a sostituire la vita con il dovere. Non avendo più una famiglia, degli amici o una vera identità sociale, si è rifugiato nella missione di Spider-Man fino a farla diventare un’ossessione. Pattuglia la città, collabora con la polizia e interviene ovunque sia necessario, ma dietro quella produttività eroica si nasconde una forma di autodistruzione.
È proprio questa l’idea più riuscita del film: essere Spider-Man non può bastare a Peter Parker. La maschera gli permette di aiutare gli altri, ma non di elaborare il lutto, la solitudine e il senso di abbandono. Il titolo Brand New Day non indica quindi un nuovo inizio solare e rassicurante. Il nuovo giorno arriva dopo una notte lunghissima e costringe Peter ad accettare che ricominciare non significa cancellare ciò che è stato.
Il ritorno dell’amichevole Uomo Ragno di quartiere
Per raccontare questa nuova fase, Destin Daniel Cretton compie la scelta più semplice e al tempo stesso più importante: riporta Spider-Man nelle strade di New York.
La città non è più soltanto uno sfondo attraversato velocemente tra una missione degli Avengers e una crisi globale. Diventa nuovamente un organismo vivente fatto di tetti, scale antincendio, stazioni di polizia, finestre illuminate, criminali comuni e cittadini che osservano Spider-Man oscillare sopra le loro teste.
Peter collabora con la capitana Jean DeWolff, interpretata con concretezza da Liza Colón-Zayas, e torna a essere una figura integrata nella vita quotidiana della città. Non è un dio che scende dal cielo per risolvere un’emergenza, ma un lavoratore instancabile che conosce i quartieri, ascolta le chiamate della polizia e interviene anche per problemi apparentemente minori.
Questa dimensione urbana ricorda la natura più autentica del personaggio. Spider-Man funziona quando il suo mondo è abbastanza piccolo da permettergli di percepire le conseguenze delle proprie azioni. Può affrontare minacce enormi, ma deve sempre avere la sensazione che dietro ogni finestra ci sia qualcuno da proteggere.
Nonostante buona parte delle riprese sia stata realizzata a Glasgow, la New York di Brand New Day possiede un’identità più forte rispetto a quella vista nei precedenti film con Holland. Non è sempre credibile nella ricostruzione, ma è credibile nella funzione narrativa. È una città che accoglie Peter, lo consuma e gli ricorda continuamente ciò che ha perso.
Tom Holland completa la trasformazione di Peter Parker
Il cuore del film rimane Tom Holland, qui alle prese con la sua interpretazione più adulta e controllata del personaggio.
Il Peter Parker di Brand New Day conserva l’ironia, la goffaggine e la rapidità verbale che hanno caratterizzato questa versione dell’Uomo Ragno, ma non può più nascondersi completamente dietro di esse. Holland lavora soprattutto sui silenzi, sugli sguardi e sulla fatica fisica di un ragazzo che sembra portare addosso ogni sconfitta.
La crescita del personaggio non viene comunicata attraverso un atteggiamento più serio o una semplice trasformazione estetica. È il modo in cui Peter occupa gli spazi a essere cambiato. Il ragazzo entusiasta che entrava nella camera da letto di Tony Stark ha lasciato il posto a un giovane adulto che vive in un appartamento spoglio, controlla da lontano le vite degli amici e scrive parole che non riesce a consegnare.
Il rapporto con MJ rimane inevitabilmente centrale, ma il film evita di ridurla a una ricompensa sentimentale. L’asimmetria tra i due è dolorosa: Peter possiede tutti i ricordi della loro relazione, mentre MJ percepisce soltanto frammenti emotivi di qualcosa che non sa definire. Zendaya trova finalmente maggiore spazio per costruire il personaggio fuori dal sarcasmo che lo aveva caratterizzato nei primi capitoli, restituendo una MJ adulta, autonoma e non completamente subordinata al percorso del protagonista.
