Uncharted 4: Fine di un ladro

All the good things must come to an end

A cura di Gamesforum - 13 Ottobre 2019 - 11:57

Autore della recensione: allmight97

“I’m a man of fortune…”

“Sono un’uomo di ventura, devo seguire il mio destino”. Tale è il motto del pirata Henry Avery, celebre bucaniere inglese del XVII secolo, autore dell’arrembaggio della nave del Gran Mogol con il quale divenne padrone di un tesoro dal valore stimabile di 400 milioni di dollari. Naughty Dog riprende la vicenda storica del famoso corsaro, costruendo su di essa l’impalcatura narrativa per un titolo che si pone come addio encomiastico ad una saga che ha rappresentato il principale fattore di crescita dello studio californiano e che ha regalato a milioni di videogiocatori, nell’arco di quasi un decennio, una serie di rocambolesche avventure memorabili in compagnia di Nathan Drake, ladro e cacciatore di tesori.

Uncharted 4: Fine di un ladro

Dove eravamo rimasti?

Tre anni dopo le vicende di Uncharted 3, Nathan (Nate per gli amici) si è ritirato da un mondo di fuorilegge fatto di razzie di tesori, scontri all’ultimo fuoco con compagnie senza scrupoli e faide tra ladri. Il protagonista è ora propenso a condurre una nuova vita, rappresentata dal matrimonio con Elena, celebre co-protagonista sin dal primo capitolo e dal suo nuovo lavoro, consistente nell’attività di recupero di rifiuti urbani sommersi. La tranquillità però durerà poco e le carte in tavola verranno rimescolate dal ritorno di Sam, fratello di Nate, creduto morto molti anni prima. Quest’ultimo si rivolgerà al fratello per chiedergli aiuto nel trovare il tesoro di Avery, con in palio qualcosa di più grande del bottino: la vita.

Fatte queste premesse, nel corso del gioco si dipanerà una narrativa dalla doppia anima: una riguarderà il passato del protagonista, illustrato attraverso il flashback, tecnica assai cara agli sviluppatori californiani. Grazie ad essa sarà possibile approfondire il background del protagonista per scoprirne le motivazioni che lo hanno spinto a divenire un ladro di tesori affamato di nuove avventure.

La seconda riguarderà invece il presente, nel quale verranno messe in scena i rapporti tra il protagonista, sua moglie, il suo mentore Sullivan e suo fratello, ma sopratutto il richiamo preponderante dell’avventura esercitato sul suo animo, latente e mai spentosi del tutto. Inediti i dialoghi interrativi tra il protagonista e le sue spalle, le quali in più di un’occasione mostreranno empatia ed ironia. Oltre ai comprimari che già conosciamo, caratterizzati più che degnamente, faremo la conoscenza di un nuovo duo di antagonisti, Nadine Ross, spietata mercenaria a capo della Shoreline e Rafe Adler, cacciatore di tesori senza scrupoli. Quest’ultimi non brillano certo per caratterizzazione però riescono ad essere graditi in certe sessioni della storia.

Non è tutto oro ciò che luccica o forse sì?

Il tesoro che il gioco ci offre non mette in mostra solo una narrativa dalle interessanti sfaccettature, in grado di ammaliare il giocatore per gli elementi già citati fino ai titoli di coda, ma anche per un gameplay figlio di una direzione di game design che si discosta dalla classica struttura a cui ci avevano abituati le precedenti epopee di Drake. Druckmann, Strailey ed il loro team si sono concentrati nel ridefinire i principi cardine del gioco d’avventura: l’esplorazione e l’azione.

L’esplorazione acquista un ruolo di primo piano. L’iter del nostro avventuriero toccherà una poliedricità di ambientazioni tra cui la Scozia, la prigione Panamese, Madagascar ed altre che vi lascio il piacere di scoprire.

Nonostante la varietà non tutte le ambientazioni godranno di dimensioni generose. Vi saranno alcune dalle proporzioni enormi, nelle quali ci si potrà perdere alla ricerca di artefatti (i classici collezionabili della serie), sentieri sconosciuti e curiosità che il nostro eroe prontamente annoterà sul suo immancabile taccuino di viaggio ed altre invece dalle dimensioni minori, con un percorso ad “imbuto”. A discapito delle proporzioni tutte quante prevederanno un percorso lineare A-B con una progressione più o meno libera.

Uncharted 4: Fine di un ladro

L’altra faccia della medaglia, l’azione, è stata coniata grazie al sapiente dosaggio di sparatorie, in numero assai minori rispetto agli altri titoli della serie, caratterizzate dal mimetismo con la vegetazione, fasi stealth migliorate, marcamento dei nemici e da sessioni d’azione condensate in determinati momenti della storia, le quali regaleranno ai videogiocatori, puri momenti di adrenalina ottenuti grazie ad un ritmo serrato fatto di esplosioni, inseguimenti in jeep o in moto, cadute da un palazzo in procinto di sgretolarsi e molto altro ancora.

