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Ynglet

Dalla Svezia con furore

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Durante la No More Sweeden nel lontano 2013 – game jam aperta a tutti ma rivolta principalmente ai developers scandinavi e svolta unicamente in località situate in Svezia – il game designer Nicklas “Nifflas” Nygren e la visual artist Sara Sandberg collaborarono per ricostruire l’essenza, forse il ricordo innestato, che il gioco Ecco the Dolphin faceva riecheggiare nelle loro menti. C’era però un curioso problema: nessuno dei due sviluppatori aveva mai giocato al classico SEGA, del quale conoscevano vagamente solo alcune meccaniche ed il setting sottomarino; tutto il resto è stata pura ricostruzione e divertente invenzione.

Fino a qualche settimana addietro il prototipo risultante dal loro lavoro era rimasto nel limbo dei prodotti incompiuti -o meglio, invenduti-, ma grazie all’aiuto dei sei membri dello studio Triple Topping, che in quest’occasione vestono il ruolo di publishers, il curioso piattaforme minimale Ynglet è ora disponibile su piattaforma Steam.

Surströmming fritto

All’avvio di Ynglet un breve video presenta l’incipit alla semplice storia. Una nutrita famiglia d’animali, un misto di pesci e batteri, viene colpita da una meteora. I membri più giovani vengono scagliati lungo tutta la mappa, e spetta al protagonista, un triangolo-pesce con una lunga coda, attraversare i vari livelli con l’obbiettivo di ritrovare la propria prole.

Ci si ritroverà catapultati in un hub, con visuale dall’alto, raffigurante la capitale della Danimarca, Copenaghen, rappresentata in maniera schematica e quasi aliena. Il movimento del protagonista è gestito con un sistema dual stick – è consigliato l’utilizzo di un joypad – e la pressione di un tasto per caricare uno scatto. Basteranno solo questi input per riuscire a muoversi all’interno dei livelli di Ynglet.

L’intera struttura di traversata all’interno dei livelli è gestita non da piattaforme, bensì da bolle di diverse dimensioni e, nei livelli avanzati, di proprietà e durata eterogenee. Basterà sostare in una di queste bolle per generare un checkpoint dal quale ricominciare la partita in caso di caduta nel vuoto.

Sarà la gravità, tarata per simulare uno spazio acquoso con poca frizione, ad essere il più pericoloso degli avversari, ma non è l’unico, dato che l’intera struttura a bolle dei livelli si sviluppa sotto forma di rompicapo. Con la progressione del gioco i livelli divengono più complessi, iniziano ad apparire trappolini, binari che catapultano a grande velocità da una direzione all’altra, barriere e bolle ad attivazione alternata, e persino percorsi invisibili dove l’intuizione farà la differenza tra una rapida traversata o una ripartenza da uno dei checkpoint… sempre se ci si sia ricordati di generarne uno.

Il progressivo aumento della difficoltà viene seguito da un aumento proporzionale della velocità necessaria per risolvere i vari enigmi spaziali presenti nei livelli; i tempi di reazione necessari si assottiglieranno sempre più fino a richiedere una grande attenzione e prontezza di riflessi, oltre che inventiva, per riuscire a completare un livello senza mai cadere e ricominciare.

I livelli presentano un certo grado di libertà al giocatore

I livelli presentano anche un certo grado di libertà, lasciando al giocatore comprendere quale sia il miglior arco per proiettarsi da una bolla ad un’altra, o il miglior momento per proiettarsi in rapidità sulle barriere rimbalzanti. L’esplorazione non è fine a sé stessa, siccome si viene ricompensati con dei collezionabili, una manciata per livello, che se raccolti tutti daranno accesso al vero finale del gioco.

Purtroppo, completare nella sua totalità Ynglet non richiederà molto tempo: un giocatore navigato potrà raggiungere il 100% in poco meno di 3 ore, certamente un prodotto che potrebbe interessare la comunità degli speedrunners dato che tra i vari achievements Ynglet ne presenta uno singolare, ed in parte incompiuto, che dà al titolo di Nifflas e Triple Topping tutto un altro respiro.

