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Untitled Goose Game

Il gioco dell'oca lo ricordavo diverso...

Autore della recensione: Apollonio

Nella nostra esperienza di appassionati abbiamo visitato i mondi di fantasia più eccentrici e vestito i panni dei protagonisti più improbabili. Possiamo concederci questo riconoscimento, ne abbiamo viste e passate tante. Con un piglio di compiacimento potremmo pensare che poco possa sorprendere i nostri occhi avvezzi a ogni genere di stramberia video-ludica. Ciò nonostante, è probabile che anche i più navigati fra chi legge guardino ad Untitled Goose Game con genuina sorpresa. Il perché è presto detto, gli sviluppatori di House House hanno deciso di farci vestire i panni, o meglio le piume, di una graziosa, candida oca intenta a rendere impossibile la vita di chiunque si ritrovi a portata di becco.

Gli strumenti a sua disposizione nei malefici intenti sono limitati, niente di più che la possibilità di starnazzare o interagire con gli oggetti più vicini tramite il becco, trascinandoli eventualmente. Giusto il tempo di goderci un primo bagno fieri nello stagno e il gioco inizia a dischiudersi appena incrociamo un primo sfortunato individuo. Una lista in un impeccabile corsivo ci fornirà gli obiettivi in relazione all’area che abbiamo avvicinato. Una serie di dispetti o altre richieste stravaganti complessivamente ben pensate che non mancheranno di strappare un sorriso. È esilarante vedere gli abitanti alle prese con il pennuto e notare come reagiscano diversamente l’uno dall’altro una volta compresa la minaccia. Così come d’altro canto è soddisfacente tormentarli bonariamente.

In questa atmosfera scanzonata e riuscita, il meglio di sé Untitled Goose Game lo dà quando riesce a mettere alla prova l’inventiva del giocatore, stimolandolo a soluzioni fantasiose per venire a capo delle buffe richieste. È in quegli attimi in cui prendono forma le macchinazioni meno intuitive che l’esperienza si fa più briosa e divertente. Purtroppo però, a fronte di molti spunti convincenti e originali cui abbiamo accennato, parte importante del gioco orbita invece intorno a deludenti raccolte di oggetti da spostare da un punto all’altro pigramente, evitando di incrociare chicchessia. Fasi stealth insipide che, ripetute con troppa insistenza nell’arco della pur breve avventura, annacquano la vivacità dell’insieme.

Una volta esauriti gli obiettivi di una zona (e la pazienza dei personaggi) ci sarà dato il modo di accedere a quella successiva con i relativi comprimari e nuove piccole cattiverie da ordire. Poche micro realtà incasellate in un’area più ampia in cui dunque saremo liberi di muoverci a seconda dei nostri progressi.

Purtroppo il brillante e simpatico epilogo, di cui nulla vi anticiperemo, e i titoli di coda arriveranno in men che non si dica. Non si può fare a meno di pensare che qualcosa in più sul lato della longevità si potesse fare, anche perché la rigiocabilità di per sé è discutibile. Aiuta soltanto in tal senso la presenza obiettivi nascosti che si vanno ad aggiungere a quelli di partenza.

Merita qualche parola il comparto sonoro. Impeccabili gli effetti, dal rumore delle zampe palmate sull’asfalto a quello di un giornale sfogliato, l’attenzione e la cura in questo aspetto è senz’altro da rimarcare. Per quanto concerne invece la musica, colpisce la scelta di utilizzare quasi esclusivamente il piano, il quale incalza convinto le sequenze più concitate, finendo per dare al tutto sembianze ancor più comiche.

+ Enigmi stimolanti…
+ Idea alla base eccentrica e originale
+ Tante situazioni comiche
– … ma troppi riempitivi pigri
– Molto breve

7.3

In conclusione, non possiamo che approvare convinti l’esperimento degli House House. Uno stravagante e riuscito composto di chicche, gag ed elementi puzzle a cui si aggiungono influenze stealth. Con guizzi originali e vivaci si viene catturati e trascinati in un piccolo, starnazzante mondo di monellerie. Qualche inciampo nel tentativo di allungare il brodo (vegetale, si intende) ma, nell’immaginario di chi vi scrive, ora ”gioco dell’oca” ha tutto un altro, piacevolissimo, significato.