Le scene tra Holland e Zendaya rappresentano alcuni dei momenti migliori del film proprio perché rinunciano alla spettacolarità. Il peso emotivo non nasce da ciò che viene dichiarato, ma da tutto ciò che Peter non può raccontare senza violare ancora una volta la vita della persona che ama. La loro chimica rende credibile un legame fondato su una memoria che appartiene ormai a una sola metà della coppia.
Punisher, Hulk e i nuovi mostri di Peter
La presenza di altri personaggi Marvel avrebbe potuto facilmente compromettere il ritorno a una dimensione più intima. Brand New Day riesce invece, almeno nella maggior parte dei casi, a utilizzare i suoi comprimari come proiezioni del conflitto interiore di Peter.
Il Frank Castle di Jon Bernthal rappresenta ciò che Spider-Man potrebbe diventare qualora permettesse al dolore di cancellare ogni legame con gli altri. Punisher non è soltanto il personaggio violento incaricato di creare un contrasto comico con l’ingenuità di Peter. È un uomo che ha trasformato il trauma in metodo, facendo della propria missione una giustificazione per non tornare più a vivere.
L’alchimia tra Holland e Bernthal funziona sia nelle scene d’azione sia nei dialoghi. Peter parla troppo, Frank quasi per nulla; Spider-Man cerca sempre una soluzione che salvi tutti, Punisher considera la morte una conclusione perfettamente accettabile. Il loro contrasto produce alcuni dei momenti più divertenti del film, ma soprattutto esplicita il confine morale che Peter rischia di attraversare.
Anche Bruce Banner e Hulk vengono inseriti in modo coerente con il tema della trasformazione e della perdita di controllo. La mutazione del DNA di Peter non è soltanto un pretesto per introdurre nuovi poteri o costruire scene spettacolari. Diventa la manifestazione fisica di qualcosa che il protagonista non riesce più a contenere. Il suo corpo cambia perché Peter stesso non è più in equilibrio.
Il misterioso personaggio interpretato da Sadie Sink completa questa costruzione speculare. Senza entrare nel territorio degli spoiler, è sufficiente dire che non si tratta di una presenza inserita esclusivamente per preparare un progetto futuro. Sink porta nel film una vulnerabilità rabbiosa e una tensione emotiva che dialogano direttamente con la condizione di Peter, evitando che l’antagonismo si riduca a una semplice contrapposizione tra eroe e cattivo.
Un’azione finalmente fisica e verticale
Cretton aveva già mostrato in Shang-Chi e la Leggenda dei Dieci Anelli una particolare attenzione per la coreografia e il movimento dei corpi. In Brand New Day applica quella sensibilità alle capacità di Spider-Man, costruendo combattimenti che sfruttano realmente la verticalità del personaggio.
Spider-Man non si limita a colpire gli avversari mentre la macchina da presa lo segue a distanza. Corre sui muri, cambia improvvisamente direzione, utilizza soffitti e superfici laterali, cade nel vuoto e trasforma le ragnatele in estensioni del proprio corpo. Le sequenze più riuscite restituiscono il senso di vertigine che dovrebbe accompagnare ogni avventura dell’Uomo Ragno.
L’impiego di stunt, cavi ed effetti pratici conferisce maggiore peso agli impatti, mentre la fotografia di Brett Pawlak abbandona buona parte dell’illuminazione uniforme tipica di numerose produzioni Marvel. Le immagini possiedono contrasto, profondità e una New York spesso grigia, notturna o attraversata dalla pioggia.
Non tutto appare ugualmente concreto e alcune sequenze tornano inevitabilmente nella dimensione più artificiale del cinecomic contemporaneo, ma Brand New Day rimane il film di Spider-Man del MCU più consapevole delle possibilità visive del personaggio. Le influenze dei videogiochi Insomniac sono evidenti, così come alcuni richiami al cinema d’azione orientale, ma Cretton riesce generalmente ad amalgamarli senza trasformare il film in una semplice raccolta di riferimenti.
