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Pro
- Satira intelligente e corrosiva del fantasy e dei suoi cliché e non solo
- Stile grafico di Jacen Burrows che equilibra umorismo e azione visiva
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Contro
- Umorismo molto specifico che potrebbe sfuggire a qualcuno
- Tono a volte eccessivamente parodistico che fagocita la trama
Il Verdetto di Cultura POP
Di Garth Ennis non c'è mai abbastanza e saldaPress è ben felice di accontentare i lettori italiani proponendo Babs, una delle ultime fatiche dell'autore irlandese coadiuvato dal disegnatore Jacen Burrows. La peculiarità di questa miniserie è che si tratta di lavoro un po' lontano dalla comfort zone di Ennis, l'ambientazione infatti è quella del fantasy ed il risultato è assolutamente esilarante.
Di cosa parla Babs
Babs è bella, sboccata e sicura di sé. Insieme alla sua tanto impertinente, quanto inutile, spada magica Barry vaga in lungo e in largo per il regno alla ricerca di tesori e imprese con cui aumentare la sua fama e soprattutto le sue tasche decisamente bucate.
Una semplice sosta in un locanda insieme alla sua amica Izzy si trasforma in un fastidioso incontro con una banda di sfigati capeggiati da un orco sdentato che blatera della superiorità dei maschi. Babs ovviamente non può resistere nel dargli una ripassata.
Quella che sembrava un semplice battibecco da locanda però mette in moto una serie di improbabili eventi. L'orco infatti si allea con i Cavalieri d'Avorio di Immacolata Virtù i quali promettono di smantellare il Ream Profondo e mondare le terre di tutti gli indesiderabili, intascando, per il bene della comunità tutti i tesori raccimolati.
È proprio Babs però a scoprire il doppiogioco dei Cavalieri ma non prima di finire loro schiava in una maniera di argento. La cavalcata verso la libertà e la vendetta sarà costellata di improbabili incontri e ancor più improbabili alleati fra cavalieri costretti a perdere la loro virtù con un troll, maghi ciarlatani ed elfi erotomani.
Babs: fa ridere ma fa anche riflettere
Un autore brillante come Garth Ennis non poteva lasciarsi sfuggire l'occasione di fare satira sull'ultima grande "moda" della cultura pop ovvero il fantasy. Tornato nuovamente alla ribalta grazie a prodotti televisivi, streaming di actual play e podcast narrativi, la percezione del fantasy come spazio di evasione, comunità e auto-espressione si è rafforzata contagiando il pubblico generalista. Di contro però non si è tenuto conto che, storicamente, il fantasy è da sempre anche la sfaccettatura della cultura pop più intransigente in assoluto.
Ennis approfitta di questa idiosincrasia per non solo per realizzare una parodia - riuscitissima - del genere sword and sorcery ma per infarcire il racconto di personaggi che incarnano cliché sociali e culturali estremizzati. I "bianchissimi" Cavalieri d'Avorio dell'Immacolata Virtù sfruttano ideali retrivi che richiamamo dinamiche reali di espulsione culturale, mentre figure come orchi o elfi diventano veicoli per satira sociale più che meri mostri da sconfiggere.
Babs gioca tutto su una tensione che solo un autore del calibro di Ennis poteva cogliere. Se è pur vero che il fantasy nasce come allegoria del mondo contemporaneo (basti vedere le diverse letture che si danno de Il Signore degli Anelli), è anche vero che il racconto è usato per commentare il modo in cui il fantasy è consumato oggi, facendo emergere dinamiche sociali e atteggiamenti culturali che vanno oltre le semplici battute.
Il tono gioca costantemente sull’assurdo: Babs non cerca la gloria, ma riesce comunque a combinare un disastro dietro l’altro, portando l’irriverenza di Ennis in un genere che raramente si presta a tanto sarcasmo. Si sbeffeggia quindi l’idea romantica che il fantasy sia automaticamente inclusivo o edificante.
Mentre Babs riflette con cinismo aspetti reali della cultura pop senza rinunciare alla satira e ad un grottesco che strappa più di una risata nel farlo però Ennis mostra anche un mondo dove la ricerca di potere, la rivalità e i cliché sociali vengono esasperati proprio come accade nella realtà.
Jacen Burrows - un fantasy vibrante, un po' anni 90
Graficamente, Jacen Burrows, con il suo stile riconoscibile e dettagliato, porta nel mondo di Babs una fisicità che equilibra perfettamente umorismo, avventura e satira sociale. Burrows non cade nella tentazione di rendere il fantasy elegante o idealizzato: le scene di combattimento sono brutali e caricaturali, i personaggi spesso sembrano deformi o definiti da espressioni esagerate, contribuendo a un’estetica che rimarca l’assurdo piuttosto che l’epico.
Babs stessa è rappresentata come una guerriera possente ma goffa, la cui espressione spesso sembra incerta o persino stanca piuttosto che eroica. Barry, la spada “peggiore del mondo”, è disegnata in maniera caricaturale, quasi cartoonesca, che la distingue dalle armi magiche tradizionali. Burrows è abile anche nel gestire le scene di massa: folle di creature strambe, battaglie caotiche, mercanti ambigui e tavoli da taverna sono tutti resi con un ritmo dinamico che mantiene alta l’attenzione. L’uso dei colori valorizza il tono umoristico, evitando palette troppo drammatiche o pittoriche patinate.
La regia delle vignette è pensata per enfatizzare tanto la battuta quanto l’azione, con inquadrature che favoriscono la leggibilità, permettendo al lettore di cogliere i riferimenti satirici e i dettagli comici senza sacrificare la fluidità narrativa.