L’obiettivo 101% può essere ottenuto solo completando ogni singolo livello recandosi fisicamente nella sua controparte reale a Copenaghen: tale sfida può essere completata anche in velocità, rispettando ulteriori regole inserite all’interno di un file PDF nascosto in bella vista tra le cartelle del gioco. In realtà però, Ynglet non possiede alcun tipo di sistema per geolocalizzare la propria posizione dentro un device, rendendo quindi l’ottenimento dell’obiettivo legato solo ad un sistema d’onore.

La longevità del titolo viene lievemente aumentata grazie a diversi livelli di difficoltà che modificano il numero e posizionamento delle bolle nei livelli, così come la presenza di un’esperienza “negativa” in cui tutti i colori dei livelli vengono invertiti.

Velkommen til København!

Il mondo di Ynglet, per quanto non possa apparire, in realtà è una corretta rappresentazione urbanistica della capitale danese. Il tutto è reso con semplici linee, a volte colorate, curve o angolate, che s’intersecano nella costruzione di bolle, stazioni, trampolini e pareti, in maniera armonicamente disordinata. Anche le strane creature che pervadono il suo mondo, che a tratti nello stile possono ricordare il classico flOw del 2007, aiutano ad arricchire il senso di vita e fremito in ogni zona.

Il mondo di Ynglet è una stilizzata rappresentazione ubanistica di Copenaghen

Il tutto viene condito da piccoli dettagli per meglio rappresentare le controparti reali di Copenaghen, riuscendo quindi a trasporre monumenti, serre, ponti e palazzi iconici della città. In alcuni tweets, l’autore Nifflas ha persino dimostrato l’attinenza del suo lavoro, mettendo fianco a fianco foto dal vivo e i disegni stilizzati di Ynglet.
Se l’impatto iniziale di Ynglet risulta essere minimale, è la costruzione dei livelli che riesce a cogliere l’attenzione. Ogni traversata è coadiuvata dalle capacità del giocatore di costruire un flusso di movimenti continuativo e visivamente appagante. Una volta sbloccato, lo scatto potrà dare inizio ad incredibili momenti, brevi rush d’adrenalina, mentre ci si snoda tra i colori e le geometrie pulsanti, che ricordano l’idea di un’altra icona Sega, il porcospino blu Sonic.

La velocità diviene un aspetto che trascende il semplice gameplay e finisce per rientrare nella sfera dell’immagine, regalando momenti elettrizzanti ed eclettici.

Un eclettismo dato anche dalla musica e dai suoni, di tipo dinamici e reattivi alle azioni del giocatore, e che nei livelli più complessi riescono a trasformare l’esperienza ludica anche in una di tipo sensoriale, dove il semplice design unito alla musica fungono da catalizzatore per un risultato unico ed accattivante, tipico di Nifflas.

La velocità è un aspetto fondamentale in Ynglet

Forme prototipali

In Danese la parola ynglet vuol dire “Fritto”. Forse una scelta avvenuta a narrazione della tensione che pervade le game jams, ed il timore di non riuscire a portare a termine il progetto ideato. Ci sono voluti quasi 8 anni ma Ynglet, nato come una sperimentazione su Unity e la memoria di un titolo mai giocato, ha ora una forma completa, seppur troppo breve.

Nifflas non ha mai voluto far scomparire l’idea originaria di Ynglet, quello di un prototipo nato in una game jam, tanto che assieme al prodotto perfezionato si riceve in forma gratuita anche la sua versione grezza, che già nel lontano 2013 rappresentava un ottimo punto di partenza per qualcosa di ben più grande.

 

VOTO: 7,5

Ynglet è un titolo che rispecchia appieno i concetti fondamentali dei prodotti di successo nati durante le game jams: semplicità, stile, e game feel. Il suo surrealismo minimale però forse non basta a compensare la brevità dell'esperienza, che resta comunque ottima e difficile da ritrovare altrove. Farvel Ynglet.

Pro

  • Un gioco “non” platform, intrigante e singolare
  • Alcuni livelli regalano esperienze irripetibili
  • Stile grafico minimale, piacevole e fresco

Contro

  • Esperienza fin troppo breve
  • Il gioco decolla nella seconda parte
  • Rimane del potenziale inespresso