Il peso del Marvel Cinematic Universe
Spider-Man: Brand New Day funziona meglio quando dimentica di essere il trentottesimo film del Marvel Cinematic Universe. Il problema è che non può farlo per tutte le sue due ore e venticinque minuti.
La sceneggiatura di Chris McKenna ed Erik Sommers è più densa di quanto la storia avrebbe realmente richiesto. Ci sono l’indagine sul Damage Control, la mutazione di Peter, il rapporto con MJ e Ned, le apparizioni degli altri personaggi Marvel, le nuove dinamiche con la polizia e una minaccia che deve contemporaneamente funzionare come antagonista presente e possibile apertura verso il futuro.
Questi elementi non sono necessariamente mal costruiti, ma competono per ottenere spazio. La parte centrale subisce alcuni cali di ritmo e il terzo atto finisce per accumulare climax, rivelazioni e combattimenti quando il film avrebbe probabilmente beneficiato di una conclusione più contenuta.
La minaccia principale funziona soprattutto come riflesso tematico di Peter. Sul piano emotivo possiede una sua validità, ma come antagonista cinematografico non raggiunge la forza del Green Goblin di Willem Dafoe, dell’Avvoltoio di Michael Keaton o del Doctor Octopus di Alfred Molina. È un personaggio costruito per rappresentare un trauma prima ancora che per diventare una presenza iconica.
Si avverte inoltre la necessità di collegare Brand New Day ai prossimi sviluppi dell’MCU. Alcuni momenti sembrano esistere meno per completare la storia che stiamo guardando e più per ricordarci che Spider-Man dovrà presto tornare all’interno di eventi molto più grandi. È il principale limite di un film che prova a ridurre il proprio mondo, ma rimane legato a una macchina industriale interessata ad ampliarlo continuamente.
Il miglior Spider-Man di Tom Holland?
Definire Brand New Day il miglior film di Spider-Man dai tempi di Sam Raimi rischia di diventare uno slogan più che una valutazione. Il confronto con Spider-Man 2 rimane inevitabile, perché entrambi i film raccontano un Peter Parker consumato dal conflitto tra responsabilità, identità e bisogno di essere amato.
Il film di Cretton non possiede però la compattezza narrativa, la libertà visiva e la purezza melodrammatica dell’opera di Raimi. Allo stesso modo, non raggiunge la rivoluzione estetica e narrativa dei due Spider-Verse animati.
È invece probabilmente il film che comprende meglio lo Spider-Man di Tom Holland. Homecoming era più leggero e ordinato, mentre No Way Home rimane un evento cinematografico difficilmente replicabile. Brand New Day è però il primo capitolo in cui Holland sembra interpretare pienamente sia Spider-Man sia Peter Parker, senza vivere all’ombra di un mentore o essere schiacciato dalla presenza delle precedenti incarnazioni del personaggio.
Non è il film più grande della sua saga, ma potrebbe essere quello più importante per la sua evoluzione.
Brand New Day ci è piaciuto?
Spider-Man: Brand New Day è un cinecomic imperfetto, sovraccarico e a tratti ancora prigioniero delle necessità del Marvel Cinematic Universe. La durata leggermente eccessiva, una minaccia non sempre memorabile e un finale affollato impediscono al film di raggiungere completamente quella semplicità che sembra inseguire.
Eppure, proprio quando si concentra su Peter Parker, il film ritrova qualcosa che il cinema Marvel aveva progressivamente smarrito: la capacità di costruire lo spettacolo attorno alla fragilità di una persona.
Destin Daniel Cretton restituisce a Spider-Man la sua città, il suo corpo e soprattutto le sue contraddizioni. Tom Holland risponde con la prova più completa della sua esperienza nel ruolo, accompagnato da una Zendaya finalmente valorizzata e da un Jon Bernthal perfetto contraltare morale.
Brand New Day non cancella il passato e non promette che il futuro sarà semplice. Ricorda invece che Peter Parker non è un eroe perché riesce a sopportare tutto da solo. È un eroe perché, anche dopo aver perso ogni cosa, continua a cercare un modo per rimanere umano.