Grazie a Panini DC Italia ci siamo seduti con il leggendario Dan Jurgens per una lunga intervista tutta dedicata a DC: dai più recenti lavori come Bat-man - Il Primo Cavaliere fino alla leggendaria La Morte di Superman passando per la creazione di Booster Gold e gli eventi Armangeddon 2001 e Ora Zero!.
Nato a Ortonville, Minnesota, il 27 giugno 1959, Dan Jurgens si diploma nel 1981 al Minneapolis College of Art and Design e un anno più tardi inizia a collaborare con DC Comics illustrando The Warlords, seguito dalla miniserie The Sun Devils, sulle cui pagine debutta anche come sceneggiatore. Dopo aver creato il personaggio di Booster Gold, Jurgens si occupa fra le altre cose di Green Arrow e Superman: The Man of Steel, Justice League America, ed è uno degli architetti della celeberrima saga sulla morte dell'Uomo d'Acciaio. Il suo primo contatto con la Marvel avviene nel 1996 in occasione dell'evento editoriale Marvel vs. DC, quindi è la volta di Teen Titans.
Dalla metà degli anni 2000 lavora in esclusiva per DC, scrivendo titoli quali Aquaman, 52, Justice League International, The New 52: Futures End, Batman Beyond e Action Comics. In tempi più recenti ha firmato i testi di Bat-Man: Il primo cavaliere, successo di critica e pubblico pubblicato sotto l’etichetta DC Black Label, e Superman: Un eroe per tutti, volume giant-size pubblicato in occasione del rilancio nei cinema dell’Uomo d’Acciaio.
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Domenico Bottalico
Dan, sono davvero felice di incontrarti e parlare con te di molte delle tue opere, non solo La Morte di Superman e Il Ritorno di Superman. Ma vorrei iniziare da Batman - Il Primo Cavaliere. Che cosa ti ha spinto a tornare a raccontare le primissime storie di Batman?
Dan Jurgens
Grazie a voi, sono felice di essere qui. Sì, iniziamo da Il Primo Cavaliere. Quando si guardano personaggi come Superman nel 1938, Batman nel 1939 o Spider-Man negli anni ’60, succede che nelle primissime storie si vede l’idea creativa di base. È lì che il personaggio è ancora puro, essenziale. E il 1939 è un momento storico unico: l’Europa è sul punto di entrare in guerra. Il mondo sta ancora uscendo dalla Grande Depressione. C’è un senso generale di incertezza. E in questo clima esce un uomo con maschera e mantello. Batman, all’epoca, non aveva la Batcaverna, non aveva la Batmobile. Mancavano tutti gli elementi iconici che conosciamo oggi. Le storie erano completamente basate su di lui e sulle sue capacità. Niente tecnologia avanzata, nessun supporto esterno. Doveva affidarsi esclusivamente alla mente e alla determinazione. Ed è questo che trovo affascinante. Oggi vediamo Batman come un personaggio praticamente imbattibile. Ma lì era esposto. Ridurre Batman alla sua essenza e collocarlo nel 1939 crea uno scenario narrativo davvero forte. E questo mi ha attirato molto.
Domenico Bottalico
Il tuo nome è spesso associato a Superman. Qual è la principale differenza tra Batman e Superman, soprattutto nel modo in cui li racconti?
Dan Jurgens
Penso che tutti riconoscano Superman come simbolo di luce. Batman invece nasce dal lato oscuro, dal trauma e dalla determinazione. Ma la differenza più evidente è fisica. Superman può volare, I proiettili rimbalzano su di lui, ha poteri incredibili. Batman può essere ferito. Può cadere. Può sbagliare. È un uomo. E senza tecnologia, deve contare sulle sue abilità e sul suo intelletto. Per questo nel Primo Cavaliere abbiamo dato spazio a Batman detective: ad esempio l’uso delle impronte digitali, che all’epoca era una tecnica ancora nuova. Il modo in cui affronta i problemi lo definisce. Ed è questo che lo distingue da Superman. Due eroi, due approcci completamente diversi. E questo è il bello di raccontarli entrambi.
Domenico Bottalico
Hai scritto Superman in tanti periodi diversi della sua storia editoriale e hai anche realizzato un one-shot collegato al nuovo film. Perché secondo te Superman è tornato così rilevante oggi?
Dan Jurgens
Ho visto il film e l’ho apprezzato molto. Superman è tornato rilevante non solo grazie al film, ma anche grazie alle nuove storie, come quelle scritte da Joshua Williamson. Penso che Superman sia un personaggio di ispirazione. Rappresenta speranza e possibilità. E quando il mondo attraversa periodi incerti, abbiamo bisogno di quel tipo di figura. Un faro positivo, un eroe che crede nel bene. Ed è per questo che la gente torna sempre da Superman. Nelle storie, quando succede qualcosa alla Terra, tutti si chiedono la stessa cosa: "Dov’è Superman?" Non si chiedono "Dov’è Aquaman?" o "Dov’è Lanterna Verde?". Tutti guardano a Superman come punto di riferimento. E questo è proprio il tema della storia: Superman come eroe centrale dell’universo DC.
