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Pro
- profondità emotiva e capacità di trattare temi etici con delicatezza
- disegno misurato che valorizza l'aspetto più intimista del racconto con un ottimo controllo del ritmo narrativo
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Contro
- poca carne sul fuoco per chi cerca spiegazioni tecniche sulle IA o un worldbuilding approfondito
- la seconda parte del volume si appoggia forse sullo strappare al lettore qualche lacrima in più
Il Verdetto di Cultura POP
Dopo Il cane che guarda le stelle e Kota - Il cane che vive con noi, J-POP Manga porta in Italia PINO, il nuovo toccante lavoro di Takashi Murakami che si cimenta, per la prima volta, con la fantascienza in un originale e personalissima rilettura del classico Pinocchio di Collodi.
Di che cosa parla PINO
Pino è un robot dalla forma umanoide di un bambino - scelta dettata dalla praticità delle dimensioni ridotte equipaggiato con una avanzatissima intelligenza artificiale che opera in un centro di ricerca isolato dal mondo conducendo deligentemente esperimenti su cavie animali osservato in remoto dalla Dottoressa Hana. Quando, però, in Giappone questo tipo di sperimentazioni viene messa al bando, prima di essere dismesso, accade un fatto totalmente imprevisto: Pino cerca di mettere in salvo le piccole cavie animali e fuggire.
Sia Hana che l'investigatore incaricato di stilare un rapporto sull'incidente, Iwata, sono però convinti che quello di Pino non sia stato un malfunzionamento bensì che il robottino abbia raggiunto la singolarità o per dirla come la Dottoressa, abbiamo acquisito un cuore.
Iwata, dopo essere stato licenziato per la sua opionione, decide di iniziare una personale indagine cercando altri modelli Pino per testarli e controllare se anche in altri modelli ci sono tracce di un "cuore". Uno dopo l'altro, i Pino sembrano perfettamente efficiente eccetto un modello sfuggito ai controlli, un Pino che, in una remoto cittadina, assiste una anziana signora affetta da demenza "fingendosi" il piccolo figlio Satoru morto tragicamente in un incidente stradale.
Quando il governo giapponese dichiara i Pino definitivamente obsoleti e da disattivare, per Iwata e Hana inizia una corsa contro il tempo per salvare il piccolo Pino/Satoru. Quando però l'anziana signora scompare il robottino non può fare a meno di connettersi nuovamente ad internet facendosi localizzare...
Pino: oltre l'IA c'è di più
Del Pinocchio di Collodi, PINO eredita solo l'ispirazione e alcuni concetti base - il robottino bambino - evolvendosi, dopo la prima parte introduttiva, in una lunga e malinconica riflessione sui sentimenti e sugli affetti che condensano la cifra emotiva dell’autore. Una favola moderna che recupera riflessioni della fantascienza classica - Asimov su tutti - in cui la freddezza tecnica del contesto (laboratori, protocolli, comitati etici) e la delicatezza delle relazioni quotidiane (Pino con gli animali, Pino con Hana, Pino/Satoru che si prende cura della sua mamma).
La cifra stilistica del sensei Murakami è ben riconoscibile. Non c’è un crescendo spettacolare di eventi, ma un insieme di "micro-incidenti" emotivi che portano a un esito dal sapore agrodolce. In questo senso PINO sfrutta l'onda del dibattito attualissimo sulle intelligenze artificiali creando una leva che dialoga strettamente con interrogativi tecnologici: il lettore viene invitato a interrogarsi su quali siano i confini tra macchina e “cuore”, tra utilità e dignità.
In questo senso PINO non è né un remake hard-science di Pinocchio né un thriller etico ma una parabola umana dentro uno scenario tecnologico. Le scene più riuscite sono quelle che scorrono lente, dove il silenzio e i gesti (una carezza, una batteria che si scarica, lo sguardo di un bambino) parlano più dei dialoghi stessi.
Il vero nucleo emotivo e tematico del racconto è quindi il tema della cura come atto spontaneo e soggettivo. Il robot in questo senso è l'archetipo perfetto per raccontare il desiderio di “diventare” qualcosa di più della propria origine interrogando il lettore su cosa significhi vivere un "vita degna" e prendersi cura dell'altro appunto, provando dei sentimenti.
A differenza di Pinocchio però Pino non è in balia degli eventi ma un punto di vista stabile, calibrato per suscitare empatia. Hana, la ricercatrice, funge da ponte umano: è la figura che conosce i protocolli e insieme è capace di tenerezza; il suo conflitto è emblematico: scienza vs. compassione. I personaggi secondari (colleghi, dirigenti, animali) servono a delineare il contesto sociale che normalizza l’esperimento fino al momento in cui la norma viene messa in discussione.
Murakami non crea però un vero e proprio antagonista nella sua storia né demonizza la tecnologia in sé per sé ma costruisce un percorso fatto di scelte "istituzionali" che producono conseguenze. Questo rende la storia più verosimile, tanto inquietante quanto toccante. Si sposta cioè la riflessione sulle scelte etiche e morali dei singoli personaggi e l'allargamento del concetto di empatia come esperienza sociale di condivisione reciproca.
Un tratto essenziale ma empatico
Il tratto di Takashi Murakami predilige, anche in PINO, l'essenzialità e la funzionalità. Linee morbide e melliflue, asciutte che prediligono l’espressività dei volti e la composizione delle tavole piuttosto che il dettaglio tecnico delle macchine - che strizza l'occhio a certi shonen anni 80 per la sua giocosità. Molto pregnante l’uso dello spazio negativo che serve a modulare il tempo narrativo rallentando la lettura nei passaggi più intimi e accelerandola nelle scene di routine. Questa scelta stilistica rafforza la componente sentimentale del racconto: il lettore è spinto a soffermarsi sui gesti e non sulle spiegazioni tecniche.
Il character design seguono una linea realistica ma stilizzata: Pino appare umanoide ma con tratti che rimandano alla sua origine robotica in modo discreto: non è mai una maschera da science-fiction ma un volto che diventa familiare al lettore.