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Pro
- Ritrova perfettamente atmosfera, comicità e cuore della serie
- Recupera storie del manga mai adattate nell’anime televisivo
- Funziona bene come evento celebrativo pensato per il pubblico storico
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Contro
- Montaggio poco omogeneo, con diversi salti temporali e narrativi
- La struttura episodica fatica a trasformarsi in un vero racconto cinematografico
- Poco accessibile a chi non conosce già personaggi, dinamiche e storia della 3-E
Il Verdetto di Cultura POP
A dieci anni dall’arrivo dell’anime, Assassination Classroom torna sul grande schermo con L’ora di tutti noi, un film che riporta Korosensei e gli studenti della classe 3-E davanti al pubblico con una serie di storie tratte dal manga di Yūsei Matsui che non avevano trovato spazio nell’adattamento televisivo originale.
Più che un nuovo capitolo pensato per espandere la saga, Assassination Classroom – L’ora di tutti noi è però soprattutto un ritorno a casa. Un prodotto costruito per chi quella classe la conosce già, sa perfettamente chi siano Nagisa, Karma e i loro compagni e non ha bisogno che qualcuno gli spieghi perché un gigantesco essere giallo tentacolato, responsabile della distruzione di buona parte della Luna, possa essere contemporaneamente il bersaglio da assassinare e il miglior professore che questi ragazzi abbiano mai avuto.
Ed è proprio partendo da questa premessa che bisogna giudicare il film. Perché L’ora di tutti noi non vuole realmente conquistare un nuovo pubblico, ma offrire a quello già affezionato alla serie un’altra occasione per sedersi tra i banchi della 3-E.
Non chiamatelo riassunto
L’operazione alla base di Assassination Classroom – L’ora di tutti noi è piuttosto particolare. Il film recupera infatti alcuni episodi del manga che, principalmente per questioni di minutaggio, non erano stati trasposti nelle due stagioni della serie animata. Non si tratta quindi di un semplice recap e neppure, almeno nel senso tradizionale del termine, di un vero sequel: sono tasselli appartenenti alla storia originale che trovano finalmente una propria versione animata.
Ritroviamo così Korosensei alle prese con i problemi dei suoi studenti, con personaggi come Sugaya e Kataoka che possono conquistare uno spazio maggiore rispetto a quello avuto nella serie televisiva, questioni sentimentali nelle quali l’insegnante non riesce ovviamente a evitare di intromettersi e persino le vacanze invernali, durante le quali il professore deve affrontare un problema per lui decisamente particolare: stare lontano dalla propria classe.
Sono situazioni che permettono di recuperare immediatamente tutti gli elementi caratteristici della serie. La comicità sopra le righe, i tentativi di assassinare Korosensei, le dinamiche fra gli studenti e soprattutto quel rapporto apparentemente assurdo fra professore e alunni che rappresentava il vero cuore dell’opera di Yūsei Matsui.
Il film non perde tempo a spiegare nuovamente tutto questo. Entra direttamente nelle dinamiche della classe e dà per scontato che lo spettatore sappia perfettamente cosa stia guardando.
Ed è una scelta che ha senso, ma che contemporaneamente definisce in maniera molto netta i confini dell’operazione.
Un film costruito per chi conosce già Assassination Classroom
Chi non ha mai letto il manga o visto l’anime rischierà infatti di trovarsi davanti a personaggi, rapporti e situazioni introdotti senza particolare contestualizzazione. Non c’è un vero tentativo di accompagnare un nuovo spettatore all’interno dell’universo di Assassination Classroom, perché semplicemente non è questo lo scopo del film.
L’ora di tutti noi è rivolto agli appassionati. È probabilmente il suo limite più evidente, ma anche la sua principale ragione d’essere.
Chi ha seguito le due stagioni dell’anime può infatti tornare nella 3-E e ritrovare immediatamente quel particolare equilibrio fra commedia, azione e sentimento che aveva decretato il successo della serie. Non servono grandi introduzioni e non c’è bisogno di ricostruire i rapporti fra i personaggi: basta vedere nuovamente Korosensei muoversi tra i suoi studenti perché molti dei meccanismi tornino immediatamente familiari.
In questo senso il film lavora soprattutto sulle sensazioni. Non vuole sorprendere lo spettatore con qualcosa di completamente nuovo, ma permettergli di assaporare nuovamente un feeling che conosce già.
Ed è probabilmente proprio quello che il pubblico a cui si rivolge gli chiede. Il problema è trasformare tanti episodi in un film
La natura stessa del progetto porta però con sé quello che è il principale limite di L’ora di tutti noi: il montaggio.
Prendere una serie di episodi originariamente indipendenti e trasformarli in un lungometraggio significa necessariamente trovare un filo capace di unirli. Il film prova a farlo inserendo queste vicende all’interno di una cornice temporale collocata quando mancano ormai pochi giorni alla conclusione del percorso della 3-E e alla scadenza che incombe su Korosensei.
Non sempre, però, l’operazione riesce a risultare naturale. Il passaggio tra alcuni segmenti appare piuttosto brusco, con salti temporali e logici che restituiscono chiaramente la sensazione di trovarsi davanti a episodi distinti successivamente cuciti insieme. Alcune sequenze terminano e lasciano rapidamente spazio alla successiva senza che il montaggio riesca sempre a creare una progressione narrativa sufficientemente omogenea.
È soprattutto nella prima parte che questa struttura emerge con maggiore evidenza. Si passa da una situazione all’altra seguendo più una logica episodica che cinematografica, con personaggi che conquistano improvvisamente il centro della scena per poi lasciarlo al segmento successivo.