A movimentare le due componenti sopracitate entrano in gioco due new entry: la fune e un chiodo da roccia. Tali elementi definiscono una nuova dimensione di gameplay inedita per la serie: la verticalità. Grazie ad essi Nate potrà raggiungere luoghi lontani o impervi, oppure nel caso di un serrato confronto con i nemici, aggirarli muovendosi rapidamente da un terreno ad un’altro. Il level design risulta inoltre stratificato grazie ad una mistione perfetta di ambienti enormi e spazi chiusi ravvisabile sopratutto nella parte finale dell’avventura. La ciliegina sulla torta è costituita dal ritorno di enigmi, non particolarmente complessi, in numero leggermente maggiore rispetto agli altri capitoli della serie.

Che mi venga un colpo…

Con l’approdo della casa californiana su PS4, Uncharted 4 riassume in sé tutti i miglioramenti e gli sforzi attuati dal punto di vista artistico e grafico, settando un nuovo standard per l’intero settore videoludico. I frutti di tali fatiche sono individuabili in due elementi: le ambientazioni ed i personaggi. Dal punto di vista grafico le vaste ambientazioni si caratterizzano per l’accuratezza e il realismo della vegetazione e degli edifici regalando a più riprese panorami mozzafiato e da cartolina che riescono a rapire l’occhio del giocatore.

Il medesimo risultato è riscontrabile dal punto di vista degli interni, ben integrati con l’ambientazione esterna, ricchi di dettagli artificiali (mobili, suppellettili, librerie e quadri) e naturali (fronde di cespugli ed arbusti ottimamente realizzati).

Il nuovo motore grafico da il meglio sopratutto per quanto riguarda le animazioni dei personaggi, tendenti al realismo più spinto, evidenti dai lineamenti facciali e dalle espressioni che i personaggi esprimono in correlazione al loro stato d’animo.

Uncharted 4: Fine di un ladro

Deathmatch?

Il multiplayer di Uncharted 3 si distinse per la presenza di mappe ben strutturate, situazioni contestuali e un gran numero di modalità. In questo nuovo capitolo Naughty Dog fa un passo indietro proponendo un numero minore di modalità multiplayer, ma un gunplay ed una cooperativa rinnovate.

Troviamo il classico deathmatch, la modalità conquista (prevede la difesa di un terreno della mappa dai nostri avversari con un accumulo di punti) e cattura l’idolo. Quest’ultima, più delle altre, spinge il team a cooperare per dominare gli avversari. Ogni azione compiuta ci frutterà una ricompensa in denaro spendibile per riscattare bonus quali il supporto di un soldato corazzato, rpg, boost per granate ed un’idolo a forma di torretta piazzabile sul terreno. La produzione ha volutamente scelto di abbassare la qualità grafica in favore di 60 fps stabili per garantire una maggiore fluidità e velocità dell’azione.

Fine di un ladro

“All the good things must come to an end”. La quarta incarnazione del famoso brand luccica come un doblone d’oro, brillando ed ergendosi al di sopra di altre produzioni dello stesso genere. Una faccia del gioco cala il videogiocatore in una nuova avventura, ricca sia dal punto di vista estetico e contenutistico che dal punto di vista narrativo/introspettivo. Quest’ultimo illustra a fondo la psicologia del protagonista come mai prima d’ora, i rapporti che lo legano con i suoi cari e le motivazioni personali che lo hanno spinto tra le braccia dell’avventura.

L’altra faccia mette in scena l’atto finale di un processo di sviluppo creativo iniziato nel lontano 2007 con Drake’s Fortune, il quale migliora ogni aspetto dei suoi predecessori, sopratutto dal punto di vista grafico e del gameplay grazie ad un’inedita verticalità ed una densità degli ambienti sia vasti che interni in grado di far impallidire le produzioni odierne. Unici nei della produzione risiedono in uno sbilanciamento tra le fasi di shooting e le fasi esplorative, una non eccezionale caratterizzazione degli antagonisti ed un comparto multiplayer un po’ povero di contenuti rispetto al predecessore.

+ Indubbiamente valido dal punto di vista tecnico
+ Flashback narrativi interessanti
+ Gameplay rinnovato...
- ...ma poco aggressivo in ambito Multiplayer

9.0

La quarta incarnazione del famoso brand di Naughty Dog luccica come un doblone d’oro, ergendosi al di sopra di altre produzioni dello stesso genere. Il capitolo finale della saga cala il videogiocatore in una nuova avventura, ricca sia dal punto di vista estetico e contenutistico che dal punto di vista narrativo/introspettivo.




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