Valutare un gioco di ruolo significa andare ben oltre la lettura di un manuale o una singola sessione di gioco. Significa comprenderne le meccaniche, sperimentare il sistema sia nei panni di un giocatore sia in quelli del Game Master, analizzare la coerenza tra ambientazione e regolamento e, soprattutto, capire quale esperienza sia realmente in grado di offrire al tavolo. Un lavoro complesso, che diventa ancora più impegnativo quando l'obiettivo è individuare il Gioco di Ruolo dell'Anno, uno dei riconoscimenti più prestigiosi del panorama ludico italiano, assegnato nell'ambito di Lucca Comics & Games.
Istituito nella sua forma attuale nel 2013, il Gioco di Ruolo dell'Anno raccoglie l'eredità dei riconoscimenti storici del settore, tra cui il Best of Show di Lucca Games, nato nel 1993. Il premio ha l'obiettivo di promuovere e valorizzare il gioco di ruolo come espressione culturale, premiando ogni anno un titolo pubblicato in lingua italiana capace di distinguersi per qualità del regolamento, originalità, valore narrativo e cura editoriale. Un riconoscimento che negli anni si è affermato come punto di riferimento per autori, editori e appassionati, contribuendo alla diffusione di un hobby che fa della narrazione condivisa e della creatività i propri elementi distintivi.
L'edizione 2026 ha visto la partecipazione di 20 giochi di ruolo, pubblicati in Italia tra il 1° giugno 2025 e il 31 maggio 2026. Una selezione particolarmente eterogenea, che comprende sistemi narrativi, giochi tradizionali, produzioni indipendenti e titoli progettati per lunghe campagne. Da questa prima rosa sono emersi cinque finalisti: Daggerheart, Dreaming Kadath, Legend in the Mist, The House Doesn't Always Win e Vileborn, che si contenderanno il riconoscimento durante Lucca Comics & Games 2026, in programma dal 28 ottobre al 1° novembre.
A guidare la commissione è Daniele Prisco, presidente della giuria e figura di lunga esperienza nel panorama ruolistico italiano. Classe 1979, scopre i giochi di ruolo nel 1991 attraverso la celebre scatola rossa di Dungeons & Dragons, dando inizio a una passione che lo porterà a impegnarsi attivamente nella promozione dell'hobby. Nel 2003 contribuisce alla fondazione del 5° Clone, uno dei principali punti di riferimento italiani dedicati a D&D, mentre dal 2010 partecipa con l'associazione Mondi Sospesi all'organizzazione di Giocomix, manifestazione sarda dedicata al gioco e al fumetto. Già giurato del Best of Show di Lucca Games nel 2011 e 2012, fa parte della giuria del Gioco di Ruolo dell'Anno fin dalla sua istituzione nel 2013, ricoprendone oggi la presidenza.
Al suo fianco opera una commissione composta da Giovanni Bacaro, vicepresidente, Michele Bellone, Giacomo Cornacchia, Laura Grossi, Alessandro Rubbo e Alessia Zannoni. Sette professionisti e appassionati chiamati a confrontarsi con prodotti che, pur appartenendo alla stessa categoria, possono proporre filosofie di gioco profondamente differenti.
Ed è proprio questa varietà a rendere particolarmente interessante il lavoro della giuria. Come si confronta un gioco narrativo dalle regole essenziali con un sistema tradizionale di centinaia di pagine? Quante sessioni servono per comprendere davvero le potenzialità di un GdR? Quanto pesa la facilità di preparazione per il Game Master? E come si arriva a scegliere un vincitore quando i candidati propongono esperienze tanto diverse?
Per rispondere a queste domande abbiamo intervistato Daniele Prisco, cercando di ricostruire l'intero percorso di valutazione, dalla verifica iniziale dei titoli candidati alle prove al tavolo, fino al confronto tra i giurati e alla selezione dei finalisti.
Un percorso nel quale, come ci spiega lo stesso presidente, «la lettura ci permette di comprendere il sistema e gli strumenti che il gioco mette a disposizione, ma è soltanto giocando che possiamo verificare come tutto questo funzioni nella pratica». Perché, in definitiva, il compito della giuria non è individuare il manuale più ricco o il regolamento più innovativo, ma comprendere quale gioco riesca a trasformare meglio le proprie idee in un'esperienza coinvolgente e coerente.
Scopriamo quindi cosa accade dietro le quinte del Gioco di Ruolo dell'Anno e quale lavoro si nasconde dietro la scelta di un vincitore.
Il primo passaggio, per iniziare a rispondere alle domande, è verificare che ogni titolo rispetti i requisiti di ammissione previsti dal regolamento. Per l'edizione 2026 possono partecipare i giochi pubblicati in italiano tra il 1° giugno 2025 e il 31 maggio 2026, purché non abbiano già preso parte all'edizione precedente. Verifichiamo inoltre che si tratti di giochi di ruolo veri e propri: espansioni, supplementi di ambientazione, videogiochi e regolamenti per giochi di ruolo dal vivo non sono ammessi.
Un discorso diverso riguarda le traduzioni. Un gioco pubblicato all'estero anche molti anni prima può partecipare al premio quando arriva per la prima volta sul mercato italiano, naturalmente nel rispetto della finestra temporale prevista dal regolamento.
Per gli adattamenti e i prodotti collegati a linee editoriali già esistenti, invece, dobbiamo comprendere se ci troviamo davanti a un gioco autonomo oppure a un'espansione o a un'ambientazione di un sistema già pubblicato.
È importante sottolineare che in questa fase non stiamo ancora giudicando la qualità dei giochi. Stiamo solo stabilendo quali titoli possano legittimamente concorrere, applicando a tutti gli stessi criteri. È un passaggio indispensabile per garantire l'equità del premio e il rispetto del lavoro di autori ed editori.