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Domenico Bottalico
Hai anche creato un personaggio molto diverso, più leggero: Booster Gold. Come è nata l’idea, all’epoca?
Dan Jurgens
Ho creato Booster Gold nel 1983, partendo da una riflessione sulla cultura delle celebrità. In quegli anni la fama stava diventando un obiettivo in sé. Non solo un effetto collaterale delle azioni. E mi sono chiesto: "E se un supereroe facesse la stessa cosa?" Cioè: "Non posso essere un miliardario come Bruce Wayne, né un giornalista come Clark Kent... quindi sarò un eroe, e vivrò come un eroe. Tutti i giorni. Pubblicamente." Farò la cosa giusta, sì, ma costruirò anche la mia carriera. E da lì nasce Booster Gold. Un eroe che ci prova davvero, ma può sbagliare. Ed è umano. Penso sia questo a renderlo amato. È un personaggio in cui ci si può riconoscere.
Domenico Bottalico
Booster Gold ha avuto un ruolo centrale in Crisi Infinita, che poi ha portato a Flashpoint e ai New 52. E dopo tutto questo, ti è stato chiesto di risolvere la questione dei due Superman nell’universo DC. Come sei arrivato all’idea della miniserie Lois & Clark?
Dan Jurgens
Quando è stato lanciato il New 52, l’universo è stato ricostruito da zero. Io non lavoravo su Superman in quel periodo, ma una cosa era evidente: prima Superman e Lois erano sposati, erano una coppia consolidata. Nei New 52, invece, non erano nemmeno legati sentimentalmente. E alcuni di questi cambiamenti allontanavano troppo i personaggi dalle loro radici. Quando hai una storia come Il Ritorno di Superman, che milioni di persone hanno letto… non puoi semplicemente dire al pubblico: "Non è mai successo". Hanno quelle storie a casa. Le hanno vissute. E non puoi cancellare il loro legame emotivo. Stavo lavorando a un progetto chiamato Futures End, e lì ho proposto un’idea: e se Superman e Lois originali fossero stati portati fuori dal tempo, in salvo? E se, in quel tempo lontano, avessero avuto un figlio? Non sapevamo ancora che sarebbe diventato Jonathan Kent come lo conosciamo oggi. L’idea era che quel figlio rappresentasse il futuro. Una nuova possibilità, una nuova eredità. E da lì è nata la miniserie Lois & Clark: la famiglia Kent che vive in segreto, crescendo un bambino. È stato il primo passo verso ciò che poi è stato chiamato Rinascita. Diciamo che ha riportato l’universo DC più vicino al suo cuore.
Domenico Bottalico
E questo ci porta a La Morte e Il Ritorno di Superman. Per me è una delle storie più grandi mai raccontate nel fumetto. Vorrei chiederti una cosa precisa: il numero 75, quello della morte, inizia con 4 vignette per pagina… poi passa a 3, poi 2, e alla fine una sola vignetta per pagina. È una scelta potentissima. È stata una cosa naturale, o ci hai lavorato molto sopra?
Dan Jurgens
Non è stato affatto qualcosa di naturale. Ci abbiamo lavorato profondamente, fin dall’inizio. Ci siamo chiesti: “Come fai su una pagina a far sentire che l’azione accelera, che la tensione cresce?” In un film hai la musica che sale, il volume che aumenta. Nel fumetto non hai suono. Quindi la soluzione è stata ridurre il numero di vignette. Meno vignette = lettura più veloce = ritmo più alto. E man mano che ci si avvicina alla fine, la storia accelera verso l’inevitabile. Qualcuno non sarebbe sopravvissuto. E lo sapevamo dal principio. E l’inevitabile è proprio quella doppia pagina finale. Una delle sequenze più iconiche nella storia del fumetto.
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Domenico Bottalico
Qual è, secondo te, la cosa più difficile da disegnare nel design di Superman?
Dan Jurgens
Più che un dettaglio fisico, è il modo in cui si presenta. Quando Superman entra in una stanza con altre persone, si deve percepire stabilità. Non è appoggiato al muro, non è chiuso in se stesso. La sua postura comunica calma, sicurezza, presenza. Senza dire “sono io che comando”, si capisce che è lui a guidare. Questo deve emergere dalla posa, non dal dialogo. Ed è questo l’aspetto che curo di più.
Domenico Bottalico
Sposto la conversazione su un piccolo “retroscena”. Negli anni ’90 hai lavorato anche sugli eventi Armageddon 2001 e Ora Zero. È vero che il finale di Armageddon 2001 venne cambiato all’ultimo?
Dan Jurgens
Sì, è vero. Originariamente, la rivelazione finale del villain doveva essere Captain Atom. Ma la notizia uscì in anticipo attraverso i vecchi numeri telefonici 1-900. Gente che pagava per ricevere gossip sui fumetti. Quando DC lo scoprì, decise di cambiare il finale in corsa, e il villain divenne Hawk. Era un’epoca senza internet, ma le fughe di notizie c’erano comunque. Oggi sarebbe impossibile tenere segreto qualcosa del genere.