Non significa che le singole storie non funzionino. Al contrario, prese individualmente conservano buona parte dell’efficacia dell’anime. È l’amalgama complessiva a mostrare qualche difficoltà.
Quando il film trova segmenti più lunghi e strutturati, invece, il racconto respira meglio e riesce maggiormente a restituire l’impressione di trovarsi davanti a un lungometraggio piuttosto che a una raccolta di episodi.
Korosensei è ancora Korosensei
Fortunatamente c’è un elemento che riesce a tenere insieme praticamente tutto: Korosensei. Il gigantesco professore giallo rimane una delle creazioni più riuscite di Assassination Classroom perché continua a funzionare contemporaneamente su registri completamente differenti. È ridicolo, invadente, vanitoso e spesso deliberatamente irritante, ma è anche un insegnante capace di comprendere i propri studenti e soprattutto di individuare ciò di cui hanno bisogno prima ancora che siano loro stessi a rendersene conto.
È questa contraddizione ad aver sempre rappresentato la vera forza della serie. Dietro una premessa costruita apparentemente intorno all’assassinio di un professore si nasconde infatti una storia che parla soprattutto di crescita, educazione e rapporto fra insegnante e studente. Korosensei prepara continuamente i ragazzi a ucciderlo, ma nel farlo li prepara soprattutto ad affrontare ciò che verrà dopo di lui.
L’ora di tutti noi recupera bene questo elemento e proprio i racconti più piccoli permettono ad alcuni studenti di avere finalmente qualche momento in più accanto al professore.
Non sono necessariamente episodi indispensabili per comprendere la storia principale, ed è probabilmente anche per questo che furono sacrificati durante la realizzazione della serie televisiva. Ma diventano interessanti proprio perché consentono di osservare altre sfumature di quel rapporto collettivo che costituiva il cuore dell’opera.
Una puntata molto lunga di Assassination Classroom
Anche visivamente L’ora di tutti noi sceglie la continuità piuttosto che lo spettacolo. Studio Lerche mantiene l’impostazione estetica della serie e non cerca di trasformare Assassination Classroom in qualcosa che non è mai stato. Character design, ambientazioni e animazioni restituiscono immediatamente l’identità conosciuta dal pubblico televisivo.
Il rovescio della medaglia è che il passaggio sul grande schermo non porta con sé un vero salto produttivo. Non siamo davanti a un film che sfrutta la sala cinematografica per reinventare visivamente il materiale originale o per proporre sequenze particolarmente spettacolari.
Sembra, nel bene e nel male, una lunga puntata di Assassination Classroom. Ma anche in questo caso bisogna chiedersi quanto ciò rappresenti realmente un problema considerando la natura dell’operazione.
L’obiettivo non è mostrare una versione nuova e tecnicamente rivoluzionaria della serie. È permettere al pubblico di rivedere quei personaggi, con quell’aspetto, quelle dinamiche e quelle atmosfere, questa volta sul grande schermo.
Un film evento che sa esattamente a chi rivolgersi
Ed è qui che la particolare distribuzione italiana assume una certa importanza. Assassination Classroom – L’ora di tutti noi arriverà infatti nei cinema italiani soltanto il 14, 15 e 16 settembre, distribuito da Eagle Pictures in collaborazione con Yamato Video. Tre giorni.
Una finestra estremamente limitata che, paradossalmente, rappresenta probabilmente il formato ideale per un prodotto di questo tipo.
Perché L’ora di tutti noi funziona molto meglio se considerato come film-evento che come nuovo punto di partenza cinematografico del franchise. È una fruizione spot rivolta a una comunità precisa, chiamata in sala per ritrovare qualcosa che conosce e ama già.
Non vuole convertire nuovi spettatori. Non vuole raccontare nuovamente Assassination Classroom. Non vuole nemmeno necessariamente aggiungere qualcosa di fondamentale alla sua storia.
Vuole semplicemente aprire ancora una volta la porta della classe 3-E. E per novanta minuti permettere agli spettatori di rientrare.
Assassination Classroom – L’ora di tutti noi: vale la pena vederlo?
Assassination Classroom – L’ora di tutti noi è un film imperfetto nella forma, ma piuttosto centrato nel proprio obiettivo. La natura episodica del materiale recuperato si percepisce chiaramente e il montaggio non riesce sempre a nasconderla, generando passaggi bruschi e qualche salto temporale e narrativo che rende il racconto meno fluido di quanto dovrebbe essere un vero lungometraggio.
Allo stesso tempo, però, il film non tradisce praticamente mai ciò che Assassination Classroom è stato.
Korosensei è sempre lui, la 3-E conserva le proprie dinamiche e quell’alternanza fra assurdità, comicità e momenti più sinceramente emotivi continua a funzionare. Soprattutto per chi, davanti a questi personaggi, ha già trascorso parecchie ore.
Non è quindi il film con cui scoprire Assassination Classroom. Chi non conosce la serie rischierebbe di entrare in un’aula a lezione già iniziata, circondato da persone che sembrano conoscersi perfettamente mentre lui cerca ancora di capire dove sedersi.
Per gli appassionati, invece, il discorso cambia completamente. Come evento cinematografico limitato a tre giorni, L’ora di tutti noi svolge esattamente il compito che dovrebbe svolgere: recupera materiale mai animato, riunisce il pubblico con personaggi a cui è già affezionato e restituisce per un’ultima lezione quelle sensazioni che avevano reso Assassination Classroom una serie così particolare.
Non sarà la lezione più importante tenuta da Korosensei. Ma per chi ha frequentato la 3-E, tornare in classe vale comunque la presenza.