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Zero Strain

Move, shoot and dodge

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Zero Strain è l’ultima fatica di Kaio Meris, arrivato su Nintendo Switch dopo una precedente release su PC e PlayStation, e pubblicato da EastAsiaSoft. Il nome EastAsiaSoft non passa di certo inosservato agli amanti degli shoot’em up, in quanto il publisher di Hong Kong è salito alla ribalta grazie ai due, gloriosi, capitoli di Soldner-X e ha costantemente supportato con nuove release la moderna rinascita del genere.

Zero Strain è uno shoot’em up top-down, ossia con visuale fissa dall’alto, su arene, nelle quali dovremo soddisfare determinati obiettivi per completare la missione. All’inizio della nostra avventura verremo catapultati in un mondo minacciato da una gigantesca entità maligna, che noi dovremo ovviamente distruggere. Come? In primis introducendoci al suo interno, il nemico diventa così il principale ambiente di gioco, per poi sconfiggere dei nemici progressivamente più grandi, brutti e cattivi. Insomma, un classico incipit che più strumentale all’azione non si potrebbe.

Un breve tutorial ci illustrerà velocemente il sistema di gioco e la finalità dello stesso, ossia il recupero di alcuni nuclei per creare delle nuove, e più efficienti, navicelle che ci permetteranno di affrontare le successive arene. Per soddisfare queste richieste dovremo arrivare ai Mega Strains, custodi dei preziosi catalizzatori, attraverso il classico iter del genere, ossia distruggere un sempre più alto numero di navicelle nemiche, o difendere determinati avamposti e alleati dalla loro aggressione. La fonte di ispirazione è certamente quella di titoli come Geometry Wars, ma vedremo ben presto come la resa finale sia, purtroppo, ben diversa.

La peculiarità del gameplay di Zero Strain è il suo tentativo di mutuare delle meccaniche tipiche dei MOBA e dare un tocco di strategia a un genere che ne ha sempre fatto a meno. Di conseguenza, il gioco cercherà di scoraggiare l’attacco frontale, viatico verso un rapido game over, in favore di un approccio più ragionato, con la giusta alternanza di attacco, carica e difesa. Dovremo infatti tenere d’occhio diversi parametri, sia offensivi che difensivi, per evitare la disfatta. Scegliere quando usare un’arma speciale piuttosto che un’altra, imparare a padroneggiare la fondamentale schivata.

L'azione a schermo è molto spesso troppo confusionaria

Purtroppo, la resa finale non è esattamente delle migliori e il gioco pecca in quelli che dovrebbero essere i suoi punti di forza. Negli shoot’em up la precisione è tutto, e Zero Strain si presenta con un sistema di mira decisamente approssimativo, dove mirare e colpire i nemici diventa complesso già dalle primissime arene, anche quando questi si presentano in gruppi sempre più numerosi. A questo si aggiunge la decisione, francamente inspiegabile, di non implementare l’utilizzo di entrambi gli stick, soprattutto considerata la mole di azioni che il gioco ci richiede di compiere. Un sistema di controllo incentrato sul twin-stick avrebbe decisamente giovato a un gameplay che si presenta subito come farraginoso e poco intuitivo.

Un altro problema di Zero Strain, che si collega a quanto detto in precedenza, è l’estrema difficoltà nel capire cosa sta accadendo, da dove veniamo attaccati e da chi. L’azione a schermo è quindi estremamente confusionaria e lo stile visivo del gioco, per quanto possa risultare piacevole agli occhi, di certo non aiuta, con esplosioni ed effetti che partono fuori dal nostro campo visivo e non ci permettono di prendere adeguate contromisure. Gli effetti di luce e particellari, su cui il gioco è incentrato, non sono per nulla male, ma risultano poco efficaci se inseriti in un contesto confusionario e che difficilmente ricompensa le abilità del giocatore.

Il gioco gira in maniera discreta in entrambe le modalità, con un maggiore pulizia e dettaglio quando la console è riposta sulla sua dock. Certo, se la nostra priorità è l’impatto visivo e la frenesia dell’azione, la modalità portatile è quella che rende meglio l’idea del team di sviluppo. Ma da un punto di vista ludico, mi sento di consigliare l’esperienza “tradizionale” offerta dalla docked mode, anche solamente per il fatto di avere una visuale decisamente più ampia, e di conseguenza più chances di portare a termine la missione e l’avventura.

VOTO: 5

In sostanza, Zero Strain è una sequela di “vorrei ma non posso”, un gioco con degli spunti interessanti implementati in maniera approssimativa, che non invogliano di certo il giocatore ad investire il suo tempo. Considerando poi la ricchezza di shoot’em up presenti nel catalogo della console Nintendo, il mio consiglio è di investire in altri titoli certamente più curati e rifiniti, anche all’interno del catalogo dello stesso publisher.

Pro

  • Visivamente accattivante
  • Tenta di innovare con idee e meccaniche particolari per il genere

Contro

  • Sistema di mira impreciso e poco funzionale
  • Controlli approssimativi
  • Estremamente confusionario