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Domenico Bottalico
Ora Zero invece nasceva per riordinare la continuity dopo Crisi sulle Terre Infinite. C’è qualcosa che cambieresti oggi, col senno di poi?
Dan Jurgens
Forse avrei spinto di più sull’idea di mantenere alcuni personaggi in un proprio tempo narrativo separato. Il continuo scorrere degli anni rendeva difficile giustificare l’età di molti eroi classici nel presente. Ma è anche vero che nessuno immaginava che quei personaggi sarebbero stati pubblicati per 80 anni. Con il tempo, queste strutture si evolvono da sole.
Domenico Bottalico
Parliamo di Parallax. Negli anni ’90 è stato uno dei grandi antagonisti. Secondo te, era davvero “il cattivo”?
Dan Jurgens
Parallax era il villain, sì, ma non nel senso tradizionale. Non voleva distruggere l’universo: voleva rimetterlo in ordine. Agiva convinto di fare la cosa giusta, secondo la sua logica. Doomsday invece è pura distruzione. Un’arma senza ragionamento. Parallax e Doomsday sono due tipi di minaccia completamente diversi. Ma entrambi hanno conseguenze enormi per gli eroi coinvolti.
Domenico Bottalico
Tornando a La Morte e al Ritorno di Superman. Perché secondo te questa storia è ancora così rilevante oggi? Ogni volta che esce una nuova edizione, nuove persone la scoprono.
Dan Jurgens
Penso che dipenda dal modo in cui affronta il tema della perdita. Quando perdiamo qualcuno che amiamo, ci rendiamo conto di quanto fosse importante. E in quella storia abbiamo tolto Superman dal mondo per mostrare cosa significasse vivere senza di lui. È una riflessione sul valore dell’eroe attraverso la sua assenza. E la reazione dei personaggi e delle persone che lo circondano è ciò che colpisce davvero. La storia funziona perché tocca un’esperienza umana universale. E poi, senza falsa modestia, credo che sia anche una storia ben raccontata. È avvincente da leggere, ha emozione, ritmo e conseguenze reali. E dice qualcosa di importante su chi è Superman e perché conta.
Domenico Bottalico
Sì, e tutto iniziava con quella famosa “Triangle Era”...
Dan Jurgens
Esatto. All’epoca le varie serie di Superman erano coordinate come un’unica grande storia. Il triangolino sulla copertina serviva a indicare l’ordine di lettura. Era un sistema semplice ma incredibilmente efficace per raccontare una narrazione corale. Eravamo come una band. Ogni autore suonava uno strumento diverso. E tutti avevamo rispetto reciproco, così la musica usciva in modo naturale. Penso che quella collaborazione abbia reso Superman più forte. Sì, e si vede ancora oggi rileggendola.
Domenico Bottalico
Ho visto che l’editor Paul Kaminski ha una maglietta che dice "I'm in my triangle era". È fantastica...
Dan Jurgens
Sì, l’ho vista anche io, è meravigliosa. Rappresenta esattamente quello spirito di collaborazione e continuità. Era un periodo in cui le storie si costruivano una sull’altra con naturalezza. Ogni autore contribuiva, ma tutti suonavano la stessa melodia. E questo ha reso Superman forte e coerente per anni.
Domenico Bottalico
Ultima domanda: hai scritto e disegnato praticamente tutto il pantheon DC. C’è ancora un personaggio che ti piacerebbe scrivere e/o disegnare?
Dan Jurgens
In realtà, direi che ho avuto la possibilità di lavorare con quasi tutti i personaggi DC che desideravo. Ma ho sempre storie nel cassetto per Superman, Booster Gold o Batman. Stiamo lavorando anche al Volume 2 de Il Primo Cavaliere. C’è ancora molto da esplorare in quel periodo iniziale di Batman. Quel mondo, quel tono, quella Gotham sono affascinanti. Sono felice di poter continuare a raccontare quelle storie.
Domenico Bottalico
E noi siamo felici che tu lo faccia. Le aspettiamo con ansia.
Dan Jurgens
Grazie, significa molto per me.
Domenico Bottalico
Prima di chiudere: dopo tutto quello che hai fatto nella tua carriera, c’è ancora qualcosa che ti sorprende dei lettori?
Dan Jurgens
Sì. Il fatto che le storie riescano ancora a toccare le persone. Quando qualcuno mi dice: “Quella storia mi ha accompagnato per anni”, oppure “L’ho letta in un momento difficile e mi ha aiutato”, quello è il senso di tutto. Quello è il motivo per cui continuiamo a raccontare storie.
Domenico Bottalico
Assolutamente. E penso si senta chiaramente dalle tue opere. Il piacere è stato mio. Davvero.
Dan Jurgens
Grazie mille per questa conversazione, è stato davvero un onore.