La torta di compleanno di Himawari finisce per terra quando il clone di suo padre svanisce. In Boruto: Naruto the Movie, l’uomo capace di moltiplicarsi e salvare il mondo riesce a mancare proprio alla festa di sua figlia. Una scena irritante, soprattutto per chi ricorda quanto gli pesasse crescere da solo. E proprio per questo interessante: il sogno che abbiamo seguito per anni può mettere in difficoltà chi lo ha realizzato.
Vorremmo che il nuovo manga di Naruto ripartisse da quella fatica. Masashi Kishimoto ha ancora molto da raccontare sul suo protagonista: come si diventa il punto di riferimento di un villaggio senza lasciare indietro le persone più vicine. Il cappello da Hokage chiude la corsa del ragazzino che cercava approvazione; quando arriva il momento di portarlo tutti i giorni, comincia un’altra storia.
Il nuovo manga annunciato al New York Comic Con mostra negli storyboard il volto del Settimo ancora in costruzione e i vecchi compagni cresciuti. Titolo, formato e collocazione temporale aspettano una conferma. Quindi parliamo di ciò che ci piacerebbe leggere, prendendo in considerazione il finale originale e le storie della nuova generazione: da qui in avanti ne discutiamo alcuni passaggi di trama.
- Il finale ci ha lasciato fuori gli anni della crescita
- Un clone non basta per fare il padre
- La Squadra Sette deve imparare a restare insieme
- Ci serve un altro nemico più forte?
Il finale ci ha lasciato fuori gli anni della crescita
Nel capitolo 699 la Squadra Sette può finalmente ritrovarsi. La guerra è finita e Sakura Haruno cura i compagni. Sasuke Uchiha accetta il legame che aveva tentato di recidere. Prima della sua partenza, Naruto gli restituisce il coprifronte: un gesto piccolo dopo un combattimento enorme, e una delle conclusioni più giuste che Kishimoto abbia trovato.
Il capitolo 700 cambia età e prospettiva. I protagonisti hanno figli, Konoha è cresciuta, Naruto è Hokage. Per il lettore è una soddisfazione: quel bambino evitato da tutti è arrivato dove voleva. Tra la riconciliazione e la scrivania, però, il manga originale lascia fuori anni decisivi. Abbiamo visto quanto Naruto fosse disposto a soffrire per salvare un amico; abbiamo seguito molto meno il suo apprendistato da adulto.
Come ha imparato a prendere una decisione sgradita a qualcuno che ama? Come si passa dall’insistere finché tutti ti ascoltano al dover ascoltare persone che chiedono cose incompatibili? Ci interessa vederlo alle prese con questi problemi, con accanto Kakashi Hatake, il maestro che lo precede alla guida del villaggio. Fra loro esiste già una confidenza capace di tenere insieme una lezione seria e una battuta nel momento sbagliato.
Kakashi conosce il peso degli incarichi e quello delle perdite. Un passaggio di consegne raccontato davvero gli darebbe spazio per aiutare Naruto, e magari per riconoscere i propri errori. Ci piacerebbe ritrovarli a discutere di una missione da affidare a qualcun altro: per un eroe abituato a correre per primo verso il pericolo, anche fidarsi e restare seduto può essere difficile.
Un clone non basta per fare il padre
Kishimoto ha già affrontato questa difficoltà nel film di Boruto. In un’intervista del 2015 spiegava che il rapporto fra Naruto e suo figlio rifletteva quello con il proprio bambino: anche lui aveva conosciuto il problema di essere troppo occupato per dedicargli tempo. È un’ammissione che rende il Naruto stanco alla scrivania più comprensibile, pur lasciandoci tutta la voglia di dirgli di tornare a casa.
La scelta funziona perché tocca un nervo del personaggio. Naruto ha sempre cercato una famiglia, anche nei legami con i maestri e gli amici. Da Hokage allarga quel sentimento a Konoha intera. Suo figlio, però, deve contendersi il padre con ogni abitante del villaggio. Boruto chiede attenzione e Naruto risponde con una responsabilità che il ragazzo fatica a comprendere.
Possiamo capire chi trova questa situazione poco convincente. Possibile che Naruto, proprio lui, finisca per far sentire solo suo figlio? Il film sceglie una ferita forte, e il clone alla festa sembra quasi fatto apposta per farci arrabbiare. Ma avere sofferto da bambini non insegna automaticamente a essere genitori. Kishimoto può rendere credibile quel passaggio mostrando le abitudini e le scelte attraverso cui Naruto finisce per trascurare la famiglia.
