Frank Castle non è un supereroe. È una forza della natura, un reduce di guerra che ha trasformato il dolore per la perdita della sua famiglia in un’eterna, sanguinosa crocevia di vendetta. Da oltre cinquant'anni, The Punisher affascina i lettori Marvel con la sua morale ambigua e i suoi metodi brutali.
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L’era di Garth Ennis: il Punisher definitivo
Il rilancio di alcuni personaggi all’epoca considerati "minori" sotto l’etichetta “Marvel Knights” a cura del futuro Editore Capo della Marvel, Joe Quesada, riportò lustro a personaggi come Daredevil, Black Panther, Inumani, Vedova Nera.. ma non al Punisher. Il primo rilancio del Punitore sotto quest’etichetta, lo vide tornare dalla morte (avvenuta nel ciclo di chiusura delle sue serie anni ’90) come un angelo vendicatore, al servizio di un Paradiso più che rivedibile, con una runa sulla fronte ed una fornitura di armi paranormali. Decisamente poco riuscito e per nulla fedele allo spirito del personaggio.
Per uscire da questa empasse, Quesada reclutò l’uomo che sembrava nato per scrivere Frank. L’uomo che dopo aver inanellato in casa DC successi come Demon, Hellblazer, Preacher e soprattutto (per ovvie similitudini) Hitman, doveva assolutamente arrivare a Frank.
Nel primo numero della maxi-serie Bentornato Frank, Garth Ennis e l’indimenticabile Steve Dillon misero subito le cose in chiaro, demolendo la versione “angelo vendicatore” con UN solo monologo interiore del protagonista. Freddo, immediato, inattaccabile. Per i successivi 3 anni il Punisher di Ennis si affermò come la gemma più luminosa della linea Marvel Knights, in una serie tanto cruda quanto ironica, non risparmiando frecciate al variopinto mondo dei super-eroi. Ma non era ancora abbastanza. Ennis voleva puntare più in alto. Eliminare l’ironia e spingere sull’acceleratore della crudeltà, del realismo, della violenza, della tragedia e, in fondo, della libertà creativa senza i limiti di un universo narrativo dalle mille connessioni o dell’allora ancora vigente Comics Code Authority.
Per fortuna c’era già in casa Marvel, un’etichetta che rispondeva a queste necessità. Garth e Frank trovarono quindi nuova casa nella linea “MAX”, prima con la fondamentale miniserie Born, poi con la nuova serie regolare durata la bellezza di 6 anni che ha regalato saghe indimenticabili come Madre Russia, Gli Schiavisti, Barracuda, La lunga e fredda notte, Valley Forge, Valley Forge.
Sicuramente c’è un prima e un dopo Ennis, nel modo di vedere, leggere, scrivere il personaggio di Frank Castle. Tutte le versioni cinematografiche degli anni 2000, riuscite o meno, hanno preso ispirazione da questa versione del personaggio e, ovviamente, il Frank Castle magistralmente interpretato da Jon Bernthal ne è in assoluto la trasposizione più fedele.
Un legame tra scrittore e personaggio talmente intenso e fruttuoso che dura ancora oggi, tramite varie mini-serie con le quali Ennis torna di tanto in tanto ad aggiungere nuove pagine alla sua mastodontica opera su Frank.
Cerchio di sangue - il volume per iniziare a leggere Punisher
Dopo anni di apparizioni in altre testate, arriva nel 1986 la prima mini-serie dedicata interamente al Punitore. Steven Grant fa il suo esordio come primo sceneggiatore ufficiale del personaggio, al quale resterà legato negli anni attraverso varie testate.
Questa prima saga vede Frank arrestato in seguito ad un attacco di follia omicida sospettosamente al di là dei suoi metodi. Dall’interno del carcere cercherà di scoprire chi c’è realmente dietro questo avvenimento, in continui confronti con criminali di ogni genere che con lui hanno prevedibili conti in sospeso. Grant e Zeck dipingono da subito il grande protagonista che Frank Castle meritava di diventare, iniziando a delineare modalità e confini della sua lotta al crimine e consegnandoci quello che diventerà uno dei suoi avversari ricorrenti, il criminale sfigurato chiamato Mosaico.