Qui Hinata Hyuga merita una voce propria. Ci piacerebbe vederla chiedere tempo al marito, discutere con lui, decidere cosa è disposta ad accettare. La sua fiducia ha accompagnato Naruto quando pochissimi credevano in lui; adesso che tutti lo ammirano, può permettersi di dirgli che sta sbagliando. Anche questo sarebbe un modo di continuare la loro storia d’amore.
E sarebbe bello vedere Naruto correggersi durante una giornata normale. Nel film il pericolo aiuta padre e figlio a comprendersi. Un nuovo racconto può fermarsi sul dopo: tornare a casa all’ora promessa, accorgersi di un malumore, resistere alla tentazione di risolvere tutto con una copia di sé. A chi è cresciuto leggendo Naruto, queste difficoltà suonano ormai piuttosto familiari.
La Squadra Sette deve imparare a restare insieme
Con Naruto Gaiden, Kishimoto aveva già messo una famiglia al centro dell’avventura. Sarada Uchiha cerca un padre che conosce pochissimo e si interroga sulle proprie origini. Naruto la aiuta a riconoscere l’affetto attraverso cui si costruisce un legame. È convincente proprio perché parla anche dalla sua esperienza: le persone che lo hanno cresciuto gli hanno dato molto senza essere suoi parenti.
Il racconto lascia però una sensazione scomoda. La missione di Sasuke spiega la sua lontananza; alla figlia rimane comunque l’assenza. Il riconoscimento finale dell’amore fra i genitori dà a Sarada una risposta importante, mentre noi vorremmo sapere come quella famiglia affronta la separazione il giorno successivo. Dopo quella foto insieme, vorremmo seguirli anche quando Sasuke deve ripartire e Sakura rimane a casa con la figlia.
Sakura è il personaggio che più vorremmo vedere respirare in questo spazio. Ha curato Naruto e Sasuke quando erano a pezzi, ha combattuto accanto a loro, è diventata madre mentre Sasuke trascorre lunghi periodi lontano. Il nuovo manga può darle desideri e insofferenze che i compagni devono ascoltare. Se Naruto decide di affidare a Sasuke un incarico, Sakura ha ogni motivo per chiedergli quanto durerà e che cosa comporterà.
Anche l’amicizia fra Naruto e Sasuke può cambiare senza riaprire la guerra fra loro. Da ragazzi, Naruto ha impiegato ogni energia per riportarlo indietro. Da adulti, proteggono lo stesso villaggio con responsabilità diverse. Il loro affetto può convivere con un disaccordo su quanto chiedere alle famiglie o su quali sacrifici siano davvero necessari. Ci interessa il momento in cui uno riesce finalmente a dire all’altro: stai esagerando.
Lo scontro che chiude il teaser fa subito pensare ai vecchi duelli. Il contesto è ancora sconosciuto, ma speriamo che Kishimoto conservi la riconciliazione conquistata nel finale. Vederli combattere insieme, allenarsi o discutere da amici permette già di ritrovarne l’intesa. Dopo tanta fatica per rimettere insieme quella squadra, vorremmo vederla funzionare.
Ci serve un altro nemico più forte?
Nei commenti all’annuncio su Reddit c’è chi festeggia il ritorno di Kishimoto al disegno e chi chiede di conoscere gli anni fra la guerra e la nuova generazione, soprattutto per Sasuke e Sakura. Comprendiamo entrambe le reazioni: riconoscere quei personaggi emoziona già, ma le domande sui loro rapporti sono una buona ragione per tornare a leggerli.
Naruto rimane un manga d’azione, e ci aspettiamo combattimenti che abbiano il suo ritmo e la sua inventiva. Una missione può mettere alla prova una promessa fatta a casa; una scelta dell’Hokage può creare attrito nella squadra. Anche Naruto Gaiden usava un’avventura per portare i familiari a confrontarsi. C’è spazio per far volare i colpi e lasciare ai personaggi il tempo di parlare.
Durante l’incontro parigino del 2024, Kishimoto ha raccontato come il desiderio di essere riconosciuto avesse alimentato Naruto, e come ottenere quel riconoscimento gli avesse reso più difficile continuare a scriverlo. Aveva poi scoperto il peso delle aspettative, un’esperienza che voleva esplorare in un manga. Non sappiamo se quel desiderio sia all’origine di questo progetto. Sappiamo che appartiene perfettamente al suo protagonista.
Vorremmo incontrare di nuovo Naruto mentre cerca le parole giuste davanti a Hinata, con gli amici che possono ancora prenderlo in giro e contraddirlo. Il cappello da Hokage appoggiato sul tavolo di casa, per una sera, ci sembra un’immagine da cui Kishimoto può tirare fuori una gran bella storia.