Zona di guerra - il volume per capire il personaggio
Alla prima mini-serie, seguì ben presto la prima serie regolare a cui si affiancò l’anno successivo la seconda (1988, Punisher War Journal) e nel 1992 la terza: Punisher War Zone. A varare la testata venne chiamato un’autore dal curriculum colmo di storie crime e urban, che aveva già scritto qualche storia sul personaggio e come altri prima e dopo di lui, sarebbe rimasto legato a Frank per molti anni: Chuck Dixon.
A questa ottima garanzia, in questo primo ciclo della testata si aggiunge un team artistico che in queste pagine fece la storia: John Romita Jr. e Klaus Janson. Questa squadra di autori elevò lo status leggendario del Punitore, mostrandoci un Frank Castle mai così granitico e minaccioso, immortalato in scene dall’altissimo senso cinematografico. Ancora oggi una pietra di paragone per ogni team creativo che si avvicina al personaggio.
Born - il volume che ridefinisce il personaggio
In un’intervista il buon Garth Ennis condivise una sua riflessione sul fatto che Frank aveva ormai "punito" da anni i responsabili dell’omicidio della sua famiglia e che probabilmente il protrarsi della sua missione aveva altre motivazioni, altre radici.
Sulla base di questa intuizione nacque la prima mini-serie del Punitore pubblicata sotto l’etichetta MAX.
In Born assistiamo all’ultimo periodo di Frank Castle in Vietnam, in pagine di puro orrore nelle quali Ennis ci insinua il pesante ma legittimo dubbio su quando e dove sia davvero nata la personalità del Punitore. Una storia agghicciante, sporca, dolorosa, dal finale sconvolgente, consegnata all’immortalità anche grazie alle matite dell’ottimo Darick Robertson.
Barracuda - il villain definitivo del Punisher
Uno dei cicli più folli e amati del Punisher "Max" di Ennis è Barracuda (The Punisher (Vol. 5) #31/36) dove l’omonimo mercenario fa il suo delirante esordio. Per la prima volta Frank Castle si trova ad incrociare le armi con un singolo uomo capace di tenergli testa in una lotta senza esclusione di colpi tra due predatori che non hanno alcuna intenzione di cedere il passo. Una run di intensa brutalità che ha consegnato ai lettori un personaggio diventato subito un’icona, al quale in breve tempo venne anche dedicata una mini-serie personale.
Punisher MAX e la fine della guerra di Frank Castle
La fine della guerra - Punisher MAX #12/22 di Jason Aaron & Steve Dillon
Lo sbarco nella linea MAX del Punisher di Ennis e la ritrovata fama del personaggio, ebbero come effetto uno sdoppiamento della proposta narrativa ad esso dedicata. Da un lato venivano raccontate storie di Frank in testate facenti parte dell’universo classico, dall’altro la linea MAX conservava una propria continuity interna legata, al più, solamente alle mini-serie di Ennis con protagonista Nick Fury (sempre sotto l’etichetta MAX). Dopo Ennis, altri scrittori portarono avanti la sua opera, ultimo dei quali Jason Aaron.
Nel 2010 ad Aaron venne affidata la nuova incarnazione della testata, che non solo venne direttamente legata agli eventi delle precedenti storie pubblicate sotto la stessa etichetta, ma vide un intelligente innesto di 'versioni MAX’ di personaggi classici quali Kingpin e Bullseye.
Nei 22 numeri della sua run, coadiuvato dallo storico compagno di Ennis, quello Steve Dillon che qui ebbe occasione di dare il suo ultimo contributo al personaggio, Aaron spinse sull’acceleratore in turbinio di eventi che, gli fu presto chiaro, non potevano che condurre alla morte di questa versione di Frank, ancora legata ad un periodo ormai storicamente troppo lontano (il Vietnam raccontato in Born). Un epico canto del cigno che lascia senza fiato fino all’ultima inevitabile pagina.